Essere italiani, essere pugili, essere umani (secondo round)

Il primo round, a firma Dome Bulfaro, si può leggere qui.

 

di Federica Guglielmini

FUORI I SECONDI
 

Nel tempo del quadrato,
venite con me a vederli.
 
Uomini branco, cerchio
in movimento, tricipiti assenti,
schiene che si svuotano dalla bocca
un richiamo. Polmoni in assalto.
 
Alle corde gli uomini sono,
rinascono.

I pugilatori di Giovanni Testori

 Eccomi dentro una Nazione Indiana, che si trasforma in un ring, luogo di incontro per tutti noi. Accorciamo le distanze fra il pugilato e gli italiani, allontaniamo i pregiudizi attraverso una verità storica e contemporanea. Qui e ora. Le lancette della mala-informazione corrono sempre veloci.
Immaginate di dirigervi dentro le mura del Castello Sforzesco di Milano, sentire un grande fermento di voci, vedere bambini sulle spalle di padri emozionati, mamme in apprensione che si siedono stupite a bordo ring dopo aver visto un abbraccio fra due giovani dopo un match. Vedere gli stessi ragazzi dirigersi agli angoli del ring verso i loro maestri, emozionati come padri aspettarli a braccia aperte che abbiamo vinto oppure no.
Immaginate una domenica pomeriggio di raggiungere la piazza del vostro quartiere, dove non sempre vi sentite al sicuro, dove la delinquenza purtroppo si infiltra sempre e di assistere a un incontro di pugilato. Vi guarderete intorno trovando un pubblico multietnico, entusiasta di assistere a un evento sportivo che ha sempre la capacità di avvicinare le persone, farle conoscere meglio, rallegrare i giovani, ispirarli. Non crederete ai vostri occhi, vedrete anche il prete della parrocchia seduto fra il pubblico che fa il tifo per i suoi ragazzi che frequentano gli spazi della chiesa nel doposcuola, o il suo campetto da calcio, o che appunto tirano di boxe invece di perdersi per le strade a fare scorribande senza sogni e senza speranze.
Lo sport unisce, crea aggregazione sociale, lo sport può farsi muro contro la guerra, lo sport è un a delle migliori armi per combattere il degrado dei quartieri delle città, lo sport non conosce discriminazione razziale.

 
Il pugilato vs i pregiudizi

Il pugilato è uno sport da contatto, con una storia millenaria alle spalle che si è evoluta nel corso dei secoli, ma tutt’ora combatte contro i pregiudizi che spesso la vedono affiancata alle parole come violenza e pericolo. Inoltre troppo spesso i giornali trovano comodo (pensando di divulgare una notizia accattivante) scrivere false notizie legate a violenze fra uomini e donne affermando che gli uomini in questione siano pugili solo perché frequentano una palestra di pugilato. La qualità della divulgazione mediatica è un tema che riguarda i giorni d’oggi e ne abbiamo visto i frutti deleteri soprattutto in pandemia, e non riguarda solo il modo in cui si parla di pugilato in Italia.
Detto questo quindi il problema del pugilato che viene visto ancora così, non riguarda il pugilato in sé, ma il come se ne parla, di come lo si racconta. Uno sport che si avvale della lotta per esprimersi, regolato da regole ben precise, affiancato da maestri, medici, giudici ed arbitri perché deve essere ancora frainteso? La violenza è ben altro e purtroppo ne siamo circondati. La violenza non ha regole, non è uno sport. La violenza non è uno sport, non è il pugilato, solo perché sembra così. La violenza non ha né giudici, né arbitri. La violenza non si trova nelle palestre di uomini e donne pugili che insegnano ai loro figli il rispetto verso il prossimo e lottano contro il bullismo. La violenza è vigliacca e senza onore. Siamo travolti da una comunicazione mediatica che molto spesso risulta essere violenta, impatta violentemente sulla crescita emotiva dei giovani, e questo è un tema che si ripresenta molto spesso nei maggiori talk show in tv.

Boxe scuola di vita

Quando due atleti scelgono uno sport da contatto, allenano la stima reciproca, allenano la ricerca di un’esperienza formativa interiore che fa parte della storia dell’uomo, cosa manca ancora agli italiani per rivolere la boxe nelle piazze e nei quartieri? La lotta come momento di vita ludico, conoscenza del sé, del concetto di limite, di forza dimostrativa e di socialità appartiene sia al mondo degli esseri umani, sia a quello animale. Ebbene nessuno scandalo. I bambini a scuola imparano attraverso il confronto e le sfide sportive come gestire le emozioni e il vivere sociale. Come sentiamo troppo spesso però questo non accade sempre anzi, e il bullismo dilaga. Dunque per il pugilato che è l’arte di allenare la forza attraverso regole ben precise, che custodiscono i valori della stima verso prossimo, della difesa come prima legge negli allenamenti è giunto il momento che si riprenda lo spazio che merita fra le discipline sportive degne di merito e di valenza educativa antica, soprattutto all’interno delle scuole italiane e nelle parole dell’opinione pubblica.

Essere italiani, essere pugili, essere umani

Cosa significa essere italiani, appartenere a un popolo con una storia ricca di tradizioni e di cultura ed essere pugili. Come antica arte nobile il pugilato, offre a chi la pratica una scuola di vita che pochi altri sport hanno la magia di insegnare, proprio perché si tratta di uno sport da contatto. Lo scontro che cerca il pugile però non è quello per distruggere l’avversario, ma quello di misurarsi atleticamente come essere umano, che dà valore alla vita. Certo i pugili si colpiscono, si fronteggiano, ma si concedono di essere scossi da emozioni antiche per ricordarsi di essere umani e non è nel dolore della carne non fine a se stessa che si arriva alla salvezza, purificazione, come racconta la Bibbia? Gli avversari sul ring sono occasioni di incontro con se stessi, i pugili incarnano nel vero senso della parola la lotta, ma una lotta d’amore con se stessi.
La boxe è sempre stata una risorsa educativa per fronteggiare la delinquenza nei quartieri delle città e non solo italiane. Boris Johnson da anni favorisce e incentiva il pugilato e le arti marziali combinate con educazione scolastica per aiutare i quartieri a rischio di criminalità e violenza.
Quindi cosa stiamo aspettando per utilizzare al meglio la storia di questo sport per una migliore divulgazione delle sue risorse. Non abbiamo forse bisogno oggi più che mai di sentirci un popolo unito, nel fronteggiare guerre, pandemie, di trovare i migliori esempi per i giovani che chissà quali altre sfide dovranno affrontare negli anni avvenire?
Il pugilato incarna per eccellenza la lotta per la vita, per la sua buona sorte. Il pugile all’angolo si allena duramente per imparare a resistere ai colpi della vita, dell’avversario, che diventa metafora delle prove della vita stessa.

Io esisto al pari della natura,
degli elementi che la compongono,
io sono la mia specie,
la sua furia.
 

Lo sport: dose di dolore

Forse le informazioni che riceviamo dai media sono talmente monotematiche che l’italiano medio riconosce solo come sport il calcio mercato? Temo di sì. Eppure mi chiedo spesso come mai nessuno scomponga davanti alla pericolosità di un pallone fermato con la testa da un calciatore a quella velocità, a tutte le ossa rotte dei calciatori, a tutte le operazioni a cui sono sottoposti. Quante volte li vediamo cadere sul campo, lamentarsi delle fratture, essere portati via dai medici e nessuno spettatore rimane scioccato da questo? Soprattutto in questi ultimi anni si denota un aumento di problemi cardiaci che colpisce i calciatori e si sta parlando di salute e di tutela della vita di ogni atleta. Tutti gli sport hanno la loro dose di pericolosità perché gli atleti decidono di mettersi in gioco. C’è chi preferisce una pallonata in faccia, fratturarsi un ginocchio, c’è chi può cadere da cavallo, c’è chi può cadere da una moto. Sapete che agonia scelgono i ballerini per diventare tali? Le lunghe ore di allenamento e le posizioni estreme, innaturali, causano traumi e infortuni dolorosissimi, e se necessario si ricorre anche alla chirurgia.
O ancora il tennis e in questo caso cito Andre Agassi uno dei tennisti più forti di sempre: «Il tennis è pugilato. Ogni tennista, prima o poi, si paragona a un pugile, perché il tennis è boxe senza contatto. Il tennis è uno sport violento, uno contro l’altro e la scelta è brutalmente semplice quanto sul ring. Sconfiggere o essere sconfitti, solo che nel tennis le bastonate sono più sotto la pelle».
È davvero illuminante il verso della meravigliosa canzone, Boxe a Milano, del cantautore Pacifico: «Quante cose si fanno sapendo di farsi del male, chissà cosa porta, chissà cosa piace, a un uomo che alle corde non vuole cadere». Ognuno di noi sceglie di praticare o di seguire lo sport che più è affine al suo carattere, alla sua passione, al suo bisogno di esprimersi e senza ombra di dubbio ogni disciplina sportiva, ha la sua dose di pericolosità, di infortuni che possono verificarsi, soprattutto a livelli professionistici. Une delle grandi magie della boxe, è che offre sia a chi lo guarda, sia a chi lo pratica la possibilità di chiedersi quale sia la propria battaglia. Forse non ce ne sarà solo una, anzi è molto probabile che sia così.

Italiani, pugili e sognatori

Il pugilato italiano ha bisogno di voci che lo sappiano raccontare con giudizio, con passione, con professionalità e che queste voci siano unite, che sappiano leggere la società di oggi, che sollecitino i media a guardare la boxe come una risorsa sportiva, culturale e mediatica di valore.
Pertanto faccio quadrato e do la parola a Niccolò Pavesi, voce di DAZN e della MotoGp:
Nella boxe c’è spazio letteralmente per tutti. Maschi e femmine, adulti e giovanissimi, persone di qualsiasi provenienza geografica, di qualsiasi peso e caratteristiche fisiche. È accessibile a chiunque abbia voglia di imparare e di conoscerla. Questa è una delle sue principali forze, perché lo rende uno sport universale, praticato e apprezzato in ogni angolo del mondo.
Certamente, la Grande Boxe – quella di Ali, di Hagler, di Tyson, di Mayweather, di Pacquiao e di Canelo – è la vetta della piramide sportiva e si pratica in pochi Paesi al mondo. È questione di tradizione, qualità e risorse.
Ciò non toglie il fatto che il pugilato sia in grado di sedurre chiunque, probabilmente proprio perché è qualcosa di più di uno sport.
Pensiamo al nostro quotidiano: passiamo tutti davanti alla palestra del nostro quartiere, abbiamo tutti un amico o un’amica che indossano i guantoni per scrollarsi di dosso lo stress del lavoro, ogni anno ci riuniamo sul divano con la nostra famiglia quando in TV danno Rocky e i nostri nonni, almeno una volta, ci hanno raccontato le imprese dei campioni del passato. E noi le abbiamo ascoltate affascinati. Riflettendoci, forse è proprio la parola “racconto” quella più calzante, da associare al pugilato: la boxe – a tutti i livelli – è un unico Grande Racconto che racchiude in sé milioni di racconti di ogni genere. Questa, secondo me, è la sua vera magia.

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francesca matteoni
francesca matteonihttp://orso-polare.blogspot.com
Sono nata nel 1975. Curo laboratori di tarocchi intuitivi e poesia e racconto fiabe. Fra i miei libri di poesia: Artico (Crocetti 2005), Tam Lin e altre poesie (Transeuropa 2010), Acquabuia (Aragno 2014). Ho pubblicato un romanzo, Tutti gli altri (Tunué, 2014). Come ricercatrice in storia ho pubblicato questi libri: Il famiglio della strega. Sangue e stregoneria nell’Inghilterra moderna (Aras 2014) e, con il professor Owen Davies, Executing Magic in the Modern Era: Criminal Bodies and the Gallows in Popular Medicine (Palgrave, 2017). I miei ultimi libri sono il saggio Dal Matto al Mondo. Viaggio poetico nei tarocchi (effequ, 2019), il testo di poesia Libro di Hor con immagini di Ginevra Ballati (Vydia, 2019), e un mio saggio nel libro La scommessa psichedelica (Quodlibet 2020) a cura di Federico di Vita. Il mio ripostiglio si trova qui: http://orso-polare.blogspot.com/
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