canyouhearmedoctor

Andrea Raos

“Doctor? Can you hear me, Doctor? Can you hear me?”
Quasi tutte le mattine andavo a consultare la posta elettronica in un internet-café vicino al parco. È uno di quei posti dove si può anche telefonare in paesi lontani spendendo meno che con la Telecom (senza contare che c’è anche gente che non ha il telefono/segreteria/fax in casa – eh già, i poveri esistono ancora).

Quasi tutte le mattine compariva questo africano di mezza età, mal rasato, iperteso, lo sguardo in permanenza fisso su un punto lontano, oltre il fuoco.
Entrava in una cabina e telefonava a Doctor (usava il viva-voce, chissà perché, per cui da fuori si sentiva tutto).
“Doctor, hello, Doctor?”
“grrrrrrrrr……” (raschiamenti, comodini spostati, luci accese, tutti i rumori di uno che viene tirato giù dal letto in piena notte – ma adesso c’è il fuso orario anche con l’Africa? alla faccia della deriva dei continenti…).
“Doctor, can you hear me?”
“frrrrrrrr… brrrrrrrr… trrrrrrrrr…”
“Doctor?? CAN YOU HEAR ME DOCTOR??!?”
“ccccccrrrrrrrrraaaaaaaaaaannnnnnnnnngggggggggggg…”
L’africano si esaurisce, riattacca, se ne va bestemmiando in wolof, un wolof con un accento un po’ del sud, mi sembra – ma potrei sbagliarmi.
Comunque sia, ho assistito a questa scena ripetuta, una mattina sì e una no, per tre mesi. E sia chiaro che questa è la pura verità, non una di quelle storie inventate che si leggono sulle riviste di moda. Niente facili istrionismi, qui.

Però ultimamente non lo si vede più. Secondo me è Doctor che ha pagato un sicario.

*

Che cosa si è spezzato?
Solo una trentina di anni fa, in Firewalker, di Stephen King, il personaggio secondario che, anche prima del politically correct, veniva abitualmente chiamato a rappresentare il Terzo Mondo (nel caso specifico, a dire il vero, un indiano d’America), poteva pronunciare questa frase leggendaria:
“Voi bianchi vedete mostri dappertutto. Voi bianchi vi guardate l’uccello e vedete un mostro.” Il che, detto nel contesto di un romanzo del terrore, non mi sembra poco.
Oggi invece :
“Can you hear me Doctor?”

Secondo me sta arrivando la Pentecoste : il Grande Spirito discende e ci dice delle cose che ognuno di noi singolarmente capisce (mi rendo conto di farla un po’ corta).
Ciò che dirà il Grande Spirito è questo :

Funk una volta, nelle nebbie del Funkapus, la terra era in comunione con l’Uno. Il Funk scorreva libero e la libertà era libera dal bisogno di essere libera. Persino i Sapiens Cro-narici e i Tumpasorus vivevano fianco a fianco in P(ace).

Ma sorsero ben presto imperi nocimattonivi guidati da imperatori non-Funk. Preti, papponi e politicanti sculacciarono intere nazioni di genti che se ne stavano sanza alcun sospetto – punendoli per le loro sensazioni e i loro desideri, costipando le loro conoscenze e impapponando i loro istinti fino a ridurli ad un ammasso di grassoni, di cornuti e di scoppiati. I discendenti dei Sapiens Cro-narici si misero in riga, perché il loro credo era “vincere con ogni mezzo necessario”. Si stirarono i capelli e persero ogni cognizione del Groove.

I discendenti dei Tumpasorus sapevano che il Funk racchiude in sé la propria ricompensa. Cercarono di restare fedeli al Funk puro e non tagliato. Ma ciò divenne impossibile in un mondo dominato dal potere e dall’avidità. Così misero sotto chiave il segreto del Clone Funk, insieme ai re e ai faraoni in fondo alle piramidi egizie, e volarono nello spazio esterno per dare un party sulla Nave Madre – in attesa del tempo in cui sarebbero potuti in tutta sicurezza tornare a rifunkare il pianeta.
[George Clinton, 1976]

Clinton… George… sembra una freddura, lo so, mischiare così i nomi degli ultimi presidenti americani; mentre invece è la verità (lo stesso George Clinton, del resto, negli anni Settanta aveva scritto un pezzo dal titolo profetico : Dr. Funkenstein). Tutti segni premonitori, che forse siamo ancora in tempo ad accogliere e diffondere fra le genti.
Prima che anche noi, sotto le bombe, accasciati di fronte alla nostra casa distrutta, invano stringendo al petto i nostri cari morti sgozzati, ci ritroviamo a ripetere, con voce inebetita, il ritornello infernale che darà un po’ di groove alla nostra fine :

Doctor?

Doctor?

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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