due passi ( fare )

Maria Grazia

Come sono sfacciate le rose come sono belle come sono
una efferata moltitudine le rose
ai confini del regno e sotto gli archi
dei paradisi le semprevive
rose – e diseguali
al cuore
disregnato perché
il cuore beve i fondi minerali
della pioggia e gli umori
beve
fino al bagliore della coppa – usura
con interesse altissimo il dolore
fino al lampo segreto
di chi non muore
più: l’immortale
viene nero e segreto come la rosa
dischiusa dai lamenti con la sua bocca
spoglia – slargato
fiore da giardino
con sedili di pietra e scolatoi
rosso e screanzato
fulcro
che disgiungi anche il sole
fermo sulle discariche e sui letti
al mattino, quando siamo più aperti e più chiari e
non crediamo alla morte ma ai colibrì
che tengono in vita le foreste
non crediamo alle docili evidenze ma alle inezie
a parole che sciamano nell’invisibile
destinate
a far splendere il cuore come un bagliore
d’oro nel petto di catrame degli scomparsi e in quello
splende l’oro maiuscolo del mondo – in quello
l’ovunque – in quello
il persempre, la promessa di tutte le rose
e il silenzio caduto poi dalle rose, il silenzio
di nessuno – solo
più amore, solo più rose, mia
deposizione, mia
rosa
immortale.
dance-class-hr-clog-photo-copy

Marco
Non ti dimenticheremo mai
rosa

  11 comments for “due passi ( fare )

  1. 10 agosto 2009 at 11:54

    come sono sfacciate come sono belle queste tue rose hanno silenzi che si fanno splendere il cuore come un bagliore d’oro con le loro promesse

    (mi perdoni Mg Calandrone, non ho resistito) intensissima, bravissima. B.

  2. véronique vergé
    10 agosto 2009 at 12:42

    L’accordo tra due sensibilità: Maria e Marco.
    La poesia di Maria Calderone mi ha fatto penetrare nella foreste
    delle rose, sempre verdi, sempre rose, rosa per ogni emozione.

    Una vera magia.

    E Marco ha creato la declinazione della rosa,
    la declinazione del sentimento.

    L’immagine di effeffe mi piace nella figura
    scarpa stella rossa verso scarpa bianca
    dialogono
    scarpa blu cerca un altro passo.

  3. Fabio Teti
    10 agosto 2009 at 12:53

    grande, Marco. ça va sans dire.

    (e interessante idea, questa di Forlani, specie in un accostamento tanto dialettico).

  4. 10 agosto 2009 at 13:15

    Fabio e Bianca, prossima coppia
    mandate presto a communistedandy@gmail.com
    due componimenti brevi, uno a scarpa, mi raccomando
    effeffe

  5. 10 agosto 2009 at 13:23

    cara bianca sono io che non ho resistito a parlare di rose dopo tutte le rose! molto molto sfacciata, sì…
    grazie a véronique per i multicolori che ha immaginato e a fabio e ovviamente all’attesissimo (a roma) furlen

  6. 10 agosto 2009 at 15:26

    Hai ragione Maria Grazia, con tutto questo traboccare di rose, come si fa a non parlarne?

    (sono belle così sfacciate queste tue rose hanno silenzi che sì fanno splendere il cuore come un bagliore d’oro con le loro promesse)

    E’ l’attitudine a corrispondere la sfacciataggine delle rose, che fa del tuo sguardo la bellezza che è, sguardo che raccoglie tutto, contiene, abbraccia, amplifica

  7. 10 agosto 2009 at 15:27

    Francesco, grazie mille, spedisco tra poco, abbracci, B.

  8. pasquale vitagliano
    10 agosto 2009 at 16:51

    Bel giro di danza anche questo.
    Hanno grande Grazia questi due passi di MariaG e Marco.
    Passi di walzer sulla promessa delle rose – il silenzio – in bilico tra discariche e letti – con il sole a fare da cieco cantore delle discinte imprese metropolitane degli ultimi eroi della lingua più antica.
    Rosa – la sposa – la stella gustosa: Non dimenticherò mai la prima declinazione. Ma amo la quinta, quella che mi sono dimenticato – dies, diei. Quella dei giorni perduti.
    Un saluto particolare a Maria Grazia.
    FF hai colto al volo la “risonanza”. Sei grande.
    PVita

  9. mario
    10 agosto 2009 at 17:04

    copiati. e incollati nel mio diario(con la firma degli autori)
    una sbirciatina, di tanto in tanto, non fa male ;)
    per pensare un po’, a quel fiore che la mia adorata Nora V. amava tanto.

  10. metello
    15 agosto 2009 at 20:26

    Rosa d’amore padrona, punisci e perdona, non chiuderti mai.
    Rosa d’amore signora, digiuna e divora, non perdermi mai.
    (rosa rosae -de gregori)

    anche se le rose non sempre valgono il loro costo, o il motivo per cui sono state regalate.

  11. Nina Maroccolo
    19 agosto 2009 at 18:56

    Di Maria Grazia penso il meglio: ancora una volta non mi resta che l’abbacinazione di una poesia veramente “alta”. Risplende d’amore unico-universale.
    Ma la vera sorpresa, l’impatto maggiore – stavolta – me l’ha dato Marco Giovenale.
    Il suo perfezionismo, la rassegna non-rassegna di tutte le declinazioni sulla “rosa” all’interno dello spazio quadrato, non casuale, mi ha emozionato fortemente.
    Mentre Maria Grazia ha agito di ventre, Marco ha perseguito la ratio. Almeno in apparenza. Ma la sua espressività è stata per me magica, alchemica. Molto più di un semplice tabulato la sua POESIA.
    Veramente grande. Insieme, Maria Grazia e Marco: una gioia!:-)

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