Licantropop

30 gennaio 2009
Pubblicato da

di Alessandro Raveggi e Despairs!

Traccia Audio: Licantropop

Colapso Calypso

A Manuel Vázquez Montalbàn
Granada, già 2003

La missione si chiama:
POLVO ESTELAR
le autorità hanno aperto
un’indagine meschina
Disección de un alma errática
milioni di ecologisti hippie
richiedono di conseguenza
un poliziotto compromesso
malauguratamente
a guardia

l’altro giorno in un ristorante
il criminale detenuto
da Carmen Sevilla
la donna freschissima
gelosa di se stessa
più grande del mondo
physique du rôle imbarazzante
(una familiare, eterogenea
molto pulita e convenzionale
el Civic IMA es un coche ecológico)

il criminale aveva rubato
le briciole della Cometa
Para optimizar su autogobierno
ed il resto del pulviscolo disperso in:
Londra 3 giorni Hotel Majestic
furto di chiavi obiettivi incompiuti
La habitación era limpia
la espuma de la cerveza
otra salmonelosis:

ché poi mi ritirerò
– Fa come che va e poi torna!
dicono gli inquirenti –
– Così i membri di una comunità ancestrale
porterebbero sempre due nomi?
– Dobbiamo ispezionare
i suoi propositi nucleari!

¿Hasta dónde quiere llegar?

Negozi CHICCO
che coprano il 25 % della popolazione:
un anno di prigione
e torna ad essere un pargoletto
(il meraviglioso viaggio
di violenza e terapia delle prigioni!)

Fa’ da patrigno a un bambino
un fandango di idee
Collabora –
Dagli del futuro –
e di regalo
un avveniristico cesso automatico
con sette marce
così che possa sentirsi lindo
come di regalo
a tutti quelli che andarono
in pensione in anticipo coi tempi
si danno tanghi
tanghi e boleri
che consentono di godersela di più
e riducono lo sforzo
al conduttore
(Así cierro las puertas al pasado)

¿Hasta dónde quiere llegar?

Un testamento di fronte alla Storia
senza scontri
con ultrà –
di fuoco le sue parole
così come si marcò la Torà nel cielo
provocando il tipico odore bruciaticcio
dell’umanità.

Di regalo
lui richiede in verità
POLVOS (SCOPATE.)
Pide cita. Madrid.
Envía CLARA 5646.

Incontri occasionali
per un’insaziabile creatura.
Che assumano
significati contrastanti.
A contatto con il bruciaticcio
dell’umanità.

Alla vista del panorama
sottile tortino di tonno
le irregolarità però
balzano al piatto
le cronache locali
non dedicano pagine
alla missione:
“Stiamo pagando questa fiacchezza
perché i giocatori del Real hanno detto:
BISOGNA IMPEGNARSI
NELLA CHAMPIONS?”

Negli ultimi trecento metri
d’investigazione
inavvertito come alito di Godzilla
nella ripresa
viene fuori che un enorme niveo
cane poliziotto volante
decifra il monologo impattante
di Orson Welles in Mody Dick
con meno di 6 giorni
a Pechino
(759 Euro):
“ha commesso pubblicamente
i peccati che gli Stati Uniti
gli accusavano di commettere in privato
nella notte de Los Reyes Magos”:

Si muove allora Bastian
avvinghiato a quella enormità
il testardo ben ravviato
che si arroga il diritto
di riscattare le lande di Fantàsia
dalla mancanza di infrastrutture
e di avvocati del lavoro
intrepidi e sportivi
senza alcuna insufficienza cardiaca.

Testo tratto da Alessandro Raveggi, Disney contro le Metafisiche, (ZONA, 2008 + Cd di Despairs!, con post-fazione di Cecilia Bello Minciacchi)

Immagine: Un lupo mannaro americano a Londra (John Landis)

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17 Responses to Licantropop

  1. srmgzts il 30 gennaio 2009 alle 16:42

    Grandissimi i Despairs!
    prima volta li vidi all’ambasciata di marte
    ricordo che mi stupì molto che a firenze ci fosse gente così brawa

  2. tauro il 30 gennaio 2009 alle 16:59

    Quale intenzione, Raveggi? Dove ci conduce questa lavica rappresentazione? Non è tritume pop? L’evidente sordità, la fagocitante disneyzzazione dovrebbe dare punti contro le metafisiche. Per quale strada?

  3. Alessandro Raveggi il 30 gennaio 2009 alle 19:26

    Il tritume pop ancora contro il marciume metafisico, un’indigestione produttiva e ritmica (colapso e calypso), fatta a scaglioni, dove gli strati brillano nella stratificazione cambiando di segno e connettendosi l’uno all’altro, attraverso delle stanze, dei quadretti pop, quasi narrativi, nella nostra Fantàsia, la nostra landa desolata non-originiaria dove un giovinetto un po’ nerd – Bastian, non a caso Lettore del libro – si “arroga il diritto” di riscatto.

    Contro il lirismo, per degli “oggetti lirici”, ritrovati. Un collage dell’inconscio collettivo.

    Rimando poi alla cristallina post-fazione di Cecilia Bello al libro, per chiarimenti ulteriori.

  4. tauro il 30 gennaio 2009 alle 20:11

    Per me da questi pseudo versi promana un troppo pieno (giochino). Si trtta di un taglia-incolla su cartoncino, di una operazione da famelici liceali.
    Parli di “arrogarsi il diritto di riscatto”, riscatto da cosa? Quale rabbia ti/vi spinge?

  5. Alessandro Raveggi il 30 gennaio 2009 alle 21:51

    “L’operazione da famelici liceali” mi piace assai. Ce ne vorrebbero.

    Non necessariamente la rabbia mi spinge, ma Ci spinge, come bene osservi. Se vogliamo discutere di bambini che gli anni ’80 li hanno passati davanti alla tv, se vogliamo veramente rivedere il Pop, bisogna parlare di “arrogarsi il diritto di riscatto” di un immaginario che è stato imposto, sì, spacciato come credo, ma anche rivisto e interiorizzato. Ma forse qui la poetica si ferma, e si apre l’etica. Non si tratta di assecondare il Pop o di proporre giochini post-moderni, ma di capire che un altrove della lirica al momento ci è ignoto.

    Per la rabbia di ieri ti consiglio di rileggere questi testi, datati e databili 2003, per la rabbia di oggi ti consiglio di leggere “Habeas Corpus” che proprio qui su NI si pubblicò ad aprile 2008.

  6. Gabriele il 30 gennaio 2009 alle 22:15

    In assenza di annotazioni illuminanti sulla poetica, mi limito a dire: Despairs eccellenti ‘groovisti.’

  7. tauro il 31 gennaio 2009 alle 02:08

    Che devo dire, tieniti stretta la tua poetica! Di mio posso dire che non si apre l’etica, si apre la possibilità di uno stile, lo scarto che passa indenne un’epoca di minuta cianfrusaglia. Dunque, sinceramente, indirizzare l’obiettivo sul tempo colonizzatore è gioco e neppure tanto fertile.

  8. renatamorresi il 31 gennaio 2009 alle 14:19

    “un altrove della lirica ci è ignoto” : a me l’esperimento pare assai interessante – mi fa venir voglia di stare a vedere quello che succede …
    certo, c’è più “rabbia” che (per fortuna) “dolore”, ma se questa potenza diventasse anche clemenza verso l’umana umanità (e non già solo la bruciaticcia) allora, allora…
    in attesa di prossime incursioni
    un saluto,
    r

  9. Culmine dell'apice il 31 gennaio 2009 alle 15:58

    Mi chiedo: la figura del licantropo non è una metafora trita di un ipotetico cambiamento (in peggio) della società?

    e poi: perché lo spagnolo? Non sono sfizierie radical-chic?

  10. Mauro Baldrati il 31 gennaio 2009 alle 20:21

    ma l’immagine da dove proviene? mi sembra “un lupo americano a londra”, giusto?

  11. Mauro Baldrati il 31 gennaio 2009 alle 20:22

    un lupo mannaro americano a londra –

  12. francesca matteoni il 31 gennaio 2009 alle 22:30

    @ Mauro: sì è il film di Landis – mi ero scordata il “mannaro”. Vi invito a scaricarvi la traccia audio, che è parte integrante del progetto di Alessandro e dei Despairs!
    @al culmine dell’apice: la figura del licantropo non è sempre negativa. Tutto dipende dalla prospettiva in cui lo si colloca: per noi occidentali il lupo mannaro è quello demonizzato nell’età moderna durante i processi per stregoneria, ma questa non è che appunto la versione del pensiero dominante. In altri ambiti, il lupo mannaro è una figura positiva, una sorta di stregone che difende la fertilità della terra. Arrivando al contemporaneo, nel film di Landis ad esempio, il nostro lupo alla fine deve soccombere perché così è ‘giusto’ che sia… ma penso che diversi di noi almeno per qualche istante parteggino per questo ibrido che fa macelli in giro nella città. Il licantropo può essere infine una metafora del mondo occidentale, ma anche dell’individuo che reagisce con rabbia, no? Mi piacerebbe sapere che ne pensa l’autore.

  13. francesca matteoni il 31 gennaio 2009 alle 22:31

    p.s: la rabbia che appunto riconosce Renata…

  14. Alessandro Raveggi il 1 febbraio 2009 alle 11:09

    L’immagine del lupo mannaro (e di un lupo mannaro pop, in cui vorrei includere anche quella di Landis) è quella ambigua di un predatore e preservatore ad un tempo, dentro e fuori la società degli uomini.

    Indica un’atmosfera, di rabbia e sconfitta, che mai esplode nel dolore – anche se lo vive nel proprio corpo – ma si ritualizza nella mània, nell’effigie del passato che terrorizza il presente e nel presente, per andare avanti, cerca la metamorfosi, all’interno del pop. Senza alcuna forma di nostalgia lirica.

    Vorrei tanto che si smettesse di confondere l’intenzione (“Quale intenzione, Raveggi?”) con la nostalgia – un vizio tutto italiano che porta alla paralisi del senso (e di cui paghiamo giorno per giorno in guasti, non solo in letteratura)

    Nel mio caso poi, in particolare, la metamorfosi, nel 2003 quando scrissi il testo affascinato dai Novisimos spagnoli (in particolare Gimferrer e Montalban, al quale è dedicato) era anche il passaggio tra le lingue, tra l’italiano e lo spagnolo, uno spagnolo pubblicitario e aulico ad un tempo, “campionato” dai giornali e dalle confessioni dei poeti che leggevo, incontravo e… divoravo (metaforicamente).

    E’ significativo, credo, che non il testo, ma la traccia audio – che “avverà” il testo – si chiami “Licantropop”. Il testo si chiama “Colapso Calypso”.

    Ciao,
    a.

  15. Alessandro Raveggi il 1 febbraio 2009 alle 11:34

    Ecco: “Quale intenzione, Raveggi?” mi pare un protocollo da confessione.

  16. tauro il 1 febbraio 2009 alle 12:18

    Beh, insomma, vedo che come in Benda vi è tale definizione di democrazia: “Regime in cui l’individuo tende ad ignorare ogni limite per arricchirsi (liberalismo economico)” – si resti in metafora, mi raccomando -,anche qui si scambia senso, identità e stile per confessione e lirismo, parenti poveri di un liberalismo letterario, laddove i parenti ricchi sono invece diventati officianti di uno sparagmòs laico e dunque insensato, praticanti di un culto fattosi gioco.

    “E il passato che mi terrorizza, sono affetto dal passato, il passato mi ha rovinato, e ora ve lo dico io prendo il presente e lo centrifugo e ne faccio una focaccia pop e poi la metto nel microonde e poi la divoro, guarda quanto so, quanto produco, consumo, ammasso, sto crepando…”

  17. Alessandro Raveggi il 1 febbraio 2009 alle 19:32

    Il passato non ci ha affatto rovinato, anzi è continuo serbatoio di sensi che ritornano sotto metamorfosi.

    La scelta dello stile passa attraverso la ricerca di un’identità vagante – quindi lo stile si fa fluttuante e la citazione si fa spastica, non colta – dall’indagine, dagli annunci (promozionali, di individui che cercano l’anima gemella, o il sesso, di film che aggiungono senso al senso (Orson Welles e Melville), di nuove scoperte scientifiche.

    Non è l’espressione di un’emotività contraffatta, ma di un’emotività ricercata e sperimentata. Questo era il mio 2003, quelle le mie possibilità.

    Ma le tue note sono interessanti.



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