
di Gianni Biondillo
Herta Müller, Il paese delle prugne verdi, Keller, Rovereto, 2008, 254 pag., traduzione di Alessandra Henke
Keller Editore è una piccola casa editrice di Rovereto che pubblica libri davvero belli. Belli per la carta, la copertina, il formato. E per la selezione dei testi di autori europei spesso difficili da reperire in Italia, come questo Il paese delle prugne verdi di Herta Müller, scrittrice rumena di lingua tedesca. Rendo subito onore alla traduttrice che ha accettato l’improba sfida di restituire in italiano un libro così complesso, con una lingua lirica e asciutta, che ricorda vagamente (ma è un accostamento difettoso) quella di Agota Kristof.
Il paese delle prugne verdi parla dell’amicizia fra la la protagonista, io narrante del libro, e tre suoi compagni di studi, sotto la cappa opprimente della dittatura di Ceauşescu; amicizia che nasce e si salda dopo il suicidio di una loro giovane amica, Lola. La narrazione pare sospesa in un tempo fuori dalla Storia, in un paese che assomiglia a un enorme campo di concentramento, dove le pressioni psicologiche e la povertà profonda hanno messo in ginocchio un intero popolo, tratteggiato come sconfitto, animalesco, primordiale, impossibilitato al riscatto.
Anche solo leggere libri stranieri, o declamare semplici versi può essere interpretato come sovversivo dalla polizia locale, anche solo scriversi una lettera può diventare una sfida al potere costituito, il quale, ottuso, colpirà duramente l’innocente amicizia dei quattro ragazzi. Per descrivere tutto ciò il libro assume una coloritura cupa, asfissiante, angosciante. Non c’è via di fuga, e l’idea stessa dell’espatrio può non essere salvifica per chi la formula.
Il titolo originale, Herztier, è un neologismo della autrice quasi intraducibile (è qualcosa come “la bestia del cuore”). Questo per far capire la difficoltà di restituire in italiano la ricerca linguistica e immaginifica del romanzo. Che, in fondo, forse romanzo non è. È, semmai, un vero e proprio poema in prosa, con i ritmi e i tempi tipici della lirica. Un libro difficile. E necessario.
[pubblicato su Cooperazione n. 34 del 19 agosto 2008]
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5 commenti
Un libro su un mondo in cui i libri potevano essere pericolosi.
Bene queste segnalazioni.
Interessante recensione…
però di necessario rieso a vedere solo il pane!
:-)
C.
Io abolirei da tutte le recensioni prosa asciutta e libro necessario.
Morgillo ho già risposto a questo tipo di commenti, ma mi ripeto volentieri: nell’idioletto critico dire “prosa asciutta”, o dire “libro necessario”, spalanca mondi di significati. E tu lo sai meglio di me. L’esercizio di queste mie recensioni è riuscire a dire tutto in neppure 2000 battute. Forse lo faccio male, ma se uno solo legge un libro come questo della Muller grazie alle mie parole io ho vinto la mia scommessa.
in un periodo di formidabile e vacua verbosità una prosa asciutta mi sembra già necessaria.
trovo straordinario che una piccola città come Rovereto vanti due attente e raffinate case editrici. Zandonai, che ha da poco pubblicato Zoederer e Boris Pahor e Keller, che oltre a Herta Mueller pubblica il peruviano Santiago Roncagliolo, il polacco Dobrzaniecki e Richard Aleas.
epigoni della Serenissima?