Hans Magnus Enzensberger. Due poesie in traduzione collaborativa

 

a cura di Andrea Landolfi

Nella prima settimana dell’ottobre 2025 si è svolta a Rio nell’Elba la seconda edizione della Scuola estiva di traduzione letteraria CeST “Lorenzo Claris Appiani”, organizzata dal Centro Studi sulla Traduzione dell’Università per Stranieri di Siena in collaborazione con l’Università degli Studi di Siena e quest’anno dedicata alla traduzione dal tedesco. Erano previsti due laboratori, uno per la prosa, uno per la poesia, coordinati rispettivamente da Daria Biagi e dal sottoscritto. In quest’ultimo, a coronamento dell’intenso lavoro svolto, ci si è misurati con la versione collegiale, che qui si propone, di due celebri poesie di Hans Magnus Enzensberger (1929-2022).

Per l’impegno e l’entusiasmo profusi nell’impresa comune ringrazio le allieve e gli allievi Silvana Ameruoso, Giorgia Aquila, Maria Lea Cassisi, Elisa Chiaffi, Astrida Cobanaj, Caterina D’Ambrosio, Maria Di Domenico, Matteo Gallo Stampino, Sophia Goracci, Beatrice Occhini, Marta Pacciani, Annalisa Russo, Rosario Santomarco Terrano, Maria Nunzia Sciacca, Beatrice Sensini, Valentina Visone.

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Die Scheisse, 1964

Immerzu höre ich von ihr reden als wäre sie an allem schuld.
Seht nur, wie sanft und bescheiden sie unter uns Platz nimmt!
Warum besudeln wir denn ihren guten Namen
und leihen ihn
dem Präsidenten der USA, den Bullen, dem Krieg und dem Kapitalismus?
Wie vergänglich sie ist,
und das, was wir nach ihr nennen, wie dauerhaft!
Sie, die Nachgiebige
führen wir auf der Zunge
und meinen die Ausbeuter.
Sie, die wir ausgedrückt haben, soll nun auch noch ausdrücken unsere Wut?
Hat sie uns nicht erleichtert?
Von weicher Beschaffenheit
und eigentümlich gewaltlos
ist sie von allen Werken des Menschen vermutlich das friedlichste.
Was hat sie uns nur getan?

 

La merda, 1964

Di continuo sento parlare di lei come fosse tutta colpa sua.
Ma guardate come tenera e modesta si accomoda sotto di noi!
Perché mai macchiamo il suo buon nome
e lo cediamo
al presidente degli Stati Uniti, agli sbirri, alla guerra e al capitalismo?
Quanto effimera è lei,
e quanto durevole ciò a cui diamo il suo nome!
Di lei, la cedevole,
ci riempiamo la bocca
e intendiamo gli oppressori.
Lei, di cui ci siamo liberati, deve adesso liberare anche la nostra rabbia?
Non ci ha forse alleggerito?
Di morbida consistenza
e per natura non violenta
di tutte le opere umane è probabilmente la più pacifica.
Ma che c’ha fatto?

Haustier, 2003

Meine Traurigkeit ist mein Goldhamster.
Ich lasse sie nicht verhungern. Des Nachts
höre ich, wie sie scharrt, kratzt, wühlt
in ihrem Verschlag. Am Morgen,
wenn ich gut aufgelegt bin,
öffne ich manchmal das Gitter.
Dann huscht sie auf rosigen Pfoten hervor,
sucht mich heim, sucht nach Futter,
versucht mich mit bebenden Nüstern.
Sie schnuppert an meiner Hand,
bis ich die Geduld verliere,
sie am gesträubten Nackenhaar packe,
so, dass sie panisch die Augen rollt,
und setze die Quiekende nieder
in ihren Käfig. Mit einem Klick
lass ich den Riegel einrasten
hinter ihr und bin froh.

 

Animale domestico, 2003

La mia tristezza è il mio criceto dorato.
Non la lascio morire di fame. Di notte
sento come raspa, gratta, scava
nella sua casetta. Al mattino,
se son di buon umore,
qualche volta apro la grata.
Allora lei sgattaiola fuori sulle rosee zampette,
viene a cercarmi, cerca cibo,
mi tenta con narici frementi.
Non smette di annusarmi la mano
finché, persa la pazienza,
l’afferro per la collottola arruffata,
e mentre lei in preda al panico
squittisce e rovescia gli occhi,
la rimetto nella sua gabbietta.
Con un click faccio scattare il chiavistello
dietro di lei e sono contento.

 

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ornella tajani
ornella tajani
Ornella Tajani insegna all'Università per Stranieri di Siena. Si occupa prevalentemente di critica della traduzione e di letteratura francese contemporanea. È autrice dei libri Scrivere la distanza. Forme autobiografiche nell'opera di Annie Ernaux (Marsilio 2025), Après Berman. Des études de cas pour une critique des traductions littéraires (ETS 2021) e Tradurre il pastiche (Mucchi 2018). Ha tradotto, fra i vari, le Opere integrali di Rimbaud per Marsilio (2019), e curato opere di Rimbaud, Jean Cocteau, Marcel Jouhandeau. Oltre alle pubblicazioni abituali, per Nazione Indiana cura la rubrica Mots-clés, aperta ai contributi di lettori e lettrici.
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