Il prato

di Antonio Sparzani
Davanti al balcone di questo chalet, tutto in legno, in terra d’Alta Savoia, si stende un grande prato, grande, bello, un po’ in pendenza verso il sentiero che porta all’entrata, prato che, quando siamo arrivati qua, era ricchissimo d’erba, alta un metro, lussureggiante, inebriante, fastosa.
Ma questa emotiva descrizione che cosa esprime? Che conoscenza ho io di questo prato? Inevitabilmente, per il momento, una conoscenza parziale; se volessi qualcosa di più accurato, dovrei cominciare a guardare da vicino le erbe che affollano il terreno, conoscere e distinguere i cardi, gli anemoni, le genziane e tutte quelle che per molti sono soltanto “erbe” ma che, se ben osservate da un esperto botanico, rivelerebbero caratteristiche assai molteplici, nomi variopinti, proprietà spesso interessanti per altri scopi, medici, curativi, estetici vari.
Per migliorare la conoscenza del prato occorrerebbe poi uno zoologo, che dovrebbe conoscere tutte le specie di insetti che abitano tra le piante e dovrebbe anche classificare tutti i vermi o piccoli animali che si annidano nella terra o che si spostano nascosti nel loro “bosco”. E servirebbe poi un chimico che pure dovrebbe conoscere l’esatta composizione di ogni elemento di questo prato, erba, terra e animali.
Tutte richieste pesanti, forse vagamente ragionevoli; ma poi arriva il fisico, apriti cielo, che ne ha molte altre: deve sapere la temperatura in ogni punto del prato, la densità della terra, sempre in ogni punto e soprattutto, il fisico post-newtoniano, deve conoscere tutte le precedenti variabili in ogni istante di tempo, ovvero in funzione del tempo.
Un’impresa completamente impossibile, e anche inutile a questo livello di ampiezza – cosa importa all’artista che vuol ammirare, e magari dipingere, il prato la composizione chimica del terreno, o la sua temperatura – ma la cui dettagliata descrizione ci fa capire una cosa fondamentale, cui solitamente non si sta a pensare, ma di cui, pare a me, è importante prendere, una volta nella vita, coscienza: ogni conoscenza è parziale.
Voi direte che questa deduzione è altamente non giustificata: come faccio a inferire, da un ragionamento su questo straordinario prato, un’affermazione che riguarda qualsiasi conoscenza, e avete, sembrerebbe, ragione da vendere! Però vediamo.
Io vi ho trascinato fin qui, per farvi conoscere il bel libro di Carlo Rovelli,
Sull’eguaglianza di tutte le cose – lezioni americane (Adelphi, 2025), nel quale questa tesi viene ampiamente allargata, argomentata e condivisa. Ed è appunto il libro che ha fatto prender coscienza anche a me, fisico, di questa circostanza.
Ecco uno dei passi in cui Rovelli afferma in modo molto netto e incisivo la sua idea: “La nostra conoscenza, come tutti gli altri aspetti della nostra vita spirituale e mentale, è quindi finita, incompleta, e niente la garantisce. Sono finiti ed estremamente imperfetti tutti i concreti processi mentali di gestione della conoscenza” (p. 174). Frase che, già da sola, va ben oltre quello che abbiamo imparato dal prato.
Gli esempi e gli argomenti che porta Rovelli sono molti e, per me, convincenti e io vi invito, anche prima di guardare, casomai, il libro, a farvi molte domande sul mondo e su di voi, che, comunque, appartenete al mondo, non ne siete fuori.
Riuscite a trovare una conoscenza che non sia, per qualche aspetto, parziale?
Provate.
Il libro di Rovelli non si limita certo a questo; parla anche della struttura della cosiddetta “conoscenza scientifica” e di come essa non sia “di un altro tipo” rispetto alla conoscenza dell’uomo della strada, ma sia anzi ad essa collegata da molti gradi intermedi. Parla del ruolo svolto dai concetti di spazio e di tempo nella vita nostra e nelle teorie scientifiche, parla di meccanica quantistica, di gravità quantistica e in generale della natura e del valore della scienza, e ne parla in modo molto diretto, quasi colloquiando piacevolmente con la lettrice e col lettore.
L’aspetto della parzialità della conoscenza è forse quello che più mi ha colpito e quindi l’ho subito applicato a ciò che avevo di fronte, questo bellissimo prato; e questo volevo condividere con voi.
