I poeti appartati: Véronique Pittolo

La rivoluzione in saccoccia
di
Véronique Pittolo
(traduzione di Luigi Toni)
Spero che funzioni.
(no, penso che funzionerà).
Venderai.
(Venderò).
Oggi basta poco, morte, depressione, colpi di
scena, funziona.
Il tuo tema tira, è un soggetto che vende.
Appena si parla di corruzione e compagni, è fatta.
Ma ci vuole un taglio commerciale,
la tua rivoluzione va messa sul mercato
e dal punto di vista del tornaconto.
Devi dimostrare che le rivoluzioni fallite
di oggi gettano un’ombra
su quella che abbiamo vinto ieri.
Per esempio, un attore interpreta Robespierre,
si prende sul serio e finisci per credersi davvero l’Incorruttibile,
si prende troppo sul serio,
e tu, intanto, fai entrare il servizio d’ordine, di nascosto
e zac, non resta più nessuno.
Con la testa di Robespierre ci fai mil-
-ioni.
La tua rivoluzione la puoi vendere al mercato, al
Senato,
alle associazioni…
(andrà bene…)
Bisogna fare briefing e debriefing a chi vuole entrare
nel gioco.
Da solo non ce la puoi fare.
Un paio di amici, un anfiteatro, una selva
di microfoni.
Cuffie amplificate in testa, ed ecco:
la rivoluzione comincia.
Monta uno schermo, fai sentire le urla.
Bene.
Le nozioni si mescolano, corrente elettrica
sulla testa di tutti.
Dunque: un’inquadratura ammiccante, qualche appuntamento,
una riunione.
Una riunione per assegnare i ruoli.
Mirabeau può fare Danton, Saint-Just somiglia
a Rousseau.
Crea delle squadre affiatate, una caffetteria aperta giorno e notte.
Nell’anfiteatro rivoluzionario, ci saranno dei microfoni,
un’infinità di microfoni, invisibili
coperti dal brusio.
Se è in grado di smascherare i traditori, la tua rivoluzione
renderà molto.
Mettili in competizione, sistema i personaggi
e poi aspetta:
Chi dice ridurre le disuguaglianze riceverà
un timido applauso.
Chi dice borghesia farà affari.
Ricordatelo: ogni parola pesa.
Ogni parola vale.
Ogni parola può essere
quotata in borsa
Nota di Luigi Toni
Il testo qui presentato è tratto da La Révolution dans la poche della poeta e performer francese Véronique Pittolo. Nel libro, un narratore multi-funzione — insieme giornalista, poeta, consulente di comunicazione, scenografo — espone una visione dell’attualità e della storia attraverso un movimento continuo di andata e ritorno tra il mondo contemporaneo e l’immaginario del 1789. La Rivoluzione francese non vi appare come un monumento remoto, bensì come una riserva simbolica, un capitale di figure e parole che ritorna, deformato, nel linguaggio politico e mediatico di oggi.
Pittolo interroga con forza le nozioni di alienazione ed emancipazione, di cittadinanza e memoria collettiva, chiedendosi in che modo sia ancora possibile parlare di rivoluzione senza ricadere nella cronaca, nel commento storiografico o nella retorica vuota. La sua scrittura procede per reincarnazioni improvvise e détournements ironici: Robespierre, Marat, i grandi nomi dell’utopia rivoluzionaria diventano personaggi familiari, maschere disponibili, elementi di un teatro contemporaneo dove la politica si trasforma in spettacolo.
Con humour corrosivo, La Révolution dans la poche mette a nudo il lessico capitalistico e la sua logica pervasiva: la comunicazione e il marketing appaiono come le tecniche dominanti di un gioco politico ridotto a operazione commerciale. La rivoluzione stessa diventa un prodotto, un “tema che tira”, qualcosa che può essere venduto sui mercati, nelle istituzioni, nelle associazioni. In questo rovesciamento satirico si concentra una critica radicale alla ragione cinica del presente e all’impotenza di fronte all’ipercapitalismo.
Nata nel 1960 a Douai e attiva a Parigi, Véronique Pittolo è stata premiata dalla Société des Gens de Lettres nel 2004 e conduce regolarmente laboratori di scrittura per l’Éducation nationale, in scuole d’arte, in carcere e in ambito ospedaliero. La sua opera è attraversata da una fitta rete di riferimenti: la storia dell’arte, il cinema (da Hitchcock a Godard), la letteratura moderna e la cultura popolare convivono in un’estetica del montaggio, fatta di fratture, accelerazioni e cambi di registro.
Questa traduzione tenta di restituire, per quanto possibile, l’energia spezzata e performativa, conservando il ritmo dell’enjambement come dispositivo essenziale: è nella cesura del verso che il discorso si incrina, che la parola politica mostra la propria natura di merce e, insieme, la possibilità di un nuovo immaginario della contestazione. La poesia di Pittolo, proprio là dove smaschera la spettacolarizzazione del politico, riapre una domanda urgente: che cosa resta oggi della Rivoluzione, e come reinventarne ancora la lingua?
La révolution dans la poche
di
Véronique Pittolo
J’espère que ça va marcher
(Je pense que ça va marcher).
Tu vas vendre.
(Je vais vendre).
Aujourd’hui, dès qu’il y a mort, dépression, retourne-
ments, ça marche.
Ton sujet porte, c’est un sujet porteur.
Dès qu’il y a corruption et camarade, c’est bon.
Mais il faut un angle commercial,
ta révolution doit être traitée commercialement et
d’un point de vue intéressé.
Tu dois montrer que les révolutions avortées
d’aujourd’hui jettent une ombre
sur celle qu’on a gagnée hier.
Par exemple, un comédien jouera Robespierre,
il se prendra réellement pour l’Incorruptible,
s’échauffera,
alors tu fais monter le service d’ordre en douce
et couic, plus personne.
Avec la tête de Robespierre, tu peux gagner des mil
-lions.
Ta révolution, tu peux la vendre sur les marchés, au
Sénat,
dans les associations…
(ça va aller…)
Il faut briefer et débriefer ceux qui veulent tenter
L’aventure.
Seul, tu n’y arrives pas.
Quelques amis, un amphithéâtre, une brochette
de micros.
Avec un casque amplifié sur les têtes, voilà que ta ré-
volution commence.
Installe un écran, fais jaillir des cris.
Bien.
Toutes les notions vont se mêler, du courant électrique
sur toutes les têtes.
Donc, un angle commercial, quelques rendez-vous,
une réunion.
Une réunion pour l’attribution des rôles.
Mirabeau peut faire Danton, Saint-Just ressembler
à Rousseau.
Soude les équipes, installe une cafétéria jour et nuit.
Dans l’amphithéâtre révolutionnaire, il y aura des mi-
cros,
des micros innombrables et invisibles que le brouhaha
couvrira.
Si elle sait démasquer les traîtres, ta révolution rapport-
era beaucoup.
Sur un mode compétitif, place tes personnages puis
attends :
Celui qui dit qu’il faut aplanir les inégalités sera légè
rement applaudi,
avec l’expression bourgeoisie, il fera son beurre.
Il faut considérer que chaque mot compte et peut être
côté en bourse.
