Bloggers, siete peggio di Liala!

16 giugno 2003
Pubblicato da

di Tiziano Scarpa

Sommario di questo intervento:
I diari in rete fanno pena.
Sono autocensura giornaliera in pubblico.
Enormi spazi di espressione libera sprecati a raccontare fuffa.
Nessuno ha il coraggio di descrivere il trauma e la gioia di essere vivi.

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Io sono molto contento che esista lo strumento del blog.

nazioneindiana.com non sarebbe possibile senza l’agilità tecnica dell’autopubblicazione in rete, altrimenti detta blog.

Mi hanno divertito gli articoli di denigrazione che molti giornalisti hanno dedicato al mondo dei blog nei mesi scorsi.

Era una faccenda di lotta di classe. I giornalisti che parlavano male dei blog in realtà sprizzavano invidia pura: “Ma come, io devo chiedere al mio caporedattore il permesso per scrivere su qualsiasi cosa, e questi qui in rete sono completamente liberi di dire ciò che vogliono su tutto? Scherziamo?”

Ma non sarei sincero se non parlassi anche della lotta di classe fra scrittori e bloggers.

Noi autori di libri eravamo (e siamo ancora) invitati sui giornali a rappresentare la voce dell’io.

L’io non ha voce. Lo si intervista ogni tanto per la strada. Altrimenti il giornalismo deve essere impersonale. Oppure, per incontrare l’io sui giornali ci deve essere la grande firma. L’esperto. La personalità autorevole. Costoro sono autorizzati a usare la parola “io” in pubblico.

Spesso molti giornali mi hanno chiesto articoli con un’impostazione personalistica: “mettici il tuo punto di vista, racconta un’impressione tua, parla di una cosa che ti è capitata e che c’entra con questo argomento…”

Sui giornali, il lavoro sporco dell’io lo facevano gli autori di libri, i narratori, i cosiddetti scrittori.

Poi cos’è successo?

E’ successo che tutti si sono collegati in rete.

Perché?

Perché fra il 1999 e il 2000 c’è stata una grossa campagna pubblicitaria. Cioè una grossa campagna economica.

Ve li ricordate i cd-rom che ci venivano regalati dappertutto, per la strada, sui giornali, nelle stazioni, nei centri commerciali, con i programmi autoinstallanti per la connessione in rete?

Italiani! Collegatevi. Connettetevi. E’ facile. Pensiamo a tutto noi. Non avete più scuse.

Ci siamo connessi in massa. L’economia virtuale si è gonfiata a dismisura. Avevo amici che non sapevano neanche che cosa volesse dire giocare in Borsa, non avevano mai comprato azioni, eppure hanno guadagnato cento milioni di lire in tre mesi investendo nella new economy (io no: dopo essermi connesso insieme alla grande ondata di ultimi arrivati del 1999-2000, ho finalmente imparato a mandare e ricevere mail, leggere notizie in rete, usare i motori di ricerca, visitare siti porno). Poi si è sgonfiato tutto. Quegli stessi soldi, i miei amici li hanno persi in poche settimane: per ostinazione e incredulità non hanno mollato l’osso, non hanno venduto le azioni, e ci hanno pure rimesso qualche milione di tasca propria. Poi hanno smesso, si sono leccati le ferite.

Qualcuno, in alto e negli interstizi, ci ha guadagnato di sicuro, come sempre. Ma non è di questo che volevo parlare. Quel che volevo far notare, è che questa vicenda ci ha lasciato un’eredità politica, culturale. Una nuova fase. Sarà anche stato per incentivare l’economia che è stata data un’impressionante spinta al virtuale di massa, ma il risultato reale, dopo che ci siamo familiarizzati con Internet, dopo che abbiamo imparato a mandare e ricevere mail, leggere giornali in rete, usare google e visitare siti porno, è questo: adesso c’è uno sterminatopullulare di io, di diari, di persone spesso anonime, con un nomignolo di copertura, che parlano dei fatti propri, che sputano sentenze su qualsiasi cosa, che dialogano a tu per tu con il Papa, con Bush, con Kafka, che stroncano concerti d’avanguardia e film di cassetta …

A tu per tu. Se dovessi dare una definizione della nostra epoca, direi che oggi vige l’“a tu per tu”.

(“Per favore leggi il mio blog”, mi ha chiesto un semisconosciuto qualche giorno fa. Sono andato a visitare il suo blog. Conteneva un unico post, dodici righe in tutto. Nient’altro. L’aveva aperto il giorno prima. Capite? Quella stessa persona, anche solo un anno fa, avrebbe dovuto perlomeno fare delle fotocopie, scegliere una decina di pagine di suoi racconti, cercare il mio indirizzo, spedirmeli. Oppure allegarli a una mail. Ora può aprire un blog e, il giorno dopo, scrivere a un autore quarantenne, che ha pubblicato sette libri, domandandogli se per favore gli può dare una letta. Una letta a una cosa che gli è saltato il ghiribizzo di pubblicare il giorno prima. Sì, viviamo nell’epoca dell’a tu per tu)

Alcuni newsgroup letterari sono spassosissmi ricettacoli di giudizi approssimativi, loffiamente maliziosi, ma anche di tanta passione per la lettura. Lo stesso si può dire dei forum di discussione, nei siti dei giornali che da un anno in qua distribuiscono libri, classici della letteratura: gente che in tre righe dice che Queneau è frivolo, e cheppalle Faulkner, e che sì ma Thomas Bernhard non si reggeA tu per tu con Queneau, Faulkner, Thomas Bernhard. Per non parlare dei giudizi con stellette sui siti che vendono libri… Ah, l’ebbrezza barbarica di entrare in biblioteca e appiccicare caccole sulle rilegature dorate!

Tutto questo è molto eccitante. Mi piace. Mi diverte moltissimo.

(Di più. Io esulto, perché quest’ultima irruzione dell’io in massa, è di fatto, critica letteraria scritta direttamente dai lettori. Appassionati, ingenui, colti, invidiosi. C’è di tutto. Ma l’importante è che tutto ciò ha esautorato quei tre o quattro professorini grigissimi che davano i voti ai libri sulle pagine letterarie dei giornali e che credevano davvero che le sorti delle opere d’arte linguistiche dipendessero dalle loro rancide recensioni. Contavano poco prima, non contano più nulla ora. Evviva).

Ma sarei ipocrita se io, autore di libri, non dicessi che sono preoccupato.

Perché è inutile nasconderlo. Tutto ciò erode il mio status, il senso del mio mestiere, il mio ruolo sociale.

Oggi chiunque può andare al fondo del proprio io in pubblico, senza dover passare attraverso alcun filtro sociale – filtro che, per comodità, chiameremo con il termine di editore, sia esso editore di giornali, di libri, ecc. o anche, perché no, un webmaster dotato di sapere esoterico html, un professionista che fino a pochi mesi fa, prima che i portali ti offrissero la possibilità di aprire un blog gratis, bisognava retribuire perché ti costruisse e ti tenesse aggiornato il tuo sitino personale – dicevo, tutta una serie di filtri sociali che fino a pochi anni fa (pochi mesi fa!) consentivano di pubblicare soltanto agli autori autorizzati dal sistema stesso dell’editoria (editoria di giornali, libri ecc.).

Prima dei blog, l’Autore Autorizzato aveva già i guai suoi. Doveva (e deve sempre di più) sgomitare fra gli Autori Impostori: cantanti, giornalisti televisivi e su carta, comici televisivi, filosofi, professori universitari: tutti autori di libri di letteratura, di narrativa, di romanzi. A me, sul serio, fa piacere che tutta questa gente pubblichi romanzi: significa che la letteratura non è affatto quella cosa residuale che ci hanno descritto in molti. La letteratura fa gola a tutti! E’ un luogo vivo, e come in ogni luogo vivo è un luogo di scontro, di fermento sociale, di lotta di classe.

Tra l’altro, per un Autore Autorizzato è molto è semplice spazzare le mosche fastidiosamente ronzanti degli Autori Impostori. Costoro scrivono per la visibilità, il successo, i premi letterari: ma hanno una carriera da difendere (nell’università, nel popstar system, in tivù…), perciò non possono pubblicare nulla che li danneggi. I loro libri debbono essere libri perbene. Moralmente accettabili. Probi. Edificanti. Possibilmente con un happy end. Ma la letteratura non è una cosa perbene. Quindi, il compito è facile. Per sgominarli basta scrivere letteratura.

Adesso, gli Autori Autorizzati hanno a che fare con un’invasione di Autori Non Autorizzati, o Autori Spontanei, o meglio Autori Autolegittimati.

Io sono felice che esistano i blog. Sul serio. Non potrei pubblicare in rete questa predica, se non esistesse il blog. Nazione Indiana è un blog collettivo. Sto scrivendo in un blog. Viva il blog.

Quindici anni fa ero anch’io un Autore Non Autorizzato: mandavo cocciutamente articoli a riviste e giornali, sperando che mi pubblicassero. Una volta un caporedattore mi ha ricevuto nel suo ufficio e mi ha detto: “I suoi articoli sono buoni, li pubblicherei volentieri, la farei collaborare senz’altro con il nostro giornale. Ma fra due mesi si laurea mio figlio… In Lettere… Sa com’è…” Apprezzai molto la sincerità di quell’uomo.

Allora: oggi non è più necessario fare gavetta, andare a bussare nelle redazioni dei giornali, sentirsi umiliare dal paparino di un laureando in Lettere: chiunque può pubblicare e farsi notare, se ha la stoffa. Persino se non ce l’ha. Molto bene.

Si sentono già storie di bloggers (bloggers: scusate, mi fa un po’ schifo usare questi anglismi, cedo malvolentieri, solo per farmi capire) che si sono fatti notare e sono stati chiamati dai giornali a collaborare, con rubriche personali: io, per fare un esempio, in dodici anni da Autore Autorizzato e dopo sette libri non ho mai avuto un contratto di collaborazione con un giornale. Non sto recriminando. Lo dico giusto per offrire un dato.

Ci sono bloggers che sono arrivati alla pubblicazione di libri: quindi sono diventati Autori Autorizzati anche loro, passando attraverso questa interessante, nuova via dell’autolegittimazione. L’altro giorno una blogger di Roma presentava il suo libro in una delle più grandi e scenografiche librerie di Milano. Il sottoscritto (per fortuna!) non ha mai avuto questo onore.

(Se devo dirla tutta, persino mi commuove che tutto ciò accada grazie alla semplice scrittura. Mi commuove che il più debole dei mezzi, il più inerme dei media, l’alfabeto, dimostri ancora una volta, contro tutte le previsioni, quant’è vigoroso.)

E d’altro lato ci sono Autori Autorizzati che hanno pubblicato libri che raccontano questo mondo (Diario di una blogger di Francesca Mazzuccato, edito da Marsilio). Altri lo hanno fatto prima ancora che esplodesse il fenomeno (o la moda): per esempio Giuseppe Caliceti, che sul suo Pubblico/Privato 1.0, edito un anno e mezzo fa da Sironi, avrebbe tutto il diritto di far mettere una fascetta con la scritta: “Il primo blogger italiano”. Comunque sul libro la fascetta non c’è, e nemmeno la parola blog, perché un anno e mezzo fa non si usava questo termine, bisognava ancora avvalersi di perifrasi (che sono sempre più veritiere delle etichette): perciò il sottotitolo e la quarta di copertina parlano di “diario on line”, “diario interattivo”. Poi c’è un altro Autore Autorizzato, Tommaso Labranca, che non ha pubblicato su carta il suo blog, ma posta in rete come un autentico blogger ante litteram da almeno tre anni.

E allora, dov’è il problema?

Nessun problema.

C’è però una cosa.

Una cosa che mi dà da pensare: leggendo parecchi di questi diari in rete, mi ha colpito l’enorme quantità di minimalismo. Anzi, di minimismo. Decine di io parlano di fatterelli insulsi. I loro diari sembrano discariche di kosucce karine. Perché non trovo mai il trauma, nei blog? Perché solo spiritosaggini, resoconti di seratine, episodietti, aneddotini? Perché sempre e solo cazzeggio? O cazzeggio, o prese di posizione solenni: io e Bush, io e Saddam, io e Berlusconi, io e Dio

Miei cari blogger, datevi una scossa. E’ arrivato il momento di fare un salto di qualità, di intensità. Perché non mi raccontate qualcosa che vi costi vergogna, e dolore? Perché vi fermate sempre sulla soglia della camera da letto, come Liala? Sulla soglia del salotto, del bagno, della cucina, sulla soglia dell’aria aperta. Vi fermate sempre sulla soglia di qualcosa! Perché non mi raccontate i vostri conflitti duri, sul lavoro, in famiglia, a scuola?

E non sto parlando della solita questione dell’ombelico. Mi va benissimo l’ombelico. Sono un fan dell’ombelico in letteratura. E’ un argomento interessantissimo: ma perché quando parlate dell’ombelico non descrivete anche le pallottole di pelo e sporco che vi si raggomitolano dentro? Ci vuole ardimento, a raccontare davvero il proprio ombelico, cosa credete!

Che cosa state combinando? Devo pensare che il blog sia l’ennesima falsificazione? Che sia l’ennesimo meccanismo di rimozione collettiva dei traumi individuali?

Non voglio essere paternalistico con voi. Non voglio essere ruffiano. Vi dico quello che penso.

In un primo tempo ho pensato che il lavoro sporco dell’io era una Zona (che fu) Temporaneamente Autonoma ormai perduta per gli scrittori. Niente dura in eterno: e anche il ruolo dello scrittore come rappresentante dell’io, la sua “funzione io”, era storicamente finita a causa dei blog.

Pensavo che il lavoro sporco dell’io era una zona ormai invasa e occupata da voi blogger, e che a noi Autori Autorizzati non restasse che rifugiarci nella riserva dell’invenzione fantastica pura. A inventare storie, a scrivere romanzi. E basta. Sgomitando in mezzo agli Autori Impostori.

Oppure andare altrove, traslocare, inventarci altre zone (come abbiamo sempre fatto).

Per esempio la zona dell’Egologia Estrema. Raccontare veramente che cosa ci succede, con coraggio, senza perbenismi, senza censure: come hanno fatto Catullo, Agostino, Montaigne, Proust, Céline, Henry Miller, Anais Nin, Paul Léautaud

Fatelo anche voi, cribbio!

Finalmente esiste un mezzo che vi permette di ritrarre voi stessi senza filtri. Senza controlli. Senza compromessi. Avete in mano la Parola Diretta. Senza mediazioni. Senza mediatori. Approfittatene!

Noi Autori Autorizzati abbiamo dovuto superare il filtro dell’editoria. Ciò non significa nulla, non ci rende né migliori né peggiori degli altri.

Ma ora non ci sono più filtri. Non c’è bisogno di mendicare la lettura di un manoscritto all’editore. Non c’è bisogno di spedire il curriculum alla redazione del giornale e cominciare dalle cronache delle partite di calcio parrocchiale, dai resoconti dei saggi musicali di fine anno scolastico, per diventare un giorno, forse, collaboratori fissi di un giornale.

Oggi basta andare su clarence, splinder, aruba, tiscali, ovunque, e in mezzo minuto aprire un blog (attenti però: leggete bene il contratto: generalmente – non tutti, mi pare – questi siti si tengono i diritti d’autore di tutto quello che ci scrivete dentro!).

O voi verbalizzatori del pochissimo! O voi narratori del quasi-niente! Tirate fuori le palle, diaristi, blogger! Tirate fuori i globi oculari dal torpido sacchetto palpebrale del vostro autocompiacimento! O vanagloriosi neoconquistatori di Spazi Liberi Preconfezionati! Cominciate sul serio a dire tutto quello che vedete!

Io vi sfido, diaristi minimisti!

Altrimenti peggio per voi. Vi sgonfierete presto come la bolla della New Economy. Ci annoierete a morte nel giro di una settimana. Vi siete messi (giustamente!) allo stesso livello degli Autori Autorizzati: benissimo! Avete voluto la bicicletta? Perfetto! Sfracellatevi anche voi in discesa! Fatevi venire i crampi in salita! Che ce ne importa delle vostre gitarelle di pianura che durano dieci righe e lasciano le cose come stanno?

Bloggers donne! Mi rivolgo anche a voi. Mi sembra che, a giudicare dai commenti che vi lasciano in fondo ai vostri post, nessuno vi molesti. I tempi sono cambiati. Non è più come all’epoca delle chat, quando ogni desinenza in -a veniva subito assediata, concupita. Buon segno! Ma com’è allora che siete così guardinghe, così lesse? Pestate duro, diamine! Quand’è che vi deciderete a dirla, la vostra verità?

Leggete questo post:

“Ho le gambe gonfie, stanche. Tolgo dall’incastro tra il mobile dell’ingresso e un angolo del corridoio una cyclette che vedo lì da mesi. La sistemo su uno zerbino di quelli che si mettono davanti alla porta d’ingresso. Manca un bullone fondamentale per la stazione eretta di chi la utilizza. Cerco un rimedio nei cassetti della cucina. Lo trovo. Incastro un bullone d’urgenza, m’invento una fasciatura con il nastro adesivo. Controllo la tenuta. Manubrio e pedali sono ok. Scelgo una pedalata veloce e senza sforzo. Vado avanti per venticinque minuti. Non penso a nulla. Alla fine, faccia stanca e felice (altro scatto del giorno)”

E questo:

“In zona bicocca esiste (e forse è unico) un bar dove per preparare un cappuccino ci vogliono quattro persone. e mentre tu osservi attonito le quattro deficienti che falliscono miseramente nel tentativo di coordinarsi (stiamo parlando di un cappuccino, non di una sacher), attendi con ansia di toccare con papilla il gusto inimitabile del cappuccino-merda.”

E quest’altro:

“Un pò annebbiato dall’alcool, la voce di Berlusconi che inneggia alla vittoria alle 24 in punto mi sembra quasi un incubo di serie B. Meno male che nemmeno lui può cancellare questa bella serata passata a chiacchierare, in inglese – non mi ricordavo nemmeno di saperlo fare abituato come sono ormai soltanto a scriverlo! – con una simpaticissima Cherry, tutta sorriso, dalla pelle alabastro! e tra una risata e l’altra sono anche riuscito in qualche modo a descriverle il belvedere che si contempla dalla mia città vecchia arroccata sulla collina!
C’ho un sonno! che oggi son arrivati nuovi libri ma lei dice: “It’s friday! It’s not late!” ma io domani c’ho da aprir bottega e così posto qualche pensiero sparso e me ne vo a dormire che tanto gli altri reggono più di me!!”

(Non importa chi li ha scritti, sarebbe ingeneroso accanirsi su di loro, sono solo tre esempi fra milioni).

Be’? Pensate davvero di poter andare avanti così per molto? Mi dispiace dirvelo, ma sono ancora di gran lunga più interessanti le lettere a Natalia Aspesi sul Venerdì di Repubblica, autentiche o inventate che siano!

Alcuni di voi se ne sono accorti e ci riflettono sopra.

“Il blog è solo una parte del mio modo di essere, spesso la più presentabile, la più pulita o la meno ordinata, la più razionale o la più istintiva.”, scrive fuoridalcoro.

“Tra la vita e il blog una cautela moderata. (…) Nel blog: vivere in una stanza con le finestre che danno su altre finestre, sono io che decido quando mostrarmi. (…) Un raduno è un incontro senza le nostre parole a proteggerci. E’ come incontrare per strada una moltitudine di vicini di condominio, è la riunione condominiale, dove non si parla mai di noi, di ciò che siamo, di ciò che proviamo, ma si finisce sempre a parlare del condominio stesso, dei nostri filtri, della luce delle scale rotta. (…)In pubblico voglio il mio burka.” scrive palomar (le sottolineature sono mie)

Parole nobili, sensate. Ma troppo caute. Troppo moderate. Manca il rischio, l’oltranza, il tuffo nell’abisso, il volo verso l’alto, l’azzardo.

Sembra che proviate sollievo a toccare la scrittura per uscirne ogni volta indenni. Sembra che proviate piacere a stuzzicare il mostro per dirgli: scherzavo.

Avete piantato la tenda nel territorio della tigre, e passate tutto il tempo ad accarezzare gattini.

Forza, piccirilli! Coraggio!

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33 Responses to Bloggers, siete peggio di Liala!

  1. Fuorimargine il 16 giugno 2003 alle 11:18

    E’ un’analisi che condivido. Dopo aver letto per qualche mese i blog, sto cercando anch’io di fare un tentativo nella direzione che auspicavi tu. Almeno ci provo!

  2. dahlgren il 16 giugno 2003 alle 12:36

    egregio Scarpa, sebbene lei sia verboso e seccante, direi che stavolta ha ragione. Notavo anch’io lo scarso coraggio dei diaristi e il loro vizio di dire/non dire, trastullarsi sulla soglia.
    Mi sembra anche che molti copino da giornali e riviste quei titoletti stupidi, quei giochini di parole da copy incallito.
    La somiglianza che nota con le lettere al Venerdì è davvero triste, specie perchè la si ritrova anche nelle opere degli scrittori “veri”.
    Il falsetto disgustoso copre tutto, libri rete televisione, e uniforma tutto.
    Vediamo di fare nù poche ‘e terrorismo…

  3. Pescevivo (femmina) il 16 giugno 2003 alle 14:36

    Non ci son più i molestatori di una volta…

  4. novecentolibri il 16 giugno 2003 alle 17:13

    Abbiamo appena pubblicato il volume “Blog Out tredici diari dalla rete” e questo tuo post mi sembra molto pertinente.
    Sarebbe interessante discuterne, insieme agli autori dei blog presenti nel libro, Domenica 6 luglio alle ore 19 alla Festa dell’Unità di Roma, stand Rinascita, dove sarà presentato il libro.
    A presto, mi auguro.

  5. Gaspar il 16 giugno 2003 alle 17:52

    Tiziano, post interessante il tuo. Ma ti farei volentieri qualche pulce, se mi permetti. Per esempio non sono d’accordo quando dici che la maggioranza dei blog sono anonimi. A me, mi perdonerai, pare il contrario; e anche i blog anonimi hanno una loro “voce” molto precisa e riconoscibile, secondo me. E l’importante è appunto la voce, non il certificato anagrafico.

    La seconda cosa che vorrei sottolineare, perchè tu non ne parli, è che se è vero che tutti possono pubblicare, non tutti riescono a farsi leggere! Il filtro qui si applica eccome, ma a posteriori. Le voci migliori saltano fuori sempre; ma soprattutto grazie ai blog adesso possiamo scegliere tra una base molto più ampia, e possiamo scegliere quello che a noi piace (a noi personalmente, non al mitico lettore medio che nessuno di noi è).

    Mi pare quindi particolarmente ingeneroso dire di un blog che “non è interessante”. Bisogna essere sinceri (e un poco più umili) e dire “non piace a me, ma avrà un suo pubblico”. E comunque c’è posto per tutti, no? Un blogger in più non toglie spazio agli altri.

    Sul fatto che bisogna osare, hai pienamente ragione; e molti bloggers osano eccome; ma non in continuazione!

  6. aladar - giuseppe cornacchia il 16 giugno 2003 alle 19:27

    Non condivido quanto dice Scarpa: un cazzaro resta tale anche se c’ha il blog e molesta gli Autori. I blog evidenziano quanto già noto: la massima parte della gente è cazzara, frustrata e livorosa ma non servono analisi superiori o strenue difese al diritto di rappresentare l’Io (ahi, Scarpa, le hanno pestato la coda? Dov’è il suo Sprezzo Autoriale?). Sic transit fuffa mundi e viva i blog, meglio farsi il sito che le seghe o rompere i coglioni.

  7. marquant il 16 giugno 2003 alle 22:03

    Caro sig. Scarpa, io non sono sicuro di aver capito, anche perché lei cita tre esempi negativi e due positivi ma teorici. Avrà pur letto qualcosa che le piace.

  8. Marco Rosella il 16 giugno 2003 alle 23:13

    Bloggers che sputano le viscere ne esistono, gente che sta male e fa sentir male anche il lettore. Non sono pubblicizzati e non si pubblicizzano,scrivono un diario e gli basta. In ogni caso, comunque, credo sia meglio raccontare un fattarello insulso (la vita si vede su diversi livelli: se ci si ferma solo al primo non significa per forza che si viva stupidamente) che ornare i post di link, che – se questo accade di continuo – dimostrano spesso la propria mancanza di idee.

  9. razgul il 16 giugno 2003 alle 23:17

    Dài, raga, ammettiamolo, lo Scarpa ci ha ragione… Io accetto la sfida.

  10. floria il 16 giugno 2003 alle 23:36

    Una cosa mi sfugge: che cosa ha fatto di male Liala? C’e’ stata Liala, c’e’ stata Barbara Cartland, c’e’ stata la grande passione della mia mammina cara, Carolina Invernizio. C’e’ stato anche il Marchese de Sade, se e’ per questo. Generi, sottogeneri, lettori, scrittori, “orizzonti di attese”: nel gran supermercato della letteratura ce n’e’ per tutti e per tutti i gusti…. Anche a Catullo (citato da Scarpa) del resto capitava di parlare di fazzolettini rubati a banchetto o di gente che si lavava i denti col piscio o di inviti a cena … senza cena, o di pomeriggi trascorsi con gli amici a scambiarsi poesiole presumibilmente oscene. “Fuffa” classica? Catullo come Liala? Ma perche’ tutti si danno un cosi’ gran daffare a suggerire ai bloggers cosa scrivere e cosa non scrivere? Perche’ tutti cosi’ desiderosi di dare consigli, suggerimenti,indicazioni, cosi’ assatanati e libidinosamente persi nel desiderio di provocazione o quant’altro? Boh. Scrivere scrivere scrivere. E lasciateci scrivere in pace quel che ci pare come ci pare… Poi chi capita nelle nostre case virtuali decidera’ se ne e’ valsa la pena. Oppure no. E tornera’. Oppure no. E allora?

  11. medo il 17 giugno 2003 alle 09:41

    Tiziano ha ragione su tutto. Quasi.

  12. SImone il 17 giugno 2003 alle 11:04

    Una analisi interessante e sostanzialmente corretta, anche se va tenuto conto che per la grande maggiornaza dei blogger si tratta di diari on line senza grandi pretese se non raccontarsi prima di tutto a se stessi. Per molti è già un grande risultato semplicemente questo, la crescita personale che viene dal confrontarsi con se stessi e con gli altri è sicuramente positiva.

  13. sisternet il 18 giugno 2003 alle 12:02

    Leggo e rileggo. I nervi oculari, visto che i bulbi servono solo a contenerli, non riescono ad inviare immagini logiche alla corteccia cerebrale. Perché mai un “autore autorizzato” avverte la necessità di scrivere un paternale ciceroniano a una tribù sparpagliata di blogger stando egli comodamente seduto in un’oasi riservata?
    Mr. Tiziano Scarpa, mi scusi, lei ha ragione: superiamo questo a-tu-per-tu svilente e sciocco.
    Raccolgo le sue preoccupazioni, ma anche la parzialità di alcune osservazioni. Le scrivo suoi commenti, anche se la lunghezza richiederebbe l’utilizzo di una mail, che su questo sito però non esiste, pur richiedendo l’indirizzo email a chi vi posta.
    La prego di ricordare che ormai i blog sono diventati decine di migliaia e sono in continua evoluzione. Ci sono blogger che iniziano a scrivere di stupidi accadimenti quotidiani e poi, prendendo confidenza con il mezzo tecnico e con l’espressione scritta, si lanciano a scrivere raccontini o diari più elaborati. Altri rimangono sempre sulla stessa linea. Gli stessi “studi sociologici” sul mondo del blogger risultano spesso superati nel momento stesso in cui arrivano in libreria, proprio perché la dinamicità del magma-blog è molto simile alla mutevolezza dei frattali matematici, che cambiano forma di secondo in secondo.
    Aspetti interessanti del blog sono sia la possibilità di esprimersi liberamente, sia la possibilità di incontro e di comunicazione.
    Per una buona parte dei blogger lo scrivere coincide con il “postare” brandelli di vita, come lo si farebbe al bar mentre si beve un caffè e si fa due chiacchere con chi passa di lì. E’ vero ci si stancherà. Possibile, probabile. Magari si cambierà semplicemente il bar virtuale o si ritornerà ad uno reale. Mi scusi la curiosità, ma quando lei si trova a colazione o a cena con amici e sconosciuti, il suo narrarsi va spesso oltre la soglia della sua camera da letto? O rivela immagini della sua vita più intima?
    Penso, inoltre, che nel mondo blog ci sia anche un elemento ludico, un puro senso del gioco fine a se stesso, simile a quello del bambino. Lei andrebbe a dire ad un bimbo che sta giocando e si sta divertendo moltissimo, che le regole del gioco sono altre, perché qualcuno le ha decise prime che venisse al mondo lui? E lo inciterebbe a informarsi e ad adeguarsi alle regole? Personalmente no, ma si sa che la seduzione ed il fascino del salire in cattedra sono sentimenti subdoli e diffusi.
    Altro ancora è il suo incitamento alla moltitudine dei blogger perché si spingano a raccontare le parti oscure di sé, le ombrosità, i malesseri, i desideri senza pudori. Raccolgo l’invito, ma penso che lo si faccia già, anche se in modo discontinuo. La invito a leggere quanto esiste già in rete in modo piu’ tranquillo, piu’ curioso ed aperto e meno competitivo. Si ricordi che la sua professione, il suo dover passare per editori, il suo esprimersi non è messo in pericolo dai blogger, anzi. Una sola richiesta da una blogger che segue nazione indiana da mesi, per favore tenga conto del mezzo tecnico che lei sta usando, alcuni post sono leggibili solo se stampati su carta. La ringrazio.
    Cordiali saluti da Sisternet

    p.s. essendo donna ed essendo pure blogger la vorrei informare dell’esistenza di un simpatico e sperimentale sito collettivo a cui sono stata invitata tempo fa. L’invito era rivolto a 20 uomini e a 20 donne. Il sito era incentrato sul tema “ filosofia del cazzo”. Abbiamo risposto in una decina, tutte donne, e con interventi che andavano sicuramente oltre la soglia. Il “gioco” è durato circa una quindicina di giorni. Non so che cosa ne sia rimasto ora, visto che, a differenza del mondo autorizzato, i blog hanno vita breve. Se volesse farci un giro, il sito è http://www.filosofia.splinder.it

  14. laura756 il 18 giugno 2003 alle 13:36

    Ho aperto il mio blog da poco piu’ di un mese. Non mi sono mai sognata e nemmeno ho mai avuto il desiderio di competere con giornalisti o scrittori. Il blog ha una valenza e un’utilità sua, secondo me.
    Parlo per me ovviamente,è uno strumento, un mezzo per comunicare agli altri le tue sensazioni, i tui stati d’animo e la tua storia, con gioie e dolori ( tanti); per dire cose che non hai mai osato dire ( per esempio a me è capitato raccontando di mia madre); per esprimere sentimenti , per parlare delle cose e delle persone che ami davvero.
    Certo è verità ,e lo vedo ogni giorno con dispiacere ,che molti aprono un blog, ci scrivono due righe e poi non postano piu’ per un mese, oppure che postano fuffa.
    Ma dato che ognuno è libero di ESSERE e MANIFESTARSI come crede, che male c’è?

  15. KiaraBloG il 18 giugno 2003 alle 15:20

    Non sono affatto d’accordo con quanto ha scritto.
    Nella sua affermazione mi sembra che ci sia solo una punta di seccatura nei confronti dei bloggers che hanno pubblicato. io non ho letto alcun libro scritto da bloggers e non ho gli strumenti per giudicare.
    Sto seguendo diverse discussioni anche su bloGnotes; questa posizione di elite e di sguardo di disgusto ai Bloggers comuni-mortali mi lascia perplessa. Dalle mie ricerche ho trovato sia gente davvero brava, sia blog che non sono neanche riuscita a leggere…ma questo non vuol dire che sia tutto da buttare alle ortiche.
    Generalizzazione. Rispetto chiunque, ognuno può dire la sua: la rete è democratica, anche troppo e i BloG di conseguenza. Magari l’80% dei BloG li si trova noiosi, ma perchè rimarcarlo..dando giudizi dall’alto di una cattedra?
    Il trauma e la gioia di sre viva, li racconto nella maggior parte dei miei post, credo.
    non sono un’egocentrica, non sono autrice autorizzata, non sono una fankazzista (sto portando avanti una ricerca proprio su queste tematiche)e per ora nemmeno una giornalista.
    Mi chiamo Kiara, sono una bloggers giovanissima, piacere.

    [Mi auguro che il mio post riceva una risPOSTa…]

  16. Andrea il 19 giugno 2003 alle 14:43

    Caro Tiziano, condivido poco del suo intevento. Non per questo la sollecito a scrivere cose che siano più vicine al mio senso estetico (che è solo e soltanto soggettiva). Io credo che anche un blog con una sola riga e mai aggiornato sia significativo. E’ una voce. E anche se indecisa o confusa e’ pur sempre una voce. E la rete è libertà. Lo scrivere non è dominio dei pochi autorizzati a farlo.
    Tiziano leggi quello che ti fa piacere leggere. Il resto se non ti interessa è giusto che rimanga al di fuori del tuo giudizio. C’è sempre un significato per ogni cosa. Leggiamo e scriviamo cio’ che ci piace e se la gente non “osa” avrà un buon motivo.
    Scendiamo dalla cattedra però. Nessuno sul web è autorizzato a starci. E’ contro natura e non è concesso. Cordiali saluti.

  17. Donaz il 19 giugno 2003 alle 15:54

    Se tanto vuoi vedere le sofferenze dei bloggers, vai su undici.splinder.it. L’ho aperto da poco, sono giovane (11 anni portati da Dio) e credo il blog servaper sfogarsi, dato che sono molto incazzoso.
    Ho anche un blog su excite, vivaliberta.blog.excite.it, ma quelle sono scemenze di brutto.
    Se ti degnidi darmi una risposta fallo o per mail o sul blog di splinder, ma non qua.
    Grazie,
    Donato

  18. robs il 19 giugno 2003 alle 23:55

    ho cercato un diavolo di link per un mailto.
    Siete allergici alle email?
    leggete qui, va.
    http://leonardo.blogspot.com/
    Ne avrei io stesso altre da dire relativametne alla menata sull’identità rivelata di Scarpa e quella celata di Marsilioblack, ma siamo a livelli superiori: Scarpa deve capire ancora la Rete, è evidente, e crescerà, pare sveglio. Di queste cose ne discutemmo due anni fa, che sono secoli considerando il mezzo.

  19. franco e monica il 20 giugno 2003 alle 03:28

    Egregio Tiziano Scarpa,
    (penso che soltanto così ci si possa rivolgere ad un “Autore Autorizzato” [autorizzato??? ma da chi? dalla critica? dagli editori? o peggio dai professori universitari?] boh…[tre punti di sospensione ci stanno proprio bene, vero? alla faccia dei puristi della grammatica]
    e pure il “boh” fa molto giovanilista nevvero? e non ho neanche chiuso la parentesi evidentemente sono un vero blogger (ah, questi terribili anglismi).
    Ho pure letto uno dei tuoi 7 libri “autorizzati” da Einaudi (pensa te!), spero di non confondermi ma era una storia di manga o che so io ambientata a Venezia, e mi sembrò pure niente male ma se avessi saputo che avevi potuto scrivere quella storia solo perchè tu sei un A.A. (non alcolista anonomio, ma Autore Autorizzato) penso che avrei evitato sia l’acquisto che la lettura del suddetto libro.
    Cmq (scritto apposta, dato che mi sembra di capire che ti infastidiscano i vari neologismi da internet:-P) risponderò, come blogger, alla tue domande: primo, ci chiedi sudore, lacrime & sangue, ma chi ti ha detto che chi scrive un blog lo faccia sempre perchè dentro di sè sente ardere il sacro fuoco della letteratura?
    Molto spesso lo si fa con lo stesso spirito con cui si racconta la giornata al telefono la sera a qualcuno a cui vuoi bene, o agli amici al bar dove si parla di moto e di fica, senza cercare consensi nè fans nè, soprattutto, un tornaconto economico e sociale (perchè fare lo scrittore *di mestiere* non è poco…) ma soltanto perchè si può fare senza troppi problemi.
    Probabilmente le stesse persone, se dovessero affrontare un qualsivoglia “filtro” per poter pubblicare quello che pubblicano, lascerebbero perdere: è proprio perchè non ci sono filtri, nè autorizzazioni da chiedere (eddai, essù, e dimmi a te chi ti ha autorizzato…) che anche chi non è, e non si sente nemmeno, uno scrittore scrive, di fatto, su un supporto evanescente e difficile cmq da trovare, nel mare magnum delle rete, se non su indicazioni del blogger stesso.
    Veramente tu ci vuoi far credere che un secolo sia passato invano da quando i futuristi o gli ismi in genere sputavano merda addosso agli accademici e agli “Artisti Autorizzati”?
    Non che io abbia mai voluto paragonarmi a Kafka (un blogger? e perché?)
    o peggio a Montaigne, ma, l’inizio della Parte di Swann sarebbe certo un bel post dove il sig. Marcel Proust ci vuole mettere (chissà perchè) al corrente dei fatti suoi.
    Last but not least, gli A.A. possono, se non devono, passare molto tempo pensando a cosa scrivere e, quando l’hanno deciso, a come farlo; solo a quel punto scriveranno qualcosa, ma già sapendo che è solo un primo tentativo (e tutti gli A.A. hanno, per ogni libro pubblicato, un sacco di “tentativi” andati male -uno per tutti, Stephen King, che ammette di aver recuperato spesso dei racconti che, opportunamente limati e lucidati, danno lustro alla sua bibliografia), mentre i poveri blogger (mi rifiuto di chiamarli … ) scrivono come secondo o terzo lavoro, spesso dalle scrivanie degli uffici, o anche, come me, da casa propria con la flat e che, siccome da fare ne hanno molto meno (anche se cmq ce l’hanno) invece di aggiornare il blog con un po’ di sangue sudore & lacrime di cui sopra, perdono tempo a rispondere a te:-PPPP
    ciao, non ti dò l’url del mio blog per non annoiarti vieppiù.

  20. Malacarne il 20 giugno 2003 alle 12:39

    Falso problema, o mal impostato, a me pare il tuo (o il Suo?), infondo anche nelle librerie è possibile trovare fianco a fianco Borges, Scarpa e Liala, Proust e De Crescenzo, malgrado la selezione-censura editoriale e quella “per generi” fatta dalla libreria. Ci si può imbattere in De Crescenzo, e magari si cercava Eva Cantarella. Il vero problema della “scrittura” sul Diario Interattivo è che non è “recensita”, non essendoci un sistema di filtri, chi scrive ha massima libertà (teorica) , ma chi legge non ha garanzia alcuna della qualità. E’ vero che la critica non è un risvolto di copertina, nè un’ “introduzione”, ma è vero che per lo meno puoi essere sicuro che un minimo di interesse un testo “edito” nei modi tradizionali lo dovrebbe rivestire, o al limite una certa decenza grammaticale. Nel diario “virtuale” si può rendere pubblico anche questo: hgafffdldoiughcufk (e può ricevere decine di commenti entusiasti). I futuristi ed i dadaisti magari hanno fatto battaglie per liberare la parola (o scioccare)e poter pubblicare roba simile ed ora la sperimentazione come la speculazione sui massimi sistemi del mondo come la “fuffa”, come i piagnistei della quindicenne etc. vengono resi pubblici e posti su un medesimo piano. L’unico problema (ma poi lo è?) a me sembra la “dispersione” e immersione del valido in un mare di sciocchezze. E’ il prezzo della libertà di parola per tutti. E non è un prezzo troppo alto. Ha(i) ragione nell’asserire che pochi vanno al di là dell’immagine narcisistica edulcorata che vogliono costruirsi , magari cominciando da nomignoli svolazzanti dati da Vati, tipo Liala, ma in fondo, mica possiamo essere tutti Genet!(e neanche Tiziano Scarpa tutto sommato).

  21. il 20 giugno 2003 alle 16:00

    E beh che c’è di male a scrivere stupidaggini?Bisogna per forza parlare di valori sociali, dolore, sofferenza e cultura?
    … che pippa..

  22. amabeth il 22 giugno 2003 alle 00:50

    mah … è come dire che siccome in giro ci sono libri o trasmissioni o disegni che non valgono niente allora bisognerebbe buttare via tutto… ma non è un blog questo? e se non lo è, cos’è?

  23. io il 23 giugno 2003 alle 23:05

    le maschere non hanno fatti da raccontare

  24. Blulu il 25 giugno 2003 alle 14:45

    Prima di scrivere queste righe da Autore Non Autorizzato, ho letto tutti i tuoi interventi su Nazione Indiana,avrei voluto leggere anche i quattro libri di cui sei l’ Autore Autorizzato (0cchi sulla graticola ,Amore,Venezia è un pesce ,
    Cos’è questo fracasso? ) ma ho già due libri tra le mani . Mi riprometto di porre rimedio a questa mancanza.
    Comunque eccomi qui, nell’ assoluta convinzione che forse mi leggerai…(con disgusto , lo so).
    Il mio nike è Blu, e chiedo venia a Carla Benedetti se non scrivo nome e cognome, ma uso un “nomignolo di copertura” …
    ma sai , in questo virtuale mondo si usa e a me piace. La mia identità c’è ed essa non ha bisogno di un anagrafica.
    Il peso dell’ identità non è il nome e cognome. Ma torniamo ai Blogs o se ti fa piacere ai Diari in rete ,
    credo che nessuno, (me compresa), si sia mai sognato di iniziare a scrivere un blogs nella speranza di vedersi pubblicare facilmente,
    saltando i cosiddetti filtri, arricchirsi e diventare famoso (per far questo è molto più semplice partecipare al Grande Fratello).
    Nessuno è obbligato ad andarseli a leggere ne tanto meno a criticare e recensire. Se ciò che leggo non mi piace,
    non è vicino al mio pensiero e al mio modo di vedere le cose, cambio sito. Non vomito.
    Mi comporto esattamente come nella vita, se qualcuno non mi piace mi allontano. Semplicemente.
    Sai cosa traspare dalle tue righe? Gelosia, pura e buona.
    Questo è ciò che mi ha trasmesso il tuo articolo autorizzato (e pagato?).
    Ma io sono un nulla e per giunta senza nome e cognome, senza una laurea e senza un corso o vari corsi di scrittura,
    non ho nessuna ambizione di spazzare via gli Autori Autorizzati ,(anzi! sono un assidua frequentatrice della biblioteca ,
    i libri per me sono ossigeno ), con il mio blog, così come tutti i bloggers .
    Mi fa solo piacere ogni tanto distrarmi scrivendo i miei pensieri. E’ vero, non ci sono traumi o ombelichi zozzi, per una questione di rispetto.
    Verso gli altri. Ma puoi accendere la tivù è stracolma di crudità impacchettate per l’ audience. Il dolore della vita, c’è . Anche nelle mie righe.
    Puoi esprimerlo in molti modi. Non per camuffare. Non come auto-terapia, ma per come sono. IO.
    E se ci sono tanti blogs con fatterelli insulsi o kosucce karine, (ma ti devi essere dimenticato della tua adolescenza), c’è ne sono altrettanti di buon gusto e interessanti. Forse non hai fatto il giro completo. Forse ti sei arrestato al bicchiere mezzo vuoto. Ma se anche fossero tutti insulsi, allora non devi proprio temere “la lotta di classe”. Piuttosto quando editi i tuoi pensieri reali come :”per la festa della mamma”, , pensa che i bambini hanno accesso liberamente e purtroppo, alla rete.
    In quanto Autore Autorizzato e celebre potresti permetterti di trascrivere i tuoi pensieri sui libri. O no?
    Non sindachiamo su quest’ affermazione, lo so che i genitori devono badare anche a questo, ma la realtà spesso è inversa al buon senso.
    Mia figlia non vede neanche la tivù, ma mi racconta che a casa del papà sta ore e ore da sola davanti al computer.
    Questo tuo racconto in stile “Henry Miller”, credo potrebbe non piacerle.
    Saluti,Blulu

  25. Blulu il 25 giugno 2003 alle 14:50

    “nick” !!

  26. arianna2009 il 1 luglio 2003 alle 02:30

    Niente blog per me, non ancora. Non so ancora usarli e ad alcuni ho dato un’occhiata un poco scettica, trovandoci spesso la fuffa che lamenta Tiziano Scarpa. La stessa che si trova nei forum di scrittura sparsi nella rete. La stessa che fa incazzare anche me. E quando sono andata a sfrucugliarne qualcuno ho trovato le stesse risposte stizzite che ho trovato qui. Eppure io non sono un’Autrice Autorizzata (??), anzi neppure un’autrice non autorizzata. (Questo peggiora di molto la situazione, no?). Il fatto è che molti hanno ragione a tacciare questi atteggiamenti critici di moralismo bigotto da zietta zitella (ohibò! qualcuno ha bestemmiato la Scrittura! Montaigne, Cèline e Miller oltraggiati e offesi! Chiedi venia e sconta il peccato di fuffa mortale con una pubblica confessione crocifissa che denudi il costato e lo renda degno, col suo sangue, dei Padri Immortali e dell’Ecclesia Letteraria Universale e Apostolica!). C’è indubbiamente, in certe lamentazioni provocatorie e accusatorie, un tono da pulpito parrocchiale, quando non da sagrestia. Ed è questo tono la cosa che non va e che rende certi interventi del tutto omologhi agli oggetti che stigmatizzano. Cioè insinceri. Privi di reale contatto fra il “dentro” e il “fuori”, fra le viscere, l’emotività e la scrittura. Cos’è che fa incazzare veramente di tutta quella fuffa? Che impedisce il “non ti curar di loro ma guarda e passa”? Non è la gelosia, come qualcuno fuffamente ha scritto. E non è neppure la preoccupazione sociale per vedere tanta merda esibizionista sparsa in Rete come in TV. Anche se questa seconda faccenda è più sulla strada del contatto interiore. Allora, che cos’è? Ancora non lo so, sinceramente, al di fuori di un reale fastidio per un’oscenità mediocre che sa di inganno. Perchè non è la libertà di parola, a trionfare nella Rete, almeno non in questi siti, ma proprio il suo contrario, ovvero la parola legata, vincolata alle convenzioni di massa/e, omologata. Se le “moltitudini” parlano, allora nessuno parla, è soliloquio, sproloquio, vaniloquio. Non si tratta di voci personali, individuali ma linguaggi da teleutenti abituati al concetto di audience e di talk-show. Magari loro malgrado. Sono perfette rappresentazioni di “falsa coscienza” le proteste di tutti quei bloggers che dichiarano di “non voler fare letteratura”, che si tratta solo di due chiacchiere al bar, o di diarietti senza pretese. Perchè si offendono, allora? Non dovrebbero sentirsi toccati, no? Non è questo tipo di siti che si criticano ma quelli i cui autori, invece, di pretese letterarie ne hanno ma che, magari inconsapevolmente, non osano confessarle apertamente e misurarsi con la Libertà di Parola. Che non è quella sancita dalla Costituzione che garantisce che ognuno possa blaterare e che, qui, almeno, non è in discussione nè in pericolo, ma quella, più profonda e faticosa in ogni condizione, della ricerca interiore e dello smascheramento attraverso la scrittura letteraria. E’ vero, questi bloggers stanno “sulla soglia”, vigliaccamente, pronti a ritrarsi non appena qualcuno li sfida a uscire e a percorrere i liberi territori della scrittura, pronti a nascondere il capino tartarughesco nella massa rassicurante della ‘ggente, dell'”uomo qualunque”, di quelli che “non vogliono fare letteratura”. Non vogliono, appunto. Perchè la letteratura fa paura e costa soldi, tempo, energia, fatica. Anche se scegli di passare attraverso la Rete. Se non provi paura nel confronto con l’Altro, se aprire un blog ti rilassa, se lo fai perchè è comodo, facile e non costa tanto, allora certo, non stai nei territori della Letteratura (e fin lì, niente di male) ma non stai nemmeno in quelli della Libertà di Parola. Ma la Rete permette anche di stare timidamente acquattati in nascondigli dove coltivare la propria paura, solo che non bisognerebbe illudersi e chiamare questa condizione libertà. Proprio no. E’ questo spaccio di illusione che fa incazzare perchè si tratta di un’impostura trionfante, molto più subdola e pericolosa di quella degli Autori Impostori citati da Scarpa. Certi bloggers (certe masse) vivono nella caverna platonica credendo di vivere all’aria aperta. E questo significa la vittoria del Grande Fratello televisivo e della Casa…delle Libertà!

  27. pattiross il 4 luglio 2003 alle 12:11

    falsi problemi. dilemma dei tempi.
    formalismo. scrittori bloggers?
    generazione x,y z. già sentito.
    mi piace non mi piace. io io io. super io.
    punto di vista del gioco. e sopra tutto il DUBBIO. per fortuna c’è la libertà di leggere o non leggere, usare internet o no, guardare la televisione o no. e le tribù si trovano, si leggono e si guardano. differenziamoci.
    “Ogni lettore quando legge, legge se stesso.” scriveva Marcel Proust

  28. Marco Candida il 18 settembre 2003 alle 19:34

    Scarpa, ho letto il tuo post attraverso Frenulo a mano, un blog al quale sono giunto attraverso il blog di Giulio (Mozzi). Io stesso tengo un blog (marco2.clarence.com: si chiama Blog di Blog). Senza tutti questi giri di blog non sarei arrivato a leggere il tuo post. Sei un povero fascistello con una pseudo puzza sotto il naso, che non so da cosa ti derivi. Non sei tu che hai scritto della tizia che si spalma di sperma la faccia per farsi passare l’acne? (O di quello che caga al gabinetto e intanto legge le istruzioni dei cosmetici?) Pensi che tu scriva letteratura che resisterà? E’ vero la letteratura non si fa con la letteratura: il tuo problema è che grondi di letteratura da tutti i pori. Andiamo, la tua è una diffamazione dell’arte (peraltro di trenta quarant’anni fa: la merda, il piscio, la sborra sono tutta roba vecchia e molto letteraria) e non una diffamazione del tuo “I-ooo I-oooo”. Diffama quello se ti riesce. Tu sei nel possibile. Sei uno scrittore. Punto. Ma non mi verrai mica a dire che uno scrittore può dare lezioni di scrittura a qualcuno? Ma va’.
    I bloggers sono scrittori anche loro. Mimano la letteratura, grondano di lettearietà. E va bene. E allora? Qual è il problema?
    Se tu fossi un vero Non-Scrittore, non avresti paura di nessun tipo di scrittore, piccolo, grande, blogger o che.
    Se vuoi prendertela con qualcuno, prenditela con te stesso.
    Come scrittore l’unica cosa di illimitato che hai è il tuo limite. Sì, Scarpa, possiedi un limite illimitato.
    E’ Marco Candida che te lo dice.

  29. Marco Candida il 18 settembre 2003 alle 19:38

    Be’, Scarpa, scusa gli errori di orto e la consecutio. Sono di frettta. Baci.

  30. Edoardo Dezani il 18 gennaio 2004 alle 23:17

    Il post è davvero bellissimo, l’analisi perfetta e scritta benissimo.

  31. BESTIO il 18 febbraio 2004 alle 09:10

    C stò provando, caro Tiziano, c stò provando….:)
    BESTIO

  32. cca il 19 giugno 2003 alle 13:37

    Dentro l'ombelico del blog.

    Cosa c'è di me da portare nel blog? Espressione? Basta una semplice descrizione di un semplice gesto quotidiano a descrivere una persona?



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