Articolo precedenteCorrado Govoni, un continuo fascino
Articolo successivoL’inizio degli inizi

Overbooking:

Cinquanta meno uno congegni

di

Romano A. Fiocchi

 “Orecchie nell’angolo di pagina, graffi in copertina, sedicesimi a stampa sghemba, sottolineature indelebili a penna, per non parlare delle glosse a bordo testo. Carla mal tollerava simili cose. Le davano gli incubi. Infatti, quando dopo la lettura de I topi di Buzzati, tra pagina 122 e 123, trovò la fascetta antitaccheggio nascosta in profondo, quasi nella rilegatura, trasalì”.

Ho trasalito anch’io. Ho interrotto la lettura e sono andato a recuperare il mio Meridiano con le opere scelte di Buzzati. E ho riletto I topi, che davvero non ricordavo più. Sì, era la chiave. Ogni libro ha una o più chiavi di lettura nascoste tra le righe. Piccole apocalissi ce l’ha in questa citazione di Buzzati e nell’invasione di topi che travolge il racconto stesso, dal titolo Antitaccheggio, per poi contaminare tutta la raccolta.

Piccole apocalissi è composto da quarantanove racconti, quarantanove come quelli di Hemingway (sarà anche questa una citazione?). Brevi però, brevissimi, se si considera che occupano solo settantadue pagine, una media di una pagina e mezzo ciascuno. In realtà variano da un minimo di due righe a un massimo di tre pagine. C’è anche un racconto che dà il titolo all’intera raccolta, ma che è – nello spirito di Santoro – volutamente fuorviante. Mentre quasi tutti i testi, per lunghi o brevi che siano, si risolvono in un finale costruito attraverso uno scoppio di immagini sorprendenti, un gioco di parole (Sesto senso), una pugnalata silenziosa data alle spalle (Il timore che qualcuno mi senta), uno sputo contenente centonovantasette miliardi di teschi (Stella cometa), e così via, nel racconto Piccole apocalissi il colpo di scena sfuma in una soluzione poetica: il bimbo protagonista rinuncia a vedere le stelle e preferisce “le particole di polvere” che gli sembrano più stelle delle stelle del cielo e si scontrano l’una con l’altra “come la fine di tutto l’universo”.

I topi, dunque. Perché ogni finale, come ho lasciato intendere, è un topo che guizza, un’epifania improvvisa che ti azzanna, una svolta vorace ed enorme che in poche battute inghiotte tutto il racconto in un buco nero. Piccole atroci apocalissi che ti fanno ricordare certe intuizioni crudeli di Roland Topor: penso, ad esempio, al celebre ritratto di Pinocchio che abbraccia la Fata turchina e le trafigge il viso con il naso di legno.

Il linguaggio di Santoro è forbito, aulico per scelta (il potamocero, le abbondanti grasce, l’usta del cinghiale, il mare all’occaso, le nere spelonche, e così via). Cerca l’eleganza, fonde forma e contenuto, a volte inseguendo suggestioni calviniane che hanno per riferimento città costruite e ricostruite in continuo (I nomadi del Farharhar), o città che diventano bellissime viste dall’alto, immerse nella luce dell’incendio che le sta divorando (Una città bellissima). Altre volte evoca scenari epici con una ricercatezza linguistica e un accavallarsi di miti, invenzioni letterarie alla Borges, come nell’immaginoso Stirpe di lupi. Altre volte ancora, smentisce quella stessa eleganza di luoghi e di parole per scendere nella volgarità (Meloscato). Che calza a pennello, in questo caso, poiché parla di un diavolo dai gusti davvero repellenti.

I racconti di Livio Santoro ti obbligano alla riflessione, alla scoperta del dettaglio, in un’analisi ossessivamente minuziosa della realtà in bilico tra la nevrosi e il sarcasmo. Esempio emblematico, il racconto dal titolo Perturbante, ovvero della mia gamba sinistra, testo di sole tre righe, che pertanto riporto qui per intero: “M’infilo sempre i pantaloni partendo dalla gamba destra. Stamattina, chissà perché, ho cominciato dalla sinistra”. Fine.

Ma il racconto più bello credo che sia proprio Lo speranzoso accumulatore, permeato di realismo magico e di velata ironia. Protagonista è un collezionista compulsivo di barattoli di vetro trasparenti che Santoro ritrae indirettamente insistendo sulla descrizione del suo habitat, dove gli spazi vitali sono ridotti in minimi termini proprio per via dell’accumulo delle migliaia di barattoli di vetro che gli amici continuano incessantemente a portargli.

Ma Santoro ama anche le elencazioni in stile Perec. Il racconto Dall’ultimo inventario è un’interminabile sequenza di immagini tratte da letture, scene mitologiche, eventi storici, figure di artisti, poeti, scrittori, filosofi, architetti. Un elenco che si apre con dei punti di sospensione ([…]) e si chiude con altri punti di sospensione. Come a dire che di questo inventario esiste una parte pregressa e una parte che prosegue e lo rende infinito, oppure circolare, con inizio e fine che si congiungono. Non per nulla le prime parole del racconto sono: “L’infinita morte del re estremo. Il ritorno agli archetipi di Borges”, e le ultime: “Il cancro alla gola di Robert Goddard, che aveva gridato il suo sogno alle stelle. Il saluto celeste di Jurij Gagarin, che le stelle le aveva invece viste da vicino”. Elenchi anche di fiabe (La paura del buio), come quelle di Cappuccetto Rosso, Hansel e Gretel, Cenerentola, compresse all’inverosimile e stravolte al punto da concludere che chi le avrebbe lette non avrebbe mai saputo nulla del lupo, della vecchia strega o della matrigna cattiva.

A comporre questa raccolta curiosa sono insomma piccoli congegni narrativi che portano in non-luoghi letterari e lasciano aperte infinite deduzioni sui motivi precisi di quelle forme. Come una collezione di strane concrezioni prodotte appunto da tante piccole apocalissi.

Due parole sull’editore, anche questo molto curioso. Edicola Ediciones si definisce una casa editrice “garibaldina”, che come l’eroe dei due mondi vive e pubblica tra Italia e Cile. Nata a Santiago a fine 2013, dal 2015 ha una sede anche a Ortona, proprio nell’edicola di famiglia dove tutto ha avuto inizio.

Print Friendly, PDF & Email

articoli correlati

La vie en bleu ( France): laboratorio di scritture

di effeffe
Dossier a cura di Giulia Molinarolo, Patrizia Molteni, Francesco Forlani, Wu Ming 2, con la partecipazione degli “scrittori” dell’atelier condotto da Wu Ming 2 e sostenuto dalla Consulta per gli emiliano-romagnoli del mondo su un progetto di Alma Mater, UniBo. Racconto fotografico di Sergio Trapani

Colonna (sonora) 2023

di Claudio Loi
Come ogni anno eccoci alle solite classifiche, un’operazione che non serve a nulla e proprio per questo indispensabile. Un giochino che serve – così spero - a tenere viva una passione che a sua volta ci tiene vivi e a continuare a divertirci ascoltando musica, cercando di cogliere i nuovi fremiti che arrivano dalle diverse parti del mondo conosciuto.

Lost in translation

di Francesco Forlani
Manuel Cohen che mi aveva voluto nell'antologia mi chiese di provvedere alla traduzione in italiano dei testi scritti in furlèn, nel mio idioletto come del resto ogni poeta aveva fatto per le proprie composizioni in dialetto. È stata la sola volta in cui ho tentato di autotradurmi e sinceramente non so se l'esperimento sia andato a buon fine

Così parlò Malatestra

di Errico Malatesta
Ma è possibile abolir la famiglia? È desiderabile? Questa è stata, e resta ancora, il più gran fattore di sviluppo umano, poiché essa è il solo luogo dove l'uomo normalmente si sacrifica per l'uomo e fa il bene per il bene, senza desiderare altro compenso che l'amore del coniuge e dei figli.

Diaporama

di Enrico De Vivo
La sera del 15 settembre 2022 Salvatore Cuccurullo, maestro di pianoforte di Angri ed emigrato in Veneto circa vent’anni fa per insegnare, stava morendo in un ospedale di Vicenza. Dopo aver ricevuto la notizia, ho trascorso la serata fino a tardi a guardare le sue foto

Limina moralia: Méli Mélo

di Francesco Forlani
Com’è possibile che tra il XIX e il XX secolo, mentre in tutta Europa nascevano i grandi classici, in Italia esce solo un romanzo considerato degno di nota, "I promessi sposi" di Manzoni? Si parte da questa affascinante anomalia per ricostruire il complesso rapporto tra letteratura e musica, delineando i contorni d'una invenzione made in Italy: il melodramma.
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: