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Dialogo sull’entropia – 2004

Vagando negli archivi di Nazione Indiana con la macchina del tempo, che trovate nella colonna di destra, ho scoperto una conversazione di due anni fa tra Antonio Sparzani e Dario Voltolini che divulga piacevolmente entropia e concetti della Fisica. Me la sono gustata e la ripropongo con un indice a chi non la conoscesse già:

  1. Dialogo sull’entropia (#1). Una tazza di tè verde.
  2. Dialogo sull’entropia (#2). Una tazza di tè verde.
  3. Dialogo sull’entropia (#3). Una tazza di tè verde
  4. Dialogo sull’entropia (#4). Una tazza di tè verde.
  5. Dialogo sull’entropia (#5). Una tazza di tè verde.
  6. Dialogo sull’entropia (#6). L’Aristogas.
  7. Dialogo sull’entropia (#7). L’Aristogas.
  8. Dialogo sull’entropia (#8). L’Aristogas.
  9. Dialogo sull’entropia (#9). L’Aristogas.
  10. Dialogo sull’entropia (#10 – Fine). L’Aristogas.

16 Commenti

  1. Gianni, non dire così, ti prego, comunque… nulla è come una tazza di tè verde… mentre l’entropia sale, sale. Del resto, altrimenti che universo deprimente sarebbe, tutto sempre costante una noia.
    Cosa direste di un dialogo sulla (deliziosa) inerzia e le sue molteplici virtù?
    antonello

  2. C’entra con l’entropia?

    *L’immagine della crocifissione di Gesù, così come è stata tramandata nei secoli, potrebbe essere sbagliata: a sostenerlo è uno studio appena pubblicato dal Journal of the Royal Academy of Medicine. Non ci sono certezze, cioè, che Gesù sia stato inchiodato alla croce mani e piedi, le braccia stese e la testa in alto. “Le prove a disposizione indicano che le persone venivano crocifisse in diverse posizioni e che molteplici erano i modi con cui venivano appese alla croce. Le vittime non erano sempre con la testa in alto, nè i piedi venivano sempre inchiodati da davanti”, spiegano gli scienziati P. Mitchell e M. Maslen della facoltà di medicina dell’Imperial College di Londra., aggiungendo che i condannati potevano essere messi a testa in giù, attaccati alla croce con delle corde e con i chiodi conficcati nei genitali. “Se la vittima aveva la testa in alto – affermano ancora – sotto i piedi a volte veniva messo un pezzo di legno in modo da sostenerne il peso e prolungarne l’agonia”. Riguardo ai ritrovamenti archeologici, in Israele è stata individuata solo una prova dei metodi di crocifissione usati all’epoca dai romani: le ossa di un piede con un chiodo di 11,5 cm. conficcato di traverso e che sarebbero – secondo un’iscrizione rinvenuta in un vicino ossario – di un ebreo di nome Yehonanan ben Hagkol. Nessun chiodo è stato trovato su mani e avambracci dello scheletro.* La Repubblica.it

  3. Due suggestioni da Carlo Emilio Gadda e il suo unico primo libro delle favole.

    Fiaccole, osservatori e … lepri:

    “56
    Un cacciatore avea cieca fiducia nella lepre tantochè dopo una corsa lunghissima raggiunse un gatto. Nel frattempo, sendosi dismemorate le genti che nel principio di chella corsa usava dar caccia alla lepre, plaudirono unanimi il cacciatore: perchè insomma lepre o gatto fa lo stesso.
    Questa favola ne dice: che a bocca buona tutto è buono: e che il progresso no ferma.”

    Virtù dell’inerzia

    “101
    Il nibbio apre l’ali. E il vento lo porta.”

  4. Insomma l’entropia è una funzione statistica, quando poniamo un gas in un recipiente predice che con massima probabilità le sue molecole si disporranno nel modo più disordinato possibile. Questo non esclude che esista una probabilità su 10 alla 30 che lo stesso gas, nelle medesime condizioni di temperatura e pressione, possa configurarsi con tutte le molecole al centro del recipiente e una sola in disparte. In tal caso è mobbing, e l’entropia ci rimane male.

  5. fosse uno su 10 alla 30 succederebbe spesso, è che invece è molto meno molto molto: l’entropia può stare tranquilla, il mobbing forse una volta sola in tutta la storia dell’universo, e poi e’ gia’ più probabile che se ne stiano due molecole in disparte, il che è ovviamente più soddisfacente.
    antonello

  6. Una delle cose più interessanti lette in rete.
    Alcuni crucci:
    – (scherzoso andante) : se Dio ci ha dato l’1, il 2, il 3, il 4, ecc e noi – analogicamente e da gran furbastri – tra l’uno e l’altro ci abbiamo messo l’infinito, ne consegue che:
    a) gli abbiamo truccato le carte (della sua idiosincrasia ai dadi sapevamo) inventandoci quella somma impostura che è la matematica. E non sta bene.
    b) il digitale terrestre è roba sua e Galliani l’ha rubato. Peggio ancora.

    – (meditativo triste) : se l’entropia dell’universo cresce secondo la freccia unidirezionale del tempo, all’istante zero quell’universo possedeva entropia nulla, sempre che quel punto iniziale infinitamente denso coincidesse con il Dio fichtiano. Se è così, e per la questione dell’entropia nulla, l’universo dell’istante zero possedeva energia libera infinita. E allora:

    a) io a un Dio sempre più stanco (per colpa di noi sempre più arruffoni) sento di volere bene, ma perdo in certezze.
    b) che ne è stato di tanta vigoria inziale? e perchè s’è preso la briga se tutto finirà al freddo e al buio? e allora: verra davvero un brutto giorno in cui sarà stufo di noi o forse rinsavirà per invertire la rotta? con la conseguenza che vedrò prima Moggi in galera, e sarò allegro, e mi arrabbierò vedendo poi la Juve che festeggia lo scudetto?

    Carlo Capone

  7. Grande Capone!
    Un’altra suggestione da Eugenio Montale.

    [Mi sono chiesta, visto che Montale e Gadda furono amici, se non fossero in qualche modo le due facce di Janus. Certo anche Landolfi e Gadda. E via e via]

    La casa dei doganieri (Le occasioni, Parte quarta)

    Tu non ricordi la casa dei doganieri
    sul rialzo a strapiombo sulla scogliera:
    desolata t’attende dalla sera
    in cui v’entrò lo sciame dei tuoi pensieri
    e vi sostò irrequieto.

    Libeccio sferza da anni le vecchie mura
    e il suono del tuo riso non è più lieto:
    la bussola va impazzita all’avventura
    e il calcolo dei dadi più non torna.
    Tu non ricordi; altro tempo frastorna
    la tua memoria; un filo s’addipana.

    Ne tengo ancora un capo; ma s’allontana
    la casa e in cima al tetto la banderuola
    affumicata gira senza pietà.
    Ne tengo un capo; ma tu resti sola
    né qui respiri nell’oscurità.

    Oh l’orizzonte in fuga, dove s’accende
    rara la luce della petroliera!
    Il varco è qui? (Ripullula il frangente
    ancora sulla balza che scoscende…)
    Tu non ricordi la casa di questa
    mia sera. Ed io non so chi va e chi resta.

  8. Grazie Tina, se è un invito a liberi tutti, la prima associazione è “La casa di Hilde” di Francesco De Gregori, ecco qua:

    L’ombra di mio padre due volte la mia,
    lui camminava e io correvo,
    sopra il sentiero di aghi di pino,
    la montagna era verde.
    Oltre quel monte il confine,
    oltre il confine chissà,
    oltre quel monte la casa di Hilde.

    Io mi ricordo che avevo paura,
    quando bussammo alla porta,
    ma lei sorrise e ci disse di entrare,
    era vestita di bianco.
    E ci mettemmo seduti ad ascoltare il tramonto,
    Hilde nel buio suonava la cetra.

    E nella notte mio padre dormiva,
    ma io guardavo la luna,
    dalla finestra potevo toccarla,
    non era più alta di me.
    E il cielo sembrava più grande
    ed io mi sentivo già uomo.
    Quando la neve scese a coprire la casa di Hilde.

    Il doganiere aveva un fucile
    quando ci venne a svegliare,
    disse a mio padre di alzare le mani
    e gli frugò nelle tasche.
    Ma non trovò proprio niente,
    solo una foto ricordo.
    Hilde nel buio suonava la cetra.

    Il doganiere ci strinse la mano
    e se ne andò desolato,
    e allora Hilde aprì la sua cetra
    e tirò fuori i diamanti.
    E insieme bevemmo del vino
    ma io solo mezzo bicchiere.
    Quando fù l’alba lasciammo la casa di Hilde.

    Oltre il confine,con molto dolore,
    non trovai fiori diversi,
    ma sulla strada incontrammo una capra
    che era curiosa di noi.
    Mio padre le andò più vicino
    e lei si lasciò catturare,
    così la legammo alla corda e venne con noi.

  9. Mi congratulo anche io con Tina per le citazioni e di nuovo con Sparzani (più Voltolini) per questo discorso sull’entropia. Di Sparzani acquisterò il saggio sulla relatività e chiedo: a quando un’altra serie di dialoghi galileani, stavolta su Penrose e Prigogine?

    Carlo Capone

  10. Quello che mi suggeriva un pensiero nel mondo/modo poetico di Montale, peraltro di una bellezza non comune, era la danza, direi un tango, dei due versi

    la bussola va impazzita all’avventura
    e il calcolo dei dadi più non torna.

    E il pensiero era assai grossolanamente il seguente:

    Stiamo conversando amabilmente di livelli di descrizione della realtà ed essi dipendono dal punto di vista di chi vuole descriverla (con vincoli e possibilità di un certo tipo e a seconda delle situazioni).

    Il livelli di descrizione di realtà considerati nel caso dei gas e dell’entropia da Antonio sono almeno due: macroscopico e microscopico. A livello macro si può dire un certo ordine e numero di cose, a livello micro un certo altro ordine e numero di cose. O almeno così me la racconto io, semplificando molto molto.

    Mi domando a questo punto: come entra in gioco, se c’entra, quello che chiamiamo struttura e quello che chiamiamo equilibrio nel discorso sull’entropia che è forse per suo naturale opposto di quello sull’inerzia?

    Spero di non essere una particella di sodio in acqua oligomineralissima.

    Ciao a tutti

    Tina

  11. non so se dire che l’entropia è l’opposto dell’inerzia oppure che ne è un’altra faccia o, forse anche, che ne è l’anticipazione. Da una parte questa continua crescita dell’entropia che affligge l’universo, irreversibilmente testimonia dell’impossibilità di una stasi, almeno qui e ora, dall’altra l’entropia ci trascina (almeno nella concezione termodinamica classica, poi c’è Prigogine, i sistemi lontani dall’equilibrio e compagnia bella) verso la grande stasi finale, l’orrore della morte termica, così paventata dai cultori della termodinamica di fine Ottocento. Sempre le cose hanno due facce, perfino in fisica. In realtà naturalmente non c’è alcuna contraddizione, son tutti modi nostri di descrivere un macchinario grande come il mondo del quale non sappiamo come altro parlare.

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