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Ridere nel secolo ventesimo

di Giuseppe Montesano

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Che cosa è il Comico? C’è poi tanto da ridere nel secolo dal quale siamo usciti e in quello in cui siamo entrati? Il Comico fa solo ridere o può anche far piangere? Sono a Roma a parlare del “Comico” con Ermanno Cavazzoni, Paolo Nori, Franca Valeri: con Giulio Ferroni a presiedere questa “table ronde” che chiude un convegno dedicato al “Comico nel ‘900” che ha visto intervenire tra gli altri Nino Borsellino, Andrea Cortellessa, Vincenzo Cerami, Emma Giammattei e Walter Pedullà. Si discute animatamente ma secondo l’etichetta, e quindi si tratta di un incontro serio: eppure la nostra è la classica situazione che potrebbe facilmente, tra le mani di uno scrittore Comico come Rabelais o come il Céline di Morte a credito, finire in una rissa delirante o in un prendersi a torte in faccia: basterebbe che ci prendessimo troppo sul serio. Perché il cuore di tenebra del Comico sta nel rovesciamento di tutte le gerarchie, nell’insurrezione del basso contro l’altro e nell’abbassamento di ogni grandezza presunta: ogni vera dialettica è profondamente, acutamente schierata dalla parte del Comico.

Alle origini del Comico c’è una scena della Rane di Aristofane, nella quale Dioniso si fa sotto per la paura, e per questo viene irriso dal servo: eppure Dioniso è un dio. Ma la legge del comico è proprio il capovolgimento e il rimescolamento, l’alto che diventa basso e il basso che si fa alto, il padrone che opprime il servo ma è dal servo svelato nella sua menzogna padronale, Sancho che dice la verità su Don Chisciotte. Niente è esente dal Comico, niente è al sicuro dal suo abisso, niente ha il diritto di ergersi lontano e fuori da ciò che è il proprio sotto e contrario: e da Aristofane a Cervantes a Diderot il riso è stata la domanda che il corpo poneva allo spirito smascherandone le pose pensose, mostrando la falsità radicale di ciò che si pretende autentico per diritto divino. Ma nella modernità il capovolgimento non bastava più, e con il Flaubert di Bouvard e Pécuchet cominciava una storia diversa, quella di un Comico che non può più distinguere tra riso e pianto. L’ultimo grande progetto di Flaubert è un libro dove il riso scaturisce da un catalogo, da un dizionario di citazioni senza commento che raccoglierà tutti i “luoghi comuni” della Cultura e svelerà che la cultura stessa può essere ridicola. Ma cosa c’è ancora da ridere se la Cultura stessa, e lo Spirito, la Bellezza si sono rivelati ridicoli? Nella modernità le lacrime liberatrici del riso di Aristofane si sono trasformate nelle lacrime raggelate del Beckett di Aspettando Godot, poesia e metafisica hanno scoperto definitivamente la loro parentela con la fogna, e molto per tempo il Padre Ubu di Alfred Jarry si è mangiato e digerito persino la sacralità di liberté, fraternité e égalité. Da due secoli il Comico puro è come sparito, ma tutta la grande letteratura è stata infettata dal Comico. Chi non riconosce ormai nella Recherche du temps perdu anche una grandiosa e spettrale commedia sociale? Chi non sa che L’uomo senza qualità di Musil è un’ossessiva, straordinaria opera di scalzamento del sublime presunto che si annida in letteratura politica religione scienza, e quindi un’opera “comica”? Non ha portato l’immenso Gombrowicz di Ferdydurke il comico fin dentro le cellule più segrete della grande cultura? Non è forse il Céline di Morte a credito e poi fino a Rigodon una gigantesca parodia e autoparodia dell’Occidente? E i grandi scrittori italiani del ‘900, da Svevo a Gadda a Brancati a Arbasino, non sono forse stati degli “smascheratori comici” di apparenze? La modernità è l’epoca del “miscuglio adultero di tutto” di una menzogna mediatica diventata verità, del brutto che si fa bello e del bello che fa brutto come nel Macbeth: non può essere presa alla lettera E allora il Comico mette in scena la menzogna, la chiacchiera, lo sciocchezzaio, il brutto, la fogna, perché solo torcendo il collo a tutto questo nel sussultare corporale del riso-pianto comico si può forse spremere dalla grande rappresentazione fasulla una goccia di verità. Chi continua a immaginarsi un personaggio-uomo tradizionale, che vive in un at home drammatico o intimo o nobile, che ha un io saldamente posseduto e un’esistenza socialmente riconosciuta dal prossimo, non sa o non capisce cos’è stata ed è la letteratura degli ultimi duecento anni. Da tempo non c’è più un “io”, né una classe sociale, né un at home. Da molto tempo tutto questo è stato spazzato via, distrutto. L’Io è abitato dall’Altro, per la nostra esistenza “l’inferno sono gli altri”, e al posto dell’Anima c’è ormai solo l’Economia. Ma il Comico non frigna sul bel tempo che fu bello solo per i ciechi o i privilegiati, e si addentra nell’orribile-ridicolo del qui e ora finché è ancora possibile capovolgere il falso sul vero, cercando ancora di spalancare gli occhi sul traboccante ossimoro che è la realtà. E proprio a lui, al Comico, è affidata la speranza delle Bellezza: ma gli è affidata solo nel suo contrario, nel rovescio dove ancora sopravvive. E’ là, nella ferita aperta tra riso e pianto, brutto e bello, bene e male, che da Baudelaire in poi l’arte moderna a volte l’ha colta. A noi contemporanei, come ai grandi padri, Totò, Beckett, Eduardo, Picasso, Peppino, Kafka, Gadda, Fellini, è toccato in sorte questo: ridere con il sale sulle ferite, piangere senza la grandezza della tragedia: ci è toccato il Comico.

43 Commenti

  1. Sono perfettamente d’accordo con Montesano, è per questo che ho cominciato a venire qui, non tanto per i pezzi postati, ma per i commenti e per il loro carnascalesco anonimato. I commenti, nonostante il desiderio e la resistenza, mi pare di aver capito, dei veri indiani, sono la realizzazione postavantpop del nostro mondo. Carla Benedetti ce l’ha con gli anonimi, anche a me sembrava che non fosse carino non firmarsi, ma il carnevale è sempre in maschera, è liberatorio, trasgressivo, volgare, e nei pezzi anonimi si scatena spesso una delle varianti del comico, consapevole e rapido, cool, debordante e a volte inconsapevolmente tragico. Questo non è un sito letterario, è un laboratorio antropologico, molto interessante.

  2. E’ questo il bello, dal tuo punto di vista io sparo cazzate, puoi dirlo e lo dici. Lo dici come Zippo, non lo dici sul serio, anche se lo pensi sul serio, puoi essere disarticolato ma efficace, anche se sparare cazzate non è una frase molto innovativa, insomma questa poubelle dei commenti è uno specchio curioso della realtà, più interessante dei pezzi, che potrei anche trovare altrove. La cosa curiosa è che i blog letterari dei comuni mortali, sono invece puliti, beneducati, se si insulta qualcuno subito viene chiesto di loggarsi e di essere riconoscibili, c’è un certo galateo. Qui no, per questo trovo che sia un curioso specchio della realtà in mutande e questo, se permetti, ha a che fare con il pezzo di Montesano.

  3. Vedi che spari cazzate? Montesano è un comune mortale. Tutti siamo comuni mortali. Che idea aristocratica della cultura, da un lato gli dei e dall’altra i comuni mortali. “I blog letterari dei comuni mortali”! Ah ah, Molto COMICO.

  4. “Ridere con il sale sulle ferite, piangere senza la grandezza della tragedia: ci è toccato il Comico.”

    Oh, finalmente si commenta l’esito del Convegno sulla Restaurazione, così lungamente annunciato e così di netto tolto di mezzo.

  5. Ma certo, siamo tutti comuni mortali, l’ho detto per rapidità. A me non dà fastidio che tu mi dica che sparo cazzate, non mi sarei scelta questo nick. Mi darebbe fastidio con il mio nome vero, ma quando zippo risponde a temperanza tutto è lecito. Potrei anche fingere di incazzarmi, magari mi scelgo un’altra faccia che si chiama intemperanza e ti do uno stramusone virtuale, ma oggi ho un animo irenico.

  6. Irriverente, sguazza pure nell’esistente. Ti piacerebbe che tutto restasse così com’è, eh? Ti piacerebbe poter togliere di mezzo chi non ti garba. Ma non bastano le tue stronzatine a farlo. Le cose si muovono a tua insaputa, mentre tu fai le battutine carine spiritosine.

  7. “Stramusone”! Sei veneta, o veneto, come ho imparato leggendo Meneghello. Comunque, come hai appena dimostrato, questo non è un laboratorio antropologico. Questo è soltanto un posto dove si sparano cazzate scrivendo in fretta, senza pensarci, salvo poi rimangiarsi quel che si è scritto cavandosela con un “l’ho detto per rapidità”. Ma che me ne frega a me di leggere le tue cazzate sparate in rapidità, se tu sei la prima a non crederci e te le rimangi due minuti dopo a seconda di come ti conviene?

  8. E’ l’ occhio che fa il posto.

    “All’asilo ci facevano cantare canzoni piene di sentimento; altre ci arrivavano dal mondo esterno

    Ramona
    Co na palanca se va in mona

    Mi pareva una bella canzone, un po’ triste, con quel richiamo alla rovina economica che càpita fatalmente a chi non possiede altro che dieci centesimi…”

    Grazie per avermi ricordato il grande Meneghello

  9. Valente, non sguazzo in un bel niente. Semplicemente molti si sono stupiti di questo improvviso e ingrugnito silenzio su qualcosa che era stato allargato anche ai miseri commentatori della zine.
    Ma forse si trattava di un’iniziativa ‘strettamente riservata’ agli addetti ai lavori.

  10. Io non vorrei sembrare provocatorio, ma quello che dice Montesano lo hanno detto, oltre un anno fa, e qui dentro, cioè in NAZIONE I., e per questo sono stati addirittura censurati e sbeffeggiati, i miei carissimi amici di ZIBALDONI, De Vivo e Virgilio. La loro analisi del mondo dei blog e dei sistemi di “pseudoscrittura”, presa in giro senza risultati da Scarpa, Benedetti e compari, mi sembra ancora insuperata e comunque degna di grande attenzione. Andatevela a rileggere: se non qui, sul loro sito: http://www.zibaldoni.it. E non ditemi che faccio pubblicità, perché anche questa fa parte del gioco carnevalesco (!).

  11. Sono andata a leggermi De Vivo e Virgilio. Purtroppo gli operai che mi avevano permesso di passare il mio tempo a diguazzare qui se ne stanno andando e mi toccherà tornare a essere la persona seria che sono prevalentemente nella vita reale. Ma qui sono blogger, cioè blob, e dunque ho letto in fretta, com’è nella mia natura di blogger, appesa al commento di chi mi precede e mi ha risposto più che al pezzo postato, alla pancia più che alla testa, ma sono abbastanza d’accordo con D.V. & V. quando leggono il rapporto tra lo scrittore e il blogger e lo scrittore-che-si-fa-blogger e lo scrittore-che-nega-il blogger e lo scrittore-che-resta-scrittore-rispondendo al blogger. Ma Montesano non parla dei blogger, è che il commento prende sempre vita autonoma, il pernacchio la vince. N.I. mi sembra a questo punto l’apprendista stregone che cerca di tenere la schiuma nella tinozza, credeva di potercela tenere, ma la schiuma, il comico, che è più vitale, ha vinto.
    Torniamo alla carta stampata, se vogliamo leggere con lentezza.

  12. Sono d’accordo con te, TEMP, hai ragione. Però quello che io dicevo, ricordandomi di ZIBALDONI e delle loro tesi, è che spesso la “schiuma” o “comicità” dei commenti è meglio e più leggibile e umano dei TESTI. Io addirittura a volte leggo solo i commenti dei pezzi, non i pezzi – e ripenso a quel famoso fotografo che diceva che ai musei aveva smesso di guardare le “opere” e preferiva osservare la gente che guardava i quadri. Ecco, in questo caso specifico, ad esempio, io commentavo altri commenti, se non te ne sei accorta, non il pezzo di Montesano, che infatti non ho neanche letto (se non nelle prime, noiosissime righe). E, manco a farlo apposta, ho trovato stimolo nei commenti, scritti male, a caso, senza pretese: ma appunto per questo più evanescenti e più veri, come la vita. Ciao.

  13. Son d’accordo con te, anch’io preferisco i commenti, la schiuma è più vitale, ha una sua forza a volte inconsapevole, il pezzo serve a produrre i commenti, poi infatti tutti lo abbandonano al suo destino, lo avevo notato che non eri partito dal pezzo, ma non avevo capito che lo avevi fatto consapevolmente.

  14. Ecco un bel tema da discutere (invece di tante astrattezze): la forza sempre INCONSAPEVOLE, ma proprio per questo sempre più vitale e “comica” (cioè bassa), dei commenti – in tutti i tempi e in tutti i contesti, più o meno virtuali. Montesano la dice così: “E allora il Comico mette in scena la menzogna, la chiacchiera, lo sciocchezzaio, il brutto, la fogna, perché solo torcendo il collo a tutto questo nel sussultare corporale del riso-pianto comico si può forse spremere dalla grande rappresentazione fasulla una goccia di verità”. Così la dice Montesano, forse un po’ troppo da dottorando neanche troppo brillante, ma insomma la questione è proprio questa, e cioè: blog=menzogna=fogna=comico=chiacchiera a vuoto, et cetera et cetera.

  15. Ho davvero una grandissima nostalgia degli Zibaldoni e del loro fumo da scappamento aperto categoria gran premio go-kart. Avete richiamato gli spiriti. Parole vuote. Il tentativo patetico degli Zibaldoni era di spiegare un fenomeno (quello dei blog) ancora agli albori. La loro irritante presunzione era quella di dire a uno scrittore che cosa deve o non deve fare del suo tempo in rete e fuori- non ha importanza. Nessun – o poco- rispetto. Qui su NI è stato dato fin troppo credito a questa gente, la verità è questa. E’ poi vero che spesso certi commenti – qui come altrove, sul web- sono più interessanti degli articoli che ne stanno per così dire alla testa; certo non è il caso di questo thread.

  16. Per Frescone (così Krauspenhaar non perde tempo), ti sei chiesto come mai la schiuma è così schiuma proprio su questo blog? C’è un blog di una poetessa, che tra l’altro scrive ogni tanto magnifiche poesie (www.secondariamente.splinder.com) e che evidentemente è fuori da tutti i giri e da tutti i giochi, scrive poesie e basta, non è nata negli anni 60/70, non credo che abbia mai pubblicato, o se lo ha fatto, non in modo visibile, non fa tendenza, non dà la linea, non vuole essere un’autorità morale, insomma non ha niente di quello che gira o vorrebbe girare qui, è tranquillamente e sostanziosamente colta, per pura esigenza personale, sembrerebbe. Credo che abbia anche un orgoglio luciferino (ma trovo che abbia ragione) e ho addirittura l’impressione che posti le sue poesie anche quando le sono venute un po’ zoppicanti, senza paura, la gente arriva, fa qualche commento magari banale ma sentito, le è evidentemente grata, e non c’è schiuma. Commenti mosci, ma poesie buone. Strano, no? Io so perché succede questo, e tu? Credo che lo sappiamo tutti.

  17. Scusa, temperanza: che cosa c’entra la data di nascita? E poi: se non sai se la poetessa in questione ha pubblicato e se è fuori dai giri e se non sai chi è perché non vai a chiederle il tutto? O fai anche tu come quelli che bacchetti con la tua evidente aria da maestrina della penna rossa? guarda che la poesia con codesta TUA aria moralizzatrice secondo me ha ben poco a che vedere.
    Ma poi, via: se questo blog ti fa così schifo cosa lo leggi a fare? In fondo qui c’è gente che scrive gratis e si espone al giudizio di tutti. Ma senza che nessuno sia obbligato; nemmeno tu, suppongo.
    Capisco che si possa criticare un pezzo, ma non venire ogni tre giorni a scrivere che ogni singolo pezzo fa schifo. In questi casi stiamocene a casa o guardiamo un altro blog.

  18. Ma caro/a, a me non fa schifo niente. Dove lo avrei detto? E chi avrei bacchettato? Osservo un fenomeno del quale faccio parte. E mi piace molto “codesta TUA aria moralizzatrice”, ma manca il bersaglio, io non correggo nessuno, osservo, poiché questa è una piazza virtuale, e commento con il vicino di tavolo, critico il fenomeno, non la persona, qui dovrebbe essere gradita, la critica del fenomeno, o no? Quanto alla poetessa perché dovrei chiederglielo? Se volesse dirlo, lo avrebbe detto, mi sembra una donna di tempra, a me basta leggere le sue poesie, che trovo molto più belle di tante che leggo su carta, tutto qui. Dio le ha dato il talento, che non dà a tutti, e lei evangelicamente lo mette a frutto, e generosamente lo mette a disposizione di chi ama leggere poesia, e io sono fra questi.. Quando alla data di nascita, c’entra, la data di nascita, che non so precisamente quale sia, ma almeno un paio di decenni in più, ha contribuito, mi pare, a rendere la poetessa in questione distaccata, non si aspetta molto dallo Zeitgeist, non ci crede più, ha trovato il suo posto e dunque non fa chiasso, è li sulla riva del fiume e aspetta che passi il suo lettore, e il suo lettore passa sempre. Quanto alla mia ” evidente aria da maestrina”, santa pazienza, se ti senti allievo non è colpa mia, non ho matite in mano, parlo con calma, non me la prendo e non ti offendo, spero che questo ti convenga

  19. Ah, non avevo capito che ti piacesse il blog. Ti parrà strano ma non mi era balzata agli occhi tale lampante verità. Quindi hai letto qui qualcosa di interessante, a parte i commenti? Perché non ricordo di averti mai vista apprezzare alcunché. Inoltre, ti dirò, non mi aspettavo di vederti ricomparire: tu sai perché.

  20. Caro /a , ma siamo come alice nello specchio!
    “piacere” che parola vaga, mi interessa, ma i pezzi li scorro un po’ in fretta, solo per prendere l’estremità del filo che mi porta ai commenti, e questo > per giudizio o per spocchia, ma solo perché mi piace vedere il mondo virtuale all’opera, e le pieghe e gli scazzi e i piccoli giochi di potere e intimidazione sempre uguali in ogni luogo umano, e anche qui, lo dico per tagliare subito la testa al toro, > per giudizio o per spocchia, ognuno trova nelle cose qualcosa, io ci ho trovato questo.
    Arden invece la leggo per le poesie, valle a leggere, mio aisos, parliamo di quelle, tra l’altro lei è venuta qui, e ha fatto una domanda ingenua, pulita, curiosa e mi pare anche che abbia avuto una gentile risposta, ma poi è tornata sulla riva del suo fiume, evidentemente è più a suo agio lì. Un abbraccio

  21. Ma certo, parliamone pure. Tra l’altro le ho lette e certo non ho alcun problema a parlarne. Tuttavia non è questo il luogo.
    Inoltre arden non scrive belle poesie “ogni tanto”, come scrivevi tu. Ne scrive di belle CONTINUAMENTE.

  22. Dicevo “ogni tanto” solo nel senso che non scrive poesie tutti i giorni, ecco il guaio della scrittura frettolosa, dunque mi scuso con Arden. Però non ti capisco, dici “parliamone pure” e poi “non è questo il luogo”. Perché non è questo il luogo? Qui non si può parlare di poesia? Davvero? E come mai? Di “cosa” si deve parlare qui? Tra l’altro, vista la discussione sulla restaurazione, parlare di poesia non mi sembrerebbe tanto fuori tema. Ma comunque non importa, mi fa piacere che tu legga Arden.

  23. Davvero non capisco perché dovremmo parlare del suddetto argomento sulla pagina dei commenti di un pezzo sul comico, che non ha nessuna attinenza con una discussione sulla poesia di tizio o caio…
    Ma sono sempre disponibile a capire: perché non commentare le poesie sull’apposita pagina di commenti del blog dove si pubblicano le poesie stesse?
    Se invece vuoi parlare con me delle poesie di arden scrivi pure al mio indirizzo email.
    Che io sia tuo aisos mi rende perplessa: evidentemente non siamo d’accordo mai su niente.

  24. Anche a scuola andavo sempre fuori tema, i difetti non si perdono mai.
    Ma in questo caso, come quasi sempre nei commenti ( e nella vita) è successo quello che quasi sempre succede, si parte da una cosa e si arriva a un’altra. Non c’è scandalo in questo, anche perché, se poi si guarda dall’altro, a volo d’uccello, quello che sembrava fuori tema è invece profondamente in tema. Quanto all’essere d’accordo, magari alla fine troveremo che lo siamo. Chi può dirlo? Io non mi sento in conflitto con te.

  25. Temperanza, parli di Arden, cioè di Anna Setari. Sono d’accordo sulla sua bravura, e l’ho ospitata varie volte sul mio blog. La manca una sola cosa, ad Anna: la spocchia.

  26. Gershom: ahahahahahhaa! Mi hai fatto morire dal ridere: sei la voce della ragione!!!
    F. K. : perché non la ospiti anche qui, su NI, Anna Setari? Così finalmente io e Temperanza potremo fare una discussione non fuori tema! :-)

  27. per F.K. mi fa piacere che siamo d’accordo, io non la conosco, ma mi stupirei se avesse la spocchia, fa un lavoro troppo serio.

    per Intolleranza, non prendertela, lo dico scherzosamente, ma ho come l’impressione che tu abbia una sindrome da binario, in tema, fuori tema … mah!

    Al terzo non c’è niente da rispondere

  28. Avevo proposto, cara TEMP, un dibattito sul COMICO, introdotto brillantemente dai miei carissimi ed eccellenti, colti, acutissimi amici di ZIBALDONI, e invece cosa ritrovo oggi, dopo giusto una mezza giornata di assenza? Una “parata di comicità commentutale”, con SCHIUMOSITA’ a più non posso… Non esiste più serietà al mondo, questo è il dilemma: altro che “tragico” montesaniano”! E allora: viva i blog! Viva gli scazzi! Viva ZIBALDONI! Un abbraccio, TEMP, a te che almeno sai “sentire” dove pulsa la vita.

  29. Cara TEMP, ti riscrivo perché ho da rispondere a una domanda che immagino tu facessi anche a me. Ho letto il blog di ARDEN: ma che sorpresa! Non è affatto un blog, e difatti è l’unico luogo in cui, finalmente, non mi è venuta voglia di aprire i commenti, perché la parola vi ha, in quel blog-nonblog, un’aura di libertà che lascia appagati e felici. Perché? tu mi chiedi. Perché ARDEN fa POESIA, ossia qualcosa di assolutamente estraneo a quasi tutti i luoghi analoghi che utilizzano il sistema blog e che fanno indigestione di parole fino a far venire il disgusto della lingua. Proprio come a carnevale ci si rimpinza fino a scoppiare. Fino a finire. I blog annunciano la fine di quella cosa tanto amata ancora da quelli/e come ARDEN: la fine della “parola”.

  30. mi sembra giusto – i blog annunciano la fine della “parola” – è così – e noi siamo in questa fine, fino al collo – non so se anche senza speranza, certamente senza fede e senza carità – nel frattempo, però, c’è chi ancora riesce a cantare, come arden, per fortuna, ci allevia l’agonia – a proposito, a me arden ha ricordato un poeta che amo molto, Philip Larkin

  31. Ma vi siete accorti oppure no che montesano nella sua galleria del comico evita di inserire Benni, il barzellettiere nazionale! Non vi sembra una gran cosa?

  32. evita di inserire parecchia gente, per la verità, che quando in italia “faceva” il comico, molti qui dentro, e forse lo stesso monetesano, non erano nemmeno nati. ma tant’è. benni col comico non c’entra quasi nulla, e fa bene a tenerlo fuori, ma certi altri…

  33. Frescon e Temperanza
    intessevano una danza
    con sgambetti e con scoregge
    che facean crollar le segge

    tuti xe andai a balar un trescòn
    che qui s’eran roti i cojòn

  34. Mario Bianco, che di versi
    non capisce un accidenti –
    non fosse altro ché nel nome
    lui ci ha scritta l’ignoranza:
    “bianco” come rasa tabula… –;
    Mario Bianco dunque arriva
    e vuol fare una poesia.
    Che imbecille! La poesia
    non si fa con l’ignoranza,
    devi sempre aver capito
    quale oggetto stai trattando,
    e il micragno mister Bianco
    non mi sembra aver raccolto
    proprio nulla dei discorsi
    molto belli, arditi e folli
    di Frescone e Temperanza:
    loro parlavan di vita,
    dove sia, dove si trovi
    tra gli sterpi di scrittura
    che feriscon come rovi.
    Bianco questo l’ha compreso?
    Io non credo. L’ignorante
    si è fregiato del suo titolo
    sol per fare dei versacci.
    Ma farebbe molto meglio,
    ancor prima di parlare,
    a capire la sostanza
    di ogni verbo,
    di ogni presenza.

  35. [URL]http://www.erotismo.prosesso.org [/URL] [URL]http://www.formula-1.forze.info [/URL] [URL]http://www.casa.forze.info[/URL] [URL]http://www.amici.mezzogiorno.info [/URL] [URL]http://www.campioni.forze.info [/URL] [URL]http://www.calcio.mezzogiorno.info [/URL] [URL]http://www.culo.prosesso.org [/URL] [URL]http://www.bianchi.mezzogiorno.info [/URL] [URL]http://www.amalfi.mezzogiorno.info [/URL] [URL]http://www.ferrari.forze.info [/URL] [URL]http://www.tinto-brass.prosesso.org [/URL] [URL]http://www.anne-geddes.prosesso.org [/URL]

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Helena Janeczek è nata na Monaco di Baviera in una famiglia ebreo-polacca, vive in Italia da trentacinque anni. Dopo aver esordito con un libro di poesie edito da Suhrkamp, ha scelto l’italiano come lingua letteraria per opere di narrativa che spesso indagano il rapporto con la memoria storica del secolo passato. È autrice di Lezioni di tenebra (Mondadori, 1997, Guanda, 2011), Cibo (Mondadori, 2002), Le rondini di Montecassino (Guanda, 2010), che hanno vinto numerosi premi come il Premio Bagutta Opera Prima e il Premio Napoli. Co-organizza il festival letterario “SI-Scrittrici Insieme” a Somma Lombardo (VA). Il suo ultimo romanzo, La ragazza con la Leica (2017, Guanda) è stato finalista al Premio Campiello e ha vinto il Premio Bagutta e il Premio Strega 2018. Sin dalla nascita del blog, fa parte di Nazione Indiana.