Un prodotto assolutamente inedito in natura [Opere su carta di Isabella Ducrot]

10 novembre 2008
Pubblicato da

di Chiara Valerio

Io amo molto i saggi. Domandare astrusa e ricevere risposte coerenti.
Certe volte poi mi piace afferrarne qualcuno per farmi raccontare e basta. Come un bambino indifferente a novità e ripetizione la cui unica domanda sia E come continua?. Ne La matassa primordiale, Isabella Ducrot, con le parole tessili che stanno sulla pagina flessuose e ieratiche quanto i colori e collage di stoffa sulle [sue] tele, non solo mi ha detto come continua ma mi ha spiegato, da Cloto a Penelope, fino a Lhasa, che il filo del discorso, come quello del tessuto è tendenzialmente illimitato. Che quando si dice (…) il filo del discorso o perdere il filo del ragionamento si dà per scontato che questo filo sia qualcosa di continuo e di irreversibile. Che (…) le metafore tessili perderanno la loro ragione di essere nel momento in cui il tessuto verrà sostituito da composti compatti (…).

In ventuno stanze di testo, riflessioni a margine sull’arte del tessere e chiose linguistiche sulla storia dei tessuti, e dodici riproduzioni [a colori] delle opere ordite alle parole, Ducrot analizza e sovrappone le metafore, le mitologie e le figure per illustrare quanto tessere sia umano troppo umano. Quanto la peculiare crocifissione di ordito e trama ci renda eterni e caduchi. Si è tentati di pensare che se la materia tessile è il corpo del tessuto, il soffio che passa e attraversa i fili è la sua anima. Con una prosa lineare e colta, favolistica e argomentativa, Ducrot sfila storia e contemporaneità rimandando una immagine garza o satinata dei giorni nostri e del resto.

I versi che introducono La matassa primordiale sono di Patrizia Cavalli. Io quando leggo questi versi intrecciati o Duro intelligere e morbido sentire il peggio che ci possa capitare lo capisco bene, e dalla prima volta, che tessere può essere solo umano.

Straccio o broccato,
ogni tessuto è dunque il risultato
di questo stringersi costretti insieme
da un progetto il cui concepimento è dato
solo all’ingegno umano: un matrimonio
che mai in natura potrebbe avere luogo.
Prendete il ragno, poveraccio. Imbroglia.
Il ragno mica tesse, il ragno incolla.

P. Cavalli, Tessere è umano

Opere su carta Mostra e Testo di Isabella Ducrot

Martedì 11 Novembre, Galleria Carlo Virgilio, Via della Lupa 10, Roma. Dalle 18 alle 21 [Ingresso libero]

La matassa primordiale, Figure Nottetempo (2008), [testo + 12 riproduzioni in quadricromia], pp. 72, € 14,00.

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11 Responses to Un prodotto assolutamente inedito in natura [Opere su carta di Isabella Ducrot]

  1. soldato blu il 10 novembre 2008 alle 18:43

    Quanto fascino nei prodotti del tessere!
    E quanti modi di tessere, diversi, ha inventato l’uomo.

    Esco poco a passeggiare, ormai, in questa Firenze.disneyland.
    Ma il tragitto di questa passeggiata è segnato da passaggi obbligati: due o tre vetrine di negozi di stoffe, ancora aperti, in questo centro pizzaltaglio e fastfood.

    Tanti anni fa ruppi con i miei compagni, riproduttori fedeli dei giochi dell’Oulipo: non mi bastava più fare nodi, volevo imparare a tessere.

    Non so se ci sono riuscito.
    Ma mi consolo pensando che forse ho imparato qualcosa di altrettanto prezioso: a comporre con i nodi sbagliati.
    I nodi sbagliati che le tessitrici persiane inseriscono sempre nei loro tapetti, perché non siano perfetti.
    Per non suscitare l’invidia degli dei.

    Non è una pratica molto ben vista, ma, qui, una mia poesia la voglio inserire.
    In omaggio alle tessitrici: Isabella Ducrot, Chiara Valerio, Patrizia Cavalli.

    Ho comprato una stoffa preziosa
    , ne farò del disegno modulare
    un quadro
    da appendere sopra il nostro letto.

    Si tratta di un disegno in cui
    , noi due
    nascendo dov’è una tartaruga
    ( il corpo e il carapace )
    diventiamo due infiorescenze
    di canna selvatica
    , tra canne selvatiche fiorite.

    Di fronte
    , abbassando la testa uno verso l’altra
    ci facciamo i complimenti.

    Ci rendiamo omaggio.

    [1999]

  2. soldato blu il 10 novembre 2008 alle 18:53

    tappeti

  3. sparz il 10 novembre 2008 alle 19:19

    Come dire fruit of the loom, mi piacerebbe vederla la mostra, straccio o broccato…. molto bello.

  4. nadia agustoni il 10 novembre 2008 alle 22:58

    Peccato sia a Roma, un pò lontano per me.
    Bella segnalazione

  5. chiara valerio il 11 novembre 2008 alle 09:05

    fruit of the loom… sparz non mi era saltato in mente. bisogna aggiungere una chiosa al corpo principale. il llibro mi è assai piaciuto ma sono piuttosto curiosa di vedere le opere su carta. saranno grandi e quanto, e i colori?.

    @soldato blu. grazie!
    @ nadia agustoni. nadia… e scendio a roma ogni tanto! :-)

  6. lambertibocconi il 11 novembre 2008 alle 12:16

    Piaciuto molto anche a me. Peccato che non ci possa andare!

  7. orsola puecher il 11 novembre 2008 alle 12:24

    [ idem come nagust e lambb ]

    eh non a caso la trama si chiama trama…
    trans meare
    andar oltre

    ,\\’

  8. marilena renda il 11 novembre 2008 alle 15:59

    Letto le prose di Ducrot in treno, lo stesso giorno in cui ho visto le opere di Louise Bourgeois esposte a Capodimonte. Famiglia di tessitori, lei iniziò a creare nei vuoti lasciati negli arazzi, e questo mi ha fatto pensare alla duplicità insita nei tessuti tra diritto e rovescio, trama e ordito e le ovvie somiglianze e distanze tra manufatti e opere d’arte. Bell’oggetto questo libro, spero di vedere la mostra…

  9. Anna Tellini il 15 novembre 2008 alle 12:58

    L’importante è tessere, davvero, e avere una trama per farlo. Mi impressiona, davvero, di quante matasse disponi, Chiara, e quanto siano luminose e solide

  10. margherita il 29 novembre 2008 alle 19:09

    mi dispiace che questo libro non sia presentato in altre città italiane magari con Patrizia Cavalli

  11. margherita il 30 novembre 2008 alle 06:33

    com’è nata la collaborazione tra la signora Ducrot e la poetessa Patrizia Cavalli?



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