Oggi inaugura la 50a Biennale di arte contemporanea

da Non toccare la pelle del drago, di Giuseppe Genna, Mondadori 2003, pagg. 169-170:

Abbordò il banco del bar interno al primo hangar. Un gruppetto di piloti privati stava discutendo di clima, di altitudini, del mercato clandestino di opere d’arte che si appoggiava su voli non di linea.

Cameron ascoltava bevendosi un’aranciata. Pensò: mercato di opere d’arte. Pensò: il Francese naviga bene tra i paradisi fiscali. Forse il Francese si era già mosso in precedenza da Parigi coi voli privati.

Cameron entrò nella conversazione. I privati ridevano. Aneddoti alla grande: conosco uno in vista che, a proposito di mercato clandestino dell’arte, ha in casa un vero Picasso non tassato – è il marito di Cherie Blair; no, dico, avete davvero presente la faccia della moglie di Blair? I piloti ridevano.

Conosco l’amante di Salvador Dalì. Chi, Amanda Lear? Sì, il trans più famoso d’Europa. Beh, lei dipinge e i suoi quadri sono quotati; i critici dicono che si ispira a Bacon; lei risponde che non è il bacon, sono proprio le uova strapazzate a cui si ispira. I piloti ridevano.

Conosco un pezzo grosso del mercato clandestino dell’arte che si è messo in un giardino César – avete presente?, quello che fa cumuli di lamiere e spazzatura; un giorno arrivano a fargli un lavoro degli operai, lui è fuori, sta trattando un Pollock clandestino, e per fargli un favore gli operai gli liberano il giardino da quell’immondizia di lamiere, le buttano in discarica – il tizio ha perso tre miliardi, tre miliardi valeva il César, e non ha potuto neanche denunciare gli operai. I piloti ridevano.

C’è Pomodoro, un italiano che costruisce ruote assurde in metallo, gigantesche, è uno che ha fatto gli accordi commerciali con una galleria importante, la galleria ha imposto a certe amministrazioni di metropoli di acquistare queste robe che ruotano su di sé quando si sposta il vento, ma il mercato gli è crollato quando una di queste ruote, in un giardino a Milano, ha stritolato tre bambini – la ripova che l’arte contemporanea fa male. I piloti ridevano.

Conosco uno che usava i piper per portare oltreconfine opere di giovani artisti per cui il mercato impazziva, ma una volta non ce l’ha fatta a usare il piper. I piloti chiesero in coro: perché? Perché l’opera in questione era un piper – voi che fate i voli privati pilotate fisicamente il mercato dell’arte, lo sapete? I piloti ridevano.

Conosco uno che ha prenotato un piper, voleva portare oltrefrontiera un’opera d’arte, si è presentato con una tutta piercing, il pilota del piper ha chiesto dove fosse l’opera da caricare, il tizio ha indicato la ragazza coi piercing, ha detto: è lei l’opera d’arte, è una performance. I piloti ridevano.

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1 commento

  1. Questa cosa di G. Genna anche a leggerla tre volte non l’ho mica capita. E’ una contestazione ironica dell’arte contemporanea? oppure una contestazione ironica del pubblico stolto?

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