3 comments for “Segni di vita

  1. Satrapo
    13 gennaio 2005 at 00:12

    Ma non era Citati ad essere morto?* giuro, non è una battuta: ero convinto fosse morto! Evidentemente mi confondevo con qualche suo omologo. Comunque auguri a Citati! Ché tanto la letteratura italiana post 2001 non ne ha bisogno di auguri, lei: avercela la sua salute!

    * se questo fosse un film con bruce willis: Citati è _veramente_ morto nel 2001 ecco perchè non ha più ricevuto notizie dalla letteratura italiana dopo quella data. Solo che lui non lo sa di essere morto e vagare in un intermondo fantasmatico fra l’aldilà e l’aldiqua!! L’unico mezzo di comunicazione con noi vivi sono queste immense articolesse di repubblica (giornale elevato a psicopompo)**

    ** se questo, invece, fosse un romanzo di Philip Dick: siamo noi a essere morti! Tutta l’umanità è perita in un immenso e globale attentato terrotisti l’11 settembre 2001. Gli unici sopravvisuti sono gli occupanti delle twin towers (che al contrario nel nostro mondo di morti sembrano gli unici a essere periti), tra cui Pietro Citati, che casualmente quel giorno si trovava a passare di lì. Poco dopo scopre che scrivendo oscuri e sibillini articoli per repubblica riesce a comunicare con noi morti per suggerirci la tragica realtà: LUI E’ VIVO! NOI SIAMO MORTI! cazzarola.. cosìè questa monetina da un centensimo con la faccia di Pietro Citati???

  2. DDL
    13 gennaio 2005 at 11:12

    Tanto per maramaldeggiare ancora un po’, ecco un’altra manifestazione del rigor mortis culturale del Citatone:
    APOLOGO SUL MONDO COSI’ POCO GLOBALE(Repubblica, 17/6/2003) “Nella primavera del
    2002, mia moglie e io abbiamo dovuto
    abbandonare il nostro appartamento, a
    Roma. Tutto era sporco, lacero,
    decrepito – irreparabilmente vecchio.
    Muratori, elettricisti, idraulici,
    tappezzieri dovevano grattare muri,
    rifare la cucina, riadattare
    l’impianto elettrico, ricostruire
    bagni, dipingere soffitti, rinnovare
    carte da parati. I mobili vennero
    accumulati in una stanza, e noi
    andammo in un albergo vicino”.
    Bla bla, via così per altre due o trecento righe. Fino ad arivare al culmine: “… Dai clienti non tolleravano
    chiasso, ubriachezza, presunzione,
    volgarità, parole sporche – quelle
    parole che i bambini di tre anni, e i
    moltissimi scrittori dell’età mentale
    di tre anni – amano tanto”. Mi è rimasto un dubbio: la battuta era riferita ad Aldo Nove? A Beckett, a Céline?… All’Alighieri?
    Ecco il link dell’articolo completo (solo per masochisti): http://www.fradinoi.it/Rif%2025.htm

  3. a
    17 gennaio 2005 at 13:02

    satrapo sei uno spasso

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