SE LA MEGLIO GIOVENTÙ CAMBIERÀ LA POLITICA ITALIANA SARÀ ATTRAVERSO LE COMPETENZE

di Franz Di Maggio1

Oggi venerdi 19 giugno alle 15,30 a Milano, in via Medici 4, presso la sala conferenze di “Ostello Bello” verrà presentato il primo progetto politico nato durante il periodo di lockdown: “Oltre – #unpassoavanti”. Il popolo di Oltre – a partire dai nove fondatori – è composto da giovani professionisti di tutta Italia, studenti, professori universitari, architetti, chef e imprenditori della green economy. Alcuni erano portavoce e coordinatori delle Sardine , ma molti di loro non hanno una storia politica alle spalle. Hanno ereditato da Liliana Segre l’amore per la Costituzione e l’antifascismo e quella “farfalla gialla che vola oltre i fili spinati”, simbolo di quello che vuol essere un “incubatore di buone pratiche politiche”; si ispirano alla visione indipendente, pragmatica e critica di Massimo Cacciari, cogliendo l’esigenza di far “emergere una generazione di giovani che facendo il loro mestiere, svolgendo la loro professione, si interessano davvero anche di politica e vogliono partecipare a un dibattito politico fondato su programmi, strategie, idee e non su slogan, promesse e chiacchiere”.

Franz ci ha concesso di pubblicare in anteprima (quasi contemporanea) la sua relazione d’apertura:

Viviamo in un’epoca difficile, che assomma alla pandemia uno stato di pericolosa incertezza sociale. Ma questa incertezza sociale ha radici profonde, è figlia di una dissennata perenne rincorsa alle emergenze di questo paese (ben visibili ora anche nella ricca Lombardia).

La mancanza di lungimiranza, di visione lunga, l’assenza di barriere sociali preventive spingono verso il disagio larghe fette di popolazione.
E’ possibile, come auspica qualcuno, un cambiamento epocale? Lo spendere bene i soldi che l’Europa ci può concedere sarà davvero il volano per un nuovo inizio serio e virtuoso di questo Paese?

In Italia da troppo tempo assistiamo alla mortificazione delle speranze basate sulla novità politica, sia essa proveniente da partiti o movimenti di nuovo conio sia dall’emersione di giovani leader che possano davvero svecchiare e innovare il senile campo politico italiano.
Perché puntualmente queste aspettative vengono deluse? Il problema è culturale, e, più precisamente, filosofico.

La filosofia serve al fare, a stimolare l’azione politica, basata sulle evidenze, sulla comprensione dei principi, affinché operi, affinché si renda ragione in modo critico, interrogando e questionando al fine di rinnovare e indicare soluzioni pratiche e non pressapochiste.
La prassi in politica è il fare per eccellenza, perché, aristotelicamente, armonizza e compone i diversi interessi e le diverse forme del fare.

La filosofia è rivolta a migliorare il bene della polis, ma per fare questo uno dei suoi compiti è combattere i pregiudizi e i preconcetti, criticare l’esistente per migliorarlo. Non è eversiva, né nichilista.

Se segui nel tuo fare il già detto non innovi, e diventi servo di ciò che fai. Non sei dunque libero. Criticare le precedenti forme del fare è il compito e la precondizione che muove il filosofo correttamente verso un conflitto produttivo.

Ma il pensiero critico e la vita pubblica possono non essere in conflitto?
E’ difficile d’altronde che il filosofo non risulti presupponente rispetto alla vita pubblica, assumendo un atteggiamento arrogante nei confronti della stessa.
E il risentimento dei filosofi per la frustrazione da mancanza di ascolto da parte della politica porta a un atteggiamento di superiorità, negativo.
D’altra parte, lo sforzo che l’agire politico deve compiere è necessariamente quello di ascoltare il pensiero critico della cultura, altrimenti non cresce.

La nostra Costituzione nasce da questo incontro, tra giovani uomini di cultura e intellettuali convinti delle proprie opinioni ma consapevoli che la politica è anche compromesso. Che non è una parolaccia, ma una necessità. Che non deve essere a perdere, anzi.
Io ti vengo incontro perché comprendo che la tua idea, diversa dalla mia, può essere utile alla polis.

Oggi più che mai è necessaria una nuova vera fase costituente.
Se la cultura non lavora per una critica positiva, ma si atteggia in modo arrogante non riceve ascolto dalla politica.
Se la politica non dà ascolto al pensiero critico resta ancorata puramente all’evidenza del suo specchio. A chi fa più ascolti o ottiene più likes.
Ma i contenuti? Le proposte per un reale progresso morale, civile, produttivo?

Il filosofo come il teologo non sono alieni alla politica, perché la religione e il pensiero critico non sono un fatto privato, ma parte integrante della vita pubblica.
Per evitare i conflitti distruttivi tra le giuste istanze delle religioni e la vita pubblica quali quelli che abbiamo vissuto in questi anni non serve negare l’accesso alla diagnosi filosofica e alla visione della vita pubblica da parte delle religioni.
Ritroviamo il senso del dialogo in modo laico, non laicistico. E in modo laico – se vogliamo – discutiamo, senza dogmi e primazie, per migliorare e innovare vita pubblica e prassi politica.

Le cattive condotte politiche hanno portato a un abbrutimento del dialogo politico. Essere comunità (cum in senso del “con” alla base del significato della parola) ha un significato profondo. Non basta vivere nello stesso spazio per essere comunità. I Greci antichi quella la chiamavano coabitazione. Comunità è lo stare insieme condividendo la vita della polis, facendo dunque politica. Ci si riconosce in un etos comune, una sede comune che non è solo un luogo. Così come la politica non è solo tecnica amministrativa. La politica è autoritas, innovare e aggiornare lo Stato, non semplice amministrazione.

Non si impronta l’idea al proprio progetto. Ma è l’idea che trasforma il progetto politico. Si tratta di un rapporto dinamico, di crescita continua, di apprendimento quotidiano.
In cui devi sperimentare il conflitto, la lotta, la competizione.
Purché sia buona, sia il com-petere cioè mirare allo stesso fine per vie diverse. Poiché la differenza e il conflitto costruttivo, portano alla crescita.

Insistiamo che la vocazione allo spirito critico, mosso da un progetto autentico, sia essenziale. Quello che i giovani di oggi hanno ereditato dalla politica degli ultimi trent’anni li uccide. Il pensiero concreto, il realismo nuovo, deve tener conto della situazione per modificarla.

Ed è ora di passare dalla teoria alla prassi, creando sui territori movimenti concreti che cambino l’esistente, concertando il pensiero critico che deve arrischiarsi a divenire prassi politica.

Rifiuto di chiudermi nella torre d’avorio del pensiero fine a se stesso. Esco dall’aspetto puramente critico e teoretico, scendo nell’agorà e faccio in modo che la mia critica si sviluppi in azione, in prassi politica.

Il filosofo occidentale non è il saggio indiano che si chiude in una casta. Da Platone in poi il filosofo occidentale entra nell’agone politico indicando vie di uscita alla pratica politica.

Il male di sistema è la distrazione della chiacchiera quotidiana, del gossip politico.
La pratica politica è scissa da una dimensione progettuale, culturale. Sono dinamiche anche conflittuali. Bisogna trovare una dimensione culturale progettuale, contro l’ anti-etica politica che mira solo all’interesse personale senza progettualità comune.

E non si cacciano i vecchi politici semplicemente tentando di convincerli a rottamarsi, da soli non lo faranno mai.

Un nuovo progetto politico passa da quanto conteranno i giovani competenti nell’ambito politico e passa solo dalla loro capacità di essere credibili, perché hanno il progetto, l’idea e la competenza per trasformare in prassi politica la critica.
Passa dalla loro capacità di farsi eleggere nelle istituzioni grazie alle loro competenze.

Proposta che va ben oltre la protesta, dunque.
Capacità di ascolto reciproco con la consapevolezza dei limiti reciproci. Solo così nasce un dialogo intergenerazionale corretto che porterà la meglio gioventù a scrivere un nuovo progetto costituente.

  1. conosco Franz per aver visto con quale passione e competenza si dedica a far conoscere e partecipare il teatro nelle scuole. Franz, 59 anni, è drammaturgo e regista teatrale. Ha fatto parte del think tank di Massimo Cacciari in Regione Veneto, da oltre trent’anni è attivista nel campo dei diritti civili e sociali. Collabora con il consolato della Repubblica di Armenia, con il Centro Culturale Ceco e con la Fondazione di Vaclav Havel con testimonianze sui diritti delle minoranze. E’ fondatore e presidente dell’incubatone politico nazionale “OLTRE#unpassoavanti” dopo essere stato promotore delle “Sardine” a Milano e Pavia (divenendone portavoce). a.s. []

antonio sparzani

Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato anche due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia, pubblicato presso Mimesis. Ha curato anche il carteggio tra W. Pauli e Carl Gustav Jung, pubblicato da Moretti & Vitali nel 2016. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno. 

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