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La città nera

di Marco Rovelli

Mauro Baldrati è un habitué della rete: redattore del blog collettivo La Poesia e lo Spirito, scrive spesso anche su Nazione Indiana. Adesso dalla rete la sua firma si trasferisce sulla carta, con La città nera (Perdisa editore). Si tratta di una distopia in piena regola, un futuro che ci attende tra gli infiniti possibili, e il peggiore immaginabile, tracciato come punto di fuga a partire dal tempo presente. Da questo punto di vista, un romanzo pop come questo è decisamente un romanzo sociale. E’ il 2106, in un mondo dove le risorse sono scarse e la violenza è endemica: ma di questo mondo Roma è il capo all’incontrario, la “natural burella” che addensa il peggio. La città nera, in molti sensi. Nera perché in mano alla Guardia Pretoriana , che la governa con mano brutale, mediante agenti strafatti di droga che impongono il loro “ordine”, in nome e per conto di un governo che ha tutti gli stigmi del fascismo. Una violazione continua di ogni diritto umano, consentita dal resto del mondo perché un gorgo simile fa comodo ai traffici criminali di tutti. In questa Roma che è un campo in cui domina il terrore, e dove la gran parte della popolazione è ridotta al rango di “spettri”, clandestini che non hanno alcuna cittadinanza, e che si organizzano in bande e campi fortificati, si muove il sergente Draghi, un poliziotto che viene coinvolto dal governo per fermare un misterioso killer che, a quanto pare, è stato chiamato dalla Resistenza. La narrazione tiene fino in fondo, costruita sapientemente, e si fa divorare: si vede che Baldrati si è nutrito dei grandi autori americani della fantascienza sociale, ma anche di cinema, fumetti – nonché del suo ex lavoro di fotografo, che lo portò a realizzare una mostra, che girò per tutta Europa, sulle bande giovanili – che in questo romanzo diventano neotribali. Neotribalismo che erompe in una memorabile scena in una discoteca, dove uno “spettro” viene impiccato pubblicamente per la gioia dei festanti.

(pubblicato su l’Unità, 15/5/2010)

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marco rovelli
marco rovelli
Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone.
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