Omotetia

di Mariasole Ariot

 

Muzio Clementi – Sonata in G Minor, Op 50 No.3, “Didone Abbandonata”

 

La colpa è un oggetto, una casa in cui restare per fuggire, respinge salvabile a salvabile, redime gli assoluti come fossero infiorescenze, la colpa degli antenati, le dannazioni interne, i nervi scoperti, colpevolizza gli azzerati, la colpa dei fiori che forgiano l’erba, i fiumi strappati, le forme trasversali della misericordia – e quando ci hanno dato, quanto ancora passato mi cava gli occhi, quanti occhi hai mangiato, quanto ti spinge le ossa, quando preme, come una colpa immaginata per restare, quando fai restare, la seduta dolce delle parti, la carne ricomposta come un tratto, e dicono i detti delle parti, dicono cade e non si degna, dicono non parlare, dicono studia le recite dei passanti, dicono passa e non passa, dicono riversa il lembo, dicono un verbo

 
                                                                                             

L’impossibilità, una forma di indigestione

 

Ridono delle ragioni e degli intenti, una facoltà di guardare sotto le grate, scoperchiare i segreti delle persone dure, i denti delle cose morte, una patria prediletta, dove dicono il fare, dicono stare, attenti alle composizioni, dicono la fame, dicono il niente, dicono di restare, dicono mai o mai più, dicono di dire il vero, verificano il dire che non hai detto, dicono la misura, dicono che il peso è una perdita, dicono che perdi, dicono il lutto dei bambini, dicono la nenia, dicono che è tutto, dicono che i gatti si lanciano dal tetto, dicono che ho paura, dicono che canto, dicono che è niente, dicono attraversa, dicono morire, dicono le strade – queste strade vuote offuscate in apparenza, dicono la pelle, dicono il risveglio, dicono le mani conficcate nella terra, dicono il giorno degli affetti, dicono un sangue, dicono promesse da restare, quando dici ora e non arrivi, quando non arrivi e dico è ora, quando non torni, quando mi sfuggo, quando dicono un passo, se passeggiare è il solo vedere, e dicono un astro, dicono che siamo, dicono gli umori, dicono le scritte incise a sangue, dicono il sangue, dicono si muove, dicono veniamo, dicono si muore, dicono non muore

 

L’indecenza, una tana di parole

 

Poi cadono, ridono delle tombe che non ha visto, dicono i funerali nei campi, dicono il peggio, dicono che arriveranno, dicono non tornano, dicono quando, quanto sangue nella testa, dicono un cervello smembrato, dicono che un pranzo non si assolve, dicono le voglie, dicono si gode, dicono si doma, dicono l’imbarazzo, dicono che si fermi, dicono i meriti come i metri, dicono misura e non misura, dicono la culla, infilano gli oggetti nelle bocche e non son bocche, dicono una buca come sboccia, dicono l’aria, dicono si muova, dicono si sente, dicono si tenta, dicono non fare domande, dicono non parlare, dicono non mettere il nero nel nero, dicono non urlare, dicevano non è appropriato, dicevano ti dono la voce della voce, dicevano la domanda, dicevano i tuoni, tuonavano le urla, dicono si possa non fermare, dicono un respiro, dicono trattieni, dicono l’apnea dei pesci nelle gabbie, dicono che il tempo sia innocente, dicono che passa, dici che non passa.

 

Il terrore non contempla la scelta

articoli correlati

Lettere dall’assenza #5

di Mariasole Ariot
Cara L. Seduta sulle ginocchia dell’alba ho il volto rivolto ad est, ho sempre capito i segni cardinali, li sento nell’esofago, ti scrivo mentre la casa è un temporale.

Et tournoie…

di Sharon Vanoli
Non dava spazio ai pensieri, e questo era bene, a detta del torpore: non voleva pensare.

Andrea Astolfi: c’è un passaggio

  di Andrea Astolfi     c’è un passaggio un passaggio white * treno in corsa ad un certo punto forse vedo un vhs * a sapporo o a sapporo wonderful ball * silence where are...

Nervino

di Mariasole Ariot
Si apre nella stanza – la parvenza della luce che ha per occhio – una buca sul terreno della casa – le mani dolci come cialde – il delicato attendere una chiamata

LUMACHE NEL NOTTURNO

di Antonio Potenza

Mi crogiolo all’idea del bus che percorrerà la Prenestina, bagnata dall’arancio dei lampioni, per restituirmi al nero della mia camera, che è fumoso e nerastro, appena disturbato dalle finestre del condominio troppo vicino al ballatoio.

Versione in forma di favola di un innamoramento e del suo disincanto

di Andrea Breda Minello

Un giorno, un giovane falco- dalle sue alture inaccessibili- scorse una tartaruga in contemplazione del mondo. Passò due anni a scrutarla, a studiarla… Poi le si accostò e stette ad ascoltare i sogni e le utopie.
mariasole ariothttp://www.nazioneindiana.com
Mariasole Ariot ha pubblicato Anatomie della luce (Aragno Editore, collana I Domani - 2017), Simmetrie degli Spazi Vuoti (Arcipelago, collana ChapBook – 2013), poesie e prose in antologie italiane e straniere. Nell'ambito delle arti visuali, ha girato il cortometraggio "I'm a Swan" (2017) e "Dove urla il deserto" (2019) e partecipato a esposizioni collettive.  Aree di interesse: letteratura, sociologia, arti visuali, psicologia, filosofia. Per la saggistica prediligo l'originalità di pensiero e l'ideazione. In prosa e in poesia, forme di scrittura sperimentali e di ricerca. Cerco di rispondere a tutti, ma è necessario potare pazienza. Se non ricevete risposta, ricontattatemi a distanza di un mese. Il mio giudizio per eventuali pubblicazioni è ovviamente del tutto personale.