Versione in forma di favola di un innamoramento e del suo disincanto

 

di Andrea Breda Minello

 

Un giorno, un giovane falco- dalle sue alture inaccessibili- scorse una tartaruga in contemplazione del mondo. Passò due anni a scrutarla, a studiarla… Poi le si accostò e stette ad ascoltare i sogni e le utopie. La tartaruga, guardinga, temeva la presenza del falco, ma prevalse lo sguardo… Era stupita dalle attenzioni del giovane falco e attratta dalla sua connaturata malinconia, che sfociava in paura di affrontare l’esistenza.
La tartaruga, alla silente supplica del falco, decise di essere per lui un approdo sicuro. Un giorno, però, il falco dai picchi innevati, in cui dimorava, come se solo da lontano potesse davvero manifestare la verità, le sussurrò, le sussurrò, quasi bisbigliò: io ti amo… Sì, io ti amo, lo sai, non mi importa, potresti essere un bradipo, una foca, un’aquila, non mi importa, importi tu… La tartaruga- d’istinto- si ritrasse spaventata nel guscio… L’imprevisto la disorientava da sempre, da sempre aveva bisogno di tenere tutto sotto controllo. E ora? Un giovane falco aveva scardinato il suo mondo. Non osava mettere la testa fuori dal guscio, non osava guardarlo. Per la prima volta qualcuno le aveva dichiarato il suo amore. Sentì scricchiolare il carapace, indietro non si poteva tornare. Nulla sarebbe stato più uguale a prima. Una crepa, due… E la tartaruga lasciò che uno spiraglio accogliesse il falco. E il falco sostò e dimorò in lei. I due si amarono fino all’avvento della primavera.  

Poi, all’arrivo della primavera, il falco fu catturato e addomesticato da un padre padrone che lo addestrò a rifiutare ogni offerta d’amore.  

E la tartaruga rimase sola.  

Ora, ogni tanto, accade senza più lacrime che la vegliarda creatura osservi il cielo in attesa di un segnale; sa che il giovane falco imperscrutabile getta talvolta dal nido il suo sguardo verso la terra. Si sente talvolta oggetto di attenzione, ma non comprende se lo sguardo dell’amato sia malinconia e rimorso per ciò che è stato o studio preparatorio all’indifferenza del mondo.  

Pur non fidandosi più del suo prossimo, la tartaruga- non vista- allestisce una dimora per il suo ritorno.

 

La favola farà parte di un ciclo di venticinque racconti tematici sulla simbologia delle Rune. 
*fotografia di Sebastião Salgado

1 commento

  1. Racconto travolgente, da un profondo aspetto introspettivo dell’artista, richiama l’insicurezza senza tramonto dell’umanità, sottolineando così l’instabilità nel più profondo dei sentimenti, volendo ricordare che più grande ed unico fuoco, bruciando dentro di noi, non si potrà mai esaurire, la speranza.

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Mariasole Ariot ha pubblicato Anatomie della luce (Aragno Editore, collana I Domani - 2017), Simmetrie degli Spazi Vuoti (Arcipelago, collana ChapBook – 2013), poesie e prose in antologie italiane e straniere. Nell'ambito delle arti visuali, ha girato il cortometraggio "I'm a Swan" (2017) e "Dove urla il deserto" (2019) e partecipato a esposizioni collettive.  Aree di interesse: letteratura, sociologia, arti visuali, psicologia, filosofia. Per la saggistica prediligo l'originalità di pensiero e l'ideazione. In prosa e in poesia, forme di scrittura sperimentali e di ricerca. Cerco di rispondere a tutti, ma è necessario potare pazienza. Se non ricevete risposta, ricontattatemi a distanza di un mese. Il mio giudizio per eventuali pubblicazioni è ovviamente del tutto personale.