Teoria del complotto e teoria del candore

di Daniele Muriano

Definisco teoria del candore un sistema di affermazioni generiche, e per questo indimostrabili, sulla “natura” di un qualcosa, spesso un soggetto istituzionale o una superficie del potere, che viene descritto come moralmente ineccepibile, buono negli scopi e giusto nei metodi, per definizione e in maniera che si vorrebbe inconfutabile. Giusto un paio di esempi:

Come sappiamo, negli anni ’50 l’industria del tabacco inquinò la ricerca scientifica, finanziando studi farsa o decisamente fuorvianti, per evitare che la gente sapesse la verità sulla cancerogenesi del fumo. Il TIRC, un comitato per la ricerca finanziato dai diretti interessati, era la fucina propagandistica costruita per questo scopo. L’opinione pubblica era quindi divisa. C’era chi affermava che i potenti di turno manomettevano nell’ombra la ricerca scientifica, e c’era chi rigettava questa “ipotesi complottista” facendo leva sulla buona fede indimostrabile di quelle multinazionali. Fiorivano teorie del candore, secondo cui nessuno metterebbe in commercio un prodotto nella consapevolezza che provoca il cancro, perché semplicemente non sarebbe pensabile. In un paginone che nel ’54 apparve su 400 quotidiani statunitensi, firmato dai vertici di quelle aziende, il cosiddetto Frank statement to cigarette smokers, la teoria del candore assunse aspetti quasi istituzionali. A un certo punto, il documento dava per scontato “l’interesse per la salute pubblica come responsabilità fondamentale, superiore a qualunque considerazione” da parte delle aziende, perché il contrario non sarebbe pensabile. Anche le ricerche scientifiche finanziate dal TIRC dovevano essere utili e oneste, in quanto la ricerca scientifica in generale lo è, e dritti su questa strada.

La teoria del candore è un sottoprodotto arbitrario della presunzione di innocenza. In uno stato di diritto chiunque è innocente finché la sua colpevolezza non viene dimostrata (entro certi limiti e certe regole). L’innocenza è tuttavia una qualità neutrale, e non va confusa con l’innocenza nel senso del “carattere di ciò che è innocente per mancanza di malizia” (dizionario Gabrielli). Una teoria del candore attiva in noi l’immaginario giuridico della democrazia, cioè lo sfondo ideale sul quale ci stagliamo come cittadini. Abilmente trasforma in una giravolta retorica l’innocenza presunta in candore. Fa leva di solito su affermazioni generiche quanto all’umanità, al bene comune e via dicendo. Quando una teoria del candore si consolida nell’immaginario collettivo, e viene dunque ritenuta vera dai più (spesso senza che sia nemmeno possibile discuterla, perché agisce sullo sfondo di altre ipotesi e argomentazioni), tutto ciò che le si oppone assume facilmente i tratti di una teoria del complotto.

Ad esempio, come si sa, nel 1960 gli Stati Uniti cominciarono a bombardare Cuba truccando gli attacchi e gli aerei in modo che sembrasse una controrivoluzione interna al paese, in una delle tante operazioni CIA sotto copertura che gli storici conoscono bene (pure grazie ai documenti segreti declassificati successivamente in quel paese). La guerra sotto copertura continuò fino al tentativo di rovesciare il governo cubano, per i soliti motivi legati agli interessi di multinazionali americane, oltre che in una logica imperialista, come era stato fatto in Guatemala e in Iran negli anni ’50, e come sarà fatto in Nicaragua negli anni ’80 (il Tribunale internazionale dell’Aia ha condannato gli Stati Uniti per questo), e poi in altri paesi del medio oriente e dell’Europa continentale.

La teoria del candore, nei primi anni ’60, era che “gli Stati Uniti si impegnano da sempre a far progredire lo sviluppo economico e la democrazia in tutto il mondo”, pertanto era impossibile che fossero coinvolti negli attacchi illegali a un minuscolo stato che non aveva attaccato nessuno (e che fino a quel momento non aveva nemmeno un’alleanza strategica con l’avversario globale, l’Unione Sovietica). Il virgolettato, che viene da un ambasciatore all’ONU, è una delle tante teorie del candore che imperversano nel mondo a proposito degli Stati Uniti. Opporsi a una teoria del candore, anche attraverso fatti documentati, espone chiunque al sospetto di promuovere una teoria del complotto. Anch’io ora, nonostante stia parlando di fatti abbastanza ovvi, e in alcuni casi condannati da organismi internazionali autorevoli, sento l’ombra su di me di una teoria del candore, che non è, come detto, qualcosa di solido e dimostrato ma, piuttosto, una deformazione dell’immaginario collettivo che si basa su affermazioni generiche, risuonanti e iper-diffuse. Sento quindi di dover affermare queste ovvietà con più forza, per non cadere nella botola delle teorie del complotto. Questo accade perché, ovviamente, a una teoria del candore contribuisce l’immaginario cinematografico, narrativo, ancora più della disinformazione, e in generale tutto ciò che attraverso la finzione vuole imporre delle regole alla “realtà”.

C’è un ultimo aspetto, secondo me cruciale per la democrazia, che riguarda quel che scrivevo sopra. Una teoria del candore getta un’ombra su chiunque argomenti in senso contrario. È un’ombra che può essere difficile da gestire. Una specie di colpa preconfezionata che funziona da spauracchio. Vincerla nell’argomentazione richiede forza e controllo dei propri mezzi. Ci vuole insomma calma e distacco, condizioni emotive che non sempre sono a disposizione di chi argomenta (il più delle volte perché la situazione è emergenziale, o perché nell’opinione pubblica tutto è polarizzato e non si comprende quasi più nulla, o anche per la debolezza retorica di chi argomenta, per mancanza di strumenti). La mia ipotesi è infine la seguente. È una teoria del complotto sulle teorie del complotto, diciamo una meta-teoria di queste. Quindi ci andrò pianissimo. Non voglio passare per meta-complottista, o perderei la poca reputazione che ho guadagnato fin qui.

Una teoria del candore è portatrice di una tensione, diciamo sociale, nel momento in cui contraddice una credenza (vera o falsa) molto diffusa. O meglio: quanto più una teoria è candida, cioè viene percepita come inverosimile e al tempo stesso pervasiva da un gruppo sociale, tanto più è potente e agisce come tensore. Insomma, più una teoria del candore è forte nella società, più grande e pesante è l’ombra su chi ritiene di doverla contraddire. In altre parole, la teoria del candore offre una resistenza proporzionale alla forza. Andare contro una teoria diffusissima richiede una forza argomentativa grandissima, e anche un’altrettanto grande tenuta psicologica da parte dell’argomentatore. Chi non regge o non può reggere la tensione, rischia di esserne travolto. Sentimenti come rabbia, frustrazione e senso di ingiustizia producono distorsioni in chi argomenta: slittamenti logici, fallacie e procedimenti dialettici completamente sballati, cortocircuiti della ragione che portano nel territorio dell’insensato, dell’incoerente o, peggio, della paranoia. Non sto sostenendo ovviamente che la diffusione di una teoria del candore produca paranoia in chi sente di doverla contraddire. Sostengo semplicemente che colpisca, magari per la sfacciataggine con cui è enunciata o per l’ingiustizia che sottende, i nervi scoperti di un soggetto debole. L’effetto è appunto la rottura di un argine: l’uscita dal pensiero razionale verso credenze magiche o in ogni caso facilmente confutabili. E poi?

La teoria del candore si alimenta di questi effetti. Se è molto potente e molto sfacciata (nel senso di inverosimile), si attira argomenti ridicoli da parte di chi ne subisce l’influsso. Di chi non regge all’ombra di questo candore. Le nuove teorie del complotto che si oppongono a una teoria del candore, la rendono ancora più forte, e dunque più frustrante per chi sente di doverci argomentare contro. È una spirale abbastanza sicura, in grado di provocare una enorme distorsione democratica.

Infatti, una potente teoria del candore indurrà alla formulazione di potenti teorie del complotto. Queste ultime, una volta consolidate in seno a un segmento dell’opinione pubblica, autenticheranno la teoria del candore, perché chiunque vorrà mettere in luce la genericità e l’indimostrabilità di quest’ultima (o addirittura la falsità delle sue conseguenze) verrà etichettato semplicemente come complottista. Anzi, una teoria del candore non vede l’ora che nascano teorie del complotto assurde per potersi rinforzare alle spalle di queste. E per diventare ancora più potente e innescare reazioni ancora più sconnesse, che confluiranno nella sua forza. Fino a diventare insomma vera.

A volte, senza bisogno che si porgano esempi, si ha l’impressione che l’obiettivo sociale di una teoria del candore sia esattamente questo: attirarsi teorie del complotto che ne confermino indirettamente la validità. Per questo è sensato ipotizzare che la formulazione di una teoria del candore ragioni anche a partire dai suoi effetti. In uno schema:

  1. Produrre una simile teoria, particolarmente generica e del tutto indimostrabile, esagerando proprio quanto a genericità e indimostrabilità, e diffonderla con l’appoggio di soggetti particolarmente autorevoli o potenti sul piano mediatico.
  2. Attendere gli effetti di frustrazione che la teoria del candore induce in chi ha interesse a contraddirla ma non ne ha gli strumenti, il temperamento, ecc.
  3. Se possibile, alimentare per via retorica questa frustazione sui media.
  4. Raccogliere le teorie del complotto più confutabili o screditate e usarle per validare la teoria del candore, sparando cannonate dunque sul principio di falsificabilità.

 

Questo schema, che qualcuno potrà ritenere persino banale, spesso funziona anche per ragioni di dinamica. Le teorie del complotto assurde e screditabili sono più veloci. Sorgono quasi subito, in chiave irriflessa, perché non hanno bisogno di tempo di elaborazione. Vengono formulate direi immediatamente, come reazione scomposta dovuta in parte alla frustrazione di cui sopra. Si diffondono anche più velocemente, infatti non hanno bisogno di essere comprese davvero. Hanno dalla loro la velocità dell’intuizione, contro la pesantezza del ragionamento. Al contrario, gli argomenti più sensati che si oppongono a una teoria del candore, hanno bisogno di tempo per essere elaborati (e spesso vengono costruiti in un clima nero, inquinato dallo screditamento che è cominciato a causa di assurde teorie del complotto). Sono quindi più lente a formularsi, ma anche a diffondersi, in quanto necessitano di sforzo conoscitivo. Ecco perché soccombono, e diventano per comoda associazione teorie del complotto irragionevoli. Finiscono per divenire forza confermativa delle teorie del candore, e si perdono nell’irrilevanza. A questo punto il candore è potentissimo, e dovrà passare molto tempo prima che qualcuno possa metterlo in dubbio. Mesi, anni, o cambi di paradigma difficili a venire nel tempo. Non porto altri esempi, ma credo che alcune vicende legate alla guerra in Ucraina e alla pandemia di Sars-CoV-2 siano eloquenti a proposito dell’interazione tra teoria del complotto e ciò che qui chiamo teoria del candore – non porgo esempi in verità perché ne temo l’ombra.

 

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5 Commenti

  1. Una problematica enorme, un circolo vizioso pericolosissimo che apre scenari inquietanti in rapporto al ‘progresso’ tecnologico dell’umanità (coi suoi buchi di disumanità).

  2. Grazie, un articolo illuminante. Complimenti!
    Nel mio piccolo faccio girare il più possibile…

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Giorgio Mascitelli ha pubblicato due romanzi Nel silenzio delle merci (1996) e L’arte della capriola (1999), e le raccolte di racconti Catastrofi d’assestamento (2011) e Notturno buffo ( 2017) oltre a numerosi articoli e racconti su varie riviste letterarie e culturali. Un racconto è apparso su volume autonomo con il titolo Piove sempre sul bagnato (2008). Nel 2006 ha vinto al Napoli Comicon il premio Micheluzzi per la migliore sceneggiatura per il libro a fumetti Una lacrima sul viso con disegni di Lorenzo Sartori. E’ stato redattore di alfapiù, supplemento in rete di Alfabeta2, e attualmente del blog letterario nazioneindiana.
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