Genova non è finita 2

di Blicero

Sapevo che ottobre non sarebbe stato un mese entusiasmante per seguire i processi genovesi, ma saperlo non aiuta a reprimere le emozioni che ascoltare ogni martedì e ogni venerdì i pubblici ministeri Anna Canepa e Andrea Canciani mi provoca. Il mese di ottobre è stato il mese che i pm si sono presi per rileggere i fatti di Genova a modo loro, per riuscire a presentare al mondo la loro versione della storia, la loro versione della verità, dei torti e delle ragioni. Non c’è bisogno di dire che non è la stessa che ho vissuto io. O voi.
Le loro conclusioni sono più eloquenti di ogni altra cosa: “chiamiamo genova per quello che è stata, devastazione e saccheggio.” In termini di richiesta di condanna vuol dire pene dai 6 ai 16 anni per le 25 persone che l’accusa di Genova ha ritenuto responsabili di tutto ciò che è accaduto a Genova. Vuol dire che persone che sono ritratte in decine di foto mentre non fanno nulla o tutt’al più lanciano due sassi dovrebbero essere condannate secondo l’accusa di Genova a tanti anni quanto la Franzoni per aver ammazzato suo figlio piccolo. Il bello è che mentre parlano i pm si vede che si sentono i portatori di una nuova morale nelle lande devastate e saccheggiate della storia italiana.
Una nuova interpretazione del diritto che si riassume nella frase: “la responsabilità morale in questi casi è più importante della responsabilità materiale”. Quanti di voi si sentono “moralmente” responsabili di Genova? o anche solo “politicamente responsabili”? Ecco, tutti noi, tutti, secondo questi pm dovremmo essere imputati di un reato che risale all’anteguerra e che dovrebbe portarci anni in galera. Tanti anni.
Una nuova interpretazione della storia e del buon senso quando Canepa e Canciani si soffermano su quei giorni: “le persone hanno deliberatamente scelto di proseguire gli scontri. Dopo la prima carica contro le tute bianche, ad esempio, che comunque e’ stata breve e non particolarmente violenta, potevano sempre tornarsene indietro e eventualmente denunciare le violenze di cui sono stati testimoni”. Oppure: “le forze dell’ordine possono aver sbagliato a decidere la carica, ma quando hanno deciso, hanno agito coerentemente e non particolarmente male”. E ancora: “alla fine dobbiamo ricordare che i cassonetti le persone li hanno messi in strada ben prima che i blindati caricassero a folle velocità, cosa che comunque è avvenuta solo due o tre volte”. I pm, gli uomini nuovi della verità e della giustizia, stanno minimizzando tutto quello che hanno combinato le forze dell’ordine in una delle loro più note e più terribili debacle.
Il colmo lo raggiungono quando per lavarsi la coscienza, i pm si auspicano che “la medesima severità che stiamo chiedendo sia usata nei confronti dei massacri compiuti dalle forze dell’ordine e che vanno condannati”. Penso che il problema sia di intendersi sul termine massacro, e forse anche sul termine ordine. Perché secondo i pm quelli compiuti sotto i portici di via Gastaldi a Genova, o nel cortiletto della Metalfer, o durante la carica di via Tolemaide, o il sabato pomeriggio sul lungo mare, non sono massacri, ma legittime cariche per disperdere i facinorosi. E sempre secondo i pm “tutela dell’ordine pubblico” vuol dire anche quello che si è fatto a genova, “forse era meglio lasciare tutto in mano ai manifestanti, qualcuno ci vorrà dire!” – ha gridato Canciani. Io penso per un’istante che se fosse stato lasciato fare ai manifestanti ci si sarebbe limitati a un po’ di reati contro il patrimonio. E continuo a pensare che qualche vetrina spaccata, qualche auto bruciata, non valgano la vita di una persona.
Perché continuo ad arrovellarmi e non riesco a capire come si possa mettere le cose sullo stesso piano. Come sia possibile che i pm che hanno raccolto la testimonianza di Placanica, continuino a ritenere legittimo quell’atto e non la resistenza di centinaia di migliaia di persone. Come sia possibile che uno dei pm chiamati mentre si stava procedendo alla operazione alla Diaz, abbia il coraggio di chiedere giustizia per quella notte. Perché poi il vero problema è che questi pm sanno benissimo che i reati con cui si stanno imputando i poliziotti nel processo Diaz si prescriveranno nel 2009, come anche quelli del processo di Bolzaneto, mentre il reato dell’articolo 419 del codice penale, devastazione e saccheggio, si prescriverà nel 2024. E sanno anche che non esiste il reato di massacro, o anche solo la volontà di trasformare delle condanne in qualcosa di realistico e politicamente significativo.
Per settimane ho passato e ripassato questi pensieri, accorgendomi che tutti intorno a me continuano a pensare che un delitto contro una cosa è peggio di un delitto contro una persona, e che per questo 25 persone, prese a caso tra 300.000 manifestanti paghino per tutti.
Chiamiamo Genova per quello che è stata: una rivolta; qualcosa che ha gelato il sangue nelle vene del potere. E l’acrimonia dei pm nella loro requisitoria finale, la loro voglia di passare alla storia e di punire severamente chi sono riusciti a trovarsi per le mani, è la testimonianza più efficace della voglia di vendetta che anima chi si sente il cuore e il guardiano di un sistema che chi era a Genova voleva combattere.
Non è ancora troppo tardi per far sentire la nostra voce e dimostrare che Genova non è finita.

[un appello qui]

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8 Commenti

  1. -non è mai troppo tardi per far sentire la nostra voce!-
    Giusto!
    approfitto dello spazio anche per sottolineare che
    preferisco questa versione di N.I.
    è più sobria.
    Aurevoir
    :-)

  2. Questa dettagliata rassegna di Blicero ci dimostra che viviamo a Manettown. Ne approfitto e mi ci ficco per ripetere che certe volte è meglio cambiare idea, e anche grafica.

  3. Articolo dai toni apocalittici…fino a prova contraria credo nell’operato della Magistratura che esercita la propria funzione in nome del popolo italiano, e mi rimetto alle sue decisioni come forma di appartenenza a questa società civile.
    a.

  4. Antuan, forse conosci troppa poca gente con un reddito basso. Altrimenti ti renderesti presto conto che quello che dici non solo è ingenuo, ma è proprio falso. Mi spiace per te che credi ancora alle favole.

  5. grazie Blicero per aver risvegliato un po’ le coscienze, per aver attribuito un peso al sociale…ma non quello lontano, no; quello che ci riguarda da vicino.
    E’ così per Genova e per quelli che vengono grossolanamente identificati con i paroloni dei media che passeranno anche nei libri di storia: i disobbedienti come teppisti. nella peggiore dei casi anche un po’ terroristi. La violenza spremuta dal popolo chissà perchè te la propinano mille volte in tivvù, fino alla nausea fino a chè anche tu non identifichi i pacifisti manifestanti come teppistelli fuorviati e senza cervello.
    caro Blicero, la storia ha condannato molte rivoluzioni facendole scivolare in semplici storie di sangue e di violenza. Mentre altre violenze ben peggiori passano inosservate, tolgono dignità, tolgono sangue, tolgono la vita…. e noi non ne sappiamo nulla.
    DOBBIAMO CHIEDERE PIU’ VERITA’ ai canali d’informazione affinche i pm gli imprenditori i santi i preti gli operai abbiano dignità solo e soltanto di fronte al loro ruolo sociale.
    DOBBIAMO PRETENDERE che la storia sia scritta in chiaro e dalla parte del popolo.
    A questo proposito… qualcuno di voi ha letto i Diari di Anna Politoskaja 2003-2005? leggetelo…ed. Adelphi.
    grazie a chi mi ha letta.
    francesca cenerelli

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gianni biondillo
gianni biondillo
GIANNI BIONDILLO (Milano, 1966), camminatore, scrittore e architetto pubblica per Guanda dal 2004. Come autore e saggista s’è occupato di narrativa di genere, psicogeografia, architettura, viaggi, eros, fiabe. Ha vinto il Premio Scerbanenco (2011), il Premio Bergamo (2018) e il Premio Bagutta (2024). Scrive per il cinema, il teatro e la televisione. È tradotto in varie lingue europee.
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