La comunione degli psiconauti

di Andrea Zandomeneghi

[Note ed elucubrazioni su “Il trip report come sottogenere della letteratura di viaggio” di Peppe Fiore in La scommessa psichedelica a cura di Federico di Vita]

Fiore parte dalle sue esperienze personali con l’LSD («La dissoluzione dell’ego, l’estasi, la percezione di squarci di bellezza assoluta e senza scampo, la sensazione di unità col creato. […] L’LSD è stata una delle cose più vicine al sacro che io abbia potuto sperimentare») e le vede come accesso (rectius: come «ritorno», perché «il cosmo lisergico è sempre lì, sempre uguale a se stesso») a uno spazio peculiare, un «luogo eterno» – che come tale non è prodotto ex novo ed ex nihilo solipsisticamente dal singolo viaggio del singolo psiconauta, ma ha una sua consistenza oggettiva preesistente e addirittura immutabile – «popolato da una folla di altri – tutti gli uomini e le donne che prima di me hanno varcato la stessa soglia». Del resto se lo psichedelico rivela e mostra la mente e non si risolve in un delirio allucinatorio individualistico allora diventa possibile e pensabile un incontro con l’altro nei territori mentali rivelati, la comunione degli psiconauti come partecipazione solidale immersiva alla medesima realtà che si manifesta («l’idea che i fenomeni, spaventosi e bizzarrissimi che accadono a me siano già successi, più o meno simili, anche agli altri i è sempre risultata di conforto durante i trip. […] L’LSD mi ha permesso di stringere un legame con persone a me care così profondo che è paragonabile solo al sesso e, forse, all’essere scampati insieme a un pericolo mortale, o aver combattuto insieme, sullo stesso fronte, la stessa guerra»).

Alla luce di queste premesse diventa sensato da una parte cercare di mappare «il luogo eterno» ovvero «il mondo psichedelico» a partire dai trip report («quella che per mezzo secolo è stata solo una forma di resoconto di stretto appannaggio della letteratura specialistica o degli artisti si è solidificata in qualcosa che assomiglia a un canone: una popolazione di testi che, insieme, posso essere interpretati come un particolarissimo sottogenere della letteratura di viaggio») in cerca di «ricorrenze e sincronicità» analizzati con strumenti comparativistici, dall’altro andare a sondare in base ai risultati ottenuti quanto di realmente «condiviso» c’è nell’esperienza psichedelica operando quindi una sorta di verifica a posteriori che possa eventualmente fondare sperimentalmente l’ipotesi (la premessa) di partenza. Come materiali reportistici da lavorare comparativisticamente Fiore sceglie l’enorme massa di racconti (per lo più anonimi, ma comunque non d’autore: non partoriti con finalità artistiche e letterarie) presenti sul web («con Internet venne una forma di enunciazione di massa dell’esperienza di viaggio psichedelico») e in particolare ne seleziona qualche decina (a cui s’aggiungono le sue proprie memorie personali) dal migliore database sulle sostanze disponibile in rete: Erowid.

Procede poi a tracciare la geografia del «luogo eterno» individuando «pattern che ritornano: quelle rivelazioni che l’LSD dischiude a chiunque sia interessato a conoscere l’universale»:

NATURA («L’LSD dialoga fittamente con il mondo naturale. […] Le texture delle cortecce, le venature nelle rocce, le ramificazioni dei capillari delle foglie: sono sistematicamente tra i primi elementi che prendono vita quando la sostanza si comincia a sentire. Con l’aumentare degli effetti, la natura vive di vita propria, si fa cosciente e può rivelare un carattere cangiante»).

CREATURE («È un peccato che nessuno abbia mai pensato di stilare un bestiario delle creature psichedeliche. Ne risulterebbe un catalogo di varietà impressionante, in cui il quotidiano dialoga con l’inconscio profondo, generando entità che partecipano di entrambe le nature: reale e fantastica, naturalistica e archetipica»).

MUSICA E SUONI («Nei trip report tornano spessissimo i riferimenti alla musica e, in generale, alle esperienze sonore. La musica è da sempre una compagna di viaggio per gli psiconauti: incoraggia il trip, a volte lo guida, e dischiude sempre dei significati inaspettati»).

ETERNITÀ («Ho accennato all’inizio che un carattere ricorrente del mondo psichedelico sembra essere quello dell’archetipico, in qualche caso del mitologico. Sotto l’effetto dell’LSD, gli oggetti, le architetture, i corpi delle persone, anche senza particolari distorsioni della percezione, spesso appaiono circonfusi da una caratteristica aura di eternità»).

TEMPO («Durante il trip il tempo, come le percezioni, può assumere connotati elastici, ricorsivi, frattali. Spesso il temuto bad trip non è altro che questo: l’impressione di ritrovarsi intrappolati in una spirale di tempo che ritorna angosciosamente su se stessa. […] La psichedelia invece scardina il tempo, e con il tempo la consequenzialità degli eventi. Ci porta in un mondo in cui a un effetto non è necessariamente presupposta una causa. In qualche modo, simula il delirio paranoide»).

AUTOPERCEZIONE («In effetti è vero – gli specchi sotto LSD possono essere una trappola infernale, e ci sono poche esperienze più spaventose di specchiarsi e non riconoscersi – la mia identità misteriosamente decomposta e ricombinata in una forma che assomiglia a me, ma non sono più io. […] La dissoluzione dell’io è un’esperienza che molti psiconauti cercano, perché ci distacca finalmente da noi stessi e dal sistema di automatismi che governa la nostra vita quotidiana, ci richiama all’origine che sta prima del nostro essere gettati nel mondo: anche nella prospettiva di ritornarci poi, nel mondo, purificati da quell’abbandono»).

FOLLIA («Al culmine dell’intensità, la psichedelia smonta le catene di senso, le avviluppa in spirali di non-significato che tornano ossessivamente su se stesse. È la regione più spaventosa della psichedelia, quella che affaccia direttamente sul bad trip. […] Non esiste psiconauta al mondo, credo, che non abbia pensato almeno una volta nella vita di essere impazzito e non poter più tornare come prima»).

DIO («Un grande personaggio ricorrente dei resoconti degli psiconauti: una presenza mutevole e capricciosa che si manifesta, di volta in volta, nella forma di coscienza universale, o di luce, o di senso di unità con il creato, o di caos, o di armonia ordinatrice della creazione»).

francesca matteoni

Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Insegno storia della magia e della medicina, religioni comparate e altri corsi presso alcune università americane a Firenze. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Ho curato libri collettivi ispirati al fiabesco e collaboro con riviste online, fra cui L'Indiscreto e Kobo. Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). Insieme ad Azzurra D’Agostino ho curato l’antologia Un ponte gettato sul mare. Un’esperienza di poesia nei centri psichiatrici, nata da un lavoro svolto in Sardegna. I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. A lunedì alterni mi si può ascoltare su Fangoradio, con la trasmissione Sàivu. Abito con il gatto Ariel. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/ 

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