12 comments for “Flag

  1. 20 gennaio 2006 at 16:49

    Una bella estensione del post di Raimo “Come si muore“. E non solo. Complimenti Mattia.

  2. Testimone occulto
    20 gennaio 2006 at 18:04

    Ecco come cade un deltaplano

    Ecco come mi tolgo l’asciugamano

    Ecco come muore un samaritano

  3. ale
    21 gennaio 2006 at 14:06

    “W.i.p. flag, stiamo sbandierando per voi”?
    Oppure: sbandierate voi adesso, noi basta.
    Oppure: non esiste (più?) “nessun noi”.
    Oppure: Spazio alla vostra immaginazione.
    Oppure: metteteci voi i colori presunti “veri”,

    “se ne siete capaci”.

  4. emma
    21 gennaio 2006 at 17:29

    “Ci siamo sFORZAti troppo”
    “Siamo dal chirurgo plastico”
    “Puntiamo tutto su Dio e Famiglia”

  5. emma
    22 gennaio 2006 at 00:11

    “Bandiera spiegata”

  6. emma
    22 gennaio 2006 at 00:11

    “Post-flag”
    “Bandiera debole”

  7. yara
    22 gennaio 2006 at 01:39

    all’asilo urlavamo
    senza la maestra

    BIANCO, ROSO E VERDE
    EL COORE DEE 3 MERDE

  8. yara
    22 gennaio 2006 at 01:51

    in bagno urlavo
    dalla stitichezza

    ECCO COME SPIRA UNA SPIRITATA
    ECCO COME ESALA UN’ESALTATA!

  9. emma
    22 gennaio 2006 at 10:21

    “Flag” induce a pensare e a parlare. Vuole, presuppone che chi guarda pensi o parli.
    Intende mostrare un pensiero dissacrante e vuole far dire cose irriverenti, dissacranti.
    Naturalmente contiene e dichiara di contenere anche altri significati. Più cupi, quasi tragici.
    Ma l’azione principale resta quella di far pensare e dire. Anche far pensare e dire cose ovvie, scontate, prevedibili (incluse le mie).
    Ovvi e prevedibili sono del resto anche il silenzio compìto e l’“oh” di meraviglia indotti da opere di altro tipo, quelle dall’aria davvero “artistica” e “seria”.
    Intravedo sullo sfondo la mannaia unilaterale di Wovoka.

  10. s/z
    22 gennaio 2006 at 11:41

    oh!

  11. 23 gennaio 2006 at 14:14

    ok.
    roba concettuale.
    fa appello al formarsi di concetti nella mente di chi guarda (er fruidore?), come bolle di purea o di fango: plop.
    io penso all’idea di rosso, verde, bianco e a wittgenstein, per esempio (agisce in me il liceo, si scatena).
    dei colori non si può parlare.
    forse del bianco sì, come mescolanza di ogni colore, ma della sensazione di “bianco” no, perché ognuno c’ha la sua.
    però qui sono tirate in ballo la bandiera e la patria, come a dire “fate un po’ voi”.

  12. davide racca
    24 gennaio 2006 at 17:40

    credo che sia semplicemente l’italia nella sua astratta effige. tolti i colori, restano solo parole… ad ogni modo l’opera è riuscitissima, perchè dice molto di più di quello che mostra.

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