Il “no” francese

(Il no ha vinto nel referendum francese sulla ratificazione del trattato costituzionale europeo. E subito è iniziata, o ha continuato con maggiore veemenza, la campagna di disinformazione. Si fa di tutto per deformare il significato politico più ampio di questo risultato. Ciò vale per la Francia, ma varrà anche per l’Italia e per gli altri paesi d’Europa. Di certo questo no non è senza ambiguità. Ma in esso si è espressa innanzitutto una critica della sinistra radicale alla politica economica liberista inglobata nella costituzione europea. L’appello che qui pubblico mi sembra sintetizzare nel modo più chiaro l’obiettivo politico della sinistra francese che ha votato “no”. A. I.)

Noi, economisti, votiamo, e incitiamo a votare “no” al progetto di trattato costituzionale europeo (TCE) per due ragioni essenziali :

– impedisce di fatto ogni alternativa alle politiche liberali
– subordina i diritti sociali al principio della concorrenza

La parte III (le politiche dell’Unione) del testo sottoposto a referendum è una sintesi dei trattati precedenti. Votando “si”, i cittadini convaliderebbero le politiche neoliberali portate avanti in Europa da vent’anni. Ora il bilancio di queste politiche è disastroso: esse sono state incapaci di sostenere la crescita e l’occupazione, e hanno condotto a una regressione sociale permanente (privatizzazione dei servizi pubblici, decostruzione dei sistemi di protezione sociale, crescita delle ineguaglianze e della povertà).

L’inserzione della Carta dei diritti fondamentali (parte II) nel trattato non può essere interpretata come un progresso. I diritti sociali, spesso definiti al ribasso, si trovano inquadrati dalle prescrizioni vincolanti della parte III. Ogni logica volontaristica di armonizzazione è esplicitamente esclusa e il progetto si affida, secondo una logica profondamente liberale, al libero gioco del mercato per garantire una totale armonizzazione. In realtà il trattato costituzionale europeo organizza scrupolosamente la concorrenza fra sistemi sociali: in effetti, al di là di una soglia critica di eterogeneità, che è stata superata con l’allargamento, l’assenza di armonizzazione verso l’alto significa di fatto armonizzazione verso il basso.

Tutta la costituzione europea riposa sull’ipotesi che solo la concorrenza generalizzata permette di alimentare il benessere delle popolazioni! Ora questa ipotesi è falsa. Sia la storia che il successo di certi paesi europei attuali mostrano la possibilità di configurazioni economiche efficaci, laddove la concorrenza è ristretta e inquadrata. È questa via, che allea efficacia economica e giustizia sociale, che bisogna esplorare nuovamente, piuttosto che ripetere, come fa il TCE, la petizione di principio liberale.

Ma la struttura attuale della costruzione europea impedisce di andare nella direzione che noi difendiamo. In effetti, a livello comunitario, tutti i dispositivi istituzionali, e in particolare la ripartizione degli ambiti di competenza tra quelli sottoposti alla maggioranza qualificata e quelli che richiedono l’unanimità degli Stati membri, sono concepiti perché la costruzione europea continui a progredire a mo’ di granchio: molto velocemente per quanto riguarda l’ortodossia liberale, con una gran fatica invece per il sociale.

Nel complesso questo progetto di trattato è:

– anti-economica : erige allo statuto di norma assoluta delle politiche, di cui numerosi paesi europei hanno già fatto l’esperienza disastrosa da almeno due decenni
– anti-sociale: subordina i diritti sociali al principio superiore della concorrenza
– anti-democratica: chiude ogni possibilità di portare avanti delle politiche che non siano liberali

Infine, questo progetto è anti-europeo: esso lacera i tessuti sociali, getta le popolazioni le une contro le altre attraverso tutte le forze della concorrenza, e le conduce a un grado di esasperazione al termine del quale non vi sarà più che il rigetto dell’idea stessa di Europa.

I veri europei non sono quelli che si pensa!

*

Indirizzo del sito su cui è stato pubblicato l’appello :
http://econon.free.fr/index.html
Appello all’iniziativa di Bruno Amable, Jean Gadrey, Liêm Hoang-Ngoc, Michel Husson, Frédéric Lordon, Jacques Mazier, Stefano Palombarini, Christophe Ramaux, Gilles Raveaud, Aurélien Saïdi, Damien Sauze, Bruno Théret, autori del lavoro “Douze économistes contre le projet de Constitution européenne” (Dodici economisti contro il progetto di Costituzione europea).

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

  10 comments for “Il “no” francese

  1. Claudio Moretti
    1 giugno 2005 at 09:57

    vedere la vittoria del ripiegamento su se stessi, della paura, della xenofobia più palese e smaccata (magari travestita nella versione di velluto a coste della gauche-cocacolà: “la turchia non entri nell’EU perchè braccio armato degli USA”…), tipici del fascismo in questa nostra versione post o tardo moderna come una grande vittoria della sinistra radicale..
    l’unica alternativa che resta alla sinistra è allearsi con lepen e i nazionalismi identitari tradizionalisti e neoconservatori? tutti a gridare al complotto plutocratico (anche se nella versione “tecnocrati neoliberisti del capitale globale”)?
    Io, ma mi sbaglierò, e cmq è un’opinione personale, ma credo -spero, immagino, sogno e combatto perchè ciò diventi realtà -esista una sinistra-sinistra, fedele a se stessa e alla sua storia, per la quale l’intelligenza non è una colpa, che all’europa, alla costituzione (magari con la voglia di modificarla e renderla migliore, perchè certo non è perfetta) dica: SI’!

  2. andrea inglese
    1 giugno 2005 at 12:35

    Moretti tu dai dei fascisti a tutta quella parte della sinistra francese (non solo estrema sinistra) che ha votato “no”. Riduci un complesso dibattito ad una posizione xenofoba. Se cio’ che dici è vero, significa che, almeno in Francia, la situazione è catastrofica. Più di metà del PS francese, e poi verdi, comunisti, e altri partiti di movimento, intellettuali, ecc. TUTTI di colpo schierati su posizioni lepeniste. Solo che NON è cosi.

    La faccenda della costituzione è innazitutto inficiata dall’ ignoranza. Nessuno o quasi ne sa nulla. In Italia la ratifica del Trattato è stata data come cosa assolutamente scontata da tutti, destra e sinistra. In realtà non se ne è mai discusso. Il cinismo chiaroveggente di noi italiani non ci permette di perdere tempo in dibattiti democratici…

    Io invece ho ammirato molto i francesi, e questo al di là del risultato. E li ho ammirati perché non sono ancora imbevuti di quel cinismo abbiamo-già-capito-come-va-il-mondo che invece è da noi pervasivo. Qui hanno discusso almeno da febbraio, l’humanité ha fatto uscire in edicola il testo integrale della costituzione, ecc.

    Nel no francese ci sono anche motivi sbagliatissimi, c’è anche l’estrema destra, i nazionalisti. Ma come puoi pretendere di ridurre le ragioni della sinistra (per altro spesso assai articolate) a quelle del no. Davvero ritieni migliaia di militanti poveri idioti? Vai a leggerti su questo sito (uno dei tanti) qualche argomento e spendi una mezz’ora del tuo tempo per soppesarne onestamente il tenore.

  3. 1 giugno 2005 at 13:42

    Sono senza parole. Quali sarebbero i paesi che avrebbero fatto l’esperienza disastrosa? E di quali politiche stai parlando? Di quelle liberiste anglosassoni che hanno portato l’Inghilterra ada avere il piu’ basso tasso di disoccupazione di sempre (buuu paura il liberismo buuuu)? O della politica agricola comune, di cui beneficiano ampiamente gli agricoltori francesi che hanno votato “non”?
    Ma tu e la sinistra francese ve ne siete accorti che la Francia e l’Europa intera sono un’ economia di mercato? Evidentemente no.

  4. 1 giugno 2005 at 13:43

    Sono senza parole. Quali sarebbero i paesi che avrebbero fatto l’esperienza disastrosa? E di quali politiche stai parlando? Di quelle liberiste anglosassoni che hanno portato l’Inghilterra ada avere il piu’ basso tasso di disoccupazione di sempre (buuu paura il liberismo buuuu)? O della politica agricola comune, di cui beneficiano ampiamente gli agricoltori francesi che hanno votato “non”?
    Ma tu e la sinistra francese ve ne siete accorti che la Francia e l’Europa intera sono un’ economia di mercato? Evidentemente no.

  5. pietro sraffa
    2 giugno 2005 at 14:49

    dodici economisti mai sentiti nominare

  6. a i
    2 giugno 2005 at 23:13

    non li hai visti al grande fratello, a porta a porta, sulla locandina del tuo cinema di quartiere, sul sole 24ore? allora forse neppure esistono!

  7. pietro sraffa
    3 giugno 2005 at 10:51

    sentiamo: dove insegnano ? cos’hanno scritto ? collaborano con la Banque de France, con la Fed, con chi ?

  8. a. i.
    3 giugno 2005 at 17:03

    sraffa chiedi al tuo amico Ludwig come si usano i motori di ricerca (devo proprio masticarti tutto?); ma perché invece, e lo dico seriamente, non fornisci un paio di titoli in cui si difendono le politiche economiche in Europa degli ultimi vent’anni, quelle tatcheriane comprese, ovviamente… aggiungeresti un po’ di sale alla discussione, no?

  9. pietro sraffa
    4 giugno 2005 at 14:58

    inglese, studiati un po’ di economia. non posso insegnarti tutto.

  10. a. i.
    5 giugno 2005 at 19:08

    caro sraffa, avessi una terza vita libera, lo farei; comunque meno male che gli economisti non sono tutti arcani e avari come te…

Comments are closed.