Splendore nel bosco
di Paolo Vernaglione Berardi

Ivan Fantini, chef sopraffino, vive insieme alla compagna Paola Bianchi in una casa nel bosco, senza luce, acqua, gas e senza denaro. Ma, a differenza della rivendicazione naturista-reazionaria della famiglia catturata nel sovranismo strapaesano e ignorante, da tempo ha fatto esodo dalla farsa oscena del potere.
Il baratto e il recupero di legna e cibo, la danza di Paola, coreografa da sogno, sono “il lusso della povertà” come dice Ivan nella intensa intervista con Leonardo Mastromauro, in anonimo fra gli anonimi (Cronache Ribelli, collana “archeologia del presente”, pp. 48, 8 €.).
La libertà, per loro, non è vivere nell’isolamento programmato, permeabile ad ogni cattura del discorso della civiltà, ma è la forma di vita indisciplinata che segue gli orari del giorno e la sequenza delle stagioni e del lavoro degli ingredienti con cui “fanno politica”. Il che significa che, da molto tempo, Paola e Ivan non mangiano, non bevono, non leggono, non ascoltano e non vestono con ciò che desiderano, ma con ciò che viene loro da altre persone.
Tutto comincia da una depressione. Anni fa, con l’idea di abbandonare tutto, l’anonimo comincia a disboscare un bosco con pendenza al 38% per farlo diventare un orto per la sopravvivenza alimentare.
Con tre casse di mele trovate sul ciglio di una strada comincia a fare marmellate con la pectina naturale generata da bucce e semi e con la macerazione notturna con zucchero di barbabietola.
Nel boscost’orto , che è anzitutto un luogo di ascolto, si arriva con qualcosa e si porta via qualcos’altro, dopo enormi discussioni di ore intorno al tavolo. A sette anni Ivan inizia a cucinare a casa ciambelle, tagliatelle, piade, lasagne e cannelloni; si iscrive all’alberghiero e viene assunto in un ristorante della riviera romagnola, mentre suona in un gruppo punk. Agli inizi degli anni novanta entra in un circolo ARCI, si licenzia dai due ristoranti in cui lavorava, prepara crepes e concerti nello spazio-locanda annesso e, tra teatro, danza, cene, digos, polizia e banche, scopre, nelle parole di un giornalista penetrato in quegli oscuri luoghi culinari, di essere il più abile cuoco del circondario. Seguono controlli e l’inevitabile chiusura del locale. Chiamato in diversi festival teatrali e nelle house gallery a Roma, apre una mostra di Kounellis e al Macro realizza installazioni fruibili con il cibo. Alla Biennale Teatro ne realizza una imponente per l’impagabile “Societas Raffaello Sanzio”, gruppo di sperimentazione teatrale anni ottanta di rara potenza creativa.
Nei primi anni duemila Ivan Fantini e Paola Bianchi vivono e lavorano in un mulino ristrutturato del ‘300. Un successo, ma con le leggi sui controlli di qualità haaccp, arrivano le multe, i debiti e l’osteria chiude. Ivan si ammala e inizia a scrivere. Da allora, come sa chi scrive davvero, la vita si trasforma e tutte le parole che si mettono su carta devono essere efficaci. Per fortuna, un amico, proprietario di una casa editrice in fallimento, lo pubblica in 300 copie e 100 le vende la sera stessa ai contadini.
Fantini è autore intelligente, rabbioso e colto, che ha realizzato una forma di scrittura che impiega residui biografici in saporose salse in cui esplode l’infanzia. Poichè si scrive per urgenza e non per blaterare di editoria e fare l’apoteosi di se stessi, Ivan smette e rifiuta di partecipare a festival ed eventi in cui si ciancia di recupero, che viene messo nelle mani di chef dai nomi altisonanti, con cene da 130 euro a persona. É una questione di come stare al mondo con il tuo nemico, dice.
Stare tra gli alberi, estirpare edere, formare giacigli, creare un luogo accogliente per nessuno, non fà “stare nel buio”. Si continua a seminare cose che non produrranno nulla, tranne che un convivio per animali selvatici. Si tratta di quel quotidiano lavoro improduttivo che ha molto a che fare con lo scrivere che, se è davvero tale, consiste in una pratica vitale, un pò come quello che Foucault chiamava ‘giornalismo filosofico’. Per questa ragione ci vuole coraggio a smettere di essere cittadino per essere ultimo, per essere nel mondo ma non “del” mondo. “Ma quando ci riesci scopri che hai vinto”.
