Inavvertita luce

di Annachiara Atzei

 

 

Luce e carne: il non detto
germoglia nella laringe
aperta – si fa
voce.
Le solitudini cantano insieme –
sono incredule.
L’iris selvatico è un punto
giallo che chiede attenzione:
rimarrà ancora qualche giorno.
Rumore d’acqua
che passa – non tu.
Snebbia.

 

 

 

Pupille disabitate: stare
a guardare l’ombra
mentre cambia –
un calcio a un sasso in discesa.
La schiena è il resto di un naufragio:
seccata in riva.
Odore di un amore
andato a male nella troppa luce.

 

 

 

Il tuo torace
si sottrae all’esplorazione –
sono fiori
quelli che ti crescono sulla clavicola
come domande mai poste.
Al centro dell’osso
bisbigliano i morti
troppo vivi:
nocche rosse sciolte
al sole
di un mattino dove non c’eri.

 

 

 

La notte si allarga
e le cose ci stanno tutte insieme –
amore ingoiato nel sonno
che manca.
Si insinua la dimenticanza e muori
così tante volte
che è un taglio la memoria
scucito.
E sei un mandorlo bianco,
un germoglio sul ramo.

 

 

 

Il mattino mi entra dentro
e sono sole, ritratto dell’inesprimibile,
pomodoro a seccare.
Mi esplori,
mi lecchi la parola –
l’ora è un fiume.
Albero da sramare, privilegio di occhi.
Precipitata dentro
me e te insieme –
solo il resto ha fine.

 

 

 

A passi spediti nella salita di Via San Rocco –
dire cos’è nulla, un pomeriggio.
Nel cortile ci sono braccia, ci sono bocche
che chiedono un giorno grande.
Anche ora è lo stesso – lo stesso
sapore di occhi.
L’abitudine al precipizio è la tua stanza lontana.
Giorni si seguono come cani.
L’orlo si consuma – preludio di separazione.

 

 

 

Un rombo d’acqua, un dolore terrestre
che non avremmo voluto
e ci sdraiamo con lo sguardo al cielo –
il viso nel nero
del sole.
Ferita interminabile che porto –
mia vita.
Casa taciuta, città, riva, sterno –
pianto.

 

 

 

Non è lo stesso: l’iride
si stupisce del distacco.
Arriva una voce che non senti –
un barlume d’acqua.
Odore di pagine, viavai di auto
grigie.
Tutto l’amore detto
è lingua, linea di luce –
il punto in cui entra la spina.
Le braccia fanno cerchio, oppure niente.

 

 

 

La notte mi scompare in gola,
mi disabita
e chiama a raccolta i miei morti
e loro mi ridono dentro dove si anima una luce.
Uscire di casa con un male noto nel petto
– nel petto – sotto gli occhi
indifferenti dei palazzi – le strade
senza gente
che scompigliano i capelli.

 

 

 

Aprile apre le mie vertebre-noce
e stende una luce calda
e mi divide
il mondo nel suo procedere –
mi disunisce.
L’ombra fa il nido
in questo mio poco – si frantuma
sui vetri.
Dimostrami l’amore: lo strappo
cambia prospettiva
e sotto i piedi è vuoto e pavimento
il cielo.
Bocche spalancate nel nulla
o socchiuse in un soffio come fanno i poeti.

 

 

 

Il mattino fa come se nulla fosse,
parole-spore cominciano stagioni.
Gli occhi sono bocche,
i visi tramonti – inavvertita luce.
Si alzano mani come fiamme,
come argomenti.
Ci curiamo di noi, ci teniamo stretti –
appesi al rumore del fiato
in salita. Ti porto in me dissolto – immaginato.

 

 

 

Nel pomeriggio invaso di luce
smette l’ora. Il corpo vive e muore
nel suo stesso confine:
pelle bianca remota.
Andare a occhi pieni e poi avere paura –
geme l’erba
flettendosi.
Hai rifiutato un amore
lasciandolo al bordo del non posso.
La gestione del dolore è un fatto privato –
ogni cosa passa
in silenzio.

 

 

 

Si spezza la notte –
guardami: non ti abbraccerò più come oggi
– è l’unico desiderio (l’unico desiderio).
Un attimo rubato all’esistenza –
mattina di maggio dove non tornammo
insieme.
Tra occhi e occhi c’è il non detto,
qualcosa di cui si ignora il significato.
Ho creduto ai raggi tra le foglie,
a come aprivano le vene.
Ora è tenersi dentro quella meraviglia.

 

 

 

Dopo aver tentato tutto
simulare la neve – essere neve.
L’unico tuo segreto è
fare a pezzi,
asportare fegato rene cuore:
qualcuno verrà a riconoscerti.
Riempire
il vuoto di canne di fiume,
di schiuma d’acqua, di strade –
la finestra sempre aperta.
Si rigira un corpo
sveglio nel letto –
la faccia luminosa del sasso.

 

 

 

Il pioppo tagliato –
resti incurante
nel buio di infiniti nomi.
Sembrare fermi come semi,
nell’attesa essere, nonostante.
Un fiore rosso è
al centro della stanza.
In una voce si raccoglie
ciò che non ha compimento:
si slabbra
il suono di poche tenerezze.

 

 

 

Andare verso il niente
o inventare il giorno, la linea del pensiero
in rivolta.
Questo sabato disancorato,
punto di tempo –
luogo.
Non c’è il reale: dietro il vero
un’apertura sull’inesprimibile.
Grani di incenso su braciere –
divento estate per eccesso d’amore.

 

 

 

[guardami: non ti abbraccerò più come oggi: è un verso di Milo De Angelis]

[l’immagine: “Architettura del bosco”, di Carlo Atzei]

 

 

 

Il corpo ha memoria: percepisce ciò che accade e ne trattiene il ricordo. Nella dialettica tra assenza e presenza, solo a prima vista è la prima a prevalere. In questo percorso tumultuoso del sé tra le cose, il verso si fa aritmico, si accorcia e si spezza, amplificando il senso del dire.
Scriveva Cristina Campo che il poeta crede nella parola come, nella fiaba, il folle che ragiona a rovescio e si affida all’insperabile. Qui, è lo stesso: le parole sono spore che cominciano stagioni.
La poesia penetra il reale nell’inatteso tentativo di riportarlo, seppur in parte, alla luce.
(a.a.)

 

Annachiara Atzei vive e lavora a Cagliari. Scrive su Antas, periodico di storie e personaggi della cultura sarda e ha collaborato con la rivista La Donna Sarda. Sue poesie sono apparse su Poetarum Silva. Inavvertita luce è la sua opera d’esordio, in pubblicazione per Eretica Edizioni per l’ottobre di quest’anno.

 

articoli correlati

Dov’è la porta? Una postilla su Exit Poetry. Poesia futura

di Gilda Policastro
[I]n Exit Poetry, antologia per me, non-antologia per gli altri due curatori, si sono confrontate (e scontrate) tre idee diverse di poesia...

I padroni del terremoto

di Renata Morresi
Dieci anni dopo quell’ottobre, il sisma continua: è la gestione del post-sisma ora a distruggere le fibre della vita sociale e politica.

Trevor Joyce, Storia del pavone (e coda)

Un estratto da The Peacock’s Tale di Trevor Joyce, figura cruciale per la poesia sperimentale irlandese: un testo che smonta e ricombina le lingue e i discorsi della dominazione coloniale, tra virtuosismi formali, rime semantiche e cortocircuiti del senso. Lo presentiamo qui nella traduzione ‘impossibile’ di Lorenzo Mari.

Lumina ex Ade

Un estratto dal nuovo libro di Silvia Tripodi, Lumina ex Ade (Aragno 2026), con una nota critica di Renata Morresi.

Abbiamo scorto la presenza
di un metalupo
durante una videochiamata
ho riconosciuto la sua testa
da dietro la tenda....

L’usignolo, la macchina

Tra mito, trauma e metamorfosi: Procne Machine di Carmen Gallo
di Gianluca D'Andrea
L’ordigno testuale di Procne Machine (Einaudi, 2026) affonda le radici nel trauma del mito classico, riattivando la vicenda di Procne e Filomela, sorelle unite da un legame viscerale e separate da una violenza indicibile...

La rosa di Gaza – una recensione

di Claudia Piccinno
Curata da Alessandro Cannavale, Luca Crastolla e Lucia Cupertino, La rosa di Gaza (Les Flâneurs, 2026) nasce come un’opera corale di ascolto, traduzione e responsabilità civile. Il lavoro dei curatori costruisce un ponte tra le voci delle autrici palestinesi e il pubblico italiano...
renata morresi
renata morresi
Renata Morresi scrive poesia e saggistica, ed è ricercatrice di letteratura anglo-americana all'Università di Padova. In poesia ha pubblicato le raccolte Sulle mura del sole (Marcos y Marcos, 2026), La cerimonia (Collana Isola, 2025), Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Ha tradotto poeti e poetesse statunitensi, tra cui Emily Dickinson, Lorine Niedecker, Robert Lax, Rachel Blau DuPlessis, Louis Zukofsky; nel 2015 ha ricevuto il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: