Le solitudini smarrite di Paolo Zardi: “La meccanica dei corpi”

 

Josef Albers, “Homage to the Square: Renewed Hope”, 1951

 

di Daniele Ruini

Sopportare la vita: questo è pur sempre
il primo dovere d’ogni vivente.
(S. Freud, Considerazioni attuali sulla guerra e la morte)

 

Quante sono le circostanze che possono mettere un essere umano all’angolo? E come reagiamo quando siamo alle strette o quando ci sentiamo ormai completamente estranei al mondo che ci circonda? Non so se Paolo Zardi sia partito da domande analoghe, ma di certo nelle cinque storie raccolte in La meccanica dei corpi (Neo edizioni) il prolifico autore padovano –tornato in libreria a due anni dal romanzo Memorie di un dittatore (Giulio Perrone editore)– coglie i suoi personaggi in momenti di profondo smarrimento. E come già per una sua precedente raccolta, Il giorno che diventammo umani, anche in questo caso il titolo –che rimanda alla citazione newtoniana in epigrafe– condensa in maniera suggestiva ciò che Zardi ha voluto raccontare, ovvero il modo in cui funzioniamo quando mettiamo in moto una reazione a una situazione che ci sfugge di mano e che quasi sempre è, in realtà, il prodotto di nostre scelte.

Quelle offerte da Paolo Zardi sono vicende di deragliamento a partire da un momento di crisi; può trattarsi dell’azzardo compiuto per non affogare in un contesto lavorativo sempre più soffocante; della percezione da parte di un vecchio di aver esaurito le motivazioni per rimanere in vita; del tentativo di aprirsi a incontri bizzarri per dare un’ultima chance a un’esistenza solitaria; di un incidente che sposta gli equilibri e sfigura le relazioni più intime; dell’incapacità di sottrarsi a un desiderio tanto travolgente quanto autodistruttivo.

Complessivamente ne La meccanica dei corpi domina un senso di solitudine e scadimento del presente. Il nostro tempo, così come emerge da queste storie di ambientazione contemporanea (si citano lockdown, lavoro a distanza e mascherine), è un’epoca di scarsa socialità, avidità e ultracompetizione; non a caso torna più volte la metafora della lotta per la sopravvivenza, una lotta che riguarda tutti e in cui anche chi sembra trovarsi stabilmente dalla parte dei vincitori, come il protagonista dell’ultimo racconto (Il Signor Bovary), può soccombere.

Curiosamente il libro si apre con la descrizione di una città, ma in verità tutti i racconti si svolgono in provincia. E Zardi si mostra molto abile nel pennellare con pochi tratti dettagli che, da soli, compendiano lo squallore di ambienti ed esistenze ordinarie; penso, per esempio, nel primo racconto, al padre che va a prendere la figlia in stazione «con il pi­giama sotto il maglione e un pezzo di salsiccia ancora incastra­to tra i denti»; oppure, nel quarto racconto, alla descrizione di una vecchia zona industriale i cui marciapiedi sono occupati da «bottiglie rotte, sacchi dell’immondizia, scarpe abbandonate: ingredienti di un mondo finito chissà quando».

Se è vero che «c’è una calamita piazzata davanti a tut­ti, e tutti andiamo in quella direzione, ciechi e sordi a ogni di­strazione», lo scivolare verso il centro di un imbuto (altra immagine adoperata da Zardi) dei personaggi de La meccanica dei corpi non rappresenta nient’altro che il compimento dei loro destini, un compimento che non ha alcuna spiegazione se non il suo stesso manifestarsi. E il lettore precipita insieme a loro, trascinato da un autore che non lascia respiro e che sa maneggiare come pochi la meccanica del racconto.

 

Print Friendly, PDF & Email

articoli correlati

È morto un poeta

di Igor Esposito
Terremoto, bradisismo, peste o fiume che esonda e tutto travolge è inequivocabilmente, da quarant’anni, la babelica drammaturgia di Enzo Moscato; ecco perché anche ai finti sordi che hanno avuto la sorte di inciampare in una pièce di Moscato è apparsa la poesia del teatro e della vita

Su “Guerre culturali e neoliberismo” di Mimmo Cangiano

di Antonio Del Castello
Cangiano non mette mai in discussione il fatto che sia giusto politicizzare (o ripoliticizzare) sfere private (come l’identità di genere o l’orientamento sessuale) a lungo escluse dalla lotta politica, ma segnala i limiti di un’operazione di questo tipo quando sia attuata sullo sfondo di una de-politicizzazione dell’economia e dei rapporti di produzione

Frontiere, innesti, migrazioni. Alterità e riconoscimento nella letteratura

di Tiziana de Rogatis
Le migrazioni e le convivenze multiculturali e multietniche sono assediate oggi da semplificazioni, retoriche, manipolazioni e menzogne mediatiche di diverso orientamento. In un simile contesto storico, la pratica del commento permette di restituire alla parola sullo straniero un fondamento condiviso

“Culo di tua mamma: Autobestiario 2013 – 2022”. Intervista ad Alberto Bertoni

a cura di Andrea Carloni
Leggere davvero una poesia implica sempre un atto di riformulazione interiore e dunque di rilettura: e sollecita l’affinamento di una dote specifica

Su “The interrogation” di Édouard Louis e Milo Rau

di Ornella Tajani
Perché questo titolo, "The interrogation"? Louis si chiede cosa siano il successo, il fallimento, e dove sia il suo vero io: sulla scena o dietro lo schermo; in quel cognome così socialmente chiassoso, Bellegueule, che ha voluto abbandonare, oppure in Louis, il paravento della propria vulnerabilità

Esporre l’assenza. La mostra di Sophie Calle a Parigi

di Ornella Tajani
C’è sempre qualcosa di poliziesco nei lavori di Calle: la psiche (degli altri, ma sua innanzitutto) si fa terreno d'indagine. Però, se è vero che tre indizi fanno una prova, Calle preferisce sempre trovarne soltanto due, e dalla coincidenza cominciare a ricamare, così come vuole la letteratura
ornella tajani
ornella tajani
Ornella Tajani insegna Lingua e traduzione francese all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di studi di traduzione e di letteratura francese del XX secolo. È autrice dei libri Tradurre il pastiche (Mucchi, 2018) e Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS, 2021). Ha tradotto, fra vari autori, le Opere di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato i volumi: Il battello ebbro (Mucchi, 2019); L'aquila a due teste di Jean Cocteau (Marchese 2011 - premio di traduzione Monselice "Leone Traverso" 2012); Tiresia di Marcel Jouhandeau (Marchese 2013). Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: