Articolo precedenteViaggiare per non arrivare mai
Articolo successivoFuori ( gioco )

piano sequenza

3519492414_7558cbbb82_b

di Chiara Valerio

Questa è la tua vita. Guardala bene, per una volta ne sei fuori. Te la descrivo con la massima oggettività. Sto cercando di non pensare che vorrei esserci in mezzo, metterci le mani, annusarla. Odore e consistenza. Ma è la tua e io non c’entro niente. Per questo, posso essere fredda e descrittiva, e posso, senza aggettivi. Sono il documentarista che hai chiesto alle tue divinità laiche e che ti è stato mandato, per caso, perché le divinità laiche non esistono e, con buona approssimazione, nemmeno le altre. Ho cinque minuti di autonomia. La mia macchina digitale ha cinque minuti di filmato e io ho lei. Questa è la verità che è anche il mezzo.

Sono quella che si è innamorata dei ninnoli, di questi che hai perso e degli altri che non hai ancora comprato. E delle maschere. Ma sono oggettiva perché mi hai tenuto fuori. Ti sei fatto un favore. Il messaggio è arrivato chiaro forte stentoreo. Una trinità di Stammi lontana e amen. Questa è la tua vita, e io sono una donna rispettosa. E questa la tua stanza. Ho in mano il mazzo di carte da gioco e da sola non posso che comporre un solitario. Se tu fossi una signora mi toccherebbe regalartelo e forse vorrei. In ginocchio come un villico che sta per essere investito cavaliere. Vuoi sposarmi?. L’unico solitario è quello con le carte.

La tua vita, la tua stanza, la tua tisana calda, il tuo gatto grigio e peloso e la donna con cui vivi che indossa occhiali che le addolciscono il viso asimmetrico. Che a destra ride e a sinistra è nostalgia. Non c’è altro. Scusa, i tuoi libri. Puoi leggerli, un libro alla volta o tutti insieme, una parola per ciascuno. Sfogli. Leggo, non leggo, leggo, non leggo, leggo, non leggo, leggo. Ci sono altre vite nei libri e le formule, nei libri hai sempre ragione, e l’ultima parola, il libro non protesta, al più non si lascia interpretare. Il libro riverbera l’alone di mistero necessario perché tu lo rilegga dopo anni. Ogni anno rileggo i russi e li richiudo. Se fossi un chimico avresti una tavola periodica. Invece non ce l’hai, così gli elementi sono infiniti e ingestibili, e non hai ancora trovato un modo per catalogare tutti quelli che incontri. Non è necessario, ma sapere di cercarlo ti fa stare tranquillo. Se fossi un matematico avresti geometrie piane. Invece non ce le hai e le tre dimensioni in tutta questa solitudine sono eccessive.

Ti capisco, davvero. Sei solo in altezza, in larghezza e in profondità. La tua barba è sola, anche se continui a lisciarla, mentre pensi. La donna con cui vivi è intelligente, è colta, ti fa ridere, è affascinante ed è sola lei pure. La capisco, tutti lo siamo. Non vi intendete ma non importa, sorridete molto, vi fate le boccacce, giocate a malsopportarvi, se dovessi giudicare direi Male, invece mi tocca invidiare. E invidio, perché sono una donna rispettosa. La discrezione ha congelato i vostri rapporti che però, in fin dei conti e non solo i vostri, sono una noia perché tolgono tempo e attenzione. Ai libri, alle speculazioni, alle conversazioni, alle ricette di cucina. Lo scalogno vi ha salvato dalla banalità. La discrezione ha congelato una noia, buon per voi. Cose da fare. Sbrinare il freezer.

I rapporti sentimentali tolgono tempo in tre dimensioni. In altezza, in larghezza e in profondità, e così, è effettivamente troppo tempo. Nemmeno io riuscirei a perderne tanto. Io sono intelligente, colta, simpatica e arguta e mi viene da piangere. Credo che i miei singhiozzi ti abbiano inebetito. Succede così, i singhiozzi rintronano. Oltre a dare ansia. Questa è la tua vita, io occupo più spazio e sono meno kitsch di una riproduzione in vetroresina della torre di Pisa e non posso essere rinchiusa in una scatola da scarpe. Quindi non posso essere traslocata e nemmeno traslocare, perché una casa ce l’ho e ci sto bene. Resto qui e tu altrove.

Questa è la tua vita, di mensole di legno, taglieri di marmo, divani damascati, liquori con nomi già ubriachi. Non ci sono cristalli, niente può rompersi ma io mi sento goffa ugualmente. Certi rapporti quando finiscono sono come le vacanze. Ieri era bello a centomila chilometri da qui ma oggi voglio solo dormire nel mio letto. Mi hai chiesto una vacanza. Sono il tuo tour-operator. O tu il mio.

La tua vacanza, la tua vita, la tua stanza, i tuoi ninnoli, la tua tisana calda, il tuo gatto peloso che fa le fusa e per il quale compri leccornie che nessun altro mangia, nemmeno lui. Sono troppo belle per morderle, meglio incantarsi a guardare e sperare che restino. Così come sono. Digiuno. E meglio che tutto, anche quello che non si può digerire, resti così com’è. La tua vacanza, la tua vita, la tua stanza, i tuoi ninnoli, la donna con cui vivi che indossa abiti che le tintinnano intorno ai polpacci, la tua barba.

Ho pensato che l’eterosessualità ha la sua ragion d’essere solo nel pattinaggio di figura a due. È divertente, ed è vero. Nella tua vita non ci sono lastre di ghiaccio su cui scivolare e io nemmeno cammino bene.
E infatti lei ha scelto me.

[la foto è di lavinia_a. Piano sequenza è nella raccolta di racconti A complicare le cose (Robin)]

Print Friendly, PDF & Email

7 Commenti

  1. Che dire? Niente: adoro Chiara. Nadia hai ragione. Ella è D.O.C. … e pure G. :-)

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

Prima di morire

di Fausto Paolo Filograna
Stavo terminando di leggere le Ricerche filosofiche quando ci prendemmo la mamma malata e ce la portammo in casa

IPERSENSIBILITÁ

di Antonio Potenza
Da due mesi, ogni sera, la mia caviglia sinistra inizia a gonfiarsi come se qualcuno ci soffiasse dentro aria fresca. A guardarla dall’alto mi è subito parsa una zampa di elefante con quelle grinze orizzontali piuttosto scavate al livello del calcagno.

Petrolchimico

di Carlo Alberto Frassanito
Enrico non era un idiota, almeno non nel senso ordinario del termine

Dialogo assorto

di Antonia Santopietro Conoscere se stessi e gli altri è il modo più intenso di essere responsabili. Ma la vita è, insieme,...

Il mio dio che sapeva stare al mondo

di Jacopo Napolitano
Mi ha fatto salire sul suo dorso e l'incavo tra il collo e la spalla sembrava fatto apposta per riposarci la mia faccia

Mezzo chilo di carne

di Elisabetta Foresti
Il contenitore, questo lo ricordo. E prima, il lavoro, i viaggi per il lavoro, l’inglese per il lavoro. Come lo so. Loris, no. Loris dice due parole. How much is it. Nemmeno. How much for this. Neppure.
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: