Ordine del Sud

Di Roberto Minardi

 

Vacanza

1.

Portaci in provincia di Ragusa
dove il caso tormenta
il tuo animo da pecora volitiva,
uomo che sei la donna
di cui si muove il labbro superiore.

 

2.

Dalla calce segata si stacca
la miniatura di un uragano.
Tu fai lo gnorri:
non esitare o sputa
come l’armadio d’uomo
che scaccia il cane.
O sii quel cane.

 

3.

«Se a uno che tortura, ammazza,
lo arrivano ad acchiappare,
lo dovrebbero appendere
a testa in giù
e farlo roteare vivo dalle vespe».
Così il bambino che eri pensava.

 

4.

Durante gli anni della bicicletta,
la lentezza edilizia omaggiava
la pubertà con deserti macchiati,
fumo che s’innalza, io lo seguo,
che arriva a un punto, io lo perdo.
La luce stona chi guarda diretto
e ci impartisce lezioni sul sacro.

 

5.

Piano piano il tutto prende forma
abominevole in quanto a innocenza.
La strada sterrata cede
alla pece,
lo stridore balza di stabile
in stabile, schizza come la saliva
dell’ambulante –
gli rubano le arance,
le lanciano al buddista
che suona il tamburino per la pace.
E tu potresti morire, circondato
dai palazzi giallini.

 

6.

Le mamme avevano guance cascate,
si preoccupavano per le piastrelle,
per i loro figli inquinati.
I padri parlavano per strada – tu cercavi
di confonderti ai cespugli
ma quel pezzo di merda
vi stritolò il pacchetto.

 

7.

«Ti sfondo il culo, se parli ancora…»
«Tu me la succhi!»
«Vediamo un’altra volta!»
«Tu me la puoi solo succhiare!».

 

8.

Ti ritroviamo, rosso,
in Via G punto Ungaretti
che a otto anni sprintavi
verso il vialone;
tu che volevi sparire
e volevi restare,
essere uno che conta nelle strade
o avere la meglio almeno una volta,
tu che ora ti abbracciamo…

 

9.

Il cane lupo sferraglia avanti e indietro,
s’appende al recinto di ferro, rimbalza.
I rombi della rete tremeranno nello spirito
dopo il colpo di carabina
il maiale pende da una trave, capovolto.
I grandi discutono della quantità di sale,
tu con tua cugina vai a esplorare i terreni
e fai di un ramo lo strumento di difesa.

 

10.

«Liberi di spampanare rovinerebbero tutto
i figli della gran puttana» –
gli fa l’amico al padre e tossisce,
scatarra, manda la sigaretta
a fare in culo, abbassa
il finestrino, leva
la sicura, punta
la canna. La Ritmo avanza
a cinque all’ora
i fari puntano i saltelli
– niente luna, due spari, stop.

 

11.

Sei il sedicenne che accelera sul basolato,
la ruota che sgomma. Prendi Via Edison,
poi Via dei Roveri, via,
col diritto di non voltarti. Segui l’ombra
che monta e storce, lungo il viale che spacca
il paese – negli occhi porti i ricami
dei muri a secco, le chiuse.

 

12.

Chi si avvicina nell’altra direzione
ha la guardata strafottente,
la bocca aperta, è ossuto.
Tu hai il costume sotto e sei nessuno,
sei nessuno mischiato col niente.
Ti scansi, non sai cosa gli dice la testa,
quegli occhi in quale orbita sono.
Ti rechi in spiaggia.
Guardi all’altezza dei bagnanti,
fanno la fila per sciacquarsi.
Andare a piedi ci rende uguali
ma fino a un certo punto
subiamo tutti l’umidità.
Sopra le teste ci stanno i governi
che fanno fare gli incroci
ed emanano leggi sui vilipendi.

 

13.

Da queste parti molti parlano, parlano,
fanno del mondo quel che vogliono.
Pieghi il giornale, raddrizzi la schiena,
ti dedichi alla comanda.
Caffè, cannoli, sonnolenza,
dei pomeriggi resta la bianchezza,
il ventre di un fico spolpato,
una biografia impregnata
di appartamenti,
contrade di campagna.
Davanti a cittadini inermi
la costa brucerà,
serenamente. Assisterai alle nubi nere
come si assiste a una commedia.
Da queste parti non verrà l’apocalisse,
sta arrivando il latte di mandorla.
Resti seduto e la cosa balorda
è che vorresti elargire del bene.
La cameriera con l’ustione
procede a testa alta,
schiocca le labbra per attrarre l’animale
e mette a terra una ciotola d’acqua.

 

___________________

Testi tratti da Ordine del Sud, di Roberto Minardi (Industria&Letteratura 2024).

1 commento

  1. Sono squarci sulla vita che corre accanto, luci che si accendono ad illuminare ciò che solitamenre è cornice. La poesia di Roberto è come l’acqua che lava, porta al vero, al pulito.

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