LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ

7 maggio 2008
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( Il primo racconto italiano con un vero attacco all´americana!)

di Giorgio Mascitelli

Io sono Gian Gazzarra e di mio padre tutto ció che mi porto addosso è questo mio nome, che egli mi impose in onore del ben piú famoso Ben, un attore di prim´ordine, io mi chiamo Gian Gazzarra perchè cosí volle mio padre, Oronzo Gazzarra.
Ma il problema sociale che mi attanaglia di piú non è l´assenza dei padri rispetto ai figli, non è il problema della mancata guida dei padri, nè il problema della guida pericolosa dei padri, il mio problema è il problema del gavettone.
Stando ai fatti: stamattina sono uscito dalla mia abitazione, sita in un ampio ma decoroso caseggiato della periferia giá industriale, era una bella mattina estiva e io ero vestito del mio completo in frescolana, dovendomi recare dal dentista, quando sono stato centrato da un grosso gavettone ripieno di acqua e orzata, particolare che mi ha fatto comprendere che il gavettone era espressamente indirizzato a me, essendomi oltre modo odiosa e avversa la bevanda di questa.

Colpito improvvisamente da qualche cosa che mi travalicava, sentendomi al centro dell´attenzione generale senza sapere bene il perchè e osservando dei cambiamenti seppur transitori nel mio aspetto fisico, sono restato per qualche lungo istante lí fermo come un papero fuor d´acqua che non sa che pesci pigliare, ammesso e non concesso che i paperi piglino pesci. Poi, senza inveire contro nessuno, sono tornato a casa e mi sono messo sotto la doccia e lí mi ha colto la furia, mentre cercavo di individuare il responsabile. Secondo me è stato quel nano terrone di Idrilio, perchè si è offeso per via che lo chiamo sempre nano e mai diversamente abile o sinteticamente eretto, come se fosse colpa mia se ha perduto il posto di lavoro a causa del fatto che il comune ha soppresso il servizio speciale di trasporto pubblico per nani e per quelli che hanno problemi a camminare, istituito in un´epoca in cui i nani erano chiamati solo nani. Io oggi tanto lo vado a scovare verso sera perchè so che si ritrova lí sempre in quel bar, dove del resto vado anch´io. Noi andiamo spesso nel disco-pub „Le cubiste“ che frequentiamo non la sera che non sarebbe cosa di mettersi a danzare, ma al pomeriggio dove è piú pub che disco.

Quel che è peggio del gavettone è che regna l´incomprensione anche tra i tuoi cari. Quando ho telefonato alla mia ragazza, a Clelia, e le ho detto cos´era successo, lei ha detto „deficienti“, non mi ha consolato peró, non è rimasta impressionata (o per la veritá sí, non dalla gravitá delle mie sensazioni, ma dal fatto che ho dovuto portare in tintoria il mio completo in frescolana), lei ha detto soltanto „deficienti“. Allorchè ho cercato un po´piú di solidarietá, di sentire il calore del suo affetto, non ne ho avuto e mi diceva che in estate un gavettone si asciuga subito. Allora le ho detto che quelle sue parole erano intollerabili e che le pronunciava soltanto perchè ció non era capitato a lei e allora lei mi ha risposto che ero uno stronzo. Ed è significativo che lei mi abbia detto ció perchè i gavettonatori sono stati definiti semplicemente deficienti e io, la vittima, stronzo, che è un insulto ben piú grave. Il gavettone è la forma perfetta di delitto perchè non induce a pietá verso il colpito, ma al massimo a una riprovazione del tutto formale e non sentita nei confronti dell´aggressore, quanto piú spesso una risata complice.
Davanti a „Le cubiste“: davanti a „Le cubiste“ raccolgo le mie energie prima di entrare e chiedere ragione al nano del suo comportamento. Mi scorrono alla mente i momenti felici vissuti in questo curioso locale, la cui insegna letta alla francese al pomeriggio attira una clientela selezionata di artisti, artisti della vita s´intende e non di un´arte positiva, mentre alla sera letta all´italiana attira una clientela piú dozzinale, piú borghese, piú ricca di belle ragazze.
Quando entro non scorgo il nano, ma sento che viene irradiata allo stereo la canzone „eravamo quattro amici al bar che volevano cambiare il mondo“ di Gino Paoli nella versione rimixata funky e sicuramente piú sexy di Alex Morgagni, ora siccome anch´io sono stato in qualche misura cambiato dal mondo, anche se non lo volevo cambiare, al massimo spostarlo un pochino piú in lá, appena fuori dalle balle, ascolto volentieri questa canzone e mi commuovo un pochino. Tanto poi finisce.
Dov´è il nano?
Che modi. Mi dicono la cameriera e Curlaniga, il barista.
Dove si nasconde?
Perchè dovrebbe nascondersi?
Perchè stamattina mi ha teso un vile agguato e mi ha tirato un gavettone.
Guarda che Idrilio è partito da due giorni, pirla.
E´ Baggiolini a parlare cosí, che lavora in un´associazione di volontariato e perció si sente in dovere di difendere sempre i minorati.
Curlaniga mi fa cenno di sedere, che offre lui, che mi vede troppo agitato e io gli chiedo se non è stato il nano, chi è stato allora. Lui mi dice di non prendermela, non è che un gavettone, e che puó essere stato chiunque, magari i ragazzini del palazzo. Giá i ragazzini, non ci avevo pensato, altro che il mondo salvato dai ragazzini e altre minchiate simili, questi sono una bella teppa. Curlaniga continua a ripetermi „siediti, siediti“, ma non posso sedermi, non posso fermarmi perchè devo portare al cinema Clelia.

Clelia è una bella ragazza con tutte le sue cosine a posto, ma non si sforza di essermi vicina nei frangenti duri della vita. Non fa cenno alla mia vicenda, non dice nulla e qui si vede l´insensibilitá. Poi peró, quando si spegne la luce, mi sussurra sensulamente se mi sono calmato, ma uno dalla fila di dietro dice subito „silenzio“. Non mi ricordo se il film è un film italiano che parla di una coppia in crisi o di un bambino mongoloide in viaggio oppure un film americano che parla di bande di belle fighe che si sparacchiano addosso o di un bambino che con il solo aiuto di un cane e di un negro sconfigge un´intera organizzazione criminale interstellare. In ogni caso è bello il film, mi piace il film.
All´uscita del film Clelia ignora di nuovo le mie pene.

Il problema delle indagini sui ragazzini del palazzo sono due: innanzi tutto che non posso procedere a vendette di tipo personale neanche leggere perchè la legge purtroppo li tutela e in secondo luogo è difficile distinguerli e isolare il colpevole. Non è che siano molti, tre o quattro, ma hanno tutti il cappellino con la visiera e sopra la scritta in americano o in italiano, sicchè quando li si vede, tenendo conto che non sono particolarmente alti, si vedono queste visiere muoversi e basta.
Non mi resta che avvicinare quell´individuo che pulisce le scale del condominio per carpirgli alcune informazioni. Ma questo gran figlio di un talebano naturalmente non ha visto nulla e quando gli allungo una banconota da dieci euri, che egli prontamente incamera, aggiunge soltanto che due o tre di loro sono alle colonie estive. Dunque quell´uno o due di loro superstiti per ammazzare il tempo possono aver organizzato il gavettone.
Ma non ho le prove.
La vecchietta che origlia tutto e ha origliato anche questa volta dice di non escludere completamente la pista dei ragazzini, anche se cosí a ranghi ridotti le sembra improbabile e poi guardando tetramente a terra:
Ma se lei ha dei dubbi, sporga denuncia contro ignoti e si sentirá meglio, sporga denuncia contro ignoti dai carabinieri, come faccio io ogni settimana, sporga denuncia che c´è l´apposito modulo.

Non mi sembra affatto una cattiva idea questa della denunzia e mi reco subito nell´apposita stazione dei carabinieri perchè per fortuna faccio un lavoro molto flessibile, che mi dá le mie belle soddisfazioni morali, e il sindaco ha fatto mettere una stazione mobile nella via dopo le proteste del pescivendolo, che aveva fatto una fiaccolata perchè un marocchino gli aveva grattato un trancio di palombo. Ma quando mi siedo su questi scomodi sedili ed espongo all´appuntato il mio patema, è grande la mia delusione in quanto essi non accettano la denunzia seppur contro ignoti perchè il codice penale non contempla il reato del gavettone. Mi alzo e me ne vado come se fossi un cittadino indignato e deciso a farmi giustizia da solo, ma qui l´errore è tutto mio perchè ho ignorato le mie stesse riflessioni sul gavettone, la natura del quale apparentemente banale arriverei ad affermare che nasconde molte sottigliezze e astuzie metafische. Il gavettone non puó essere lanciato senza la solidarietá della societá, come dimostrano i tiepidi sentimenti nei confronti della vittima sia da parte dell´opinione popolare e anche della sua fidanzata e al contrario la a stento trattenuta simpatia per l´aggressore. Il gavettone infatti colpisce senza conseguenze permanenti e le coscienze si scaricano. Logico allora che i carabinieri che difendono la societá non prevedano nulla contro il gavettone. Qui mi sono lasciato incantare come un dilettante dalla vicina perchè lei sporge sí denunzia contro ignoti, ma sono sempre chiaramente ignoti nemici dichiarati della societá, tipo vandali e zingari, mentre io volevo denunziare degli ignoti che peró sono dei ragazzini, che sono quelli che hanno salvato il mondo e altre minchiate simili, figurarsi dunque se prendevano in considerazione la mia denunzia. Vorrei rivogermi direttamente ai padri dei ragazzini, ma a parte che non è certo che siano stati loro, basta un attimo per passare dalla parte del torto e io non tengo punto a fare il Coriolano della situazione.

Quando rientro a casa, proprio in quel momento mi telefona Clelia comunicandomi che sabato prossimo desidera essere accompagnata all´Acquafan, „Sará un´esperienza rigeneratrice per te“, mi dice al telefono.
L´Acquafan è un vasto posto dove ci sono giochi d´acqua di vario tipo e genere e qui l´intento didatttico di Clelia è oltremodo trasparente, perchè non appena entriamo vediamo degli stiuarz che si prendono allegramente a gavettoni, fanno tuffi nell´acqua e si gettano dagli scivoli nell´acqua, inducendo anche il pubblico pagante a farsi prendere a gavettoni in tutta allegria.
Benvenuti all´Acquafan Giovanni e Sebastiano Caboto! Dice una voce all´altoparlante.
Sono allibito dallo spettacolo che mi si presenta davanti ai miei occhi. In pratica secondo Clelia dovrei calmarmi, dovrei deporre la mia ira perchè c´è una marea di baggiani, peraltro in costume da bagno e non in completo frescolana, che è disposta addirittura a pagare per farsi prendere a gavettoni. Io allibisco e resto in disparte finchè non rischio di diventare oggetto di qualche scherzo, allora mi butto da qualche scivolo.
In acqua Clelia mi si avvicina.
Non ti ho convinto, vero?
Ma non c´è nulla da convincere è il mondo che è fatto in questo modo.
Gian, tu non puoi continuare cosí, tu rischi di essere il Coriolano della situazione.

La cosa peggiore per un uomo è di dover dare ragione alla donna, ma non nel senso del mondo salvato dai ragazzini o dalle donnine o altre minchiate simili, ma perchè esse vedono le cose in una guisa che lui non vede ed è doloroso ascoltare una voce di saggezza completamente diversa da quella che lui chiamava saggezza. È doloroso, perchè devi ammettere di non avere il monopolio della saggezza e non agli altri, davanti ai quali lo hai sempre ammesso per cortesia, ma a te stesso. E se viene da donna, non puoi sfuggire a questa ammissione, se viene da donna perchè la donna non compete con te.
Peró quando vedo una ragazzotta tutta contenta di essere spruzzata e mandata sott´acqua, mi monta di nuovo la furia e dico soltanto „Ha, Ha. Ha!“.

È la donna che t´insegna, senza saperlo, a sopravvivere perchè tu all´origine hai un´idea di te come di una figurina da raccogliere nell´apposito album, ciononostante solcherei volentieri la strada con una lanterna in mano gridando „Ricordati di quel che t´ha fatto Amalek!“.

Lo spam della mia mente è tale che non sempre sono logicamente consequenziale e sistematico nel mio lavoro di indagine. Ultimamente ho accantonato i ragazzini, il mondo da loro salvato e altre minchiate simili, e mi sono concentrato su Annovazzi. Annovazzi è un rentier, cioè è un pensionato del mio palazzo che sovente si è lamentato con me perchè talvolta rumoreggerei, come se veramente solcassi le strade con una lanterna in mano gridando „Ricordati di quel che ti ha fatto Amalek“ e non fosse una delicata metafora. Dunque non manca il movente, ma non c´è uno straccio di prova. E la mia coscienza, la stronza, si rifiuta di inchiodare uno senza prove. Proprio per questo so di dover lasciar perdere anche Annovazzi e mi deprimo che questa colpa sottile e indicibile del gavettone, quasi una non colpa per gli altri, resti senza colpevole. La maggior colpa di questa non colpa (se ci sono i non luoghi non vedo perchè non possano esserci le non colpe) è che mi ha sbattuto solo in una strada davanti alla mia impotenza. E tutto senza strascichi giudiziari. Quasi per inerzia mi trascino a „Le cubiste“ nella speranza di trovare Idrilio con il quale scambiare quattro chiacchiere. Nel riflettere sulle non colpe mi dico che il mio errore è stato concentrarmi sulle persone e non sulle categorie di persone. Se indico una categoria, specialmente una categoria di quelle giuste, magari non otterró una punizione specifica, anche se coi tempi che corrono non è detto, ma una riprovazione decisa e finalmente la vera solidarietá sociale. E poi la coscienza non si inquieta cosí tanto per le categorie come per le persone: meraviglia del linguaggio!

Allora lungo la strada mi viene il sospetto che a tirare il gavettone possa essere stato uno di quegli zingari che da qualche tempo sbindonano nel nostro quartiere. Quando sono al disco-pub e Curlaniga mi saluta, gli dico subito che sono stati gli zingari e qui Baggiolini si intromette. Comincia col dire che gli zingari non tirano gavettoni, al massimo rubacchiano. Hai detto poco! Se sono dei ladri, nulla vieta che siano anche dei gavettonatori. Ma Baggiolini invece di litigare come l´altra volta, anche perchè Curlaniga lancia delle occhiate severe a entrambi ed esige che non si alzi la voce, invece di litigare, mi prende per il verso della logica e della coscienza, afferma che l´agguato di cui sono stato vittima era un fatto ad personam e io non ho sicuramente contatti con gli zingari. Probabilmente ha anche ragione, ma a me irrita che lui si intrometta in una discussione che non lo riguarda, per di piú per difendere degli estranei quali sono gli zingari. Curlaniga, quando vede che mi placo, mi dice sottovoce „Bravo, bravo cosí, se no finivi con il diventare il Coriolano della situazione“ e si sa che non lo voglio.
Ma Baggiolini non ha intenzione di farmi bere il mio bianco spruzzato in santa pace e mi chiede testualmente perchè mi ossessiona cosí tanto la storia del gavettone. Cosa posso dirgli? Tutto mi sembra cosí evidente, il gavettone è uno strumento d´offesa particolarmente popolare perchè contiene la massima quantitá possibile di aggressivitá nella forma socialmente piú accettabile. Nessuno puó protestare tra l´ilaritá generale nè lamentarsi in assenza di conseguenze indelebili da poter vantare in un´aula del tribunale. A me il gavettone mi impressiona perchè è come quando si facevano i sacrifci umani senza gli umani.
Ma questa che tu descrivi è una civiltá del gavettone!
La civiltá del gavettone… bello, la civiltá del gavettone, complimenti Baggiolini, tu qui tra noi sei sprecato, dovresti fare il giornalista, davvero.
E mentre quello gongola, penso a come sfangarmela, porca troia, a come tirare avanti sotto il cupo gavettone della civiltá, perchè della civiltá è quanto resta il gavettone, se non c´è retto conversare tra magnanimimi cittadini che guardi magnanimamente al comune ostello. Mi avvedo che la furia monta, ma Baggiolini mi stringe calorosamente la mano, si dichiara ammirato di quest´immagine della civiltá del gavettone e spera di avermi convinto che gli zingari sono innocenti.

Insiste per offrirmi un altro bianco spruzzato, ma io ho fretta e devo riflettere, perchè è vero che Baggiolini mi ha convinto dell´incolpevolezza degli zingari, ma non come la pensa lui. Devo uscire all´aria aperta perchè mentre parlava mi è venuta un´idea. Mi è venuta l´idea che non sia stato qualcuno in particolare, ma che siano stati tutti. Se sono stati tutti, peró, io non posso parlare con nessuno.
Trilla il cellulare, è Clelia che vuole che ci vediamo per cena.
Se sono stati tutti, non ha senso sporgere denunzia contro i soliti ignoti. Se sono stati tutti, è molto meno grave che se fossero stati soltanto gli zingari. Se sono stati tutti, non posso mica pregare che la Capraia o la Gorgona si muovano da sole e vadano a otturare il Lambro di modo che esso sommerga la cittá di Milano. Ma non sono stati tutti! Perchè se fossero stati tutti, sono io il nemico della societá. Prima di uscire da „Le cubiste“ la Pepi Bresaola la cameriera, la splendida mulatta delle Antille (si potrá dire mulatta? Per sicurezza è meglio parlare di una cittadina a pigmentazione variata), la fidanzata del patron (Curlaniga), piú di una cameriera ma meno di una padrona, lo splendido fiore tropicale trapiantato qui da noi peró che i nostri campi non bonificati dalla diossina hanno reso lo stesso fertile anche qui, prima di uscire mi ha strizzato l´occhio e mi ha detto di non fare sciocchezze, mentre Curlaniga assentiva vigorosamente aggiungendo „Se no ti rinchiudono“.

Ci sono certi aspetti della questione del gavettone che non avevo contemplato.
A cena con Clelia mi consiglia di andare in palestra almeno due volte alla settimana perchè il fisico scarica la mente che ne ha bisogno. Inoltre mi parla di un medico omeopata e di un metodo dolce per questi stati di rabbia, ci sono i fiori di Bach, tipo la calendula lutea, per questi stati di rabbia. Ma del resto non posso informarla completamente sulle mie piú recenti conclusioni. Forse sono anche un uomo pieno di zelo a cui mancó l´ausilio della fortuna, ma non è con questo che risolveró il problema del gavettone.
A te magari, sotto sotto, piacerebbe essere il Coriolano della situazione, ma poi con il tempo si innestano problemi di altro genere, meno nobili o meglio con un´immagine peggiore nell´immaginario collettivo.
Starei per darle ragione, ma mi mordo la lingua.
Ci sono delle cose che veramente principano come bagatelle, ma a lasciarle andare avanti si trasformano in autentici guai. Autentici conati di furore mi prendono, ma certamente è meglio che mi calmi, se non mi calmo, solco una frontiera e saró io ad averla solcata e non la societá.
Anche ora che sono a letto nella mia stanzetta e sento il placido russare di mio padre proveniente dalla sua camera, penso. Penso che sia necessario che mi dia una calmata. Penso che purtroppo Clelia abbia ragione. Poi penso di trovare il modo di non ammetterlo davanti a lei. Penso che se ci riesco, dovrei stare zitto almeno per un po´: troppe sono le parole che gravitano nella mia mente. Forse dovrei contare le pecore, ma magari no, mi sembra di prendere sonno lo stesso.

– Hai visto Gian Gazzarra come è andato fuori di melone per quella storia del gavettone?
– Ma poi si è dato una calmata, perchè se andava oltre lo rinchiudevano.
– Ah e io credevo che fosse maturato.
– Ma chi cazzo pensi che sia, Wilhelm Meister? Maturato… ormai siamo come la frutta nelle celle frigorifere che passa direttamente dall´acerbo al marcio. Il ragazzo non è un cuor di leone, ma ha un po´di cervello e ha capito che se lo sedavano gli altri era peggio, se non altro per il pancreas.
– Beh, ma anche questa è una forma di maturazione.
– Allora cosa ti devo dire? Si vede che le vie della bildung sono infinite.

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One Response to LA RABBIA E IL FURORE E QUELLE ROBE LÌ

  1. The O.C. il 7 maggio 2008 alle 09:44

    McChartismo a parte (‘na gamba), mi sa che l’autore la Fallaci la conosce solo de nome.



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