di Flavio Marcolini
Ricevo questo intervento che pubblico molto volentieri. Non ho la tivù, e purtroppo non ho ancora seguito le lezioni televisive di Busi che ci segnala Marcolini. Voi sì? Che ne pensate? Ma a prescidere dal grande Aldo Busi, mi sembra un’occasione per continuare a riflettere sull’atteggiamento degli intellettuali verso la televisione (andarci?, non andarci?) e in generale su un impegno culturale più popolare (o, per meglio dire, più pop), che tenga conto delle classi poco alfabetizzate e molto telebetizzate. T. S.
Non si può non dire tutto il bene possibile dell’opera di educazione civile che Aldo Busi da almeno vent’anni propone al paese. Se oggi l’Italia è un po’ più libera, colta, umana, lo deve anche ai suoi libri.
Ma stavolta lo scrittore di Montichiari si è imbarcato in un’impresa per molti osservatori più che discutibile. Ha accettato di condurre da febbraio a maggio una serie di lezioni settimanali sull’importanza della lettura (ma della cultura più in generale, visto lo stato di abbandono in cui versano le menti degli allievi) agli “Amici” di Maria De Filippi, il reality show quotidiano di Canale5, seguitissimo dagli adolescenti.

Tradotto per la prima volta in italiano lo 

Dalla Mezzanotte di sabato 20 marzo sino alle 6 della mattina di domenica 21 marzo 20 scrittori si succederanno in diretta al microfono di Radio3 per dar voce alla nuova e sostanziosa raccolta di racconti La qualità dell’aria. Scrittori di questo tempo, edita da Minimum Fax, dal 20 marzo nelle librerie italiane.
Se Riccardo Ferrazzi ha fatto fatica ad arrivare in fondo al discorso di Veronesi, io ho addirittura saltato qua e là perché proprio non ce la facevo.

Conoscete il CERIT (Centro Riscossione Tributi)? Ne sentirete parlare parecchio negli anni a venire. Si tratta di recupero crediti, un titolo sicuro nella borsa del futuro.
Ma-ia-hii
Rispondo in ritardo alle reazioni suscitate (su l’Unità, 
Lello Voce ha aperto un bellissimo sito molto ricco (
Come è noto i Subaltern Studies – così come anche i Postcolonial Studies – sono nati in un preciso milieu geo-politico; a parte il caso di Edward Said, il quale risulta piuttosto esserne fra gli ispiratori, si tratta per la gran parte di intellettuali indiani – alcuni dei quali insegnano in università occidentali – che tra gli anni ’70 e ‘80 del secolo scorso hanno portato un attacco frontale alla tradizione storica nazionalista indiana e a quelli che erano e sono chiamati Area Studies, veri e propri studi governamentali dedicati all’analisi storico-antropologica di enormi aggregati di territori e popolazioni che, anche in tal modo, sono stati unificati/esotizzati dai poteri transnazionali.