Senza vergogna

27 maggio 2009
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senza-vergogna
[Marco Belpoliti mi ha mandato l’intervento che ha letto la scorsa settimana a Officina Italia e qui io volentierissimo pubblico. G.B.]

di Marco Belpoliti

La vergogna non c’è più. Quel sentimento che ci suggeriva di provare un turbamento, oppure un senso d’indegnità di fronte alle conseguenze di una nostra frase o azione, che c’induceva a chinare il capo, abbassare gli occhi, evitare lo sguardo dell’altro, di farci piccoli e timorosi, sembra scomparso.
Ho in mente un passo della Tregua di Primo Levi, proprio all’inizio del libro, dove i giovani soldati russi arrivano in vista del Lager, e dall’alto dei loro cavalli osservano lo spettacolo che si offre ai loro sguardi di vincitori: “Non salutavano, non sorridevano; apparivano oppressi, oltre che da pietà, da un confuso ritegno, che sigillava le loro bocche, e avvinceva i loro occhi allo scenario funereo. Era la stessa vergogna a noi ben nota”.
Levi spiega che la vergogna è il sentimento che lui e i suoi compagni provano dopo le selezioni, oppure ogni volta che assistono ad un oltraggio: la vergogna sentita dal giusto “davanti alla colpa commessa da altrui, e gli rimorde che esista, che sia stata introdotta irrevocabilmente nel mondo delle cose che esistono, e che la sua volontà buona sia stata nulla o scarsa, e non abbia valso a difesa”.
Da qualche tempo mi domando perché si sia perduto questo sentimento così forte, essenziale, e insieme terribile, come mai abbiamo perso questo guardiano o, come dicono gli psicologi, questo strumento essenziale per la salvaguardia di sé. Oggi la vergogna, ma anche il pudore, non costituisce più un freno al trionfo dell’esibizionismo, al voyeurismo, sia tra la gente comune come nelle classi dirigenti. La perdita di valore della vergogna corrisponde alla idealizzazione del banale e dell’insignificante. Lo sguardo ammirato di molti si rivolge non più a persone di rilievo morale o intellettuale, bensì a uomini e donne modesti, anonimi, assolutamente identici all’uomo della strada o alla donna della porta accanto. Un tratto che evidenzia il processo di omologazione in corso nelle società fondate sulla democrazia dei consumi. La vergogna è forse il sentimento proprio di altre epoche dell’umanità, quando il bisogno di esserci, o meglio, di essere visti, e di vedere tutto, sempre e comunque, non era così significativo e rilevante come oggi ?
La vergogna, ci raccontano gli psicoanalisti, è diventata un tabù. O meglio, si è trasformata in vergogna-di-non-aver-successo, di non essere notati: la terribile vergogna d’essere nessuno. Ha scritto uno psicologo che la nostra vergogna contemporanea consiste nel sentimento del fallimento della propria esibizione. Ci si vergogna di vergognarsi, poiché questo richiama l’attenzione di tutti sull’unica cosa che si vuole nascondere: l’insuccesso. Non è più vero come nel passato che la vergogna costituiva comunque un valore, e designava ciò che distingue l’essere umano dagli animali. La vergogna della società contemporanea è una “vergogna sulla pelle” o, come dicono gli psicologi, una “vergogna amorale”.
Alla fine del Processo K., mentre viene sgozzato dai signori in nero che lo hanno prelevato nel suo appartamento, fa in tempo a dire di sé: “Come un cane!”; e mentre muore prova la sensazione che la vergogna gli debba sopravvivere. La vergogna è davvero morta con K.
Nessuno si vergogna del conformismo che sembra dominare la nostra società attuale, così come non ci si accorge che l’etica del successo, motore del processo d’omologazione, è connessa con la grande frequenza di disturbi dell’identità e delle patologie del Sé. Nelle scuole gli insegnanti, prime vittime di questo sistema, si meravigliano della timidezza dei loro allievi e non al contrario della loro sfrontatezza. Tutti noi oggi siamo spinti a essere attivi, a “fare”, come se la produttività fosse il segno di una vitalità sana, e non invece il contrario. Il bisogno di stare soli con se stessi, di non comunicare, di non fare, di non scambiare messaggi, sembra appartenere ad una patologia individuale piuttosto che a una sana esigenza di vivere nei limiti del proprio possibile; e questo là dove invece tutti chiedono l’impossibile.
In un passo di un recente libro Giorgio Agamben riflette su due espressioni dell’uomo odierno che ci sentiamo ripetere ogni giorno dovunque: “Non c’è problema”; oppure: “Si può fare”. Il non-fare, scrive Agamben, è invece la garanzia stessa del fare: “Colui che è separato da ciò che può fare, può, tuttavia, ancora resistere, può ancora non fare. Colui che è separato dalla propria impotenza perde invece, innanzitutto, la capacità di resistere”.
La capacità di resistere, ecco cosa stiamo perdendo. Tutti si chiedono: cosa dobbiamo fare in questa situazione? La domanda andrebbe rovesciata: cosa dobbiamo non fare?
Nessuno meglio di Andy Warhol ha saputo raccontare questa società senza pudore e senza vergogna, una società in cui “ogni desiderio trascendente si è ritirato, lasciando il posto solamente all’immanenza dell’immagine”, come ha scritto Jean Baudrillard. Le opere di Warhol sono la meravigliosa rappresentazione della nostra condizione, proprio per questo ci attraggono, ci ammaliano: le guardiamo incantati e stupiti di trovare sulla loro superficie la forza scintillante del Nulla.
Il Nulla è la musa inquietante del nostro tempo.
Ha affermato Warhol in uno dei suoi libri: “Sono certo che guardandomi allo specchio non vedrò nulla. La gente dice sempre che sono uno specchio, e se uno specchio si guarda allo specchio cosa può trovarci?”. E più avanti: “Alcuni critici hanno detto che sono il Nulla In Persona e questo non ha aiutato per niente il mio senso dell’esistenza. Poi mi sono reso conto che la mia stessa esistenza non è nulla e mi sono sentito meglio. Ma ora sono ancora ossessionato dall’idea di guardarmi allo specchio e di non vedere nessuno, niente”.
Warhol rappresenta il Nulla e insieme la sua aura. Sembra un paradosso, ma non lo è: egli non ha abolito la forza dell’aura, la fascinazione e la magia aleggiano intorno alla sua arte. Ha potenziato l’aura. Scrive: “Alcune aziende erano recentemente interessate all’acquisto della mia “aura”. Non volevano i miei prodotti. Continuavano a dirmi: “Vogliamo la tua aura” (…) Penso che l’aura sia qualcosa che gli altri possono vedere, e ne vedono solo quel tanto che vogliono vedere. Sta solo negli occhi degli altri”.
Come ha osservato un critico in modo icastico il potere dell’aura dell’artista americano risiede nel fatto che “egli non è solo un divo fra i divi, ma anche fan tra in fan”. È al tempo stesso attore e spettatore, voyeur ed esibizionista. Questa è la forma contemporanea dello spettacolo che ha cancellato il senso della vergogna.
E questa è anche la forma del potere politico esercitato oggi in Italia da Silvio Berlusconi, perfetto personaggio warholiano, incarnazione dell’estrema insignificanza, quella che, per parafrasare Baudrillard, fa il vuoto intorno a sé, e verso la quale tutti i desideri sono irrefrenabilmente attratti. “Questa insignificanza – aggiunge il filosofo – non è tanto facile. Nello spazio vuoto del desiderio i posti sono cari”.
L’artista contemporaneo non coincide più con la sua opera, ma si situa all’incrocio tra l’aura che promana e le aspettative del pubblico, ovvero coincide con la sua stessa commercializzazione. Più è commerciale, più ha successo; e più ha successo, più è commerciale. A metà degli anni Settanta, anticipando quel decennio di sterminio del senso che sono stati gli anni Ottanta, Warhol poteva scrivere: “Oggigiorno sei considerato se anche sei un imbroglione. Puoi scrivere libri, andare alla TV, concedere interviste: sei una grande celebrità e nessuno ti disprezza anche se sei un imbroglione. Sei sempre una star. Questo avviene perché la gente ha bisogno delle star più di ogni altra cosa”.
Guardo le fotografie della festa di compleanno a Casoria – Noemi, i genitori di Noemi, il Presidente del Consiglio, gli amici di Noemi, i camerieri e i cuochi del ristorante. Sembrano uscite da un libro fotografico di Andy Warhol, oppure estratte or ora da una delle casse dove l’artista americano custodiva tutti i ritagli, i biglietti, le cartoline, le annotazioni, le cianfrusaglie, tutto ciò che la sua vita sfiorava. Sono immagini insignificanti, come i pezzi del reale che portiamo in tasca, scontrini del supermercato, biglietti del tram, liste della spesa, ricevute, ritagli; tutte cose che finiscono nel cestino della carta. Sono immagini pronte per la nuova edizione di Cafonal, l’album warholiano confezionato da Roberto D’Agostino.
Costituiscono il racconto di una inespressività meticolosa, la suprema volontà di insignificanza, quella volontà, lo ha notato Baudrillard a proposito dell’opera di Warhol, che è la vera versione contemporanea della volontà di potenza.
È con questa volontà che ora dobbiamo fare i conti, con la sua “pretesa minima dell’essere, la strategia minima dei fini e dei mezzi”.
L’unica cosa che noi possediamo è la capacità di formulare giudizi. Provare a giudicare ciò che con costanza cerca di sottrarsi al nostro giudizio, ciò che cerca di condurci nel campo degli “stati d’animo”, d’appenderci all’istante eterno, senza passato e senza futuro. Come aveva capito Warhol tutto in America, e ora in Italia, comincia e finisce con gli stati d’animo.

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111 Responses to Senza vergogna

  1. viki il 27 maggio 2009 alle 09:19

    “Tutti noi oggi siamo spinti a essere attivi, a “fare”, come se la produttività fosse il segno di una vitalità sana, e non invece il contrario. Il bisogno di stare soli con se stessi, di non comunicare, di non fare, di non scambiare messaggi, sembra appartenere ad una patologia individuale piuttosto che a una sana esigenza di vivere nei limiti del proprio possibile; e questo là dove invece tutti chiedono l’impossibile”.
    In questo mio primo anno a confronto col mondo del lavoro ho sostenuto spesso la politica del “non fare”, potremmo dire dell’otium che ti permette di pensare, di confrontarti con te stesso e capire cosa vuoi davvero. Ho fatto tanti erroria causa di quelli che mi spingevano a fare, fare senza senso perchè “mica puoi stare senza far nulla”. Senza sapere che io non me ne stavo con le mani in mano. Leggevo e scrivevo ciò che volevo. E se dicevo che volevo rinciare a qualcosa per portare avanti le mie attività private e non perdere il mio spazio, il contatto con me, mi bollavano come folle; “tutto si può fare”. Perchè l’importante è ciò che appare, non ciò che è. Apparire impegnatissimi, anche se ala fine si fa tutto male, è fondamentale. “E sia” mi sono detta” recitiamo”. La farsa è l’unica ancora di salvezza in un mondo di fenomeni. Oggi rimanere soli e i silenzio è quasi impossibile. Le tv gracchianti riempiono di vuoto chiacchiereccio gli spazi silenti delle nostre case, i poomeriggi delle massaie, e le serate degli anziani. I nostri genitori sono iptnotizzati dai giochi tv come “affari tuoi” e dalle fiction Rai e credono che il mondo che ci hanno lasciato in sorte sia il migliore dei mondi possibili e non si possa cambiare. Piangono insieme co Vespa, non si indignano mai, non si informano e sono duri a capire. Credono che i titoli vlgano ancora qualcosa, ci vogliono belli, apprezzati, ben fidanzati e plurititolati e se assistiamo zitti e inerti allo sfacello del mondo: è meglio così. Devi fare mille cose, lavoro, master, casa, non puoi pensare di leggere e scrivere, no “fare, fare, fare”. le nostre madri sono delle piccole Santanchè. E a quelli “strani” come me tocca lottare per ricavarsi uno spazio di silenzio e autonomia, tra le urla della Ventura e le carambate della Balivo che mia madre proprio non si spiega perchè a me non piacciano, così come le mie amiche non capiscano perchè un presidente di regione, che premia un cantante fenomeno mediatico e dice che “è entrata nella storia della Basilicata”, mi faccia vomitare. Vorrei tornare al mondo 10 anni fa, alla vita come era prima e poter intervenire. Ma in ogni caso credo l’unico modo per “cambiare” qualcosa, sia ritornare a pensare; e agire solo dopo aver riflettuto e programmato. La fine del pensiero, del dialogo interiore, e del confronto autentico è la causa della fine della politica, e porta con sè il rischio della dittatura. A volte mi sembra di rivedere la Germania nazista descritta da Hannah Arent nel 3 capitolo di Origini del Totalitarismo, quando si parla dell’uomo massa. La frenesia indotta da una madre ansiosa e anestetizzata dalla tv mi ha causato molti guai, mi ha privato della libertà, e credo che molti adepti del “fare”siano divenuti tali a causa proprio di mentori sbagliati; spero di riuscire a contrastare l’omologazione, la massificazione, la degenerazione del pensare.
    Ha ragione Belpoliti, oggi”vergognarsi” è un valore.

  2. lucia cossu il 27 maggio 2009 alle 10:17

    Spesso devo spiegare ai genitori di piccoli allievi di canto che i loro figli non devono “aprirsi” e diventare esibizionisti per cantare al saggio o su un palco, devono solo imparare come loro possono dare un po’ di musica agli altri e anche che un certo pudore rispettoso di una cosa che amano è il miglior segno dell’amore, del rispetto e della cura che hanno verso quella cosa. E se ripartissimo dal cercare di costruirlo un mondo bello fatto di cose di cui si ha cura e dove vivere e non solo esibirsi? Voglio dire se si pensasse che il mondo è dare musica fatta con cura al proprio livello per esempio? Non credo più nel solo pensiero, comincio a credere nel dover ricostruire un mondo reale quotidiano fatto di gioia e di vita, altrimenti cosa abbiamo in alternativa alla Balivo?

  3. silvia il 27 maggio 2009 alle 10:52

    è capitato che io mi sia profondamente sentita in imbarazzo per aver provato vergogna. per gli altri, per gli sguaiati, per chi mostra tutto di sè senza filtro alcuno.
    Gli psicoanalisti non sono gli unici ad essersi accorti che la vergogna è diventata un tabù.
    vincono gli sfrontati e mi sento una nonna a pensarlo e a dirlo, ma pare proprio sia così.

  4. Salvatore D'Angelo il 27 maggio 2009 alle 12:18

    @ lucia e silvia

    sante parole! Ho pianto lacrime vere di vergogna, umiliazione, indignazione e rabbia ai tempi della “monnezza” in campania;nel vedere una terra e un popolo ridotti a tanto, nel vedere la strage di verità e lo stomacante balletto dei veri responsabili (annidati in entrambi gli schieramenti politici) pronti ad occultarla la verità; eppure ho sempre fatto la mia parte di cittadino diligente: i tre cestini per la differenziata, umido, secco, pile e batterie…tutto inutile, una presa per i fondelli immane! Vedere quelle immagini fare il giro del mondo…… mi sono vergognato fino alle lacrime, per l’umiliazione e l’impotenza (nonostante appelli, lotte, petizioni… alla fine i “cartari da ferrovia” ti “riposizionano le carte sul tavolo sempre a loro piacimento e in modo truffaldino!). Sentire vergogna e umiliazione è il destino di chi ha ancora un barlume di pudore. E’ dura, a volte vengono davvero pensieri brutti, bruttissimi… E la strage di verità continua: certa gente (tanta) ha la monnezza ancora sotto il naso, eppure è pronta a gridare “berlusconi ha tolto l’immondizia dalle strade!” eccetera eccetera: potenza del virtuale : Sì, anche sugli aspetti “magici” e “taumaturgici” della “televisione” andrebbe indagato a fondo!…. Ma che ne parliamo a fare…

  5. francesco forlani il 27 maggio 2009 alle 12:45

    Un’onta anomala ci travolgerà
    effeffe

  6. sergio falcone il 27 maggio 2009 alle 13:29

    … ed il popolo tace ed acconsente e continua a votarli.
    Oh yes!

  7. franco arminio il 27 maggio 2009 alle 13:32

    questo pezzo di belpoliti ci dice moltissimo sul nostro presente. ecco un esempio di quanto possa essere utile uno che scrive e che legge.

  8. cristiano de majo il 27 maggio 2009 alle 13:46

    belpoliti è uno dei pochi intellettuali italiani che riesce a vedere e a spiegare berlusconi come sintomo e non come causa. tra le altre, “inespressività meticolosa” mi sembra una definizione perfetta.

  9. sergio garufi il 27 maggio 2009 alle 13:52

    anche a me aveva colpito quell’intervento di belpoliti a officina italia. circa un mese prima avevo letto un articolo su repubblica a proposito dell’arrossire. se ne parlava come di una malattia da curare, consigliando sia farmaci specifici che iniezioni di autostima. mi ero segnato sulla moleskine anche il termine medico, qualcosa di simile a ebetrofobia. mi sembrò una puttanata incredibile. ma come? la capacità di arrossire è ciò rende affascinanti le donne, il sintomo più evidente e nobile della loro grazia (e in più in generale di ogni essere umano), e lo vogliamo trattare alla stregua di una degenerazione psico-fisica? io credo che sia sano conservare un pizzico di quel senso di inadeguatezza verso il mondo che ci caratterizza soprattutto nella fase adolescenziale, compensa almeno in parte l’inevitabile e naturale egotismo. e credo pure che alla base di questa società adiaforica, dell’indifferenza morale, con la ricattatoria esibizione dei casi umani in tv, o il fatto che nessuno si scandalizzi più per le menzogne e i comportamenti patologici del nostro premier, ci fosse anche questo concetto della vergogna come una malattia. in futuro, diceva fortini, scandalizzarsi per il sopruso di un potente sarà come citare un poeta latino. ecco, quel futuro è arrivato.

  10. Diamante il 27 maggio 2009 alle 14:16

    Per una volta, sottoscrivo in pieno quanto afferma Garufi. Questa è un’epoca nemmeno più drammatica, ma tragica, di cui il dominio e la popolarità di Berlusconi sono molto più sintomo che causa. Stiamo precipitando verso un’insostenibilità della vita non minore di quella che fu alla base della rivoluzione industriale, o della rivoluzione francese. Attraversiamo una crisi antropologica, non certo soltanto politica; siamo in un momento di travaglio, di trapasso. Speriamo di sapere porre rimedio, di saper affrontare le inedite richieste che il tempo d’oggi c’impone, prima che sia troppo tardi.

  11. Paolo Mossetti il 27 maggio 2009 alle 15:22

    Biondillo, mi hai preceduto. Stavo per inoltrarti questo testo che Belpoliti mi ha gentilmente inviato. Gli avevo chiesto un intervento sul tema Noemi e dintorni. Tre osservazioni:

    1. Conquistare l’insignificanza non è mai facile, e l’inespressività meticolosa -di cui si parla con affascinanti raffronti ne “il corpo del capo” è una delle più importanti conquiste di Berlusconi.

    2. Troppo spesso sento parlar male di Repubblica, e del suo gruppo di potere (che indubbiamente esiste e prospera anche con questi scandali da italietta). Ma rendiamoci conto di una cosa: chi è che fa veramente opposizione, in Italia, in questo momento?
    Che il ridicolo sexgate italiano scoppi intorno ad una cafoncella di Casoria è solo la naturale prosecuzione di un processo di imbarbarimento, e in questo scenario le massonerie come Repubblica compiono un lavoro di “contenimento” importante… Nonostante le speculazioni, etc. (vedi chi sullo “scuorno” e sulla facile “denunciologia” ha costruito una carriera e uno stile)

    3. “Nello spazio vuoto del desiderio i posti sono cari”, è una stupenda citazione.

    Augh.

  12. chi il 27 maggio 2009 alle 16:02

    se solo le foto del compleanno di noemi fossero composizioni iperrealiste. se solo la politica cominciasse e finisse con uno stato di diritto. se lo stato di diritto fosse uno stato d’animo. se solo le pillole blu non separassero gli uomini dalla propria impotenza. se e solo se questo pezzo di belpoliti. che in matematica significa necessario e sufficiente.
    che amarezza.

  13. soldato blu il 27 maggio 2009 alle 16:09

    “tutto in America, e ora in Italia, comincia e finisce con gli stati d’animo.”

    E’ chiaro che questa frase, con cui Belpoliti termina, eufemisticamente, il suo articolo, non vuol dire altro che siamo ormai alla barbarie, al disumano, alla bestialità.

  14. Senza Vergogna - ScrittInediti il 27 maggio 2009 alle 16:36

    […] di Marco Belpoliti Fonte: Nazione Indiana (link all’articolo) […]

  15. Anais il 27 maggio 2009 alle 16:41

    Prima di Warhol, aveva capito Barnum. Ben prima di Warhol, il fautore, la mente intuitiva e creativa, è Phineas Taylor Barnum.
    E’ P.T. Barnum, l’ inventore del pop, del concetto di star, del Freakshow (..oggi la Tv..) dove proprio i Freaks furono le prime grandi popstar. Barnum e Coney Island a New York, sono le due basi su cui è stata costruita e decostruita l’immagine – lavoro solo successivamente svolto da Warhol – fino ad oggi.
    Coney Island e il cuore meccanico, ora rugginoso, della “società dello spettacolo” …ma è il posto che forse descrive e regola misteriosamente ancora oggi il nostro tempo.
    Coney Island è stata il più grande laboratorio di cultura di massa che il mondo abbia mai visto, terra di una spettacolare, burlesque, poetica e visionaria fuga in avanti attraverso il piacere che portava già in grembo l’ autodistruzione.
    L’orgine del pop è una storia incredibile, sorprendentemente poco nota.
    Per chi fosse interessato qua sono visibili 6 parti in estratto di un doc attualmente in elaborazione sul tema, The Poor Man’s Follies, viaggio a Coney Island e all’origine, della cultura popolare di massa.

    They’ re here! They’ re real! They’ re alive!
    http://it.qoob.tv/users/show_page.asp?id=41415

    M. Anais
    Istituto Micropunta
    http://www.micropunta.it

  16. Alcor il 27 maggio 2009 alle 17:03

    @soldato

    anch’io ho notato quell’ultima frase. Dalla supremazia dello “stato d’animo” ci libereremo a fatica.
    La “suprema volontà di insignificanza” va a braccetto con la suprema volontà di significare nell’insignificanza.
    Grazie a questa fame, sul palco si rappresenta l’effimero, o l’immanenza dell’immagine, dietro alle quinte il denaro e il potere fanno lucidamente quello che hanno sempre fatto.
    La curiosa caratteristica di Berlusconi è di essere al tempo stesso le due cose, palcoscenico e quinte. Immagine e denaro sonante. Immagine e vero potere.
    Credo che sia questo il suo atout, nessuno lo prende per una mera star, sentono che dietro c’è il peso per nulla effimero dell’azione. Evidentemente la maggior parte dei nostri connazionali, gente concreta, pensa che se ne occuperà lui anche a loro vantaggio.

    Stiamo attenti a farne soltanto un oggetto di indignazione etica ed estetica, che rischia di restare, anche quella, uno stato d’animo, lui opera, e la nostra sinistra che gli è corsa dietro in affanno, dovrebbe aver capito di non avere lo stesso talento per i giochi di prestigio. Bisogna ripartire dalle aste, contando sul fatto che è vecchio e che qualcosa si può ricostruire.
    Forse.
    Ma io sono pessimista e conto prevalentemente sul fatto che è vecchio e comincia a perdere colpi.

  17. francesco pecoraro il 27 maggio 2009 alle 17:23

    Warhol ha una visione bi-dimensionale dell’ambiente sociale umano.
    Ciò che non viene a galla non gli interessa in quanto non visibile, non iconizzabile, non riproducibile per non-esistenza.
    E tuttavia è convinto che chiunque, anche solo per un istante, verrà a galla, sarà VISTO.
    Non gli interessano le correnti convettive, anche impetuose, che trascinano un individuo sul piano della visibilità, della ri-conoscibilità, che lo conducono a significare qualcosa per gli altri.

    L’appello al binomio verità/menzogna, oppure al binomio degnità/indegnità, a quello orgoglio/vergogna, paragonabili a onestà/disonestà, eccetera, non tiene conto dell’avvento, da più di vent’anni, di una società post-borghese.
    Non tiene conto dell’insediarsi nel contemporaneo di maggioranze culturalmente del tutto estranee a quello che può definirsi un sistema di valori vecchio di almeno duecento anni.
    Il rischio di analisi come quella di Belpoliti è quello che definirei della “litania colta”, quando l’impossibilità, o forse la non-volontà, di approfondire un’analisi al di là del ricondurre ciò che è sotto gli occhi di tutti ad una serie di enunciati filosofici, impedisce l’esplicazione di uno sforzo, sicuramente più prosaico, di stabilire rapporti di causa effetto tra quello che è chiamato il “fenomeno Berlusconi” e la storia politica, economica, culturale, sociale, tecnologica degli ultimi tre-quattro decenni, del nostro Paese, che è il più strano e imprevedibile d’Europa…

    Forse è utile ogni volta allineare la fenomenologia del mondo post borghese in cui viviamo, ma sarebbe ancora più utile – non mi aspetto che lo facciano gli scrittori – venire a sapere che fine hanno fatto i binomi di cui sopra, dove si sono nascosti, in quali pieghe della società italiana, oppure se più semplicemente si sono estinti e allora meglio cambiare linguaggio & strumenti, meglio prepararsi al mondo che verrà e che forse è già arrivato.
    Un mondo che fa a meno di intelletuali e classi dirigenti, che li riassorbe completamente, che porta a galla gente diversa, che fa discorsi semplici, che sembrano ad alcuni, me compreso, ignoranti, volgari, impensabili, ma che hanno la prerogativa di essere pienamente riconoscibili da chi li ascolta.
    Come albertosordi, che ti faceva ridere mentre pensavi: sì è vero facciamo schifo, ma che male c’è?

  18. macondo il 27 maggio 2009 alle 17:35

    Da cui se ne deduce che la vergogna è un sentimento minoritario. Ma lascia il tempo che trova vergognarsi dei referti del presente, se non si rammentano decenni di politiche culturali e sociali che hanno portato allo stato di cose presente. E senza scomodare Baudrillard e Warhol, la cui specificità storico-geografica non è la nostra (e non basta un’ipotesi di osmosi per avvalorare la presunta uguaglianza di “stati d’animo”, oggi), basterebbe analizzare qualche decennio di palinsesti televisivi e di prime pagine di giornali per vedere dove il cammino politico-culturale intrapreso istituzionalmente (e non) ci ha portati. Ma la vergogna è un sentimento minoritario. Cmq, nel mondo oggi ci sono varie situazioni che ci potrebbero far inorgoglire, se solo le vedessimo, e se solo smettessimo di essere completamente italiocentrci ed eurocentrici.

  19. francesco forlani il 27 maggio 2009 alle 17:51

    Niente lacrime per Poca Honta (s)

    effeffe

    ps

    L’unico giornale in Italia che fa opposizione politica seria è il vernacoliere

  20. Paolo Mossetti il 27 maggio 2009 alle 18:09

    @ Sergio Garufi

    Si chiama eritrofobia e oggi colpisce una persona su dieci:

    l’articolo a cui ti riferivi è questo:

    http://www.ordinepsicologilazio.it/binary/ordine_psicologi/h_notizie_utili/La_Repubblica_timidezza.1240218370.pdf

  21. viki il 27 maggio 2009 alle 18:26

    le persone che arrossiscono a mio avviso, sono perle preziose, dimostrano che in giro c’è ancora un po’ di spontaneità…altro che patologia!

  22. frank il 27 maggio 2009 alle 18:41

    ma scusate, è ancora ragionevole la posizione di mettersi nell’angolo e dirsi quanto siamo migliori noi, quanto siamo più sensibili, più accorti e profondi? l’articolo di belpoliti ratifica soltanto una sconfitta e cosa propone se non il medesimo processo che ha condotto alla stessa sconfitta? marginalità, inoperosità e passività assoluta; e poi ci si lamenta dell’emergenza di mostri a tre teste come berlusconi? non capisco e questa non è una polemica o mero trollaggio. mi chedo se questo genere di arretramento filosofico-esistenziale non faccia il gioco delle peggiori derive italiote. è chiaro che le proposte pseudoagambeniane siano affascinanti ma non si rischia di consegnarsi a ciò che rappresenta berlusconi, seppur arrossendo, vergognandosi o tremando tanto “felicemente”? mi chiedo e vi chiedo: è davvero proficua la tattica di (auto)escludersi e poi additare dal comodo cono d’ombra dell’inoperosità tutta la marmaglia berciante che, in questo caso, porta le maschere di berlusconi? e non mi si venga a dire che l’inoperosità e la passivitàsi sono proprio la risposta pubblica a questo genere di problemi perché d’avanti le bestie urlanti non aspettano altro. a meno che l’autolesionismo e il vittimismo non siano valori da perseguire in quanto tali…

  23. diamonds il 27 maggio 2009 alle 19:05

    parlare di un ritorno al barbarico forse non rende giustizia alle diverse sensibilità che giungendo da altri mondi contribuirono al rinascimento.Forse bisognerebbe dare uno sguardo rispettoso agli studi di etologia comparata e magari lasciarsi sorprendere dal fatto che nella vasta gamma di comportamenti animali la vergogna non trova spazio

    img.crazys.info/files/music/2008.8/my_way.mp3

  24. catalin il 27 maggio 2009 alle 19:19

    senza nessuna vergogna basta leggere questo:

    Il Ruanda oggi è un paese che deve ricostruire se stesso e trovare il bandolo della matassa dopo eventi mostruosi e inconcepibili. L’occidente oggi si rammarica di quegli eventi e continua a fuggire dalle sue responsabilità.
    La vicenda di Padre Athanase Seromba, condannato all’ergastolo dal Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, è emblematica.
    L’accusa è semplice: il sacerdote avrebbe “accolto” nella sua parrocchia un enorme gruppo di Tutsi in fuga dai massacri. Poi li avrebbe rinchiusi e dato ai “cacciatori” il permesso di abbattere la chiesa (nonché alcuni consigli per rendere più efficace l’azione), ottenendo in un sol colpo la morte di 1500 persone.
    All’indomani dei massacri, la chiesa ruandese ha protetto la fuga del sacerdote e l’ha mandato al sicuro in Italia, dove il sacerdote ha gestito parrocchie ed è stato ospite della curia fiorentina sotto falso nome. (*) Il Times ne parla qui.

    http://www.timesonline.co.uk/tol/news/world/europe/article6301621.ece

  25. sergio garufi il 27 maggio 2009 alle 19:50

    grazie paolo.

  26. Luciano Pignataro il 27 maggio 2009 alle 19:59

    Proprio sicuri che il senza vergogna riguardi una sola parte in questo paese?

  27. catalin il 27 maggio 2009 alle 20:14

    senza vergogna 2

    I fatti: ieri un ragazzino italiano di 14 anni viene ferito a un braccio da dei balordi che si sono messi a sparare a Napoli.
    Un cittadino romeno viene ucciso anch’ esso a pistolettate, con la sola colpa di trovarsi lì per caso.

    Ecco la ricostruzione fantasiosa di repubblica, che piacerebbe molto a roberto saviano:

    http://www.repubblica.it/2009/05/sezioni/cronaca/napoli-14-anni/napoli-14-anni/napoli-14-anni.html

  28. Irene il 27 maggio 2009 alle 21:01

    c’è ancora qualcuno in grado di vergognarsi in un paese che spende 14 milioni di euro(parole del telecronista RAI della diretta di Champions, circa 20 minuti fa) per il restyling dello stadio Olimpico in vista della finale e che risparmia sugli appalti, e quindi sulla sicurezza, nei cantieri dove ogni giorno muoiono operai colpevoli solo di lavorare?

  29. cf05103025 il 27 maggio 2009 alle 23:44

    Levi Primo, appunto,
    ricordava la vergogna propria e di alcuni suoi poveri compagni,
    mentre gli aguzzini mica si vergognavano.
    Si finisce alle solite cose:
    si vergogna chi il potere non ce l’ha,
    perché chi ce l’ha se lo gode, sta dalla parte del “giusto”, gli da eccitazione, fuoco dentro, sangue bollente,
    testa caliente.
    Non c’è da aspettarsi nessuna vergogna da tali capi, tale dirigenza.
    Anche Warhol avrebbe potuto vergognarsi, a mio modo di vedere, per l’uso che ha fatto della sua furbizia.
    I furbi o astuti non si vergognano, sanno che la stanno mettendo nel k… ai coglioni, e ciò gli da molto godimento.
    E’ un modo psicopatologico di intendere, vedere e costruire i propri rapporti col mondo. Sta ai “sani”, a coloro che hanno, sentono, magari anche la vergogna di truffare, ma, meglio, che credono nei valori di una democrazia non ubriaca, malata, di impedire seriamente ai furbi di far capitolare, morire la costituzione repubblicana.

  30. lnacci il 28 maggio 2009 alle 00:06

    ecco un pezzo da far mandar giù a memoria in classe (a cellulari spenti). sottoscrivo & arrossisco!

  31. macondo il 28 maggio 2009 alle 03:13

    E’ dai tempi di Piazza Fontana, delle bombe sui treni, a Brescia, a Bologna, del “mistero” Ustica che una minoranza di italiani si indigna e, anche, si vergogna. Tempo fa una minoranza di italiani si indignava e si vergognava per il modo con cui sono stati “trattati” i “fatti di Genova”. Oggi una minoranza di italiani si indigna e si vergogna per i brindisi ai compleanni di minorenni e per le menzogne del Potere sulla sua vita privata, che anche pubblica è, naturalmente (il privato è politico, si diceva una volta). Anche la vergogna e l’indignazione (sempre d’una minoranza, naturalmente) stanno giocando al ribasso? Continuiamo a vergognarci per le miserie attuali (che hanno la tinta del melodramma), questo sì, ma anche per quelle vecchie (che hanno la tinta della tragedia), miserie di uno Stato che, a prescindere dai governi in carica, non ha mai fatto piena luce su quel periodo terrorista della propria esistenza.

  32. Ares il 28 maggio 2009 alle 10:44

    .. ma si, vergognamoci tutti insieme… che bello sentire che anche altri si vergognano, mi fa star bene.. quasi quasi continuo a vergognarmi per sempre, adesso che so che anche altri si vergognano e non sono solo posso continuare a vivere…. ufffffffffffffffff che noia che barba , che barba che noia..

  33. Ares il 28 maggio 2009 alle 10:59

    A-Z-I-O-N-E

  34. fratello di ares il 28 maggio 2009 alle 11:40

    Non provo vergogna, non arrossisco; semplicemente: li combatto. Vergognarmi di quel che combinano? Non mi appartengono, né io appartengo loro. Sono mostri quotidiani con cui devo fare i conti; lo faccio però senza dargli dignità. Altrimenti avrebbero vinto anche dentro di me, sarei sconfitto una volta di più, e in maniera ben più profonda. Vergognarsi di loro, poi, è dimostrare di non conoscerli. Sono così; non possono essere altro da quello che sono. Vergognarsi è, in fondo, credere che potrebbero essere diversi: migliori. Credere contro ogni evidenza.

    Non c’è altro da fare: chiedersi cosa nasconde l’«insignificanza» dominante; cosa nasconde «il processo di omologazione» in atto. Conoscere per capire le responsabilità. E poi, anziché chiedersi «cosa dobbiamo non fare», fare l’unica cosa sensata e giusta: annientarli, impedirne l’agibilità politica. E farlo continuando a sognare la «cosa» altra. La verità è questa: senza i bastoni che roteano nell’aria non c’è il meglio; resta l’obbrobrio e la vergogna. Resta la merda. C’è un momento, nella storia, in cui si tratta di prendere in mano la verga e scacciare i mercanti dal tempio, senza vergognarsi di apparire sporchi e violenti. Ogni momento è quello buono.

    Vedete quelle pance gonfie? Dico proprio quei cloni della Mercegaglia, quelli laggiù con in una mano una lettera collettiva di dimissioni e nell’altra una richiesta di fondi allo stato … Ecco, facciamo la cosa giusta: inseguiamoli e chiudiamoli in uno sgabuzzino; poi aspettiamo fuori una settimana, impedendo i soccorsi. Quindi apriamo e godiamoci la faccia patita e cadaverica delle bestie, lasciandoli liberi di tornare alle loro occupazioni. Educare mediante terrore: Brecht dixit.

    Diventiamo, per una volta almeno, e al di là di ogni tentennamento, ecco: diventiamo noi stessi; riprendiamo possesso della nostra essenza di persone: smettiamoci di vergognarci e cominciamo a trasformare l’indignazione in azione. C’è qualcosa che ci fa orrore? Combattiamolo. Altrimenti diverrà sempre più spietato e continuerà a perseguitarci. Rendiamolo polvere; o pallido ricordo d’un tempo dove fummo castigati a causa della nostra incapacità di rompere l’assedio.

  35. la funambola il 28 maggio 2009 alle 12:14

    la vergogna non c’è più?
    il potere, l’esercizio del potere non contempla un tale sentimento, come potrebbe?
    quando, nella storia, i potenti si sono vergognati di essere potenti?
    quando nella storia i “sudditi” non hanno aspirato ad essere potenti quanto i potenti?
    se l’uomo di potere non aspira al fallimento perchè l’uomo comune dovrebbe sacrificarsi ad esso?
    la cosa di cui dovremmo vergognarci è questo gioco al ribasso, come dice macondo, la cosa di cui dovremmo vergognarci è la necessità che abbiamo di avere dosi di vergogna quotidiane, sempre fresche e sempre a portata di “coscienza”, siamo dei vergogna dipendenti.
    e che mi significa andy warhol? povero primo levi!
    bel “pezzo”, consolatorio
    la funambola

  36. sergio falcone il 28 maggio 2009 alle 15:44

    E’ vero. La vergogna non esiste più. La vergogna che dovrebbero coltivare i potenti. Tutti.

    I cie, ex cpt: campi di concentramento.

    http://sergiofalcone.blogspot.com/2009/05/it-roma-presidio-contro-il-cie-di-ponte.html

    ***

  37. magda il 28 maggio 2009 alle 16:04

    Belpoliti e Polito… si fa confusione….
    Tanto ormai è la notte dove le vacche sono tutte nere…..indiscernibilità.
    Cominciamo dall’inizio, perchè cominciare dalle fine ancora non è possibile dato che non ci siamo arrivati, ahimè.
    Tutto quello che si muove all’altezza di comunicazione di massa nazionale in lingua italiana gravita costantemente attorno ad un orizzonte di senso che , lungi dall’essere rivolto all’informazione, ottunde qualsiasi tipo di giudizio collettivo sociale che la popolazione dovrebbe avere, e mantiene costantemente l’attenzione della soglia critica orientata verso l’unico argomento sensibile per le agenzie di smistamento intellettuale: Silvioe le saghe berlusconiane. Egli ha ridotto il senso della comunciazione ad una squallida telenovela trentennale il cui unico protagonista è lui stesso. Protagonista, regista, attore, divulgatore, promotore e produttore.
    I luoghi in cui anticamente gli italiani maturavano consapevolezza sociale e coscienza politica, sono archivi deserti, come le scuole di politica, le sedi di partito, i giornali indipendenti, le librerie e i librai, le università.
    La pedagogia sociale è divenuta la telenovela berlusconiana, tant’è che seppur esistono agenzie educative come la scuola, la società e la famiglia, il modello emergente pedagogico è quello televisivo.
    Questo è risultato dell’imbarbarimento dato da spappolamento sinapsico catodico.
    una volta qualcuno ha detto che il comunismo e il cattolicesimo hanno svolto un’operazione esemplare sociale perchè hanno pedagogizzato gli italiani formando uomini e donne maturi.
    e adesso invece?

  38. tashtego il 28 maggio 2009 alle 17:39

    sotto scrivo parzialmente funambola e rilancio con un parziale aforisma: berlusconi in questi ultimi vent’anni ha letteralmente cambiato, cioè rovesciato, la cultura d’italia.
    per il nostro paese, benché personalmente mi dia la nausea, è una figura storica di rilevanza assoluta.
    subito secondo viene bossi.
    il paese è loro perché la maggioranza delle menti è loro.
    ed è loro anche quel tanto (quanto?) che sono riusciti a modificare della mia.
    della nostra?

  39. Ares il 28 maggio 2009 alle 18:11

    Sono figlio unico..

  40. emanuele giordano il 28 maggio 2009 alle 18:48

    Stranamente mi trovo d’accordo con Pecoraro. Mi sembra che alle domande di Belpoliti abbia già risposto Nietzsche

  41. Sulromanzo il 28 maggio 2009 alle 19:05

    Ho letto con piacere sia l’articolo sia alcuni commenti. Poche cose, dico.
    La vergogna è un approccio che fa parte dell’interiorità, ahimè, vezzeggiati da manie di protagonismo dell’ultima ora, tanti opinion leader fanno passare l’idea che bisogna nasconderla, eluderla, affinché nessuno possa puntare il dito e dirti: “Sei debole”. Maledetta debolezza. Siamo diventati in tanti più istrionici, meno veri.
    Voglio consigliare un libro che potrebbe donare qualche pizzico di saggezza a riguardo: “Aforismi sulla saggezza del vivere” di A.Schopenhauer.
    Leggetelo, ne vale la pena. Il vecchio filosofo tedesco la vedeva più lunga di certi nomi noti contemporanei dei quali rimarrà soltanto l’ignominia fra qualche anno.

  42. la funambola il 28 maggio 2009 alle 20:12

    mio caro maestro, quando mi accoglierà in toto? :)
    io, che l’amo, senza riserve, le dedico questo

    “siamo votati alla perdizione ogni volta che la vita non si svela come un miracolo, ogni volta che l’istante non geme più sotto un brivido soprannaturale”

    devota
    la funambola

  43. macondo il 28 maggio 2009 alle 22:34

    @ magda,
    se si vuol partire dall’inizio, e postulando la tv come magistra vitae, allora nel cambiamento epocale verificatosi con la cd “seconda repubblica” va detto che c’è una frattura, un punto di non ritorno, dovuta, anche, al fatto che la tv di regime democristiano (e sull’ultimo anche socialista) censurava (il corpo, la sessualità), proibiva, impediva di conoscere (certe notizie, certi argomenti). Cioè agiva autoritariamente, ma imponeva ancora certi “valori”. La tv di regime berlusconiano non si limita a vietare, a censurare, a impedire di sapere, ma ha lavorato più in profondità, ottenendo un risultato del tutto incomparabile: ha radicalmente cambiato il modo di pensare della maggioranza degli italiani. E ha imposto i disvalori.

  44. tashtego il 28 maggio 2009 alle 23:46

    non credo si tratti di dis-valori.
    primo perché in senso assoluto non ne esistono.
    secondo perché è “valore” (concetto difficile da afferrare et definire) ciò che è condiviso come tale: in certi luoghi del mondo è un valore mangiare il cervello dei parenti morti.
    la maggioranza è una brutta bestia, perché almeno in democrazia, si impone su tutti gli altri: berlusconi giustamente se ne adorna come di una corazza che lo rende sacro e inattaccabile.
    finché avrà le menti della maggioranza avrà il potere.
    ma nel caso le perdesse niente ci garantisce che chi lo sostituirà sarà migliore di lui: nel suo governo già adesso c’è gente molto peggiore, politicamente parlando.
    si possono fare gli esperimenti mentali più diversi: la politica contemporanea prevede ogni forma di ibridazione, dunque meglio non escludere ulteriori mostruosità: rammento a titolo di esempio che ben due ex direttori de l’Unità ( Foa e Caldarola) oggi scrivono per il Giornale di berlusconi.
    se d’alema o veltroni cominciassero a collaborare al Secolo d’Italia ci meraviglieremmo?
    io no, per dire.

  45. Annichilito Morgillo Annichilito il 28 maggio 2009 alle 23:57

    tashtego ha scritto berlusconi in questi ultimi vent’anni ha letteralmente cambiato, cioè rovesciato, la cultura d’italia.
    per il nostro paese, benché personalmente mi dia la nausea, è una figura storica di rilevanza assoluta.
    subito secondo viene bossi.
    il paese è loro perché la maggioranza delle menti è loro.
    ed è loro anche quel tanto (quanto?) che sono riusciti a modificare della mia.
    della nostra?

    Io invece credo che Berlusconi sia frutto della specificità della cultura italiana. E stata l’Italia a generare il mostro, non viceversa. Gli ingenti mezzi di persuasione di massa di cui Berlusconi dispone, come editore unico, hanno solo fatto emergere gli aspetti più deteriori della cultura italiana, ancora embrionali alla fine degli anni Settanta del secolo scorso.
    Per fare un esempio… Uno fra i tanti possibili… Negli ultimi venti anni la tivù commerciale ripropone gli stessi format in tutti i paesi in cui riesce ad esportarli. Quella italiana risulta però dominata da un certo velinismo. Credo che questa figura possa intravvedersi già nei film con Edwige Fenech degli anni ’70, passando da Drive In negli anni ‘80, per prendere forma definitiva, negli anni ’90, in Striscia la Notizia di Antonio Ricci. Inutile far notare che, grazie alla posizione subalterna che la donna ancora oggi occupa nella società italiana, il velinismo sia vissuto come una forma di emancipazione da troppe ragazzine, affascinate dal loro Sultano.

  46. nicola il 29 maggio 2009 alle 09:28

    perdendomi per decenni sul filo teso tra l’iperattività e l’apatia, tra i propositi del fare e gli sconforti, e riprendendo sempre con rinnovata lena, eroicamente a volte, fatalmente, come se quello solo potesse essere il mio modo di andare avanti, tendere e stendermi, ora quello che ho è un pugno di mosche: “la politica del non fare” mi sembra ormai soltanto un ripiego, una scelta forzata dai fallimenti, il rifugio di chi nn ama combattere e di chi (come me) ha combattuto e ha perso. chi può dire cosa avrei potuto perdere se nn avessi mai voluto combattere, se nn mi fossi mai prefisso concretamente alcunché da decenni… ecco, allora, io che sono saturo di vergogna, maestro di vergogna (consentitemi almeno questo, semmai possa essere definito un privilegio), uno che sarebbe un professore di “vergognistica” solo che una materia così esistesse, insegnerei volentieri agli adolescenti cosa è bene nn fare, prima che la politica del fare li rovini per sempre: ma anche questo mio insegnamento, a guardarlo bene, è un ripiego, è una scelta dimessa, spiegherei a capo chino, a voce bassa, stancamente, talché facilmente i discenti ne coglierebbero l’inganno, nn ne rimarrebbero affascinati e anzi… sarebbe un errore pure quello, educare alla vergogna.

  47. magda il 29 maggio 2009 alle 10:54

    Beh, se vogliamo allargare la discussione, diciamo che la tradizione della commedia dell’arte tutta italiana ci contraddistingue nel panorama europeo e ci denota.E’ curioso come dalla culla dell’arte in toto oggi si acquisiscano solo le accezzioni più folcloristiche. Dall’altezza della tradizione giuristica e politica degli antichi latini, dall’afflato mistico e teologico finissimo medioevale, dalla capacità sublime dell’espressività rinascimentale, dalla rivoluzione scientifica seicentesca, dall’illuminismo e dal romanticismo, dal futurismo e dalle avenguardie contemporanee, Noi, italiani, non possiamo oggi rasentare il nulla intellettuale, perchè è la nostra storia che ce lo ricorda.
    Oggi siamo governati dal nulla politico perchè non esiste un collettore culturale in grado di dare identità al nostro sentire, al nostro pensare che
    innesti sinergie tali da riorganizzare gli italiani in toto. Questo è molto molto importante, urgente, necessario.
    Si può fondare uno stato sulla propaganda? certo , l’abbiamo visto nel ventennio, ma li era supportato da un idea, un progetto, una visione del mondo. Quella di Silvio è semplicemente propaganda applicata al nulla, il vuoto assoluto, propaganda fine a se stessa. Un dittatore può governare un paese, dominarlo, soggiogarlo, ma non lo può fare un piazzista imbonitore rubato al commerciale. Non è il contrario delle democrazia è proprio l’assenza di politica, prerequisito per qualsiasi scelta. Io vorrei almeno essere in una situazione dove poter scegliere tra monarchia e repubblica, tra riformismo e conservatorismo, tra ideali insomma.
    Mancano le categorie che consentono l’ingresso elementare ai processi decisionali collettivi.

  48. magda il 29 maggio 2009 alle 10:55

    Non può aver vergogna chi non ha coscienza.
    Non può avere coscienza chi si è formato sulla finction.

  49. franz krauspenhaar il 29 maggio 2009 alle 11:11

    un intervento, ascoltato da vivo, che mi ha molto colpito. belpoliti ha anche la voce e i gesti perfetti per questo tipo di cose. alla fine ero depresso, ma ne avevo avuto come dire il diritto.

  50. crik il 29 maggio 2009 alle 12:05

    la vergogna, l’educazione, le buone maniere, il pudore, la cortesia, la modestia, la mitezza, un tono di voce apprezzabile, il tempo di riflessione, il tempo proprio individuale, l’ascolto, l’onestà, l’osservazione, il senso critico, l’opinione personale, una scelta differente, un abbigliamento differente, l’approfondimento, la curiosità, il senso dell’umorismo…. fenomeni in via di estinzione…

  51. Annichilito Morgillo Annichilito il 29 maggio 2009 alle 12:32

    Cancella per favore il commento mio di sopra frutto di un errore o mi incazzo. Cerca di essere imparziale.

    Morgì, io l’ho cancellato ma tu cerca d’essere più gentile col tuo Biondillo del cuore, ché mica c’è bisogno d’incazzarsi per così poco…

  52. lambertibocconi il 29 maggio 2009 alle 12:38

    Magda, ma sei straniera? Lo spero, da come scrivi. Ciao!

  53. francesco pecoraro il 29 maggio 2009 alle 15:51

    “la vergogna, l’educazione, le buone maniere, il pudore, la cortesia, la modestia, la mitezza, un tono di voce apprezzabile, il tempo di riflessione, il tempo proprio individuale, l’ascolto, l’onestà, l’osservazione, il senso critico, l’opinione personale, una scelta differente, un abbigliamento differente, l’approfondimento, la curiosità, il senso dell’umorismo…”
    ecco, crik parla di fenomeni in via d’estinzione.
    io le vedo come categorie comportamentali, stilistiche, culturali di una classe che ha perso la sua partita storica nel momento in cui ha perduto l’egemonia culturale.
    chiamo questa classe perdente, anzi, soccombente, per brevità borghese.
    se ne è auspicata per quasi duecento anni la sconfitta ad opera degli oppressi, proletari et sotto-proletari, ma è finita, per adesso, in un altro modo.
    è finita che la non classe da sempre disprezzata da tutti, si è espansa e ha inglobato sia borghesia che proletariato, come aveva puntualmente preconizzato per esempio Marcuse: la piccola borghesia si è cambiata i connotati e ha culturalmente e politicamente conquistato tutto il conquistabile.
    berlusconi è questo.
    chi dice che è solo un prodotto dice una verità dimezzata: berlusconi è prodotto e produttore, è agente e agito, è voluto e votato da elettori che si è costruito da sé, elevando a rango di politica le “tre effe” che, secondo Tommaso Labranca, impregnano quello che lui chiama neo-proletariato e io grande ripieno: fitness, fashion, fiction.
    secondo me, è dalle “tre effe” labranchiane che occorre partire, per avvicinarsi a berlusconi con un’ottica capace di produrre qualche risultato.
    il resto sono solo nostalgie per una cultura scomparsa, che difficilmente tornerà e forse nemmeno c’è d’augurarselo.
    point.

  54. lambertibocconi il 29 maggio 2009 alle 16:16

    La “effe” che fa sbandare Berlusconi sembra essere un’altra…

  55. Ares il 29 maggio 2009 alle 16:17

    A me pare invece che il nano abbia capito tutto, ha capito che si ritrova un’Italia povera che ha delle necessità primarie da risolvere, ha capito che tutto cio’ che e’ altro, e’ l’intorno di quell’Italia affannata, e’ terra fangosa difficile da coltivare. Si parla di ideali, di valori, ma quel che conta oggi e’ conservare quel tozzo di pane che faticosamente riesci a procurarti, con la paura che qualcuno te lo tolga di bocca in un attimo di distrazione..in un vacuo persistere che ti impedisce di pensare ad altro.. anche se hai tanto bisono di non pensare per non impazzire. In queste condizioni quali valori vuoi perseguire se ti ritrovi solo, a difendere i tuoi diritti primari di sussistenza. Gli ideali, i valori non sono bisogni primari per tutti, e quando non sai come tirare avanti quei valori, se hai la fortuna di averli, li riponi in un cassetto che riaprirai, forse, in tempi migliori ; e i tuoi figli crescono senza aver dato mai un’occhiata a quei valori che hai voluto.. dovuto segregare. Poi c’e’ chi dall’alto del pulpito ti dice che i tuoi figli sono il nulla, senza però aiutarti a capire, dall’alto del loro privilegio, che quel cassetto e’ necessario tenerlo costantemente aperto.
    Su quei bisogni primari il nano fa propaganda, con azioni di facciata che non porteranno mai ad una soluzione, ma che gli garantiscono a quanto pare, una poltrona per perseguire la sua innata cupidigia e la sua incapacità di distinguere tra interesse generale e particolare. La sinistra politica nel frattempo, consapevole, ma anche no, di essere affetta dalle stesse incapacità, si limita a criticarlo sul piano personale, perchè incapace di criticarlo sul piano tecnico politico.

  56. la funambola il 29 maggio 2009 alle 16:24

    per anna

    :)))))))))))))

  57. no/made il 29 maggio 2009 alle 19:52

    l unica cosa che fa restare “berlusconi” sicuro al suo posto è la paura ( strisciante, o, a volte, come il ricatto, fumante) . Ma spesso la paura è la sorella della vergogna. Timore , timidezza, sfumature contrarie di una medesima radice. La borghesia costruisce ogni giorno l intero paese, dal 1945 ad oggi, sulla vergogna ( come sulla paura ). Sulla vergogna di essere poveri. Su questo sentimento ricattabile. L’ Irrazionale e il primordiale costretti a diventare senso di colpa e isterilirsi. In passato, forse, qualcuno si è vergognato di meno. Ma se la vergogna non bastava allora la paura, più concreta, più convincente, anche se meno raffinata.

  58. la funambola il 30 maggio 2009 alle 11:19

    nel mentre ci arrovelliamo sull’eterno dilemma dell’uovo e della gallina :) ti posto questa meraviglia, maestro, frammenti di un pensiero spiazzante , disarmante, cristallino, disperante ma, per me, oltremodo corroborante e fonte di innumerevoli orgasmi.

    cioran “storia e utopia” “alla scuola dei tiranni”

    (fortuna che l’ho trovato in rete risparmiando così i miei teneri polpastrelli)

    EVVAI:

    Chi non ha mai conosciuto la tentazione di essere il primo nella comunità non capirà nulla del gioco
    politico, della volontà di assoggettare gli altri per farne degli oggetti, né intuirà gli elementi di cui si
    compone l’arte del disprezzo.
    Sono rari coloro che non hanno mai provato, in una misura qualsiasi, la
    sete di potenza; essa è conforme alla nostra natura e tuttavia, a considerarla bene, assume tutti i
    caratteri di una condizione morbosa, di cui guariamo soltanto per caso oppure per una maturazione
    interiore. […]

    L’ambizione è una droga che fa di colui che vi si dedica un demente in potenza.
    Chi non ha
    osservato in sé o negli altri queste stigmate, quest’aria di animale smarrito, questi tratti inquieti e
    come accesi da un’estasi sordida, rimarrà estraneo ai malefici e ai benefici del Potere, inferno
    tonificante, sintesi di veleno e di panacea.

    Immaginate adesso il processo inverso: passata la febbre,
    eccovi disincantati, normali fino all’eccesso.
    Più nessuna ambizione, e dunque, più nessun mezzo di
    essere qualcuno o qualche cosa; il nulla in persona, il vuoto incarnato: ghiandole e viscere
    chiaroveggenti, ossa disingannate, un corpo invaso dalla lucidità, puro per se stesso, fuori gioco,
    fuori tempo, sospeso a un io irrigidito in un sapere totale senza conoscenze. […]

    Per diventare uomini politici, vale a dire per avere la stoffa di un tiranno, occorre uno
    sconvolgimento mentale; per cessare di esserlo, se ne impone ugualmente un altro: non si tratterà,
    in fondo, di una metamoforsi del nostro delirio di grandezza? Passare dalla volontà di essere il primo
    nella comunità a quella di esservi l’ultimo, è come, attraverso un mutamento di orgoglio, sostituire a
    una follia dinamica una follia statica, un genere insolito d’insania, altrettanto insolito della rinuncia
    che ne deriva e che, appartenendo all’ascesi piuttosto che alla politica, non rientra nel nostro
    discorso.
    Dato che l’appetito di potenza si è sparpagliato da millenni in molteplici tirannidi, piccole e
    grandi, che hanno infierito qua e là, sembra ora giunto il momento in cui esso debba finalmente
    raccogliersi, concentrarsi, per culminare in una sola, espressione di questa sete che ha divorato e
    divora il globo, meta di tutti i nostri sogni di potere, coronamento delle nostre attese e delle nostre
    aberrazioni.
    il gregge umano disperso sarà riunito sotto la guardia di un pastore spietato, sorta di
    mostro planetario dinanzi al quale le nazioni si prostreranno, in uno stato di sgomento vicino
    all’estasi.
    Con l’universo in ginocchio, un capitolo importante della storia sarà concluso.
    Poi comincerà lo sgretolamento del nuovo regno, e il ritorno al disordine primitivo, alla vecchia anarchia;
    gli odii e i vizi soffocati risorgeranno e, con essi, i tiranni minori dei cicli passati.
    Dopo la grande
    schiavitù immane, la schiavitù qualunque. Ma, all’ uscita da una servitù i sopravvissuti saranno fieri
    della loro vergogna e della loro paura e, vittime fuori classe, ne celebreranno il ricordo. […]

    Siamo nati per esistere, non per conoscere; per essere, non per affermarci. Il sapere, avendo irritato
    e stimolato il nostro appetito di potenza, ci condurrà inesorabilmente alla rovina. (…)
    Dovremo
    espiare con un supplemento di squilibrio ciò che abbiamo imparato da noi stessi, qualsiasi
    conoscenza estratta dalla nostra propria essenza. Frutto di un intimo disordine, di una malattia
    definita o diffusa, di una disfunzione alla radice della nostra esistenza, il sapere altera l’economia di
    un essere.
    Ciascuno deve pagare per la minima offesa recata a un universo creato per l’indifferenza
    e per la stasi; presto o tardi, ci si pentirà di non averlo lasciato intatto.

    Ciò vale per la conoscenza,
    ciò vale ancora di più per l’ambizione, perché usurpare i diritti altrui comporta delle conseguenze più
    gravi e più immediate che violare il mistero o semplicemente la materia. Si comincia col fare tremare
    gli altri, ma gli altri finiscono col comunicarvi i loro terrori. […]

    Tutti gli uomini sono più o meno invidiosi; gli uomini politici lo sono in modo assoluto. Si diventa uno
    di loro soltanto in quanto non si sopporta nessuno accanto o sopra di sé. […]

    Il «popolo», si sa fin troppo bene a che cosa è destinato: subire gli avvenimenti e le fantasie dei
    governanti, prestandosi a piani che lo indeboliscono e lo opprimono. Ogni esperienza politica, per
    quanto «avanzata» sia, si attua a sue spese, si dirige contro di lui: esso porta le stigmate della
    schiavitù per decreto divino o diabolico. Inutile impietosirsene; la sua causa è senza scampo.

    Nazioni e imperi si costituiscono grazie al suo compiacimento per le iniquità di cui è oggetto.

    Non c’è capo di Stato o conquistatore che non lo disprezzi; ma esso accetta questo disprezzo, e vive. Se cessasse di
    essere debole o vittima, se si sotraesse al suo destino, la società scomparirebbe e, con essa, la storia
    tout court.
    Ma non dobbiamo essere troppo ottimisti: nulla nel popolo permette di prospettare
    un’eventualità tanto bella. Così com’è, rappresenta un invito al dispotismo. Sopporta le sue prove,
    talvolta le sollecita, e non vi si ribella se non per correre verso nuove altre, più atroci delle
    precedenti. Dato che la rivoluzione è il suo unico lusso, vi si precipita, non tanto per trarne qualche
    beneficio o migliorare la propria sorte quanto per acquisire anch’esso il diritto di essere insolente,
    vantaggio che lo consola degli smacchi abituali, ma che perde non appena si aboliscono i privilegi
    del disordine.
    Poiché nessun regime assicura la sua salvezza, si adatta a tutti e a nessuno.

    E, dal Diluvio fino al Giudizio, tutto ciò cui può aspirare è di adempiere onestamente la sua missione di
    vinto.
    bacio non ostante comunista
    la funambola

  59. lucia cossu il 30 maggio 2009 alle 11:41

    la democrazia almeno in teoria ambirebbe a arginare gruppi di potere troppo concentrati perduranti troppo a lungo.

  60. magda il 30 maggio 2009 alle 16:41

    Io non ho nostalgia del perduto, però so che la radice degli italiani sta vagando in cerca di modi per concretizzarsi. Le rivoluzioni di massa ormai sono storia, come quelle operaie, studentesche, intellettuali. L’unica cosa che veramente avrebbe senso è occupare dal basso i luoghi preposti all’informazione e alla fromazione. Senza di questo è inutile formulare alcunchè perchè rimarebbe inglobato nel perverso rapporto io-società che in Italia non assurge a Stato ma a trattativa privata tra l’individuo e i poteri intermediari che ad esso si sostituiscono deprivandolo di valore.

  61. pinco il 30 maggio 2009 alle 17:52

    Così, per spronare i cervelli, mi permetto una provocazione:

    è inutile preoccuparsi troppo di Berlusconi, perché stanno già pensando di sostituirlo: parti dell’attuale maggioranza (Fini sta studiando da premier) e parti del centro sinistra, spronati in tal senso dal famigerato Circolo Bilderberg del “buon” Kissinger. A che pro? Semplice: Berlusconi è diventato troppo filo-Russia (contratto Eni-Gasprom, in concorrenza con il gasdotto americano che puntava a introdurre la materia prima in Europa bypassando Putin), disturbando esplicitamente gli interessi USA. Si legga anche in tal senso la posizione morbida del governo sull’affaire Fiat-Opel (Fiat non a caso sponsorizzata dagli americani, mentre Magma è legata economicamente alla stessa Russia di cui sopra) … Insomma, Berlusconi passerà, è solo questione di tempo. Purtroppo resterà il berlusconismo, che ha degni rappresentanti anche nel centro-sinistra, e soprattutto a livello culturale, letteratura in primis …

  62. macondo il 31 maggio 2009 alle 00:21

    Le ribellioni, le insurrezioni, le rivoluzioni non si possono consegnare al passato, perché più le assegni al passato, più rispuntano nel presente. E’ la forma storica della singola rivoluzione che possiamo assegnare al passato, non la sua sostanza polimorfa.

  63. tashtego il 31 maggio 2009 alle 10:32

    ti sei copiata a mano mezzo libro di cioran, funambola?
    l’hai anche messo in versi, sembrerebbe.
    la posizione di cioran tutto sommato è aristo-cratica.
    er people è tale solo per chi riesce a costruirsene uno, sia nella direzione del consenso che in quella opposta: è popolo sia la massa che ti adora che quella che vuole farti fuori.
    non lo è quella che ti ignora: prodi, per esempio, non aveva un popolo, come lo ha berlusconi: il centro sinistra non ha un popolo.
    berlusconi chiama “popolo” i suoi elettori perché si comportano appunto come popolo, cioè come massa in stato di fascinazione irrazionale.
    irrazionale nel senso di incapace di vedere ciò che è evidente e di trarne le conseguenze.
    paradossalmente il popolo berlusconiano è tutto “culturale”, galleggia, cioè, sui dati del reale, ignora i propri stessi interessi: non so come accade, ma accade.
    il marxismo classico considerava sovrastrutturale ogni manifestazione in senso ampio culturale: ma non è così.
    nelle democrazie mediatiche la cultura è struttura.

  64. lucia cossu il 31 maggio 2009 alle 10:58

    siamo diventati solo un insieme di “fans”, essere affascinati e adoranti e violenti dai quali ogni sentimento di raziocinio freddo e lucido è allontanato. Anche qui questa parola e disposizione ricorrono spesso (vedi il post su Patti Smith per esempio) e credo sia un modo deleterio di confondere ammirazione e trasporto e rispetto in una forma più fanatica e autoriferita e tutta semplificatamente emotiva.

  65. Alcor il 31 maggio 2009 alle 12:14

    lo ha trovato in rete, lo dice anche.

  66. tashtego il 31 maggio 2009 alle 14:02

    è vero.
    distrazione.
    scus.

  67. la funambola il 31 maggio 2009 alle 14:26

    cioran, “E”, un Aristocratico, e io anche :)
    modesti baci
    la fu

  68. francesca bellino il 1 giugno 2009 alle 08:05

    analisi giustissima

  69. magda il 1 giugno 2009 alle 11:44

    QUindi, il mio invito, è quello di elaborare l’unica rivoluzione possibile che è quella informativa.
    di conseguenza quella culturale, poi politica, poi sociale, poi data la possibilità distribuita ad ognuno di articolare se stesso in declinazione con la collettività di appartenenza, l’identità italiana.
    Difficile? no, è questione di scongelare le sinapsi.

  70. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 1 giugno 2009 alle 12:21

    L’unica rivoluzione possibile nell’Italia del lavoro virtuale (per il quale però, si muore veramente, per un pugno di euro: come ha fatto giustamente notare qualcuno, mi pare Irene) sarà quella dei “moderni non-lavoratori”, che dovranno unirsi nel non-lavoro(volontario). Allora forse, la cosiddetta Informazione, una mattina, come il partigiano di bella ciao, si sveglierà. Una bella folla in strada che non vuole più lavorare, per dire, più ascoltare il Parlamento a Porta a Porta, più vedere la faccia del Porta-la-Voce d’un Hapezzone, per dire, più concorrere a un terzo di PIL-T (Prodotto Interno Lordo, nonché Tardo=de Coccio), il famoso lavoro “sommerso”, per dire.

  71. magda il 1 giugno 2009 alle 20:42

    se trent’anni fa, ma anche 50, ma anche 100, avessimo partecipato direttamente alla costruizione della società italiana con una democrazia reale e non poetica, adesso non saremmo alla soglia minima di PIL e massima di VIP, cioè nessun coglione brianzolo avrebbe potuto rimbabirci con l’anestesia gossipara ne le imprese sarebbero state portate alla deriva dalla mancanza di ottimizzazione e di ammoderamento, e la ricerca avrebbe fatto parte di tutti i comparti attivi economici, produttivi, culturali.
    che sia chiaro: è lui che mette in circolo tutte sta cagate su lui stesso , tanto per occupare lo spazio pubblico di informazione, deformare, e depistare….. l’assassinio che ammette il furto.
    E la gente segue, e commenta, e si ingroviglia, (sti coglioni)
    io vorrei solo sapere chi è il responsabile dell’informazione in Italia così tanto per eliminarlo almeno in sogno.

  72. magda il 1 giugno 2009 alle 21:01

    nulla di quello che si dice legge e vede di questo tizio ha un fondamento di verità, mentre a molto fondamento quello che non si dice.
    Franceschini e tutti media sbagliano a rispondere a questi che sono solo scoop perchè rispondono solo alla verità che lui propone, non a quella che dovrebbe occupare tutti i media.

  73. stalker il 1 giugno 2009 alle 23:54

    intanto la dark lady della destra “femminista” e salottiera dal tacco affilato come un’arma impropria che professa meno veli e più bisturi per tutti ci ha svelato l’arcano sul giornale di famigghia: la moglie dell’imperatore è una troia che se la fa col body gard e lui si è sacrificato per anni…eccheccazzo, per amor di patria non me la potevo più tenere!

    quasta è l’itaglietta

    votate votate….

  74. lucia cossu il 2 giugno 2009 alle 00:01

    scusatemi: ma il mondo è diventato LUI? allora ha proprio vinto quel modo di pensare: lui e i suoi alla luce e gli altri nello specchio a rifarne le mosse al contrario

  75. stalker il 2 giugno 2009 alle 00:43

    lucia, la mia vita reale è molto lontana da LUI, lo considero un privilegio che mi sono costruita – anche a fatica – facendo determinate scelte e non altre.
    poi quando mi riaffaccio sul mondo REALE mi rendo conto che lui è onnipresente.
    mentre io sono al lavoro o nella stalla a pulire la merda del mio ciuco, o a leggere un libro, o a cena con amici, o in rete, o col mio “socio” sotto le stelle a sognare o a discutere, c’è chi si sta bevendo davanti alla tv le sue passerelle mentre ridà denti alle vecchiette terremotate o porta fanciulle in villa….baci abbracci sorrisi e fondotinta.
    il fantoccio è diventato un totem alla decadenza e ci siamo quasi assuefatti a simili mostruosità.
    e fuori dal web o dalla televisione senti e vedi persone in carne e ossa che si riempiono la bocca del suo nome e della sua megalomonia facendola propria con un ignoranza ed una ingenuità che non so se mi fa più rabbia o pietà.
    e di scarpe ne consumo in mezzo agli altri….umanità che più varia non si potrebbe…

  76. stalker il 2 giugno 2009 alle 00:48

    e poi vivo in sicilia, terra del 61 a 0
    anche se forse qualcosa sta cambiando…non in meglio…forse solo altri appattamenti, altri accordi.

  77. lucia cossu il 2 giugno 2009 alle 01:10

    cara stalker, anche se il Lazio non è 61 a 0 non credo ci sia differenza sostanziale con la Sicilia, almeno in questo. ma trovo che in chi avrebbe mondo alternativo da costruire sia un cedimento ortale cadere nella trappola di parlare di lui. Cerchiamo di fare e costruire un altro mondo, davvero non esiste solo il suo e che sia onnipresente è possibile propriuo per quello che dicevo prima. E’ entrato nel nostro immaginario e nel nostro mondo anche se non guardiamo le reti televisive, quasi come la pubblicità del Martini prima che la pubblicità scoprisse la potenza del creare un mondo al quale si vuole e si deve appartenere. Ci libereremo forse di lui lavorando per parlare di altro, per crare altro, forse non sarà subito pagante ma almeno non lo rafforzeremo. Loro hanno lavorato per sostituire il mondo, non continuiamo a rafforzarli ragionando e appiattendoci sul giusto orrore e sconcerto che certa classe dirigente suscita.

  78. lucia cossu il 2 giugno 2009 alle 01:12

    perdono per il numero altissimo di errori

  79. no/made il 2 giugno 2009 alle 03:50

    ahhhhhhhhhhhh serva itaglia, di dolore ostello, tutta la gioventù vestita a festa, non donna di provincia, ma bordello.

  80. tashtego il 2 giugno 2009 alle 09:40

    mi sarebbe venuta curiosità di sapere che mestiere fa stalker, che ha un asino nella stalla e vede molta gente e consuma le scarpe.
    lucia cossu: non è che se non ne parliamo Berlusconi si dissolve, non è che se non guardiamo la tv, allora automaticamente quelli se ne vanno.
    la faccenda è lunga, dura da quindici anni, durerà ancora, andrà pure peggio perché gli errori fatali sono stati già fatti, queste sono solo le conseguenze.

  81. lucia cossu il 2 giugno 2009 alle 10:11

    @tashtego
    magari bastasse quello a farli sparire, ma non sento mai alternative, solo l’immagine ribaltata. questo post parla di una cosa specifica e lo ho trovato interessante per questo, senza appiattirsi su di lui. Mica posso nbegare che esista, ma siamo capacio di pensare e creare ogni giorno un altro mondo? Siamo capaci di immaginare e creare una vita diversa?

  82. tashtego il 2 giugno 2009 alle 11:39

    la mia mente e la mia vita, la mia, intendo, è ovviamente diversa dal brand berlusconiano e tuttavia le sue radici, che, per quanto abbia cercato disperatamente di aggiornarle, affondano nella cultura e nella politica degli anni Sessanta e Settanta, sono oggi completamente recise.
    credo che la stessa cosa sia accaduta all’intero pensiero “non di destra”, benché lo si neghi e si faccia finta di no.
    nessuno, oggi, nella “non destra” (la parola sinistra è meglio nemmeno pensarci) è in grado di pre-figurare e dunque politicamente proporre un futuro diverso dal presente, fatto di un capitalismo indiscutibile non ostanti le sue alterne vicende: quindi de che stiamo a parlare?
    forse parliamo solo del ritorno ad una democrazia normale, che signicherebbe TOGLIERE a Berlusconi il suo stra-potere mediatico: ma questa operazione, in realtà indispensabile, è diventata non solo non-pensabile, come un’eresia politica, ma ormai non pensabile in termini esecutivi: per questo la cosa è lunga.
    insomma Berlusconi non è forte per mancanza di avversari, ma manca di avversari perché li ha fatti fuori tutti, e non con mezzi politici, com mezzi per così dire, narrativi.
    tramite la sua potenza mediatica applicata ad un paese di cultura civile molto debole.
    un paese, come disce Saramago, di mafiosi e camorristi è del tutto logico che sia governato da un delinquente: può sembrare una frase liquidatoria e offensiva, ma a mio avviso questa è la verità.

  83. Alcor il 2 giugno 2009 alle 12:21

    Del fatto che lui prima o poi se ne vada sono certa.

    Aspettare è duro, fare per ora sembra quasi impossibile, la sinistra storica si è squagliata e si dovrà ricompattare, ma succederà.

    Il problema però non è lui, è un paese che si è perduto, un danno serio.
    Lui è stato eccezionale nell’approfittare di tutte le debolezze del paese grazie a una personalità a suo modo eccezionale.

    Capire che la pubblicità e NON le merci lo avrebbero fatto ricco e potente non è cosa da poco, puntare sulla televisione commerciale per dar fiato a quanto di culturalmente più fragile c’era già nel paese, saperlo usare, far innamorare di sé persone che una volta stavano a sinistra, – e non venitemi a dire che erano di sinistra per finta, è troppo facile, adesso – tutto questo non lo fa un puro venditore di pentole, ma un eccezionale, geniale, immaginifico venditore di pentole.
    E non lo ha fatto da solo, lo ha fatto con l’aiuto di qualche altro grande pescecane.
    Ogni volta che vedo Confalonieri in tv, e ultimamente l’ho visto un paio di volte, mi dico, ecco qua, ecco come parla il potere che sta sotto la glassa berlusconiana.
    Fosse B. il problema, solo lui, la sua vecchiezza sarebbe la garanzia di un futuro migliore.
    Ma il problema non è solo lui.
    Smettiamola di parlare di lui, o almeno prepariamoci a non parlare solo di lui.
    Questo paese ha bisogno di vere grandi riforme e semplificazioni, e ci vorranno generazioni per poterle fare.

    La vedo più che dura, durissima, è vedo fortissima in molti giovani la voglia di migrare, non solo lontano da lui, ma da tutto quello che gli assomiglia, l’enorme zona grigia del comportamento mafioso, che non è solo delle nostre mafie storiche, ma di ogni luogo dove l’obiettivo sia il denaro e il potere.

    I giovani, ché purtroppo io sono troppo vecchia per offrire più che una sponda solidale, devono fare rete tra loro, tirar fuori idee, trovare le energie per imporle, non limitarsi agli stati d’animo che appagano solo nel momento in cui li si prova e li si condivide.

    Anche Belpoliti a suo modo è vecchio, gli osservatori sono vecchi anche da giovani se non trovano chi usa le loro osservazioni per passare con tenacia all’azione.

    Ripartire dalle aste, ripartire dalla formazione, ripartire dal territorio, avere idee, non ideuzze. Imparare a pensare, smettere di “sentire” soltanto. Non è facile, ma tocca alle nuove generazioni.

    Riaprire nuove Frattocchie, dove si prepara il nuovo personale politico, la Lega lo ha fatto, e la sinistra? Fa associazioni, televisioni, lui le ha convinte che il virtuale abbia vinto, che ridere.
    La Lega non va in televisione, come la Lega ha imparato dal vecchio PCI , noi ora si deve imparare dalla Lega.

  84. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 2 giugno 2009 alle 12:45

    (tashtego)

    “un paese, come disce Saramago, di mafiosi e camorristi è del tutto logico che sia governato da un delinquente: può sembrare una frase liquidatoria e offensiva, ma a mio avviso questa è la verità”.

    Vero, certo. E tutti quegli altri italiani che non sono “mafiosi” e “camorristi”? Che ti fanno lavorare in nero, con Contratti Presa Per I Fondelli, che non ti assicurano, che ti fanno lavorare a cottimo, che ti danno quattro o cinque euro all’ora ecc.?
    E chi sono questi? Camoristi? Be’, per quanto mi riguarda, non erano né tali e né Berlusconi(ani). Figurarsi! Ne parlavano male! Ma certo… Figurarsi! Tutti de sinistra! Tutti “brave persone”. Tutti “persone alla mano”… Tutti molto “umani”…
    E allora, di che stiamo a parlare?
    La vergogna? Sì, sì… La vergogna, che bella parola.

    L’informazione? De che? Che gli operai rimasti crepano tutti i giorni? Che in Italia per lavoro s’intende la schiavitù di fatto? E che non si sa? Ma stanno facendo qualcosa? Le cose stanno cambiando? Davvero si deve morire per un tozzo di pane, perché gli altri hanno fretta? Perché i “tempi de consegna der lavoro so stretti”?

    In piazza, signori, in piazza, a non lavorare più. Fine dei discorsi. Fine di firmare falsi contratti: per firmare la propria morte. Fine.
    Ci sono fior di laureati-specializzati che chinano la testa per cinque euro (per qualche mese) in lavori alienanti e diversamente inutili. Basta, perdio, basta.

    L’informazione ormai passerà su internet. Chi si fermerà alla televisione sarà perduto: e lasciamolo perdersi. Sarà vecchio, sarà stanco. Amen.

  85. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 2 giugno 2009 alle 12:46

    refuso: camorristi.

  86. tashtego il 2 giugno 2009 alle 17:49

    berlusconi è solo il fondatore.
    la prevalenza dei mezzi di comunicazione resterà nelle mani della destra anche dopo che lui se ne sarà andato, cioè sarà morto, perché prima è difficile se ne vada spontaneamente o che venga sconfitto politicamente o che venga messo in minoranza mediaticamente.
    la mia idea è che tutto ciò che di nuovo può avvenire avverrà DENTRO il corpo politico-mediatico del centro destra, nel senso che fuori di esso le cose possono pure esistere, ma non possono essere viste.
    quindi si osservi gianfranco fini: le sue dichiarazioni sembrano chissà che, ma non dice nulla di diverso di quanto dice il più stupido degli oppositori: solo che lui è DENTRO, gli altri no.
    la frase di saramago ci dice che la possibilità di esistenza di un berlusconi si verifica solo in ambiente cultural-politico già fortemente deteriorato e non da oggi.
    poi il giudizio storico è altra cosa ed è presto, credo, per emetterlo.

  87. stalker il 2 giugno 2009 alle 18:14

    @taschtego, eccoti accontentato
    http://www.movimentofisso.it/biciclette_it.aspx?IdProd=51
    ecco perché entro in contatto con un’umanità tra la più varia e bizzarra, spesso priva di vergogna ma votata all’apparire, barche che il più delle volte non prendono il largo, rimangono in porto a raccontare e millantare quello che non si è…. ;-)
    poi c’è chi lavora per dar corpo alle loro bufale, alcuni invidiandoli non capendo che spesso gira solo carta falsa, moneta di cioccolato coperta di carta dorata!

    è vero, sarebbe bello essere ancora capaci di arrossire
    http://www.youtube.com/watch?v=EV1dtFkraiQ

  88. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 3 giugno 2009 alle 11:34

    (tashtego)
    “la mia idea è che tutto ciò che di nuovo può avvenire avverrà DENTRO il corpo politico-mediatico del centro destra, nel senso che fuori di esso le cose possono pure esistere, ma non possono essere viste”.

    La butterò su i’ fantascientifico.
    La mia idea gli è che i’ corpo-politiho mediatiho del centro destra sia Alien. Quindi che noi, volendoci entrare dentro, dimostreremmo di voler stare dentro ad Alien…
    Penso che i’ nuovo potrà avvenire solo su Internet, i’ nuovo, vero, Quasi Infinito, Horpo Politico-Mediatiho al di là di’ Bene e di’ Male! I superstiti e mummieschi settantenni fruitori della televisione, come il cd. Cavaliere Mascherato di Farde, saranno sommersi, inabissati dalla oramai inevitabile Rete Tentaholare e Realmente Democratiha di Internet.

    OT
    Starker, se potessi ti comprerei una bicicletta. Una vorta ce l’avevo, da horsa. Me l’hanno rubata.

  89. magda il 3 giugno 2009 alle 11:54

    a me fanno ridere quelli che fondano blog, editoriali, reti etc etc, con prosopoea di sinistra, anti-, contro-, a-, indi-, e poi al primo pirla che gli offre soldi si mettono a 90 facendo e dicendo tutto il contrario.
    la rete è piena di mercenari. Il ridicolo è che pubblicano solo quello che è utile alle loro stupide beghe di cortile.
    provate a dire cose sensate, non personali, non clientelari e vedrete lo sguaro imbarazzato di chi invece lavora sempre per opportunismo.
    è questo senso di vigliaccheria da abbattere, non silvio che di esso si alimenta.

  90. stalker il 3 giugno 2009 alle 12:26

    OT
    hara Porty, non vendo bici, non mi stavo facendo pubblicità :-)
    le bici le fa il mio amico ma non le vende, per amicizia ha ridato nuova vita alla mia.
    fine OT

  91. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 3 giugno 2009 alle 12:37

    Icche fo: rispondo, un rispondo? Un rispondo, gli è meglio.

  92. Unatestamozzata il 3 giugno 2009 alle 12:48

    Unica soluzione: guerra agli Umani.

  93. lucia cossu il 3 giugno 2009 alle 13:52

    son d’accordo con la conclusione di Magda

  94. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 3 giugno 2009 alle 13:59

    Un ce la fo, un resisto. E allora torniamo seri… Concreti…

    Qui, la Prima Nonché Categoriha Risoluzione di magda:

    “QUindi, il mio invito, è quello di elaborare l’unica rivoluzione possibile che è quella informativa. di conseguenza quella culturale, poi politica, poi sociale, poi data la possibilità distribuita ad ognuno di articolare se stesso in declinazione con la collettività di appartenenza, l’identità italiana.
    Difficile? no, è questione di scongelare le sinapsi”.

    Hapito, hare e hari? Un n’è difficile… Una vorta scongelate le sinapsi, i’ gioho e sarà fatto!
    Vedremo la rivoluzione informativa, di honseguenza quella curturale, poi politiha, poi sociale poi… Poi! Data la possibilità, nevvero, distribuita ad ognuno di artiholare sé stesso in dehlinazione con la hollettività di appartenenza… Ecco: l’identità italiana.
    Insomma, i’ Nulla Italiano-Magdiano di Fatto.

  95. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 3 giugno 2009 alle 14:03

    Qui, la Seconda Nonché Categoriha Risoluzione Magdiana:

    “a me fanno ridere quelli che fondano blog, editoriali, reti etc etc, con prosopoea di sinistra, anti-, contro-, a-, indi-, e poi al primo pirla che gli offre soldi si mettono a 90 facendo e dicendo tutto il contrario.
    la rete è piena di mercenari. Il ridicolo è che pubblicano solo quello che è utile alle loro stupide beghe di cortile.
    provate a dire cose sensate, non personali, non clientelari e vedrete lo sguaro imbarazzato di chi invece lavora sempre per opportunismo.
    è questo senso di vigliaccheria da abbattere, non silvio che di esso si alimenta”.

    Bisognerà, quindi, necessariamente, chiudere, o homunque non fondare, blog, editoriali (che più che fondarsi si scrivono…), reti ecc. ecc., con prosopo[p]pea di sinistra, anti-, contro-, a-, indi-, per non incorrere ni’ gravissimo rischio di vedersi (oltre che homparire Magda) offerti sordi da i’ primo pirla e di honseguenza di mettersi a 90° (gradi, e se l’era dimentihati) e infine di dire tutto i’ contrario (di quello che si diceva prima, quarsiasi hosa si dicesse… Basterà che e sia i’ contrario, purché retribuito).
    La Rete gli è piena di mercenari (i’ mi’ hondominio, i’ mondo, invece, effettivamente, no): hostoro – ridiholmente – e pubblihano solo quello che gli è utile alle loro stupide beghe di hortile.
    Proviamo, signore e signori hari, a dire hose sensate, non personali, non clientelari e vedremo lo sguar[d]o imbarazzato di chi invece lavora sempre per opportunismo (un ne honosco uno, di opportunista che e s’imbarazzi ben bene: ma dovrei andare su i’ personale de’ mi’ datori di lavoro, per esempio, e un lo posso fare… Pena: andare contro la Sehonda Risoluzione Magdiana).
    Gli è questo senso di vigliaccheria da abbattere (qui, numero tre punti interrogativi che lampeggiano a intermittenza), non silvio (Silvio… Ciao Silvio! Tutto bene?) che di esso si alimenta… (punti interrogativi che lampeggiano ecc.).

    PS: comunque, a parte gli scherzi… Che “la rete è piena di mercenari”, gli è veramente una grande notizia (fonte: Magda). Sehondo me se la si manda a i’ tg1, che gli è dentro a’ i’ horpo politiho-mediatiho, forse e pole fare quarche hosa, magari persino in giornata!

  96. lucia cossu il 3 giugno 2009 alle 14:54

    “provate a dire cose sensate, non personali, non clientelari e vedrete lo sguaro imbarazzato di chi invece lavora sempre per opportunismo.
    è questo senso di vigliaccheria da abbattere, non silvio che di esso si alimenta.”
    E’ con questo che son d’accordo, ovvio è un pensiero non risolutivo, ma una parte sana c’è e non solo nel web (ma dire che c’è nel web significa asserire che non c’è nelle altre espressioni del mondo?)

  97. magda il 3 giugno 2009 alle 15:26

    ahahahaah, mi diverto :-) ci sono molti sani certo, però quando incontro gli insani m’incazzo. come si dice a Firenze M’incazzo? a Bergamo si dice m’incazzo….

  98. la funambola il 3 giugno 2009 alle 16:49

    sì però magda convieni che la fai facile perchè scongelare le sinapsi se non sai di avercele ibernate è impresa a dir poco surreale.
    non esistono ricette facili e chi doveva quantomeno formularle è pienamente complice col potere mafioso e criminale di b e del suo vasto entourage. chi sono i responsabili, a sinistra, della totale sconfitta della classe operaia, del nuovo proletariato “colto”, delle minoranze tutte, di contratti indecenti per i moderni schiavi,..chi si è dimesso a parte il chierichetto. lo sai per esempio che a bologna la politica del cinese non si differenzia di molto da quella più becera e razzista dei nostri leghisti lumbard?
    perchè il presidente della repubblica non si è dimesso di fronte alle leggi ad personam di quel Criminale che tutti, tutti, si ostinano a chiamare presidente del consiglio? perchè i parlamentari di sinistra, i segretari dei sindacati non si sono dimessi in massa, di fronte all’escalescion :) di questo delinquente legalizzato e dei suoi cani “fedeli”, lanciando allarme “democrazia” e chiamando il paese ad una serrata dura e senza precedenti visto che l’ILLEGALITA’ si è fatta legge?
    perchè la sinistra non spiega cos’è il signoraggio? non hanno al loro interno economisti “puliti”?
    perchè la sinistra non dice a gran voce che le banche sono ASSOCIAZIONI A DELINQUERE e il vero centro dellà criminalità mondiale?
    e gli” intellettuali”? che fanno gli “intelletuali”? fanno della sociologia da salotto o si “indignano” presenziando a casa del nano, o scribacchiando qualche protestina su giornali che reputano la veronica lario una donna che mi/ci dovrebbe insegnare cos’è il femminismo, la democrazia e la dignità!
    e il discorso sarebbe infinito, infinito ma mi tocca andare.
    credo che in un futuro non molto lontano i più feroci dittatori del secolo passato, un secolo indecente e vergognoso, saranno considerati dei pivellini del terrore e dell’orrore
    baci
    la funambola

  99. La Portinaia dell'Accademia della Crusca il 3 giugno 2009 alle 21:38

    (magda)
    “ahahahaah, mi diverto :-) ci sono molti sani certo, però quando incontro gli insani m’incazzo. come si dice a Firenze M’incazzo? a Bergamo si dice m’incazzo….”.

    Un saprei home si dice a Firenze, io di solito “m’incazzo” e lo lascio ad altri sihuramente più sani di me.

  100. valter binaghi il 4 giugno 2009 alle 00:25

    Chgiede la funambola:
    e gli” intellettuali”? che fanno gli “intelletuali”?

    Quello che fanno su NI.
    Le vittime della volgarità nazional-popolare.
    Le prefiche dello stile.
    I naufraghi di Atlantide.
    Che rimasticano gli stessi luoghi comuni da quarant’anni.
    Più dignità nel silenzio, o nella ricerca autentica della bellezza e del significato, che in questo permanente scartare di lato.
    Ma di lato de che?
    Questo testo di Belpoliti è originale come l’ultimo romanzo di Scurati, che racconta quanto è brutto il circo mediatico e una volta vinto lo Strega andrà in TV a ribadirlo, dalla Bignardi, of course.

  101. filippo il 4 giugno 2009 alle 07:38

    ma è uscito poi “Lo Zibaldone” edizioni Berlusconi?

  102. magda il 4 giugno 2009 alle 09:55

    Dunque, andiamo a prima, a molto prima di tutto questo. Prima dei partiti, prima della rivoluzione industriale, prima della mediaticità….prima.
    Ad un prima quando le persone di fronte a ciò che non comprendevano sviluppavano innanzitutto semplici meccanismi di interazione con l’ambiente sviluppando intelligenza evolutiva….produzione, sopravvivenza, sviluppo. Rimaniamo nello sviluppo superata la soglia tribale di sopravvivenza, nell’attimo in cui di fronte all’ignoto l’uomo specie animale diventa specie animale culturale. l’uomo filosofico, che s’interroga e tenta risposte. Ecco rimaniamo qui.prima del superfluo e dopo il necessario. Questo secondo me è il topos( non ridete) che ci compete. In questa dimensione ognuno di noi ha le stesse potenzialità e opportunità di interpretare se e il mondo in maniera soddisfacente e di diventare il filosofo di se stesso. produce senso, cerca di armonizzare i dilemmi in un quadro di riferimento più o meno esaustivo, in cui si apre alla produzione di pensiero, all’arte, alla politica, alla cultura.
    Questo consente poi di confrontarsi con la comunità di appartenenza e condividere significati, consente di tessere le reti sociali che formano un gruppo, che normalizzato è stato, nazione, …..patria?….
    In questo momento in cui tutti ci dovrenmmo ricondurre sta il principio fondamentale che è la costruzione dei sistemi9 di credenza. Spesso passano attraverso il filtro delle religioni, a volte attraverso il filtro delle ideologie, altre s’intrecciano queste istanze con supestizioni, altre ancora tutte convergono in un ibrido di tutte più l’isorgenza di paure, timori, fobie, e convenienze.
    se ci si limitasse a costruire i propri sistemi di credenza a processi naturali legati semplicemente alla coscienza individuale che poi coinciderebbe in questo caso a quella collettiva, non ci sarebbero orpelli dogmatici ad ostruire il processo, le divergenze avrebbero una dinamica di decantazione più semplificata, e i processi di sviluppo delle società sarebbero più armonici data la base comune diremmo oggi laica.
    Gli intellettuali sarebbero tutti, tutti coloro che producendo buon senso , si costituirebbero come volano di ragionevolezza e superiorità etologica, cioè cultura.
    serve liberarci di ciò che non ci serve prima di operare una qualsiasi trasformazione, prima di qualsiasi condono dell’ultima ora.
    Gli italiani hanno un’identità? certo ma va coordinata , ricostruita, ripulita, restaurata, rinnovata, riprogettata, riamata, rianimata.
    Adesso proprio tutto non riesco a dire, però il senso è che fintato che esistono rappresentazioni collettive come queste attuali, l’Italia è inutile a se stessa, agli italiani e all’Europa perchè non ha senso così com’è.

  103. magda il 4 giugno 2009 alle 10:20

    E allora, secondo questa prospettiva, si capisce come i detentori del potere di persuasione come i media, gli editori, quelli che noi erroneamente definiamo intellettuali e che in realtà sono procacciatori d’affari, non esisterebbero, perchè i media sarebbero del tutto inifluenti sulle cosicenze formate autonomamente, educate al pensiero critico, alla discussione reale comune, alla concretezza della condivisione, all’utilità quotidiana del proprio buon senso e ancora di più del buon senso collettivo. le dinamiche sono simili alle comunità contadine che oggi ovviamente avrebbero altre morfologie. Perchè nei sistemi mediatici, tutti vengono chiamati intellettuali, quindi anche la Bignardi e Berlusconi, in realtà si devono costruire individui intellettuali, cittadini intellettuali, in modo che la base su cui costruire la società sia consapevole e in qualsiasi punto della rete e in qualsiasi momento possa essere interrogata, sia in grado di esprimere un giudizio maturo, eleggere persone che la rappresenti, parteciapare serenamente alla vita politica perchè preparata. Questi sono gli intellettuali, i cittadini formati alla civilità.

  104. magda il 4 giugno 2009 alle 10:38

    Quindi in questo senso possiamo complimetarci con Belpoliti per l’acutezza dell’analisi, con Saviano per il coraggio della denuncia, con Giordano per la sensibilità, ma alla fine, tutto questo rimane nell’enclave mediatica racchiusa nella nicchia di riferimento, nel target di mercato, ma certamente non produce aumento dell’intellettualità media italiana perchè è fenomeno marginale rispetto ai processi di costruzione dei sistemi di credenza. Invece, gli scrittori, le reti, i blog, tutto quello che volete, inseriti in una società intellettualmente matura, non solo venderebbero libri, ma diffonderebbero occasioni di riflessione. Ora non può essere perchè gli utenti finali non sono sufficientemente esigenti per consumare cultura e sopratutto per produrla. Perchè il senso degli autori dovrebbe appunto essere rivolto la circolarità di contenuti, in un rapporto di reciproca attenzione e quasi di parità con i propri lettori.
    ( parlo di lettura ma potrebbe essere qualsiasi altra forma di espressione culturale).

  105. valter binaghi il 4 giugno 2009 alle 13:11

    @Magda
    “Rimaniamo nello sviluppo superata la soglia tribale di sopravvivenza, nell’attimo in cui di fronte all’ignoto l’uomo specie animale diventa specie animale culturale. l’uomo filosofico, che s’interroga e tenta risposte. Ecco rimaniamo qui.prima del superfluo e dopo il necessario.”

    Quello che scrivi è molto serio. Era già il progetto filosofioco di Husserl, cioè la fenomenologia, mettere tra parentesi le teorie scientifiche e le opinioni correnti sulle cose, tornare ai fenomeni e lasciarli apparire all’origine del senso. Ma la fenomenologia dopo Merleau Ponty è naufragata in Francia, perchè se n’è impadronita un’altra scolastica, quella marxista-strutturalista. E comunque il progetto di Husserl nasceva da un ambiente accademico e ne manteneva tutto il sapore professionale. Per noi oggi è questione di sopravvivenza. Riprendersi l’estetica a partire dai sensi, e il linguaggio a partire dal discorso. Negarsi allo spettacolo, e boicottare lo spettacolo smettendo di replicarlo con lo spettacolo della critica; smettere di scrivere libri con altri libri, lasciare le università alla loro sfinita logorrea, tornare ai silenzi, alle piccole comunità di condivisione, soprattutto non prestare immagne e firma al circo mediatico, in nessuna forma. Lo scrittore che partecipa ai “festival letterari” (spettacolarizzazione del pensiero) o va in televisione a dire “cose intelligenti” è la malattia ma crede di essere la cura. Il sociologo che tuona contro la volgarità dei mass media e ne alimenta l’importanza idem. La parola d’ordine è disertare.
    Se preferite, l’arca di Noè.

  106. francesco pecoraro il 4 giugno 2009 alle 19:01

    Walter, bisognerebbe prendersi la pena di chiederti cosa mai possa significare “Riprendersi l’estetica a partire dai sensi” oppure “il linguaggio a partire dal discorso”, e perché non i sensi a partire dall’estetica e il discorso a partire dal linguaggio.
    sei più accademico del più accademico degli accademisci, sei più isolato del più isolato degli stiliti e predichi anche l’isolamento…

  107. valter binaghi il 4 giugno 2009 alle 19:31

    Pec, visto che ti sei preso la pena, ti rispondo volentieri che quando l’estetica è teoria dell’arte prima che esperienza della medesima e il discorso è sovraccarico di citazioni, la possibilità di attingere senso, e voglio dire anima, vita, dalle cose è ridotta a zero, come quando sei in coda in auto e se abbassi il finestrino non è più aria che respiri, ma gas di scarico di altre auto. Non è che non capisci, è che hai orrore di tutto quel che sembra naif, ti pare una rinuncia a elaborare ulteriormente, un rinnegare la dialettica. In effetti è così per me, anche se ci ho messo trent’anni per capirlo: la dialettica ci ha veramente fottuti tutti quanti, è un’allucinazione spaziale del tempo, costringe al perpetuo rilancio in avanti. Coazione a ripetere. Come in certe discussioni: la ragione e il torto sono meno importanti del fatto che entrambe obbligano il testimone a rimanervi coinvolto: saltar fuori, invece, è pura saggezza. Non come i buddisti che rinnegano la storia, ma come i monaci benedettini che aspettano che il temporale sia finito e conservano ciò che merita per chi verrà. Questa epoca è una lunga agonia. Io penso a conservare il fuoco e passarlo ai figli.

  108. magda il 5 giugno 2009 alle 15:42

    Zeri diceva già 40 anni fa alla rai che i festival, i concorsi letterari, i premi editoriali e c . cono un’insulto alla poesia, all’arte…e citava l’immensità del nostro rinascimento e gli infiniti piani di lettura della divina commedia….chissà oggi che direbbe…..non uscirebbe nemmeno di casa.
    Grazie Walter…..
    @Francesco : Walter dice che non si può costruire una casa partendo dai soprammobili.

  109. la funambola il 6 giugno 2009 alle 11:33

    ed io che sono ricca di tutti i talenti che mi mancano credo che non esista saggio geniale
    baci
    la funambola

  110. magda il 7 giugno 2009 alle 21:40

    la saggezza è la maschera che i genifolli indossano per farsi accettare.
    le benzodiazepine sono l’espediente che l’occidente usa per accettare se stesso.



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