sempre sul lupo

andate a vedere “Le temps du loup” di Haneke. Il film sembra a un certo punto quasi mediocre, ingenuo. Invece ancora una volta l’esclusione dal concorso ufficiale di Cannes e il flop commerciale sono una garanzia. E’ un film importante, io che non andavo al cinema da mesi me lo sentivo, eppure l’ho capito davvero solo alla fine, da come me lo porto dentro. Andate a vedere il film di Haneke, e non rompete più le palle con Lars Von Trier.
G.M.

26 Commenti

  1. Come siamo lontani, Giovanni, nel comprendere il cinema del presente così da pre-vedere quello del futuro (del quale Haneke ti assicuro non farà parte). Eppure i tuoi film dicono di uno sguardo diverso da quello che dice la tua critica. Se ce n’era bisogna, questo è ancora una riprova di quanto lo sguardo critico sia distante dalla sua messinscena.

  2. caro Giovanni, lasciati stringere la mano cinque volte. Ho visto Haneke questo autunno, credo, quando è uscito in Francia. Poi è sparito anche dalle infime cineteche parigine. Eppure io lo trovo un film straordinario. Alla pari dell’Angelo sterminatore di Bunuel. Entrambi i film indagano lo stesso tema. In modo altrettanto radicale e impietoso. Molto meglio del precedente “la pianista”.

  3. Caro Giovanni, non l’ho ancora visto ma mi hanno datto che è un film apocalittico, quindi mi riservo di tornare sull’argomento a visione avvenuta. Resta il fatto che Haneke è un grande indagatore dell’animo umano e delle sue perversioni, non sono regista né critica cinematografica, parlo da spettatrice e per la prima volta la recensione su PP mi ha irritato. Stimo moltissimo Ciaruffoli e il suo sito, ma in questo caso ho una sensazione diversa. Ne riparleremo.

  4. Haneke è un grande? Può darsi. Haneke fa sempre lo stesso film? Può darsi anche questo.
    Io mi sono fermato ai primi due (credo che fossero i primi due) Funny Games: (teribbile) e Storie (di una noia mortale, con Juliette Briosce in gran forma pronta per ingozzarsi di “Chocolat” per tirarsi su).
    La pianista? Attendo di vincere la lotteria, per vederlo. Ma il romanzo da cui è tratto (e che lessi anni fa) è ottimo e abbondante, come si dice.Un amico che lo aveva visto mi ha raccontato il film e collimava perfettamente con la trama del romanzo. In questi casi bisognerebbe ringraziare anche la scrittrice austriaca (di cui non ricordo il nome)che ha avuto l’idea e l’ha messa con maestria sulla carta.
    Io penso, da quel poco che so, che Haneke sia un sadico. Sadico nei confronti dello spettatore. Li vuol vedere soffrire, i poveretti, secondo me. E lo spettatore che vuole soffrire con Haneke trova pane (in senso di pain) per i suoi denti.
    Ma che vi ha fatto il “povero” von Trier? E’ un furbone che però qualche idea nuova l’ha portata, secondo me.
    Per Haneke il mondo ha una sola dimensione: quella del male. E il resto? Mah.

  5. Se posso gentilmente permettermi, consiglio di non sottovalutare Francesco Ruggeri, uno che non sbaglia un film. Il tempo (il miglior critico possibile), difatti, è sempre lì a non far del torto alla sua ragione, anzi.

  6. Elfriede Jelinek. L’autrice de “La pianista”. Haneke: a me piace, non ho ancora visto il “Tdl”, ma se capita vado. Von Trier: a morte. Perché? Vediamo… i suoi film (ma anche “Festen” di Vintemberg) sono stati, per me, degli audiodrammi. Entro in sala, vedo i primi 10 min., e il beccheggio/sballottolio schifo della mdp mi fa andare in suppurazione il cibo mangiato a pranzo-cena. Devo chiudere gli occhi, respirare profondamente, cercare di non svomitarmi il piloro e qualche pezzo d’intestino. Chiaro: nelle intenzioni dei dogmatici questo malessere si sposa alla perfezione con la nausea metaforica, simbolica, critica nei confronti della società e del mondo tutto, perseguita anche con trame d’impatto, che non disdegnano la più grondante e corriva retorica del dolore. Ma lo spettatore di “Idioti”, “Dancer in the dark”, e poi basta perché non mi ci ha più ricuccato LvT, si becca il mal di mare. Almeno: a me il rollio dà il mal di mare. Ce l’ho fatta, a non dar di stomaco, ma ricordo lo stato in cui ero. Quindi per me LvT è da patibolo. E poi, che dire della pretesa demente e ipocrita quant’altre mai, di restituire la Verità a/o il reale-messo-a-nudo, che non è altro che l’ennesima rielaborazione estetica di un materiale arbitrariamente selezionato? A morte, a morte Trier.
    Ah, anche questo: Dogma e Verità? Ma scherziamo?

  7. “E poi, che dire della pretesa demente e ipocrita quant’altre mai, di restituire la Verità a/o il reale-messo-a-nudo, che non è altro che l’ennesima rielaborazione estetica di un materiale arbitrariamente selezionato?”

    Non hai torto, Nick. Ma questa pretesa ( demente e ipocrita?, può darsi) è quella dell’artificio artistico. L’artista è arbitro assoluto, fa quello che gli pare. La furbizia di von Trier & Compagni sta nel selezionare, rielaborare. Ma non è così un pò per tutti? O pensiamo davvero che esistano degli artisti puri. Haneke è un artista puro? Quando prende il romanzo della Jelinek è lo mette in scena cosa fa? Rielabora (o meglio adatta per lo schermo) un bel romanzo. Ruba, plagia? No, rielabora.
    Gli artisti sono tutti ladri, in qualche modo. Senza artifici non c’è illusionismo. E il cinema (correggetemi se sbaglio, qui ci sono dei veri addetti ai lavori)è vero, grande illusionismo.
    P.s: sul rollìo da baleniera sono d’accordo, ma io ho stomaco. Ma allora: vogliamo parlare delle inquadrature fisse di 5 min. l’una di Haneke? Da un estremo all’altro! Non siamo mai contenti, questa è la verità;-)

  8. … pretesa dell’artificio artistico, essenza del far arte. Giusto! Ma che fa LvT? Dice: il mio vero è più vero del vostro, la mia verità (non finzione, non la chiama per ciò che è: questo mi fa specie) è la Verità del cinema oggi. Che tronfio bugiardastro malafedico soggetto!

  9. Si, dirà così (immagino) per furbizia autopromozionale. Questo è veramente irritante, sono d’accordo, Nick. Un conto è il risultato finale (ciò che dovrebbe contare, dunque l’opera); e un conto le affermazioni/proclami dell’autore dell’opera. Io in von Trier non ci vedo nulla di rivoluzionario, e se è per questo nemmeno in Haneke. A dirla tutta, entrambi mi paiono dei sadici esibizionisti del dolore. Uno che ti manda in bambola con un uso spesso stomachevole della macchina da presa e il digitale smorto puntato sulle sue eroine da feuilleton, l’altro con il piano-sequenza categorico e inflessibile, che apre lo “squarcio” sull’occidente malato, turpe, senza speranza … Il nostro mondo occidentale è una valle di lacrime? Grazie tante, l’avevamo capito già da tempo guardando il telegiornale!

    p.s: comunque ho letto la recensione di Ruggeri su http://www.pickpocket.com, e io mi fido; dunque, NON ANDARE A VEDERE…:-)

  10. Le recensioni sul film si dividono esattamente in positive e negative, quindi io sono curiosa di esercitare il mio di senso critico… poi vi ammorberò con un commento!
    Può darsi che nel mio masochismo totale lo vada a vedere domani, dopo aver dato l’esame di statistica. :-)

  11. “Le recensioni sul film si dividono esattamente in positive e negative, quindi io sono curiosa di esercitare il mio di senso critico… poi vi ammorberò con un commento!”

    Ahi ahi ahi!!!
    (Scherzo)

  12. Le statistiche dicono che l’esame di statistica se affrontato col giusto grado di spavento si passa sempre. Tu addirittura Gabriella me pari terrorizzata come nemmeno il Berlusca di fronte alle forchette, quindi vai supertranquilla, lo passerai!

    Dice il mio amico andrea titonco che di LvT è bello I cinque ostacoli, non lo bada mai nessuno quando lo dice. Bo’ vedete un po’ voi.

  13. Non è vero che il tuo amico titonco non lo bada mai nessuno, io l’ho ascoltato e c’ha ragione su I cinque ostacoli o variazioni.
    Grazie per l’incoraggiamento, non sono terrorrizzata,mi fa proprio schifo la statistica.
    Tutto qui. :-)

  14. “funny games” è stato per me un film straordinariamente pedagogico (soprattutto per l’uso della camera fissa e la quasi assenza di violenza diretta, benché sia un film duro al di là del sopportabile). penso che dopo non si guardino più nello stesso modo le rappresentazioni della “realtà mediatica” (torture agli iracheni etc). l’ho trovato salutare, intelligente, il suo “male” mi sembra indispensabile.

  15. Chi può dirlo? a giorni l’ardua sentenza… mi sa che dovrò fare un giretto al prossimo appello! :-(

  16. gabriella attendiamo la tua recensione (cosi’ scrivendola ti scordi di statistica).
    Ma andrearà hai pagà tempo del lupo o no? Se non sbaglio, sei tu che mi ci avevi mandato a vederlo… o era un altro amico…

  17. no, non ho pagato il lupacchiotto, infatti non ne parlo; ma forse confondo con l’orsacchiotto giapponese che sono andato a vedere con la t**a dei t*nt*n. sai, quella che piace tanto a un altro amico…
    attento andreainglé, il linguaggio-makkina della fond***one è un baratro infinito, non scoperchiarlo o emerge chtuhlu…

  18. and*ea r*** parliamo in perfetta trasparenza: Kemper Boyd.
    (Wittg., Tractatus, sette, “Di cio’ di cui non si puo’ parlare, è assai meglio tacere.”)

  19. Lo sapevo che finiva così: non è più nelle sale.
    Uscito il 4 giugno, oggi è sparito… non demordo, spero che prima o poi passi di nuovo.

  20. hai visto a tentennare?! Certo che sono implacabili; di che cosa hanno paura? non saranno tre giorni in più di sala semivuota a farli fallire.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Dopo il contagio

di Alberto Brodesco
Entrare in un cinema, salire in cabina di proiezione, far partire Woodstock, sedersi in poltrona e guardare il film da unico spettatore in sala.

Le architetture del desiderio nel cinema di Céline Sciamma

di Ilaria A. De Pascalis
Il nome di Céline Sciamma si è imposto da diversi anni come imprescindibile nei discorsi relativi al cinema europeo

Il Desiderio che combatte il Moralismo: Bad luck banging or loony porn di Radu Jude

di Daniele Ruini
Vincitore dell’Orso d’oro all’ultimo Festival di Berlino, Bad luck banging or loony porn ha il merito di pungolare con sarcastica lucidità alcuni nervi scoperti delle odierne società globalizzate e iperconnesse.

Hollywood contro Orson Welles, la storia continua?

Sul film "Mank" di David Fincher, candidato a dieci premi Oscar, Paolo Mereghetti ha pubblicato un articolo su "Gli Asini"

Il cinema russo a Firenze: i film čechoviani di Konstantin Chudjakov e Svetlana Proskurina

di Giulia Marcucci La seconda edizione del Festival di cinema russo contemporaneo nella cornice di NiceFestival (Direttrice artistica Viviana Del...

Cinema e Pandemia: diario sfilacciato di una nuova immagine

  di Mario Blaconà   Ashes, Apichatpong Weerasethakul   “Fino a ora abbiamo detto, da un punto di vista storico, che esistono due tipi di registi...