Opera

di Paolo Castronuovo

 

1. (e vai di asfalto)

e vai di asfalto
che l’analfabeta si faccia gli occhi
segni la croce per farci strada con la matita,
lì dove cresce l’erba
noi copriremo tutto
immondizie, alberi e schede nulle

vai di asfalto perché bisogna correre
lungo queste elezioni
i muri vanno lavati
i manifesti non si incollano
se c’è un pezzo di avversario sotto
potrebbe sembrare storto il naso del presidente

in propaganda dobbiamo urlare,
urlare più del popolo
ma con le stesse parole
la politica non esiste, è solo incomunicazione
una lotta tra noi per la presenza

tu asfalta intanto schiavo
sei fortunato
ti ho trovato un posto prima del voto
stai certo
sarai l’unico a portare un buono pasto a casa

 

 

 

2. (il cimitero zincato)

sembrano epitaffi gli slogan
affissi su lamiere
e quei sorrisi di antimonio
che invitano alla caricatura
una settimana enigmistica
lasciata all’imbianchino
per non sporcare il battiscopa

 

 

 

4.

la cassetta della posta è ingozzata
le infilo due dita in gola per liberarla dalle bollette
e dalle offerte del discount
tra volantini e pubblicità
mi chiedo se solo tutta questa carta
questi alberi abbattuti
e l’impegno della raccolta
potessero riciclarsi in poesia
per arricchire gli assessorati

 

 

 

8. (il cimitero ittico)

a galla si respira male
il mare ha perso il suo odore
antistaminico e decongestionante
è una lastra di pesci palla
un feto nuota in mezzo al mediterraneo
una vasca di bolle
i genitori l’hanno raccomandato di aspettare
mentre gli scafisti puntavano coltelli
e con la pompa piegata in due frustavano
un futuro impossibile
un approdo alla speranza
un ortaggio da raccogliere
prima di diventare tutti dello stesso colore

 

 

 

9.

approdarono alla magna grecia in piena estate
accadrà anche quest’anno
le palestre libere di alunni
gli unici luoghi ospitali

tanti hanno ascoltato le loro storie
io avevo degli strascichi di panico
non potevo stare lì in mezzo

in una busta misi calze, mutande, abiti nuovi,
alcuni da lavoro – un po’ sporchi di pittura,
qualsiasi cosa potesse aiutarli,
erano spogli anche del coraggio caricato all’altra costa

tra i capi c’era una maglia di superman
la usavo solo alla vendemmia
un capo fresco dalle maniche stracciate

due giorni dopo la consegna ai volontari
la vidi in tv addosso a un senegalese
buttato nei campi a lavorare per circa sedici ore
e nonostante ciò, sorrideva

 

 

 

10. (il cimitero rosso)

il sole non è ancora sorto
si sta rigirando appena tra le lenzuola
mentre le serre già brulicano di
tute acetate e doppie maglie
provenienti da associazioni o bidoni sigillati
affettati con la mola

bisogna delinquere o mendicare per coprirsi
percorrere chilometri al buio di un furgone
per diventare formiche sui sanmarzano

raccogliere / caricare / svuotare
il tempo stringe per salvare l’economia
la voce del padrone lo ripete per sedici ore
prima di lasciarli marcire
assieme ai pomodori nelle baracche

quando il sole muore

 

 

 

14. (il cimitero di polveri)

è uscita da un rudere una signora
per buttare l’immondizia
in una busta i resti del pranzo
nell’altra i suoi capelli
perché non voleva vedere la caduta
le piogge acide
i venti rossi depositati sul guardrail
e il cielo di un colore venuto dallo spazio
la spuma espansa le ha occluso i bronchi
mentre suo marito la teneva in vita
alimentando la sua malattia con le colate –
lui era uscito qualche giorno prima
per buttare l’immondizia
ma credo sia passato
a comprare le sigarette

 

 

 

23.

non ho più parole da dire
i versi si accorciano
all’aumentare dello sdegno
siamo zombi in un tritaossa
limacce nel natron
non abbiamo niente da perdere

né da conquistare

vado a tuffarmi
da quella torre
nel paradiso dello ionio
a spegnere le fiamme
di questi inferi

 

 

 

Poesie tratte da E vai di asfalto, apparse per la prima volta in La croce versa (Effigie, 2022) e successivamente rieditate e inserite in Opera. 2004–2024 (Il Convivio, 2025). Scrittura esistenziale e volitiva quella di Castronuovo, non indulge nell’autocommiserazione, piuttosto insiste a calarsi nella materialità di un Sud abraso, dove il cemento, l’immondizia e le ferite dello sfruttamento formano un corpo che chiede di essere riconosciuto, e quindi di vivere. Il dettaglio lampante, scandaloso, urla una richiesta di giustizia che resta sospesa, senza destinatario certo, e riconfigura il paesaggio ben oltre i confini amministrativi e le vedute amene. Qualcosa continua a covare in questa terra che brucia, un’altra terra che non coincide con quella imposta dalla violenza degli sfruttatori. A sigillare l’invito alla lettura, le parole di Antonio Moresco: «Conosco e leggo Paolo da tempo. È uno che ci dà dentro. Andategli incontro, leggetelo!».
Paolo Castronuovo (1986) è poeta, editor, direttore di collana e musicista noise pugliese. Ha pubblicato raccolte poetiche, volumi d’artista e romanzi per editori tra cui Castelvecchi, Effigie e Il Convivio. È tra i curatori italiani di H. P. Lovecraft per averne tradotto i versi. Dirige la collana di poesia, prose e rarità «Occhionudo» per Il Convivio Editore. L’insieme della sua produzione poetica è raccolto nel volume Opera. 2004–2024 (Il Convivio, 2025), un ri-attraversamento di vent’anni di scrittura che ne restituisce continuità e metamorfosi.

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Renata Morresi scrive poesia e saggistica, e traduce. In poesia ha pubblicato le raccolte Terzo paesaggio (Aragno, 2019), Bagnanti (Perrone 2013), La signora W. (Camera verde 2013), Cuore comune (peQuod 2010); altri testi sono apparsi su antologie e riviste, anche in traduzione inglese, francese e spagnola. Nel 2014 ha vinto il premio Marazza per la prima traduzione italiana di Rachel Blau DuPlessis (Dieci bozze, Vydia 2012) e nel 2015 il premio del Ministero dei Beni Culturali per la traduzione di poeti americani moderni e post-moderni. Cura la collana di poesia “Lacustrine” per Arcipelago Itaca Edizioni. E' ricercatrice di letteratura anglo-americana all'università di Padova.
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