Articolo precedenteNervino
Articolo successivo“Buon” 25 Aprile!

Dante: Amore e ‘l cor gentil

di Antonio Sparzani

Difficile proseguire nella scelta, dopo la seconda puntata di questa passeggiata tra i sonetti e le canzoni che costellano la Vita Nuova; il primo verso di questo sonetto rimanda inevitabilmente all’inizio delle famose terzine dette da Francesca (in Inferno, V, 100) per descrivere la sua storia d’amore con Paolo: “Amor ch’al cor gentil ratto s’apprende”. Tutta la Vita Nuova è un trattato sull’Amore e qui Dante si propone addirittura di “dire che è Amore”, sentiamo:

Vita Nuova, cap. XX
Appresso che questa canzone [allude alla famosa canzone “Donne ch’avete intelletto d’amore” trattata nel capitolo precedente] fue alquanto divolgata tra le genti, con ciò fosse cosa che alcuno amico l’udisse, volontade lo mosse a pregare me che io li dovesse dire che è Amore, avendo forse per l’udite parole speranza di me oltre che degna. Onde io pensando che appresso di cotale trattato, bello era trattare alquanto d’Amore, e pensando che l’amico era da servire, propuosi di dire parole ne le quali io trattassi d’Amore; e allora dissi questo sonetto, lo qual comincia: Amore e ‘l cor gentil.

Amore e ‘l cor gentil sono una cosa,
sì come il saggio in suo dittare pone,
e così esser l’un sanza l’altro osa
com’alma razional sanza ragione.
Fàlli natura quand’è amorosa,
Amor per sire e ‘l cor per sua magione,
dentro la qual dormendo si riposa
tal volta poca e tal lunga stagione.
Bieltate appare in saggia donna pui,
che piace a gli occhi sì, che dentro al core
nasce un disio de la cosa piacente;
e tanto dura talora in costui,
che fa svegliar lo spirito d’Amore.
E simil fàce in donna omo valente.

Questo sonetto si divide in due parti: ne la prima dico di lui in quanto è in potenzia; ne la seconda dico di lui in quanto di potenzia si riduce in atto. La seconda comincia quivi: Bieltate appare. La prima si divide in due: ne la prima dico in che suggetto sia questa potenzia; ne la seconda dico sì come questo suggetto e questa potenzia siano produtti in essere, e come l’uno guarda l’altro come forma materia. La seconda comincia quivi: Fàlli natura. Poscia quando dico: Bieltate appare, dico come questa potenzia si riduce in atto; e prima come si riduce in uomo, poi come si riduce in donna, quivi: E simil fàce in donna.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

articoli correlati

Dante, che barba!

di Giovanni Boccaccio ... nelle spalle alquanto curvo, e gli occhi anzi grossi che piccoli, e il color bruno, e i capelli e la barba crespi e neri, e sempre malinconico e pensoso.

Dante: Incipit Vita nova

di Antonio Sparzani Domani, 25 marzo, viene definito Dantedì, perché i valenti dantisti ritengono che il viaggio di Dante all'Inferno...

Maestri e Amici

di Franco Buffoni Dante e i suoi maestri Nel canto XV dell’Inferno due parrebbero essere i punti fermi relativamente al rapporto...

Passione per il western

di Ugo Cornia La passione per il film western è un fenomeno che accomuna molti genii. Notissimo il caso di...

Storie di arche e caravelle

di Antonio Sparzani Sembra che d’estate ci si possa concedere di darsi anche a letture cosiddette leggere, non so perché,...

Possiamo sbarazzarci dei classici italiani?

di Matteo Di Gesù «Un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da...
antonio sparzani
antonio sparzani
Antonio Sparzani, vicentino di nascita, nato durante la guerra, dopo un ottimo liceo classico, una laurea in fisica a Pavia e successivo diploma di perfezionamento in fisica teorica, ha insegnato fisica per decenni all’Università di Milano. Negli ultimi anni il suo corso si chiamava Fondamenti della fisica e gli piaceva molto propinarlo agli studenti. Convintosi definitivamente che i saperi dell’uomo non vadano divisi, cerca da anni di riunire alcuni dei numerosi pezzetti nei quali tali saperi sono stati negli ultimi secoli orribilmente divisi. Soprattutto fisica e letteratura. Con questo fine in testa ha scritto Relatività, quante storie – un percorso scientifico-letterario tra relativo e assoluto (Bollati Boringhieri 2003) e ha poi curato, raggiunta l’età della pensione, con Giuliano Boccali, il volume Le virtù dell’inerzia (Bollati Boringhieri 2006). Ha curato due volumi del fisico Wolfgang Pauli, sempre per Bollati Boringhieri e ha poi tradotto e curato un saggio di Paul K. Feyerabend, Contro l’autonomia (Mimesis 2012). Ha quindi curato il voluminoso carteggio tra Wolfgang Pauli e Carl Gustav Jung (Moretti & Vitali 2016). È anche redattore del blog La poesia e lo spirito. Scrive poesie e raccontini quando non ne può fare a meno.