Non si risparmino i bambini

3 settembre 2004
Pubblicato da

di Sergio Baratto

Non si risparmino i bambini
i piccoli ventri gli occhi a palla dei bambini
i corpicini i culi sporchi dei bambini
si faccia macello dei bambini
ci si schermi coi bambini
piccoli stronzi bambini
nemici in germoglio i bambini
non ci si trattenga coi bambini
si facciano a pezzi i bambini
dentizioni di bambini
scarabocchi di bambini
escrementi di bambini
cattiverie di bambini
teste tonde di bambini
si faccia scempio dei bambini
nessuno è innocente nemmeno i bambini
si sgozzano in fretta i bambini
si svuotano in fretta del sangue i bambini

***

“Alzati, prendi con te il bambino e sua madre e fuggi in Egitto, e resta lì finché non ti avvertirò, perché Erode sta cercando il bambino per ucciderlo.”
…Erode, accortosi che i Magi si erano presi gioco di lui, s’infuriò e mandò ad uccidere tutti i bambini di Betlemme e del suo territorio dai due anni in giù.

Le divinità se la battono, i prodotti difettosi della creazione restano soli qui a versare o buttar sangue.

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36 Responses to Non si risparmino i bambini

  1. fabio viola il 4 settembre 2004 alle 18:22

    bello. grazie.

  2. Gemma Gaetani il 4 settembre 2004 alle 20:28

    Bruttissimamente (ciò a cui si riferisce), potentemente bella.

  3. riccardo ferrazzi il 5 settembre 2004 alle 18:56

    C’è qualche riferimento con i fatti dell’Ossezia ? Mi meraviglio che la cosa sia passata sotto assoluto silenzio su NI. Fatte le debite deprecazioni sul modo russo di “trattare” le dissidenze, vogliamo fare una seria riflessione sul terrorismo ?

  4. Franz Krauspenhaar il 5 settembre 2004 alle 21:23

    Un calcio nei coglioni. Molto bella. I bambini ci guardano.

  5. helena il 5 settembre 2004 alle 21:52

    riccardo, vogliamo. Ma io in questo momento non ce la faccio proprio. Ingoio a fatica le notizie su questo orrore totale: le armi nascoste nella scuola (qualcuno è stato pagato), i bambini costretti a bere il loro piscio, massacrati con strafottenza, stuprati se femmine, fatti saltare insieme a donne nere e bianche che, a detta dei sopravvissuti, “sembravano drogate”. Due si sono fatte esplodere dopo un litigio, col capo maschio che commentava “era ora”.
    E poi l’infinita serie di menzogne russe, sul numero degli ostaggi, dei morti, dei bambini fra vivi e morti, sulla trattativa in corso che forse non è neanche mai stata avviata, su come e perché è partito l’attacco. C’erano uomini di Al Queda nel commando. Ah si? Allora fuori i nomi, i passaporti almeno.
    Chi paga per tutto questo? Solo il ministro dell’interno dell’Ossezia ha offerto le dimissioni, subito respinte, ovviamente. E ovviamente Bush ( più il nostro triste cavaliere) lo difendono subito a spada tratta, il loro amico Putin.
    Io per il momento riesco a vedere solo l’assoluta solitudine delle vittime, quelle di ieri a Beslan, quelle di domani in Cecenia, Inguscezia e chissà dove, che saranno di nuovo gli inermi. Se le tua testa ragiona meglio, facci sapere qualcosa, che ci vuole.

    P.S. Comunque credo che dovremmo chiedere di conoscere la verità, indagare e far indagare, come se fosse roba nostra, Ustica o Bologna, perché non è questo che dovrebbe significare vivere in un mondo globale?

  6. riccardo ferrazzi il 5 settembre 2004 alle 22:15

    Helena, non so se la mia testa ragiona meglio. Anzi, non credo proprio. Penso soltanto che non c’è ragione al mondo che possa giustificare un’azione di questo genere contro mille bambini. Che poi Putin faccia altrettante porcherie non giustifica chi ha pensato e chi ha messo in atto una cosa simile. Io penso (ma se mi sbaglio dimmelo) che anche noi dovremmo smettere di giustificare gli assassini dicendo che i loro nemici non sono meglio di loro. Gli assassini sono assassini, da qualunque parte stiano. O no ?
    E soprattutto, parliamone ! Possibile che su NI ci si mobiliti solo per certe cose e per altre cada un silenzio assordante ?

  7. helena il 6 settembre 2004 alle 06:44

    No, non c’è nessuna giustificazione. Nulla di ciò che hanno patito i ceceni (in questo caso), rende meno disumana questa disumanità. Anzi è il tradimento sommo ANCHE dei ceceni.
    Di chiunque assassinio è responsabile l’assassino.
    Il dovere di chiedere conto ai governi che dovrebbero proteggerci di cosa hanno fatto e non hanno fatto, di cosa hanno detto o meno è un’altra questione. Ma nemmeno la ferocia più totale giustifica il nostro stare zitti. Abbiamo il diritto, anzi il dovere di volerci vedere chiaro, di capire quanto contano le vite sulla bilancia della ragion di stato, in Ossezia come in Iraq. Ai terroristi non puoi chiedere il massimo rispetto delle vite umane, ma ai governi che si vogliono democratici sì.

  8. andrea barbieri il 6 settembre 2004 alle 09:15

    Ma su, è così evidente la cosa, commentatori come Panebianco e Ferrara dicono che il terrorismo non viene condannato, ma chi non condannerebbe azioni come questa? quanti dementi ci sono effettivamente in Italia che trovano delle ragioni ad azioni contro l’umanità? Pochissimi e da TSO. Ma in realtà quello che ingiungono Ferrara & co è che la condanna del terrorismo sia detta in questo modo “è giusto usare la forza come fanno gli americani”. Naturalmente molti la pensano diversamente – per forza il terrorismo sta crescendo – e quindi dicono che il terrorismo va affrontato in un altro modo. Niente da fare, potenti giornalisti e uomini politici accusano: siete coi terroristi! E secondo me questo comportamento lo tengono dolosamente.

  9. andrea barbieri il 6 settembre 2004 alle 12:01

    Poi è anche giusto postare questo articolo dal sito di Carmilla, così per avere idea di come vanno le cose nel mondo e come l’informazione ce le riporta (o non riporta o piega):

    “Controinformazione:
    I 150 bimbi sequestrati a Tawilah, nel Darfur
    Cos’è?, il Darfur puzza? Centocinquanta bambini sequestrati a febbraio non meritano candele perché sono negri? Perché non servono a essere strumentalizzati dalla propaganda elettorale di Bush e della sua gang? Il Darfur è addirittura meno noto dell’Ossezia? Chi vince nell’allucinante partita a tennis della retorica occidentale? La quale interpretano, per primi, personaggi come le amiche di Marco Biagi, che hanno lanciato la catena per commemorare con una candela le vittime ossete, accusando sul ‘Corriere’ l’Italia tutta di anestesia emotiva. Anestetizzate saranno loro: del Darfur chi se ne occupa? Chi è rimasto choccato dalla disinvoltura dei bravi commissari UE, scesi a denegare che lì si sta consumando un genocidio, con migliaia di piccole indesiderabili vittime? Informatevi. O, vista la situazione della pubblicistica sulla tragedia immane del Darfur, controinformatevi. E, se non lo fate, ficcatevi una candela nel culo. [gg]”

  10. andrea barbieri il 6 settembre 2004 alle 12:07

    Anzi ve’, postiamolo proprio tutto l’articolo, leggiamolo, e chiediamoci perché lì nessuno interviene?

    “Le stragi non si fermano: il Darfur come il Ruanda?
    di Daniele Bertulu
    Il conflitto nel Darfur (nord-ovest del Sudan) appare sempre più insanguinato da atrocità di ogni tipo, commesse dai vari gruppi armati contro la popolazione civile. Secondo le dichiarazioni di alcuni operatori umanitari, si comincia a delineare lo spettro di un genocidio simile a quello che sconvolse il Ruanda nel 1994. Combattimenti, massacri ed abusi sono ormai all’ordine del giorno.
    Le accuse più pesanti cadono sull’esercito regolare e sulle famigerate milizie filogovernative dei Jenjaweed.

    Tuttavia, anche i ribelli del Sudan Liberation Movement/Army (SLM/A) e del Justice and Equallity Movement (JEM) non sembrano estranei a questa apparentemente inarrestabile spirale di violenza.

    Gli ultimi e frammentari bollettini di guerra parlano di decine di morti tra i civili: fonti citate da Amnesty International e dalle Nazioni Unite denunciano raid di presunte formazioni paramilitari condotti nella prima metà del mese sul villaggio di al-Kureinik, in cui avrebbero perso la vita 15 persone, tra cui anche un bambino; ancora ai Jenjaweed sarebbe da imputare la strage di 9 adulti e 3 bimbi avvenuta a Aish Barra, non lontano dalla frontiera col Chad.

    Sempre secondo l’ONU, l’aviazione regolare avrebbe bombardato i villaggi di Wad Hajar e Goweighin, nel Darfur meridionale, uccidendo otto persone e ferendone altre 20.

    Gli Antonov governativi avrebbero anche colpito la città di Sherya, a quanto pare in concomitanza con un assalto dei Jenjaweed, come riporta un testimone all’agenzia Reuters; le vittime sarebbero almeno 7 (sei donne ed un bambino di appena un anno), ma un portavoce dell’SLM/A sostiene che “altri 15 ragazzini” risulterebbero al momento dispersi.

    Il conflitto, intanto, continua ad estendersi oltre il confine col Chad: Amnesty parla di un civile ucciso nella città di Ouendalou e di un altro ferito ad Absogo, ad opera di una formazione di circa 35 Jenjaweed che avrebbero anche rubato un centinaio di capi di bestiame.
    Le forze armate chadiane avrebbero reagito scofinando nella cittadina sudanese di Gogei, sulla base degli ultimi accordi intrapresi dai presidenti dei due Paesi allo scopo di assicurare una presunta “sicurezza” all’area.

    Lo scorso 14 marzo i guerriglieri dell’SLM/A hanno attaccato la città di Buram (900 Km a sud est della capitale Khartoum), uccidendo “la maggior parte dei soldati che vi si trovavano”; il governatore del Darfur meridionale, Adam Hamid Musa, conferma la perdita di Buram, ma dichiara che vi sarebbero “solo due morti e tre feriti” tra la polizia.

    Rapiti due cittadini cinesi

    A circa 80 Km dal luogo del suddetto attacco, due cittadini cinesi che lavoravano per conto della North China Construction Company sono stati sequestrati dai ribelli; gli ostaggi, di 22 e 34 anni, erano di ritorno da un sopralluogo per la costruzione di impianti di estrazione idrica.

    Nelle ultime ore, uno dei due operai è riuscito a fuggire ed a raggiungere una zona controllata dall’esercito sudanese, ma non sono stati rilasciati ulteriori particolari; appelli per la liberazione sono stati diffusi dal governo e dall’ambasciata cinese a Khartoum, oltrechè da varie organizzazioni umanitarie e dall’ufficio per gli affari Esteri degli Stati Uniti.

    La tragedia di 100 donne a Tawilah

    Il coordinatore delle Nazioni Unite per il Sudan, Mukesh Kapila, descrive ai microfoni dell’agenzia BBC il dramma consumatosi nella città di Tawilah, attaccata tra il 27 ed il 28 febbraio da militari sudanesi e Jenjaweed, che uccisero non meno di 75 abitanti.

    Kapila afferma che più di un centinaio di donne sono state sottoposte a violenze sessuali da parte degli assalitori; in particolare, “sei di loro sono state stuprate di fronte ai loro padri, che in seguito sono stati assassinati”.

    Al momento, Tawilah è stata quasi completamente distrutta; secondo l’ONU, durante la fuga i miliziani avrebbero anche sequestrato altre 150 donne e 200 bambini.

    Scontri in un campo profughi a Khartoum

    La guerra nel Darfur ha contribuito a far salire la tensione tra i rifugiati: la BBC dà notizia di feroci scontri esplosi in un campo profughi alle porte di Khartoum, che avrebbero provocato tre vittime, secondo quanto affermato dalla polizia; tuttavia, testimoni portano a 6 il numero dei morti.

    Le violenze sarebbero iniziate in seguito alla decisione, da parte delle autorità, di far pagare una cifra pari ad un dollaro a tutti i rifugiati che si fossero recati nel vicino villaggio di Mayo per visitare i loro parenti.

    Numerosi manifestanti avrebbero “dato alle fiamme un mercato, ed attaccato una stazione di polizia”; attualmente, almeno 2.000 rifugiati locali sarebbero stati forzatamente trasferiti in un accampamento limitrofo.

    10.000 morti: la più grave catastrofe umanitaria mondiale?

    Massacri a sfondo etnico, attacchi indiscriminati sui villaggi, fughe di massa, sparizioni e stupri: quanto basta, secondo l’ONU, per definire la situazione nel Darfur come “la più grave catastrofe umanitaria” vigente in questo momento nel pianeta.

    Si parla di un vero e proprio disastro umanitario, in cui un numero di persone compreso tra 750.000 ed un milione è stata costretta ad abbandonare le proprie case; su tutto aleggia la minaccia di una vera e propria pulizia etnica attuata da governo e paramilitari contro alcune fra le oltre 90 tribù locali (tra cui Fur, Masalit e Zaghawa), di religione musulmano-animista ed africani neri, in contrapposizione alle caste arabe al potere.

    Ancora Mukesh Kapila stima che dall’inizio della guerra (febbraio 2003) il numero di morti sia addirittura superiore a 10.000, molti dei quali civili; cifra contestata da Khartoum, che sostiene che le vittime siano “molte di meno”.

    “Il conflitto sta entrando in un circolo vizioso, caratterizzato da gravissime violazioni dei diritti umani su scala comparabile a diverse situazioni storiche, ad esempio il Ruanda […] l’unica differenza con questo Paese consiste solamente nel numero di persone morte, assassinate, torturate o violentate”.

    E mentre si avvicina la stagione delle piogge (che in genere comporta una riduzione degli aiuti umanitari), le Organizzazioni Non Governative non hanno ancora ottenuto la possibilità di accesso per centinaia di migliaia di profughi di guerra.

    Se infatti sul confine col Chad qualcosa sembra muoversi (6.000 persone hanno ricevuto approvvigionamenti nella città di Bahai da parte dell’UNHCR), la costante insicurezza e le restrizioni governative non permettono il completo ingresso nel Darfur.

    La situazione è a dir poco disastrosa ad al-Jeneina e nei villaggi circostanti, dove più di 100.000 civili si trovano senza acqua, cibo e medicinali. E secondo Amnesty, fame e malattie stanno mietendo qualcosa come 10 vittime al giorno nella cittadina di Mornay.

    Solo 110.000 sudanesi hanno potuto raggiungere il Chad; altre centinaia di migliaia di persone vagano nei deserti o tentano di trovare riparo nei maggiori centri urbani, esposti tuttavia ai bombardamenti, agli attacchi ed alle scorrerie di esercito, Jenjaweed e ribelli.

    Ancora violenze a sud. A rischio i colloqui di pace

    Dopo i violentissimi scontri tra i ribelli ugandesi dell’LRA (Esercito di Resistenza del Signore) e la “coalizione” formata tra esercito di Khartoum e guerriglieri sudanesi del Sudan People’s Liberation Army (SPLA), le regioni meridionali del Paese non sembrano ancora tornate alla normalità.

    A detta dell’ONU (che cita fonti del “dipartimento umanitario” dell’SPLA), forze governative e milizie alleate avrebbero sferrato una violenta offensiva nella regione di Shilluk, contro l’SPLA-United di Lam Akol, una fazione collaterale dei ribelli recentemente tornata sotto l’egida dell’SPLA propriamente detto.

    L’esercito avrebbe attaccato numerosi villaggi, tra cui Alaki, Nyilwak, Adodo, Dinyo, Nyijwado, Obay e Pakang, costringendo alla fuga centinaia di persone; i morti e i feriti tra la popolazione sarebbero “numerosi”, ma non si hanno notizie precise a riguardo; sono anche stati riportati casi di violenze sessuali e rapimenti di giovani donne.

    Le nuove violenze giungono mentre la situazione ai colloqui di pace tra governo e ribelli separatisti in Kenya (allo scopo di concludere la guerra civile che dura da oltre 21 anni) si sta facendo sempre più difficile.

    Il controllo della contea di Abyei (rivendicata da entrambe le parti) resta ancora un nodo estremamente complicato, se si considera che il suo territorio ospita cospicui giacimenti di petrolio.

    Oltretutto, emergono forti tensioni nell’ambito dei ribelli, sempre più divisi tra volontà secessioniste ed il desiderio di restare uniti al resto del Sudan; a tale proposito il governo degli Stati Uniti (che partecipa alla mediazione insieme ad altri Paesi confinanti) ha proposto di considerare Abyei come una zona “a statuto speciale”.

    I nuovi combattimenti, le tensioni al tavolo negoziale e la tragica situazione nel Darfur stanno ritardando la firma di un accordo definitivo per il sud Sudan, che solo fino a pochi mesi fa era dato per imminente.

    Il conflitto nel Sudan meridionale, in corso dal 1983, ha provocato oltre 2.000.000 di morti (soprattutto civili) e la fuga di altre 4.500.000 persone.”

  11. gina il 6 settembre 2004 alle 14:11

    Già. Ferrara dice che putin è un bravo ragazzo che si farà. Non oso immaginare l’opera compiuta. Ma non ci sono solo giornalisti come Ferrara o Mauro (agghiacciante il suo editoriale di ieri su Repubblica) o il pinocchietto egizio cagato solo in italia Allam. Il totale dei bambini fatti fuori in cecenia in tutti questi anni supera i 40 mila. Per non parlare delle femmine violentate, e di tutte le altre vittime, uomini, donne e bambini scomparsi, dal giorno alla notte non ci sono più. Ebbene, di immagini del genocidio ceceno non se ne vedono. Le parole “scomparso” “violentata” “fatto a pezzi” non rendono l’idea, vero? Niente fiotti di sangue che bucano lo schermo . L’hai mai visto tu un Ceceno che ti entra in casa alle due del pomeriggio scappando da una gragnuola di colpi russi con i pezzi di un bimbo ceceno in braccio? Madri e padri ceceni in ciabatte pantofole e vestaglia nel salotto di casa tua, seduti accanto a te sul divano mentre guardi la tv, che urlano, e sussultano a ogni sparo, e pregano dio mio fa che non succeda niente diomio fa che si salvi? Hai mai visto Vite cecene spezzate, letteralmente spezzate, cioè in pezzi di corpo, di senso, di vita? Famiglie cecene spezzate, nonni che ti entrano in casa piangendo con la foto del nipote per chiederti piangendo l’hai visto, l’hanno per caso fatto vedere in Tv? Hai visto mai Occhioni di bimbo ceceno? Hanno gli occhi i bambini ceceni? E li sgraneranno mai sull’orrore i loro occhi ceceni? Mah. Niente giornalisti, in Cecenia, è proibito. Niente giornalisti: in Cecenia non succede nulla. E se ci vai lo stesso, giornalista, che ne so, per una faida tra vicini perchè il cane di uno ha cagato sullo zerbino dell’altro ti fanno fuori giornalista, oppure sparisci. Qualcuno ci ha provato ad andare a Beslan, e non parlo degli embedded. Parlo di giornalsti russi esperti nella questione cecena. Uno lo hanno arrestato con l’accusa di avere dell’esplosivo nella valigia all’areoporto, ancora prima che partisse. L’altra probabilmente l’hanno avvelenata sull’aereo (http://www.cpj.org/news/2004/Russia02sept04na.html). Quindi. Per parlare di terrorismo bisognerebbe sapere cosa succede. E noi, semplicemente, non lo sappiamo. Non lo sapremo mai. Allora proviamo a immaginare quarantamila sacchi neri tutti in fila. E allora, tiro un po’ in la il ragionamento di Helena che sono fatti nostri, allora proviamo a immaginare che tutti e quarantamila sono figli nostri, così come i 600 morti osseti, e quelli afgani, e quelli iracheni, e quelli israeliani, e quelli spagnoli e quelli americani e quelli palestinesi e quelli sudanesi e chi più ne ha anche se non dice, se non si dice più ne metta. Una bella famiglia allargata. Una lunga, lunghissima fila di sacchi neri. La famiglia Body Bags. Allora siamo tutti genitori, parenti, amici che hanno un lutto da elaborare. Che faccio. Mi arruolo nell’esercito? Mi allaccio in vita una cintura esplosiva e mi trasformo in una shahdki visto che mi piace il nero, per infliggere ad altri magari “chirurgicamente”magari a caso che è lo stesso, lo stesso dolore che ho patito io ? Ad altri chi? Ceceni? Arabi? Ingusci? Osseti? Russi? Le canaglie? I colpevoli? Tutto il mondo? Il mio vicino di casa? Mio fratello? Mio figlio? IO? Noi, come dice bene robecchi, cioè “6 miliardi di scudi umani, 6 miliardi di bimbi di beslan”? No. Not in my name. Io sono una codarda. Venerdì pomeriggio ho pianto e vomitato. Alla TV italiana dicevano bimbi liberati! Bimbi liberati! E ingiro, per strada nel pomeriggio, hai visto, hai visto che li hanno liberati! E io mi chiedevo che fine avessero fatto i pezzi di bimbo, i genitori e i nonni che ci erano entrati in casa in ciabatte e vestaglia e lacrime. Semplicemente noi, qui, avevamo spento la tv. On-off? Off. Bravi. E allora segnalo un bel libro:) che è meglio. Judith Butler, Vite Precarie, contro l’uso della violenza in risposta al lutto collettivo Meltemi 2004.

  12. riccardo ferrazzi il 6 settembre 2004 alle 15:14

    Mi pare che Gina abbia riportato il discorso sul punto dolente: una volta che abbiamo deprecato USA e Russia, che ci siamo sfogati con Bush e Putin, che ci siamo lavati la coscienza deprecando i peccati (veri, verissimi !) dell’Occidente, che facciamo ? Domani un commando di terroristi farà una strage in Italia, come ne hanno fatte dappertutto. Continueremo a considerare martiri i terroristi piuttosto che le loro vittime ? Davvero qualcuno crede che il pacifismo a oltranza metta al riparo dal terrorismo ?
    Il dramma del Darfour è un genocidio che da decenni viene perpetrato dal potere islamico di Kartum ai danni delle popolazioni non islamiche, e l’Occidente lascia fare (vergognosamente) perché l’unico intervento efficace sarebbe una guerra coloniale (cioè non con l’intenzione di costituire un governo locale amico e poi andarsene, ma con l’intenzione di rimanere a governare direttamente) e questo l’Occidente non può più permetterselo (vedi disastro della spedizione in Somalia). Drammi simili avvengono in tutta l’Africa, dalla Liberia al Ruanda allo Zimbabwe, e non sono causati dall’imperialismo americano o russo, ma dall’ignoranza che genera intolleranza.
    Torniamo a noi. Quale è stata la reazione neanche tanto sotterranea agli avvenimenti ? Attacco alle Twin Towers. Commento: gli sta bene a quegli arroganti degli americani !
    Attentato a Madrid. Commento: gli sta bene a quello stronzo di Aznar, cosa è andato a fare in Irak ?
    Attentato in Ossezia. Commento: gli sta bene a quello stronzo di Putin che ha raso al suolo la Cecenia !
    Rapimento di due giornalisti francesi. Commento: ?
    Ipotetico futuro attentato in Germania. Commento: ?
    Conclusione provvisoria: ho la sensazione che i nostri modelli di interpretazione della realtà siano drammaticamente sorpassati. Qui non si tratta più di dire “la colpa è di Tizio” oppure “la colpa è di Caio”. Qui si tratta di capire CHE FARE.

  13. andrea barbieri il 6 settembre 2004 alle 16:05

    Beh, Ferrazzi, la prima cosa che tu e io possiamo fare in uno stato democratico è andare a votare.

  14. riccardo ferrazzi il 6 settembre 2004 alle 18:54

    Sai, Barbieri, c’è chi discute per confrontare argomenti, c’è chi discute perché vuole averla vinta. Sono due comportamenti legittimi, ma è difficile che si intendano.

  15. andrea barbieri il 6 settembre 2004 alle 20:36

    Il mio argomento è che prima di tutto si deve fare qualcosa votando. Chi negli USA non ha votato, ha votato per Bush, per le bombe, per le torture, per le menzogne.
    E’ un argomento chiarissimo mi pare. E’ la risposta alla tua domanda Cosa si deve fare?
    Votare.

  16. gabriella fuschini il 6 settembre 2004 alle 20:45

    Perché tu realmente Andrea credi che uno sia migliore dell’altro? Serra su repubblica si chiedeva se la democrazia non si riducesse a essere informati e sentirsi impotenti, la medesima sensazione che mi ha preso dopo aver visto il film di Moore. Ieri pomeriggio mio figlio quindicenne mentre parlavamo di decadenza, violenza, insomma del mondo di merda in cui gli tocca vivere(parole sue), mi ha detto: lo sai qual è il problema? Tutto gira attorno a una cosa quadrata. E io: cosa quadrata? Si, mi ha risposto, la banconota, il denaro. Ecco, so che è banale, tutto già detto, ma porca miseria in Cecenia c’è il petrolio o deve passarci un oleodotto, nei paesi baschi ci sono le miniere, in Iraq c’è il petrolio, in Africa le miniere e quant’altro… continuiamo pure a pensare alle guerre di religione, al terrorismo e all’invasione dell’islam o dei cinesi, intanto gli innocenti muoiono e noi giochiamo con il tasto dell’interruttore. Sarò pure ingenua, ma in questi momenti mi assale un pessimismo nero e profondo.

  17. andrea barbieri il 6 settembre 2004 alle 21:19

    E’ meno peggio. Forse è anche buono, chi lo sa. Ma se non ci provi non lo sai. Non che io provi sempre a fare le cose, però questa di sperare almeno sì.

  18. gabriella fuschini il 6 settembre 2004 alle 22:30

    Sì, hai ragione, almeno questo!

  19. helena il 7 settembre 2004 alle 07:58

    Certo, votare, ma non basta. Anche quello che voglio aggiungere ora non basta per venire a capo del terrorismo, però dovremmo farlo ugualmente. Conoscere, capire, distinguere. Distinguere sciiti e sunniti, obiettivi nazionalistici e dunque circoscritti da progetti di rivoluzione mondiale o perlomeno tesi a omologare tutto il mondo musulmano. E’ quello che hanno fatto i francesi per ottenere il rilascio degli ostaggi riuscendo come mai prima a creare una compattezza fra i loro cittadini di ogni religione e in più l’appoggio di Teheran, Hezbollah libanesi, fratelli musulmani, Hamas e ogni possibile ulema iracheno. Vale a dire: con l’aiuto di una enorme mobilitazione popolare, hanno isolato QUEI terroristi, gli hanno impedito di radicalizzare i conflitti sociali, etnici, e religiosi che già ci sono in Francia, cioè quello che sembra essere stato il loro obiettivo. La legge dei simboli religiosi non l’hanno toccata. Se anche – speriamo di no – i due giornalisti dovessero fare una brutta fine, chi li ha presi in ostaggio non ha più tanto da cantar vittoria.
    Se mettiamo tutti sullo stesso piano, facciamo solo il gioco dei più estremisti. Piano politico e non morale perché Beslan è stata (forse) ancora più inumana del undici settembre, ma – anche se ci fossero finanziamenti e mercenari “Al Queda” – è pur sempre opera di chi si pone obiettivi limitati. Vale a dire: bisogna premere perché la Russia affronti diversamente la questione cecena, che sebbene non sia più di facile soluzione, appare comunque più gestibile di quella palestinese. Certo non finirebbe tutto subito a rose e fiori, ma il cancro di un terrorismo sempre più bestiale (e infiltrato) lo si isolerebbe.
    E a questo punto bisogna anche distinguere a sinistra: fra quella minoranza –pacifisti convinti o no – che ha tenuto aperto gli occhi negli anni passati sulla Bosnia e sulla Cecenia (per esempio), che ha cercato di denunciare, di portare aiuti a Sarajevo e quella maggioranza infantile (vi consiglio il saggio “Infantilismo” di Francesco M. Cataluccio edito da Einaudi) che non riesce a fare a meno di partecipare solo ai conflitti dove stabilisce buoni e cattivi con cui schierarsi ed identificarsi. Replicano specularmente la devastante logica amico/nemico della destra e aiutano solo ad impanatanarsi sempre di più. Se ci fosse stata una qualche visibile protesta, un mobilitazione anche assai minore di quella contro la guerra in Iraq (che continuo a condividere) per gli europei musulmani di Bosnia, non sarebbe forse stato così facile che oggi nel variegato mondo islamico ci prendono per indifferenti o per nemici e credono alleati solo coloro che allora cominciarono ad accorrere per assisterli nella Jihad. Ed è solo l’esempio più vicino, in tutti i sensi.
    Insomma, Riccardo, c’è molta gente a sinistra che semplicemente non ragiona o ragiona poco, ma non bisogna per reazione credere che non abbiano tutti i torti gli “altri”. A scanso d’equivoci: non sto implicando che è ciò cui saresti tentato tu.
    Il terrorismo non lo combatti né con i buoni sentimenti, né con la pura forza e repressione: grazie tante, è facile dirlo. Comunque ce lo terremo per molto, anche con la più accorta delle politiche.
    Grazie, Gina, anche per la segnalazione del caso dei giornalisti russi che non mi pare di aver visto riportare da nessuna parte.
    Scusate la lunghezza.

  20. riccardo ferrazzi il 7 settembre 2004 alle 10:23

    La logica amico/nemico è davvero devastante, ma purtroppo non è applicata solo dai governanti occidentali di destra. E’ applicata anche e soprattutto dai terroristi. Nella testa di un integralista i leader progressisti non sono considerati più amici dei conservatori. Mettiamo Kerry al posto di Bush e non so chi al posto di Putin: Osama Bin Laden non diventerà un agnellino, i ceceni non spezzeranno il pane con i russi, Arafat non diventerà l’amico del cuore di Sharon (non lo era nemmeno di Rabin, e dopo aver firmato un patto ha fatto di tutto per vanificarlo).
    Quando dicevo che i nostri modelli di interpretazione della realtà sono sorpassati intendevo proprio questo: noi leggiamo il terrorismo islamico con le nostre categorie concettuali (guerra di liberazione, frustrazione da colonialismo, progressismo), invece la realtà è tutt’altra, più tribale, più medioevale (e vi prego di leggere questi termini in senso oggettivo, senza giudizi di valore). Chi eccita il fanatismo sa di non poter abbattere la civiltà occidentale, ma cerca di accreditarsi come capo del mondo arabo-islamico. Come si combatte una strategia simile ? Io non lo so. Ma temo che votare si riduca a salvare la coscienza, a mettersi davanti allo specchio e dirsi: “Sì, va tutto a ramengo, ma io sono buono”.

  21. andrea barbieri il 7 settembre 2004 alle 10:53

    Ok, se tutto è tribale, se le categorie sono vecchie, gli strumenti democratici inutili, se tutto è inutile, restano tre strade:
    – la bomba H sui paesi islamici;
    – il suicidio collettivo dell’occidente;
    – un esorcismo potentissimo di magia bianca.
    Scegliamo.
    (A me piacerebbe la terza soluzione perché vedremmo una battaglia tra maghi che in genere in queste occasioni tirano fuori i poteri più strabilianti, tipo ingigantirsi come montagne, circondarsi di aurore boreali, creare forme in cielo fatte di flussi magici, fare volare corpi col movimento delle rondini. Roba spettacolare insomma)

  22. Franz Krauspenhaar il 7 settembre 2004 alle 12:51

    Ma no, votare significa tentare di cambiare qualcosa. Ben sapendo che la nostra sinistra dimostra ogni giorno di più di essere incapace, debole, velleitaria. Ma la mia domanda, semplice e diretta è: un governo di sinistra ci avrebbe portato in Iraq? Io mi do la risposta e dico di no. Per il resto, Riccardo, secondo me hai ragione: come detto anche dal direttore di Al Arabjia e da vari religiosi islamici moderati, la vera lotta è per il potere sul loro territorio. Che poi gli USA ci sguazzino fa parte di una politica internazionale scellerata che forse parte dalle gesta del “duo” Henry Kissinger/Richard Nixon. Ma bisogna anche considerare che all’11 Settembre non si poteva non reagire. (Anche se poi abbiamo visto come).
    C’è anche da chiedersi questo: se ci fosse stato un 11 Settembre qui da noi in Europa avremmo risposto al fuoco oppure no? Io penso di si.
    La Francia – e qui abbiamo il fatto positivo che puo’ essere da sprone per tutti- come sottolineato da Helena ha agito con saggezza, con una “visione”. E fin dall’inizio: non essendosi imbarcata, assieme alla Repubblica Federale, nel pantano mesopotamico.

  23. andrea barbieri il 7 settembre 2004 alle 13:08

    Esatto. E per la miseria proprio negli USA si dice che un politico è buono quando ha the vision.

  24. riccardo ferrazzi il 7 settembre 2004 alle 15:12

    A parte le piacevolezze di chi ha voglia di scherzare, continuo a pensare che questa sia solo (meno della) metà del problema. Chamberlain nel 1935 aveva la sua “vision” e che cosa ne ha ricavato ? E’ facile dirlo adesso, ma è un fatto che una linea politica più dura avrebbe bloccato Hitler quando era ancora possibile, mentre la linea dell’Appeasement portò alla guerra mondiale. Vogliamo imparare dalla Storia o preferiamo chiudere gli occhi e continuare a commettere gli stessi errori ? Se l’11 settembre fosse capitato sotto un presidente democratico non ci sarebbero state reazioni belliche ? Supponiamolo, per amor di discussione. Bin Laden l’avrebbe piantata lì ? Non credo. Anzi: avrebbe insistito. E torno al mio discorso (scusate, è l’ultima volta, non lo faccio più): eleggere questo o quel leader è affar nostro e attiene al nostro modo di intendere la democrazia, ma il fondamentalismo islamico non segue la nostra logica.

  25. helena il 7 settembre 2004 alle 15:24

    E i nostri terroristi per nulla arcaici e pre-moderni non sparavano (e sparano ancora) con predilezione ai vari interpreti di una sinistra “moderata” a coloro che cercavano la mediazione fra le parti sociali? E’ proprio nella logica del terrorismo voler radicalizzare il conflitto, fare terra bruciata di tutto quello che cerca di crescere fra i “fronti”. Quelli che hanno preso i due ostaggi francesi vogliono rendere ancora più forte il razzismo contro gli arabi, tirando acqua al loro mulino della estremizzazione dei giovani maghrebini. O forse vogliono che anche la Francia entra in guerra. Quindi non fanno nessuna fatica ad ammazzare un rompiballe ballerino come Baldoni che aveva pure la baldanza di voler portare l’aiuto della Croce Rossa ai loro fratelli-nemici sciiti.
    Con quelli che hanno in mente un progetto solo a metà arcaico, ma per l’altra ultramoderno, allevato alla scuola dei nostri totalitarismi e delle nostre teorie rivoluzionarie (il fu ayatollah Khomeini e il fu papà di Moqtada al Sadr conoscevano assai bene Marx e Lenin) c’è poco o zero margine di trattativa. Ma con chi tratti, se non col nemico? Con chi è stata siglata la pace in Irlanda se non con della gente dalle mani ultragrondanti di sangue? E non è un bene che per il momento l’ayatollah Al Sistani sia riuscito a stanare dalla moschea di Alì il sedicente capo del sedicente esercito del Mahdi (cioè dell’imam nascosto che tornerà per portare l’islam alla vittoria finale). Persino il governo Sharon ha trattato con gli Hezbollah per uno scambio di prigionieri. Per anni non potevano trattare con Arafat perché era un terrorista, poi invece ci hanno trattato, hanno strappato qualche formale riconoscimento del principio “due popoli, due stati” che prima era inimmaginabile. E anche se Arafat è un rais corrotto che parla con due lingue, fa il doppio gioco e – soprattutto – non controlla più quelli di Hamas o della Jihad islamica, da qualche parte quelle cose sono rimaste scritte.
    E chiaro che il terrorismo si combatte anche con la forza, il sporco lavoro dei servizi segreti e quello meno sporco di polizia e magistratura, ma bisogna cercare – momento per momento, situazione per situazione- di trattare per dividere le compattezze e per ampliare quello spazio in mezzo che proprio tutti gli estremisti temono come la morte.
    Il paragone con Hitler non funziona perché il terrorismo di matrice islamista è variegato nonché disperso ovunque. Purtroppo o per fortuna.
    E per quel che riguarda Bin Laden e affiliati. Lì non è uno stato-nazione fanatizzato a muoversi, ma il tentativo molto più “alla russa” di reclutare leve per una rivoluzione mondiale. Bene, come li fermi, se non cercando di frantumare e indebolire e togliere humus al movimento?

  26. andrea barbieri il 7 settembre 2004 alle 18:50

    In realtà tra le varie possibilità che ho piacevolmente elencato sopra manca la più importante: farsi terroristi con Bin Laden, e cominciare ad ascoltare – insieme a lui – il Parsifal diretto da Karajan, la notte prima dell’attacco. E nello zaino lavorato all’uncinetto dalle nostre donne in chador infilare “Sulle scogliere di marmo”.
    Ma se potessi voterei Helena che mi pare la più lucida. E’ inutile, le donne al comando sono meglio degli uomini. Gli uomini sono troppo soggetti alla pazzia. Be’ a parte Condoleezza Rice che non è una donna.

  27. gina il 7 settembre 2004 alle 19:21

    viva helena davvero. comunque, ti spiacerà andrea ma la rice è una donna, almeno nel senso di porzione di materia sessuata femminile. Così come sono donne la england e le altre svariate centinaia di stronze che ammorbano e hanno ammorbato la terra nei secoli dei secoli. Tutto il resto è santuffizierìa.

  28. gabriella il 7 settembre 2004 alle 23:10

    E donne sono le due italiane rapite oggi… e ora che succederà?

  29. chefare il 8 settembre 2004 alle 12:30

    Qui ci vuole un commento serio. Serissimo!

  30. riccardo ferrazzi il 8 settembre 2004 alle 14:32

    Io non ho nessuna voglia di scherzare.

  31. gina il 8 settembre 2004 alle 18:36

    Segnalo un bel pezzo sul barbiere, l’altraeuropamericaisraele di Raniero la Valle http://www.ilbarbieredellasera.com/article.php?sid=11913
    Pur non dicendo niente di sostanzialmente nuovo evidenzia molto bene, io credo, anche nei commenti, e nelle sacrosante opposizioni:), i nodi del discorso che abbiamo cercato di fare qui.

  32. gabriella il 9 settembre 2004 alle 00:02

    @Gina
    Grazie delle segnalazioni. :-)

  33. Filippo Makaus il 11 settembre 2004 alle 16:08

    (Ieri sul Corriere ho visto una bellissima foto: due padri, Angelo Stefio e Luciano Pari, stretti assieme e avvolti nella bandiera della pace.)
    Non è che abbia voglia di tirar fuori una vecchia storia, però credo che in questo sito siamo in debito con qualcuno. Abbiamo davvero pensato a cosa significa trovarsi inginocchiati con una pistola alla testa quando sai che questa sta per sparare, lo sai senza l’ombra di un dubbio, chissà perchè, senza neanche rifugiarti nell’ultima assurda speranza? Non sto parlando di cose come l’11 Settembre, Bhopal o Hiroshima ma di come sarebbe qui, adesso, per me e per ciascuno di voi, la morte. L’istante in cui anche chi ha sbagliato tutto nella vita può ritrovare la sua dignità. Ci sentiamo tutti più vicini a un Baldoni che a un Quattrocchi? Quattrocchi, magari, ha sbagliato tutto nella vita? Quello che ha detto ci serve per giudicare l’operato del governo? Ma che importanza ha? Pensiamo di essere Dio? Quello che è successo davvero è che a Quattrocchi sono state messe in bocca delle parole che non ha detto. Per me non le ha dette, finchè non sarà provato il contrario; e quello, se verrà, sarà un giorno di cui non compiacersi: un essere umano avrà perso tutto quello che poteva perdere.

  34. Franz Krauspenhaar il 11 settembre 2004 alle 20:47

    Ciao Filippo. Sono d’accordo al 100%. Tirino fuori le prove. Baldoni e Quattrocchi pari sono. In ogni caso.

  35. Gino Lasaponnara il 15 settembre 2004 alle 13:11

    A me i bambini piacciono a colazione



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