Berlusconi e il piatto tutto pieno

7 luglio 2009
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[Questo testo inedito apparirà nel prossimo Almanacco Guanda, a cura di Ranieri Polese, dedicato alla satira, in uscita a fine settembre. Marco Belpoliti ce ne fa grazioso dono, e noi ringraziamo. G.B.]

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di Marco Belpoliti

La satira involontaria esiste? Difficile rispondere, dal momento che ci sono testi scritti, o visivi, che ad alcuni parlano in modo eloquente, mentre ad altri appaiono muti, e quasi nessuno ne vede l’effetto involontario. La domanda viene spontanea guardando la recente copertina di Chi, il settimanale diretto da Alfredo Signorini, esteta e filosofo del bon ton berlusconiano, apparso in edicola il 1° luglio 2009.
Chi è una rivista patinata, di proprietà dell’attuale Presidente del Consiglio – meglio: della sua famiglia, a cui Silvio Berlusconi affida il compito di veicolare la propria immagine presso i suoi elettori. Si tratta di una sorta di rotocalco del gossip, fondato su un uso ampio dell’immagine fotografica. Un album di famiglia della società italiana così come la immagina e la vuole il cavaliere di Arcore – e Signorini, dannunziano di complemento, la confeziona con bravura, un pizzico di irriverenza e tanta fantasia. A Chi Silvio Berlusconi ha affidato la risposta allo “scandalo” sessuale scoppiato durante questo anno.
Ricapitoliamolo velocemente, per fare un po’ di memoria dinanzi ad avvenimenti che si succedono in modo incalzante, di cui, a più riprese, lo stesso Berlusconi enuncia l’inesistenza. Prima di tutto viene il compleanno celebrato in un locale di Casoria, vicino a Napoli, a cui il Presidente interviene; si festeggia il diciottesimo anno di Noemi Letizia, sconosciuta ragazza bionda di cui Berlusconi si proclama amico-di-famiglia. Segue una serie di interviste, inchieste, testimonianze circa la conoscenza, più o meno intima, della ragazza da parte del settantaduenne Presidente. Su Chi appaiono le foto della festa, e a seguire le foto della famiglia Letizia con fidanzatino di Noemi al seguito (poi si scopre: tutto inventato, come in Tv). Dieci domande poste da un quotidiano italiano – La Repubblica – sul comportamento del leader politico del Partito delle Libertà restano inevase. Poi è la volta di un altro episodio, anche questo fotografico: un cospicuo numero di istantanee colte con un potente teleobiettivo da un fotografo all’interno della villa, Villa Certosa, di proprietà del tycoon e uomo politico italiano in Sardegna.
Non mi dilungo sugli aspetti giudiziari, il botta e risposta tra l’entourage del Presidente e i giornali dell’opposizione. Le foto ritraggono delle ragazze e un uomo politico estero, in costume adamitico, all’interno della magione sarda, nonché Berlusconi stesso. Niente di particolarmente scandaloso, ma sufficiente ad alimentare voci sulle feste che avvengono all’interno dell’abitazione-villaggio turistico del magnate televisivo. A questo punto emerge una voce – più di una voce – circa le consuetudini di Silvio Berlusconi, riguardo agli inviti di belle donne che frequentano le sue abitazioni, a Roma e sull’Isola. Ovvero, la consuetudine che l’uomo politico, e proprietario della più grande catena di televisioni private, coltiva di circondarsi di ragazze giovani e giovanissime.
Ne ha scritto anche la moglie – un altro capitolo di questa auto-satira? – in una lettera ad un giornale, supponendo un disturbo psichico del consorte, e definendo le ragazze che lo frequentano vittime sacrificali offerte al Drago (un’immagine medievale, ma anche un’allusione a celebri quadri rinascimentali).
La vicenda non finisce qui. Nel momento in cui sto scrivendo queste righe è scoppiato un altro scandalo, se così si può dire – “scandalo” nel senso etimologico del termine: “pietra d’inciampo” – che riguarda delle “escort”, parola inglese con cui si indicano le accompagnatrici di uomini d’affari, e non solo loro, per viaggi e occasioni mondane. Donne belle e bellissime, sessualmente disponibili, come suggerisce la voce “escort” del Dizionario Zanichelli – la parola in origine significa “indicare la via” –, dove il termine è definito un eufemismo: prostitute d’alto bordo. Il tutto è partito da un’inchiesta della magistratura di Bari. Sono ancora immagini, questa volta digitali: ragazze che mostrano fotografie scattate col cellulare all’interno della residenza romana del Premier – Palazzo Grazioli –, che si ritraggono a vicenda con la minicamera in uno dei bagni della magione, mentre altre asseriscono di aver avuto rapporti sessuali con lui – una sola ragazza, per la verità. Tutte sarebbero state pagate per questo lavoro da escort.
Satira? Probabilmente sì, se si ritorna all’etimo della parola: “piatto ricolmo, saturo, di macedonia di frutta e legumi”. Questa è in origine la satira, qualcosa di troppo pieno e insieme di misto. Oggi si direbbe “fritto misto”. La parola ora indica un “componimento poetico che critica argutamente le debolezze umane”, e per questo fa leva proprio sulla commistione tra prosa e versi. Il genere letterario della “satira-satura” viene da questa mescolanza.
Ma torniamo alla copertina di Chi da cui sono partito. Ecco qui l’auto-satira. Forse Silvio Berlusconi non si è davvero reso conto di quello che faceva mettendosi in posa davanti all’obiettivo del fotografo del rotocalco di famiglia. O forse sì, e allora di qualcosa d’altro si tratta. Di cosa? Descriviamo un attimo l’immagine che campeggia nel periodico: Silvio è seduto su un prato tagliato all’inglese. Vestito di blu, e la gamba, la sinistra, appoggiata a terra, mentre la destra appena sollevata; vi appoggia il braccio destro. Le maniche della camicia sono arrotolate in modo informale – modello J. F. Kennedy – mentre l’avambraccio nudo si scorge appena; la mano semichiusa. Sorride e guarda-dritto-in-macchina. Un sorriso, come suo solito, fisso, quasi una maschera.
La cosa che colpisce, oltre la fissità dell’espressione, in cui dominano i denti bianchissimi e il naso, è lo sguardo spento, e gli occhi socchiusi. Di vivo nel ritratto fotografico c’è solo il sorriso, che illumina il volto, ma non accende gli occhi. E poi la capigliatura, che sembra dipinta a mano – Photoshop? – con una precisione quasi millimetrica. I capelli sono di colore indefinibile: un po’ neri e un po’ grigi. Qualcosa di decisamente innaturale.
L’innaturalezza appare lo stigma di questa immagine, ed è quasi una citazione, una auto-citazione: Questo sono io!, sembra dire lo sguardo del Presidente. Così, in modo naturalmente innaturale.
Questa immagine rinvia a molte altre immagini, quelle viste quotidianamente sui giornali, oppure le indimenticabile istantanee di Una storia italiana, il fotoromanzo con cui Berlusconi ha condotto la campagna elettorale del 2001, inviando a milioni di suoi potenziali votanti il proprio album personale, rivisto e corretto, naturalmente. Le immagini fotografiche più ancora delle immagini in movimento (televisione e video) sono al centro degli interessi visivi – e ideologici – del tycoon di Arcore. Così da qualche tempo – un paio d’anni o forse più – ogni avvenimento politico trova il suo corrispettivo in un servizio fotografico su Chi, e anche ogni avvenimento privato della vita di Silvio – il matrimonio della figlia maggiore Marina, presidente della Mondadori, oppure il divorzio possibile dalla seconda moglie Veronica Lario, alias Miriam Bartolini – è trasformato in avvenimento pubblico, cioè politico. La politica della comunicazione di Berlusconi funziona così. O, almeno, ha funzionato così, fino a questa copertina del 1° luglio 2009.
Cosa ha di particolare questa immagine di copertina di cui ho cominciato a dare una descrizione? Costituisce qualcosa di nuovo, di inedito, possiamo dire d’eccessivo. Quel senso di spaesamento suggerito dal volto del Presidente è accentuato dalla figurina che gli sta a fianco. Si tratta di un bambino piccolo; dalla didascalia, posta in alto, sotto la testata, apprendiamo che si tratta del nipotino Alessandro. Il suo viso contrasta in modo evidente con quello del nonno lì a fianco. Mentre Silvio ci guarda, Alessandro è rivolto con gli occhi altrove. Sono occhi di colore azzurro, vivissimi. Tutto l’ovale del viso appare rilevante: le labbra rosse pronunciate, la pettinatura, l’orecchio sinistro, l’unico che si scorge nell’immagine. Ma anche la postura: mentre quella del tycoon è fissa, il nipotino appare sbilanciato. La mano sinistra quasi sospesa in aria, cerca un appoggio, e anche la destra è in movimento, seppur sembra ferma. Delle gambe del bambino se ne vede una sola, calzata da una scarpina bianca, mentre l’altra non è visibile.
Si tratta, per quanto riguarda la figura del bambino, di un’istantanea presa al volo, mentre il bebé si volta, quasi di scatto, e si protende con lo sguardo verso qualcuno che probabilmente lo sta chiamando. I due ritratti, Silvio e Alessandro, appaiono antitetici. Fisso il primo, spontaneo il secondo; rivolto verso l’osservatore il primo, verso qualcun altro fuori quadro il secondo. Le due figure sembrano così incongrue da far pensare a una manipolazione, con Photoshop o altro programma grafico: sono due immagini diverse accostate mediante un artificio. Oppure no, si tratta di una foto “autentica” (sebbene si supponga, per via di alcuni dettagli come i capelli del presidente, ritoccata), ma l’effetto è di una profonda divergenza tra i due soggetti raffigurati.
Mi spiego: Silvio Berlusconi, al centro di uno “scandalo” sessuale, vuole ribadire la sua appartenenza alla triade di valori Dio-Patria-Famiglia. Per questo si fa fotografare con la sua famiglia. Lo si vede nell’interno del servizio: l’occasione è la festa di compleanno del suo secondogenito, Piersilvio. Raduna nella villa di Paraggi in Liguria – non in Sardegna, si badi bene – la sua prima famiglia. La prima moglie – Carla Dall’Oglio, scomparsa da tempo dalla iconografia berlusconiana, con i figli di primo letto: Piersilvio e Marina. Più i due nipoti, i figli della primogenita, Silvio e Gabriele. Nel gruppo di famiglia raffigurato nel servizio non figura Alessandro, che invece compare accanto al tycoon sulla copertina del rotocalco. Alessandro – un po’ di genealogia non guasta – è il figlio della figlia Barbara, avuta dalla seconda moglie, Veronica. Barbara non c’è in nessuna delle foto pubblicate da Chi, il figlioletto invece sì. Perché? Perché è un nipote. Ovvero funziona perfettamente per accostarlo a sé nella copertina: Silvio come Nonno. Un nonno ben conservato, si direbbe, anche grazie ai ritocchi e alle manipolazioni dei bisturi, oltre che della computer graphic.
Ma c’è qualcosa di più. Alessandro è piccolo, più piccolo degli altri due nipoti che compaiono nel servizio – oltre che nella vita del famoso e potente Nonno. E poi è particolarmente bello. Ha un volto radioso, che sembra emanare gioia anche se non sorride. Il suo è un viso solare, ridente, oltre che freschissimo. Accostandolo a sé Silvio sottolinea un elemento di simbiosi: giovinezza. Quello che ottiene dall’immagine del nipotino è proprio questo: un elisir di lunga vita. In immagine, naturalmente. Ma poiché di “politica dell’immagine” si tratta, questo potrebbe forse bastare.
In altre parole, Silvio vuole comunicarci due cose: sono dedito alla famiglia, e non alle minorenni in fiore; sono giovane perché sono accanto a un giovane: proprietà transitiva. Poi, questo giovanissimo è mio nipote. Nella foto che apre il servizio, su doppia pagina, c’è un’altra auto-citazione: posa coi due nipoti, Silvio e Gabriele, con il pollice alzato, secondo un gesto a lui abituale negli anni Settanta – “è ok!” – fissato in una celebre foto di Giuseppe Pino. Anche in questa istantanea, costruita a beneficio del fotografo, il suo sguardo è spento, il viso non emana alcuna luce, a differenza della vivacità dei due visi infantili accanto a lui.
Ultimo dettaglio, il vestito indossato da Alessandro nella fotografia di copertina: bianco con righe blu sulle maniche e sul colletto. Il tipico vestito delle classi alto borghesi, immortalato in Vestivamo alla marinara da Susanna Agnelli, celebre best seller sulla storia della sua famiglia. Anche qui Alessandro veste alla marinara, in un completo bianco, come le scarpine, che lo fanno sembrare un angioletto, in contrasto col blu scuro dei calzoni e la camicia di Nonno Silvio, indossata fuori dai calzoni, come usano i giovani oggi, ma anche per ridurre l’effetto-pancia della camicia infilata dentro le braghe.
Perché si tratta di una auto-ironia? Perché c’è qualcosa di eccessivo nell’immagine di questa copertina, qualcosa di incongruo. L’innaturalità di cui si è detto riguarda sia la figura del Nonno come quella del Nipote. Di più: sono innaturali anche accostati tra loro, oltre che singolarmente. Parlano due lingue che non si intersecano, così da dare la sensazione precisa di una costruzione, la quale finisce per accrescere l’aspetto satirico dell’intero quadretto. Sembra una satira di Silvio Berlusconi: una barzelletta, però raccontata da altri. C’è qualcosa di sottilmente ridicolo nel tableau vivant dell’immagine. Ridicolo perché eccessivo, sia nelle pose che nei gesti, sia nei vestiti come negli sguardi. Si tratta di qualcosa di finto, non di falso, poiché, a ben guardare, l’intera immagine è vera, appartiene alla verità di Silvio Berlusconi, quella che da diversi decenni non smette di proclamare attraverso le proprie immagini, una verità che però finisce non nella falsità, bensì nella finzione.
Si tratta, questo è il punto, di una vera finzione. Qui scatta il livello di autosatira, una satira su se stessi involontaria, non voluta né auspicata, ma coscientemente prodotta proprio attraverso l’idea stessa di finzione. Finzione come fiction, racconto inventato a partire da dati veri. Tutta l’immagine fotografica di Silvio è frutto di una finzione, è un racconto a cui credere – una favola in cui credere –, il romanzo di una vita, ma anche il telefilm, una fiction in cui realtà e finzione si scambiano di posto per realizzare appunto il “finto”.
Lavorare sul “finto”, come fa del resto ogni settimana Chi, rotocalco di storytelling costruite mediante immagini fotografiche – scatti rubati o fatti credere di essere-stati-rubati –, comporta dei rischi, il primo dei quali è quello di fornire un “piatto troppo ricco” a chi guarda e legge, ovvero di fornire materiale satirico, in una sorta di auto-ironia involontaria. L’eccesso di finzione – costruzione dell’immagine, manipolazione della stessa, uso di simboli e figure retoriche, allusioni e rinvii extratestuali – comporta una messa in causa della verdicità stessa dell’immagine. Va bene che tutti sanno che tutto è finzione nel mondo del tycoon di Arcore, ma c’è un limite a questa finzione, un limite chiamato realtà, che può essere bellamente obliata, nascosta, alterata, resa virtuale, ma tuttavia continua ad esistere come sfondo su cui si stagliano tutte le storytelling visive di Silvio Re.
Qualcosa di nuovo è accaduto. La costruzione visiva, all’opera nella copertina di Chi, indica un cambiamento di comunicazione. L’immagine non vuole più rassicurare o convincere, ma contrastare. Meglio: si tratta di una contro-informazione – Silvio buon Nonno e non seduttore di minorenni come certi avversari vorrebbero far credere – che funziona al contrario, proprio perché deve disattivare un’immagine, a sua volta fotografica, costruita come un capo d’accusa contro il tycoon. Si tratta delle fotografie di Noemi, delle foto rubate dal fotoreporter nella villa sarda, delle tante immagini delle escort pubblicate sui quotidiani e sui settimanali italiani. La contro-informazione della copertina appare sfasata rispetto al suo obiettivo, persino eccessiva proprio per la sua natura di messaggio contrastato.
Nell’opposizione tra le due figure – Silvio e Alessandro – si apre dunque uno spazio che comunica l’esatto opposto di quello che i curatori dell’immagine del Cavaliere si proponevano: rassicurare, confermare, e persino commuovere. Invece di emozionarsi il lettore di Chi si spaventa: chi è il vampiro senza tempo e senza età che compare accanto al fantolino sulla copertina del rotocalco? Perché sorride? E cosa significa quel sorriso spento sul suo viso? E il bambino, non sembra forse un clone? Un bambino clonato in immagine? Un bambino-immagine, come in una pubblicità di un borotacolo (“Roberts”), che appare vestito, ma il cui messaggio sublinare è quello del bimbo-nudo. E questo nudo innocente, pudibondo, che è il vero messaggio inconscio della fotografia, a cosa allude? All’innocenza di Nonno Silvio, naturalmente. Ma questa innocenza è smentita dal sorriso plasticato del Nonno. L’osmosi tra il vecchio e il bambino, tra i valori di cui entrambi sono carichi sul piano simbolico, non sembra avvenire. Tutto si blocca, si ferma lì, come la fissità del volto del tycoon nello scatto ricostruito che stiamo guardando. Qui il Re è nudo. A dirlo non è tanto il bambino della fiaba di Andersen, I vestiti nuovi dell’imperatore, ma il bambino che il Re ha vicino a sé. Dice che lui è vecchio, che è di plastica, che è finto, e lo dice grazie proprio alla finzione della giovinezza e dell’infanzia di cui il bambino della copertina è portatore. Finto più finto, non dà come risultato Vero, bensì Falso. La veridicità delle immagini si vendica disponendo la falsità dei significati che si vuol comunicare. La satira è il prodotto di tutto questo. Involontaria, inconsapevole, ma pur sempre satira.

PS
Una persona, a cui ho fatto leggere il testo qui sopra, mi ha spedito questa immagine di Domenico Ghirlandaio, “Vecchio con nipote”, della fine del Quattrocento. La allego. Forse dovrei riscrivere tutto, e costruire un discorso iconologico facendo riferimento alla tradizione dei ritratti di nonni con nipoti nell’arte italiana, quasi supponendo che i curatori dell’immagine di Silvio Berlusconi siano a conoscenza di questo quadro. Possibile. O forse no. Si tratta solo di un caso. Tuttavia ragionarci sopra avrebbe qualche significato. Alla prossima volta.

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38 Responses to Berlusconi e il piatto tutto pieno

  1. Anais il 7 luglio 2009 alle 11:47

    Al riguardo:

    L’ opinione delle Lucciole
    http://www.youtube.com/watch?v=qqJ5PJqxKZE&feature=channel_page
    http://www.lucciole.org/

    Estratto da Power To The Sisters, progetto popolare esplorativo su media diversi tra video-documento e libro testimonianza, Stickyboy, Per Dio e l’Impero – TEA

    pop in
    http://www.micropunta.it

    xxx

    M.dme Anais

  2. Pierpaolo il 7 luglio 2009 alle 12:04

    Prima di tutto preciso che è la prima volta che vedo nazione indiana. Trovo l’articolo interessantissimo ma, come molte cose che ci diciamo nel tentativo di controbattere e opporci a questa allucinante situazione politica e culturale, rischia di non intaccare per nulla il gruppo di quelli che dice “Lo vedi che buon nonno, bravo e amante della famiglia è Silvio!”. Usiamolo, allora, come strumento per convincere qualcuno a spostare l’adesione da quel progetto culturale alle nostre posizioni.
    Buon lavoro!!!

  3. cdm il 7 luglio 2009 alle 12:24

    anch’io credo che la satira involontaria di cui parla belpoliti – che è sempre acutissimo per carità – produca effetti solo in una parte degli italiani, che tra l’altro non sono affatto i lettori di chi. facciamo sempre l’errore di sopravvalutare il pubblico/elettorato, nei cui confronti invece queste cose continuano a funzionare, anche se mostrano le prime crepe.
    sul rapporto tra potere e infanzia, dittatura e lolitisismo scrive cose molte interessanti e forse poco conosciute enrico deaglio, che fa un interessantissimo storia parlallela di peron. la si può leggere qui: http://minimaetmoralia.wordpress.com/2009/07/07/la-carne-che-trema-o-le-curiose-assonanze-con-peron/

  4. unexscafista il 7 luglio 2009 alle 12:35

    Acciù,
    Rino Fima &
    Al Qaloidy.
    Venghino siooooori venghino

  5. martina il 7 luglio 2009 alle 12:37

    si chiama alfonso

  6. Alcor il 7 luglio 2009 alle 13:34

    e Caloria è Casoria.

    Ma a parte questo, sere fa Buttafuoco alla tv ha definito Berlusconi la nostra Evita Peron e la Padrona di casa del paese.
    Anche il lato femminile è interessante, mi sono chiesta come mai tante donne lo amino, probabilmente si tratta di sorellanza ideale, se la vicinanza col bambino è proprietà transitiva nei confronti della giovinezza, e la vicinanza con tante ragazze proprietà transitiva nei confronti degli uomini, il suo lato padrona di casa lo è riespetto alle donne.
    Non sarà l’unto del signore, ma certamente è trasceso a Grande Neutro Ideale, da riempire a piacere, puro geniale contenitore di immaginario italiano sfuso.

  7. Marco Saya il 7 luglio 2009 alle 13:57

    chissà dove sono finite le femministe di un tempo…?

  8. lambertibocconi il 7 luglio 2009 alle 15:34

    Sono le massaie, le democristiane, le qualunquiste, le brave mogli ecc. ecc. di un tempo a essersi involute in elettrici e fantasticatrici del gallo italico elevato a premier, non certo le femministe.

  9. vito il 7 luglio 2009 alle 16:16

    @belpoliti… Mi sono venute in mente, a proposito del quadro del Ghirlandaio, alcune pagine antiche e bellissime di un saggio di Cesare Brandi. Si trattava di riflettere su un fatto che nessuno aveva notato: a seguito di un restauro un po’ troppo profondo una delle verruche del naso del vecchio era stata cancellata… Brandi, allora, fa due considerazioni… la prima: si stia attenti alla fase della pulizia nei restauri; la seconda: nessuno si è accorto dell’assenza della verruca perchè nei quadri del quattrocento italiano, a differenza della pittura fiamminga, ogni particolare non vale di per se stesso, ma solo nella relazione con gli altri in maniera da far funzionare la scatola prospettica. Nella copertina di Chi avviene, in effetti, qualcosa di simile ed opposto… nessun particolare è al suo posto… nessun particolare riesce a fare sistema nell’incongruenza con quello che gli sta accanto… forse questa è satira involontaria… ma volendo procedere sulla via dell’indagine iconologica l’immagine di Chi è inquietante perchè si configura come attualizzazione di una immagine antica (http://www.flickr.com/photos/25714490@N00/3603141761/), quella della divinità fluviale vecchia, e tuttavia eterna, che porta prosperità alla povera umanità che, in forma di bambino, si avvicina alle sue acque per dissetarsi, per irrigare i campi, per sopravvivere… questo io credo sia il vero messaggio che nasconde la copertina di Chi… Berlusconi è un genius loci fluviale postmoderno che dice a chi lo osserva che non è possibile sopravvivere senza di lui… quel bambino non è solo suo nipote, bensì tutti gli italiani che, distogliendo lo sguardo dalla vecchia divinità (per evitare una visione insopportabile per l’artificio marcato), si illudono di poter ambire ai fasti marinareschi alla Susanna Agnelli… il bambino del Ghirlandaio, invece, non prova schifo per le verruche del nonno, né per quelle rughe che Berlusconi si ostina a cancellare… le verruche sono una saggezza che la divinità fluviale non può avere… il fiume è impetuoso, incontrollabile, feconda quello che gli capita a tiro, non dicerne, straripa se piove e se non piove lascia tutti senza acqua…

  10. gianni biondillo il 7 luglio 2009 alle 16:28

    Alcor: opss… correggo subito…

  11. fabiandirosa il 7 luglio 2009 alle 16:46

    @ Vito
    Credi davvero che Berlusconi – o il suo gruppo di collaboratori – abbia pensato tutte queste cose prima di scattare la foto?
    Mmh…

  12. Alcor il 7 luglio 2009 alle 16:49

    @ biondillo

    però Caloria è un bel lapsus.

    @lambertibocconi

    sul fatto che venga visto come gallo ho qualche dubbio, non ha il fisico del ruolo, a mio parere, il gallo non è mai imbonitore, mentre l’imbonitore può farsi anche massaia, transitare dalla cucina, intingere un pezzo di pane nel sugo e chiedere la ricetta, il lato brava moglie della donna italiana media è probabilmente più attratto dal lato Padrona di casa del paese, lato quanto mai rassicurante.
    Del resto della strategia trans-sessuale di S.B. parla molto Belpoliti nel suo libro, ed è forse il filo di tutto il suo discorso che mi ha interessato di più.

  13. Giovanna D'alatri il 7 luglio 2009 alle 16:50
  14. Alcor il 7 luglio 2009 alle 17:23

    @Giovanna D’alatri

    l’ho letto, grazie, ma non vedo il nesso con la trans-sessualità berlusconiana messa in rilievo da belpoliti.

    Anche se è vero che sia Sordi, che Rodolfo Valentino – e lo stesso Fellini – hanno un fortissimo tratto femminile, femminile nel senso del cliché femminile della morbidezza, della svenevolezza, dell’intimismo, del lato confidenziale, ecc.

    E’ il prefisso trans che nel libro di Belpoliti fa da transito alla lettura del fenomeno S.B. come sintomo dei tempi, trans-sessualità, trans-politica ecc.

  15. francesco forlani il 7 luglio 2009 alle 17:30

    trans aminasi?
    effeffe

  16. r.r. il 7 luglio 2009 alle 17:32

    sull’utilità del lavoro che sta facendo belpoliti e su una questione di metodo: se c’è una speranza per combattere il senso comune diffuso, lo sfacelo diffuso, questa passa dal metodo che un certo tipo di scrittura può innescare, come esempio da diffondere e insegnare e divulgare e fare proprio, trasversalmente (dal passaparola alla stampa alle agenzie della formazione, scuola e oltre, per dire). per esempio l’analisi ‘filologica’ o ‘iconologica’ delle parole e delle immagini che formano i discorsi e l’immaginario dello sfacelo (della nostra percezione del reale), per restaurare verità linguistiche alternative, per smascherare volti e discorsi, o almeno per suggerire ancora rancore e indignazione. credo.

    Come qui (da qui: http://www.ospiteingrato.org )

    http://www.ospiteingrato.org/Interventi_Interviste/I_guanti_di_Maroni_24_6_09.html

  17. Alcor il 7 luglio 2009 alle 17:45

    concordo in pieno con r.r.

    @effeffe

    e perché non trans atlantico?

  18. vito il 7 luglio 2009 alle 17:46

    @fabiandirosa… hai ragione… non credo affatto che i suoi collaboratori abbiano pensato all’analogia con la divinità-fiume… ma le immagini sono così… a volte in modo del tutto non voluto, come se fossimo colti in un lapsus, dichiarano le contraddizioni e le fragilità di chi le pensa sicuro che non si possa che intendere in un modo… e invece…

  19. nicola ponzio il 7 luglio 2009 alle 17:57

    Dio che mascherone, impossibile fissarlo per più di due secondi. Plastica pura, identico alla Guzzanti che lo imita. Un uomo finito.

  20. Giovanna D'alatri il 7 luglio 2009 alle 18:27

    Ad Alcor dico COMPLIMENTI per la velocità di lettura e assimilazione di un testo di una complessità incredibile e della lunghezza di (se non erro) decine di cartelle (altro che TRANS…)…

  21. Alcor il 7 luglio 2009 alle 18:46

    @ D’alatri

    lisciati le penne, l’ho letto significa che l’avevo già letto
    zibaldoni mi arriva sulla mail e ho anche il link su safari, come vedi, una certa ridondanza.
    Ti ringraziavo comunque della segnalazione, di cui continuo a non capire il nesso, se vuoi spiegarmelo tu ti leggerò volentieri.

    In ogni caso accetto i complimenti, in effetti sono una lettrice rapidissima e assimilo con una certa facilità:-)

  22. Saverio Fulci il 7 luglio 2009 alle 21:29

    Molto interessante. Ma nulla di nuovo. Ho paura che il target al quale CHI si rivolge sia pienamente soddisfatto del nonno che gioca con il nipotino. Non sa di photoshop, non sa e non vuole far la fatica di discernere fra quello che dice Lui e quello che dicono gli altri. Il fatto di avere un premier ricco, arrivato, circondato dal lusso lo placa e lo rassicura. E lo spinge a votarlo.
    Purtroppo, ormai, il consenso si acquisisce regalando sogni.
    L’italiano sa di essere ad un passo dall’orrore e si vuole godere gli ultimi istanti
    Saverio

  23. Giovanna D'alatri il 7 luglio 2009 alle 21:30

    Non volevo spiegarti niente, figurati, non ne hai bisogno. Però ammetterai che è lecito che io, avendo scoperto una lettura piacevole, la comunichi anche ad altri, non sapendo che già la consocevano, la qual cosa, allora, non può che farmi piacere. Però ho anche qualcosa da dire, ed è questo: il discorso sul trans e su tutto il resto di Belpoliti mi sembra di una astrusaggine intelligente da far spavento, e alla fine non dice niente e non suscita nessun pensiero nuovo, quello che sapevamo, ci viene confermato. Invece, in quell’altro scritto di Celati leggo tutt’altro, leggo spunti che vanno in mille direzioni, e ogni volta in maneira sempre diversa, per cui io lettore sono attirato non solo dall’intelligenza ma anche dalla bellezza, se così posso dire, del modo in cui si svolge il racconto. Mi sembra una differenza non da poco: non tanto, e non solo, di stile, quanto di sostanza – o transustanza…

  24. stalker il 8 luglio 2009 alle 01:15

    come non essere d’accordo con belpoliti?
    il problema è che chi legge chi o vede emilio fede o il tg1 commenta:
    l’unica cosa che ho capito che SB è sessualmente ancora attivo.

    del resto se il suo “gradimento” è calato di poco alle ultime europee, rispetto alla gravità del suo “non stare bene”, vuol dire che l’italia e gli italiani non stanno tanto bene!

    del resto come ministri all’istruzione e alla cultura abbiamo gelmini e bondi, due che non li avrebbero presi neanche al grande fratello.
    il contrario sarebbe gravissimo, far funzionare istruzione e cultura rischia di formare futuri esseri pensanti

  25. unexscafista il 8 luglio 2009 alle 04:53

    trans-e-unte?
    No, certo che no.

    Le femministe in trance da glory hole, le massaie in gita a Cologno
    Monzese…………….

    http://www.youtube.com/watch?v=LUI22cBa418

  26. Alcor il 8 luglio 2009 alle 13:29

    @ D’alatri

    certo che è lecito, e infatti ti ho ringraziata, che lo avessi già letto non toglie nulla.
    Ma resta il fatto che non vedo il nesso.
    E a differenza di quel che dici, quando non capisco ho bisogno di spiegazioni, come tutti.

  27. Alcor il 8 luglio 2009 alle 13:40

    Vorrei partecipare a tutti qui il mio sgomento, Obama ha appena detto e l’ho sentito con le mie orecchie al TG1. che S.B. gode del consenso del paese per la sua integrità.

  28. Isak il 8 luglio 2009 alle 13:44

    O è disinteressato (dunque disinformato), oppure intende qualcosa di preciso. Perché, volendo, a suo modo, S.B. È integro, e nella sua zozzeria, di uomo, privato e pubblico. Il consenso si basa in fondo su questo, perché esiste una identità forte tra le due zozzerie, dove una l’ho detta qui sopra, e l’altra è quella del paese.

  29. vito il 8 luglio 2009 alle 14:01

    @alcor … “gode del consenso del paese per la sua integrità”??? … sono veramente sconcertato… ma, a pernsarci bene, è come se avesse voluto dire agli italiani “non dovreste forse dare il vostro consenso ad una persona integra?”

  30. Alcor il 8 luglio 2009 alle 14:13

    Non credo proprio, i diplomatici avranno trattato e la frase è il frutto di una trattativa, questo vuol dire che gli italiani non gli interessano, ma le basi americane, i due ex detenuti di Guantanamo, e le nostre truppe in Afganistan sì.
    Faccio un elenco a caso, non essendo al corrente delle segrete cose.

  31. vito il 8 luglio 2009 alle 15:08

    mi convince

  32. Carlo Capone il 8 luglio 2009 alle 17:37

    Obama era rivolto al Presidente Napolitano nel discorso che ha tenuto al Quirinale . Dopo aver sottolineato che il Presidente è un uomo integro e che gode del consenso del paese ha aggiunto: “Ed è anche un gentiluomo, esattamente come me l’avevano descritto”

  33. Alcor il 8 luglio 2009 alle 18:02

    Ah, meno male, grazie Capone, in effetti mi era venuto un dubbio perché nessun altro ne parlava e io avevo acceso a metà telegiornale, ritiro tutto.

  34. Baldrus il 9 luglio 2009 alle 10:36

    Interessante la disamina sulla satira involontaria, o indiretta, soprattutto nella parte finale del pezzo di Belpoliti.

    E’ comunque una satira macabra. Talvolta guardo incredulo la nostra televisione, e mi viene persino da ridere, per questa satira involontaria macabra. Il Tg1 sembra la Pravda dei tempi d’oro, oppure la televisione coreana, quando il dittatore viene sempre chiamato “il nostro caro leader”. Sinceramente non avrei immaginato che il nostro sistema avrebbe potuto ridursi così. E’ andato oltre ogni aspettiva, oltre la fantasia. Direi che siamo nella fantascienza. Ogni giorno viene fatto un lavaggio del cervello a una parte maggioritaria della popolazione, quella che, affermano vari studi, non legge i giornali ma guarda unicamente la televisione. Anche il giornale di cui parla l’articolo, Chi, è incredibile. Da ragazzino ricevevo riviste ungheresi, sovietiche, cinesi, in lingua italiana, ed erano come Chi. I cari leader in posa, celebrati in un tripudio di retorica e falsificazioni. Poi quel sistema si è sgretolato, il nostro invece sembra in fase di nuova costruzione. Ammetto di non capirci quasi nulla, non riesco a capire se il cosiddetto consenso popolare deriva da questa nuova roboante retorica di regime, oppure se regna sovrano una sorta di cinismo popolare, dove quasi nessuno crede a una parola delle balle propinate dai domestici mediatici del caro leader, perché l’unico interesse è l’ampliamento della casa col decreto che scavalca i regolamenti regionali, un occhio di riguardo verso la riduzione/evasione fiscale ecc. Poi il resto può andare alla deriva, cavoli degli altri, e il caro leader si faccia tutte le escort che vuole, chi se ne frega.

    Io davvero non so.
    Ma so che mi sento alla finestra a guardare, e non sto affatto bene come osservatore.

  35. Partito Comunista Dandy cellula M. Proust Ischia il 9 luglio 2009 alle 14:58

    Ruba un pacco di wafer in un discount di Melito, in provincia di Napoli. Due addetti al minimarket lo bloccano: un furto da 1 euro e 29 centesimi. E così, nel paese che esige la legalità e invoca la certezza della pena, Salvatore Scognamiglio, 40 anni, viene condannato a tre anni di reclusione. «Avevo fame, mi vergogno…», ha detto, più come nenia che come giustificazione. Scognamiglio, tossicodipendente, aveva già commesso qualche piccolo furto, in passato, e per quello era stato condannato. Niente Cirielli, dunque, che ai recidivi toglie il fiato. Allora il giudice gli ha inflitto il minimo consentito dalla legge. Ma il minimo sono tre anni. Ma tre anni e sei mesi, proprio due giorni fa, sono stati inflitti agli assassini in divisa di Federico Aldrovandi. Qualcosa non funziona in questa “certezza della pena”, in questo paese che vive già nel dolore senza bisogno di provocarne altro. Non si tratta di soppesare gli anni di galera: troppi per un wafer, pochi per un omicidio. Federico non tornerà, ma la condanna di poliziotti – che non sono al di sopra della legge – è una vittoria della giustizia. Siamo sicuri che anche i tre anni a Scognamiglio lo siano?

    (“Liberazione”, 9 luglio 2009, pag. 1)

  36. franz krauspenhaar il 10 luglio 2009 alle 00:41

    un buon pezzo, che poteva a mio parere essere lungo la metà. ma ci sono riflessioni acute, come è costumanza di belpoliti.

  37. Bartolomeo Di Monaco il 10 luglio 2009 alle 04:47

    L’articolo di Belpoliti mi sgomenta.
    Quando scrivo (http://www.bartolomeodimonaco.it/online/?p=5139 ) che si rischia di traformare Berlusconi in un mito mi riferisco anche ad articoli di questo tipo

  38. lorenzo galbiati il 11 luglio 2009 alle 00:38

    La satira involontaria in Italia è accettata come fenomeno di massa da quando è “sceso in campo” Berlusconi, non l’ha certo inventata “Chi”.
    E’ un fenomeno ormai talmente abusato che non ce ne si accorge più.
    Ma scusate, ve lo ricordate Berlusconi due settimane fa dire davanti alle telecamere della tivù, perfettamente serio (vado a memoria): “questi scandali montati ad arte contro di me si ripercuoteranno contro i loro autori, perchè gli italiani sanno che sono buono, onesto, leale, che mantengo sempre quello che promettio ed è per questo che piaccio agli italiani ecc.”
    E non è un attore Berlusconi quando dice queste cose: non ci fa, ci è, è davvero convinto di quel che dice – è questa la sua forza. E’ talmente convinto di quel che dice che riesce a far diventare le sue bugie realtà prima di tutto per se stesso. In verità, quindi, dobbiamo riconoscere che effettivamente lui non mente mai. E stando così le cose, dobbiamo anche pensare che ci troviamo di fronte a una forma psicopatologica che, per le implicazioni pubbliche che produce, risulta essere senz’altro molto pericolosa per la vita civile del Paese. Del resto, gli effetti sono sotto i nostri occhi da 15 anni.



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