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Vicino a Parma

di Helena Janeczek

burri.composotion
Non vedi i campi, non vedi, dalla macchina,
che un paio di righe arate, in fuga per ogni lato.

E’ di profilo, è buia, è solo terra che si perde
e che prosegue, e sembra essere il tuo peso,
sembra avere un calore da volersi distendere.

Sdraiarsi a pancia in giù, fare uno strato
sulla crosta aperta che pare sfiati
da sotto, dove non tocchi né mai la vedi,
più forte di una forma,
e non sai se le somigli o le appartieni,
che non arrivino al cuore, a cambiare
se ti sorregge da lì, al centro liquida.

II.

Se è così,
se resta solo roba secca fatta di trame,
come mio padre ridotto alle sue foto,
o tante o poche, o vivo o morto non importa,
meglio dimenticare:
al posto dei ricordi un raschiamento
di figure, voci e facce,
perché fa male,
perché, da sotto, dove ho dimenticato,
prima o dopo venga da scoppiare
a piangere, perché non riesco
a tenerlo dentro, perché neanche l’amore
che lo certifica, riesce a contenere
i morti e i vivi.

10 Commenti

  1. E’ davvero una bella poesia !
    ( quasi mi vergogno: si usa ancora dire bello e poesia?)
    E bello pure è l’accoppiamento con quello strordinario vecchio Burri così terroso!

  2. Uhm, ma come cavolo si farà a fare la mamma, a scrivere delle belle poesie (sì sì bravissima), libri e articoli. Helena hai una marcia in più, ti dovrebbero studiare nelle università. E anche Biondillo.

  3. Ho divorato i suoi romanzi, ma non conoscevo i versi di Helena prima di leggere questi.

    Questi versi sono incredibili anche perchè la lingua della carne di Helena è il tedesco. Eppure queste parole escono dallo stomaco e si compongono di epidermide. La lingua è sicura ma spesso trema. Di un tremolio identico a quello di Celan, scrivere essendo certi che non basta ciò che si traccia. Che manca la possibilità di afferrare. Non ci sono i cocci di bottiglia al termine di nessun muro. Non c’è neanche il muro.
    Ma c’è lo sterrato dove verrà edificato.

    La marcia in più di Helena in poesia è proprio questa capacità di conoscere così bene la lingua da vederne i limiti e raggiungerli scalciando le lettere oltre quelli. Solo Zanzotto in Italia fa tanto. Le avanguardie ci provano. Ma son solo fallimenti.

    Bravissima H.

  4. Posso considerare i vostri generosissimi apprezzamenti come la mia personale sorpresa del uovo di Pasqua?
    per Andrea: tendo ad alzarmi alle sei e lavorare fino a quando il bambino si sveglia.
    per Mario: mi fa piacere che ti sia piaciuto il Burri, visto che ho provato un moto di gratitudine per Google, quando me l’ha sputato.
    per Roberto: questa è stata una delle prime poesie che ho scritto in italiano (perché MI VENIVA in italiano) e forse rimane una delle migliori. A me le ciambelle riescono (riuscivano) più o meno col buco, ma mi è sempre mancata la forza di un progetto o di una poetica in fieri sulla quale poggia il lavoro dei grandi poeti (anche italiani, anche contemporanei).

  5. Salve, riferendomi al post di Roberto S. potrei proporre l’accostamento Zanzotto/Sanguineti… diversissimi, ma… insomma.. paralleli..
    anche se effettivamente non ho capito l’accostamento fatto da Roberto; “in cosa l’ottima poesia di Helena vede e raggiunge il limite (della lingua, del linguaggio possibile, proponibile)… come solo Zanzotto fa…” potresti R. denucleare il concetto e renderlo commestibile… pratico… sono molto curioso…
    gentilissimo

  6. Zanzotto nella poesia italiana riesce a gestire il verso spingendolo oltre il significato senza ricorrere al pedaggio del simbolismo. “Per me versare è come vivere. Non v’è regola ma non v’è neanche massima libertà…” (Repubblica 2001) Il misantropo di Pieve di Soligo ha la capacità di intessere concettualità slabbrando la parola, portandola oltre il proprio perimetro. Ma non stuprandola. Non ha necessità di montare un impalcatura d’avanguardia (tu citi Sanguineti, che in tal senso è un sinfonista ineguagliabile che amo molto…). Helena in questo tratto mi pare seguire le stesse strade…

  7. La lingua no, ma il tono mi ricorda Luzi del Fuoco della controversia. Poesia straordinaria, in ogni caso, che pure conoscendo pochissimo Helena, da lei non mi sorprende affatto. Buona Pasqua e si possono chiedere altre robe così o è già allargarsi?

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helena janeczek
helena janeczek
Helena Janeczek è nata na Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da trentacinque anni. Dopo aver esordito con un libro di poesie edito da Suhrkamp, ha scelto l’italiano come lingua letteraria per opere di narrativa che spesso indagano il rapporto con la memoria storica del secolo passato. È autrice di Lezioni di tenebra (Mondadori, 1997, Guanda, 2011), Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), che hanno vinto numerosi premi come il Premio Bagutta Opera Prima e il Premio Napoli. Co-organizza il festival letterario “SI-Scrittrici Insieme” a Somma Lombardo (VA). Il suo ultimo romanzo, La ragazza con la Leica (2017, Guanda) è stato finalista al Premio Campiello e ha vinto il Premio Bagutta e il Premio Strega 2018. Sin dalla nascita del blog, fa parte di Nazione Indiana.
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