Tag: prosa

Sub-réel

 

 

 di Sharon Vanoli

 

Realtà – le orche 

L’incubo è che esistono due mondi.
L’incubo è che esiste un solo mondo,
questo.
Susan Sontag – La coscienza imbrigliata al corpo.

 

Stamattina ho fatto un disegno ad acquerello.… Leggi il resto »

La verità dei primati

di Mariasole Ariot

 
 

A volte mi affaccio nei boschi della nuca, vorrei fosse un passaggio, un passato che passa, aprire le finestre e affacciarsi alle viscere, le viscere del mondo, di quest’epoca malsana – le mie, sempre troppo esposte: quando si scorgono le mie lacerazioni e si entra per lacerarle un po’ di più.… Leggi il resto »

Omotetia

di Mariasole Ariot

 

Muzio Clementi – Sonata in G Minor, Op 50 No.3, “Didone Abbandonata” 

La colpa è un oggetto, una casa in cui restare per fuggire, respinge salvabile a salvabile, redime gli assoluti come fossero infiorescenze, la colpa degli antenati, le dannazioni interne, i nervi scoperti, colpevolizza gli azzerati, la colpa dei fiori che forgiano l’erba, i fiumi strappati, le forme trasversali della misericordia – e quando ci hanno dato, quanto ancora passato mi cava gli occhi, quanti occhi hai mangiato, quanto ti spinge le ossa, quando preme, come una colpa immaginata per restare, quando fai restare, la seduta dolce delle parti, la carne ricomposta come un tratto, e dicono i detti delle parti, dicono cade e non si degna, dicono non parlare, dicono studia le recite dei passanti, dicono passa e non passa, dicono riversa il lembo, dicono un verbo

 
                                                                                             

L’impossibilità, una forma di indigestione

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Vorrei poterti dire molto di più

di Francesco Borrasso

Portare i fiori nei cimiteri, è importante onorare i morti, le tombe, le spoglie, che sono tutto ciò che rimane di un uomo; poi, con il tempo, scompaiono anche quelle e non resta più niente. È quello che dicono: rispettare i santi, dare voce ai deceduti, renderli ancora vivi a forza di parole e ricordi, riguardare vecchie foto.… Leggi il resto »

Demone della decorazione

di Hilary Tiscione

Sulla nuca della scala in biada di legno resistevano i Pupi.
Dalle tre teste fiorivano come rami difettosi le loro colonne vertebrali in ferro scuro. Curvavano come uncini incarniti dentro l’intrigo forato delle loro menti.
La scala era fatta di undici gradini.… Leggi il resto »

Lisa

di Barbara Lisci

I fili sono invisibili. Non sapresti neanche definirne la consistenza, il diametro, la forza di tensione prima della rottura. E il preciso istante? No, non ricordi neppure quello.
E allora cosa? Per Dio: cosa?
Il guizzo dei suoi occhi metallici.… Leggi il resto »

Nel paese delle ceneri (un estratto)

 di Francesco Permunian

 
Grande era stata perciò la sorpresa quando mi ero trovato per la prima volta di fronte suor Zenobia e la cosiddetta “banda delle ostie”, come mi ero ormai abituato a chiamare quel manipolo di suore che da qualche tempo accudivano mia sorella.… Leggi il resto »

Il buon vicinato

di Simone Delos

Traslocare è un po’ morire.
L’ho fatto sei volte. Ovunque andassimo, mia madre rimaneva stanziale per un massimo di due anni, poi via.
Con Sabrina è la prima volta. In affitto per il tempo necessario, ora siamo in una casa dove poter abbattere i muri.… Leggi il resto »

Il dottor Willi

di Michele Neri

Sono il padre dell’uomo con il mare dentro e, sebbene abbia fatto di tutto per evitarlo, sto per morire. Non sono spaventato, la stanchezza, la disillusione quotidiana l’ha reso accettabile: è per lui, nato dalla mia carne e che di questa ha preso solo il manto sottile necessario a rivestirlo e impedire che l’acqua fuoriesca, uno strato che non posso chiamare pelle, tanto è trasparente come la superficie del mare a riva.… Leggi il resto »

La staticità dell’assenza

di Mariasole Ariot

 

John Cage In a Landscape [1944-45]

 

La distanza che separa il voler essere dall’essere, questa sacca nera stomacale, quando la notte buca il ventre ed esce il buio dalla bocca: si affianca il nero al nero, gli oggetti ricoperti da pelli animali, l’animale che si muove ridendo rannicchiato alla finestra.… Leggi il resto »

Il trattamento della marea – primo movimento

di Chiara De Caprio

Alla fine di ogni giorno fortunato
ricorda che il fuoco e il ghiaccio
sono a un passo soltanto
dalla città temperata […].
Ma se tu fallissi […],
ringrazia l’aspro trattamento della marea
per la dissoluzione del tuo orgoglio
poiché la tromba d’aria può assoggettare il tuo volere
e il diluvio rilasciarlo per trovare
la primavera nel deserto, l’isola
fruttifera nel mare, dove il corpo e la mente
vengono liberati dalla sfiducia.… Leggi il resto »

Presto ultralontano

di Gregorio Tenti

“Sarà finito il chiasso, domattina, ma io sarò a letto e mi moltiplicherò per non morire.”
B. Brecht, Tamburi nella notte

*

Fumavano e formavano lì davanti a tutti, prendevano gli uomini squagliati dai rombi della luce e gli uomini incastrati.… Leggi il resto »

Oasi

di Maddalena Fingerle

 

Stacco immagine colazione: colazione, immagini liquefatte. Fatte. Rosso, freddo, brusio. Io. Fa caldo. Do. Mangio colazione. Azione. Solito tizio, luce potente, accecante. Ante. Odore di farina. Rina. Luce forte e falsa. Sa. Odore di zucchero. Ero. Ti è piaciuta la festa di carnevale, Giuliano?Leggi il resto »

Lettere dall’assenza #3

di Mariasole Ariot

Caro J,
qui il cielo è una sommossa, l’uovo del mondo si è strappato : nascono gli oggetti che mi hai lasciato.
Ti scrivo ed è ancora buio, filtrano lampi di pulviscolo dalla finestra, la grana del mondo si frammenta e io distendo le righe di una lettera che non arriverà mai.… Leggi il resto »

Vedovanza

di Mirfet Piccolo

Alla fine – perché di questo si trattava, della fine che non lascia dubbi – avrebbe voluto baciarlo ancora o almeno poter stringere la bara che d’ora in poi avrebbe accolto il suo corpo per sempre. Sul volto di Lisa, che era un volto identico a tutti volti delle persone che piangono la morte della persona amata, e cioè corroso dal dolore, si disegnò un sorriso breve e amaro.… Leggi il resto »