Loca III: Le ceneri di Gramsci

25 agosto 2009
Pubblicato da

gramsci_pasolini

Pier Paolo Pasolini
Le ceneri di Gramsci

 

di Pier Paolo Pasolini

– I –

Non è di maggio questa impura aria
che il buio giardino straniero
fa ancora più buia, o l’abbaglia

con cieche schiarite… questo cielo
di bave sopra gli attici giallini
che in semicerchi immensi fanno velo

alle curve del Tevere, ai turchini
monti del Lazio… Spande una mortale
pace, disamorata come i nostri destini,

tra le vecchie muraglie l’autunnale
maggio. In esso c’è il grigiore del mondo,
la fine del decennio in cui ci appare

tra le macerie finito il profondo
e ingenuo sforzo di rifare la vita;
il silenzio, fradicio e infecondo…

Tu giovane, in quel maggio in cui l’errore
era ancora vita, in quel maggio italiano
che alla vita aggiungeva almeno ardore,

quanto meno sventato e impuramente sano
dei nostri padri – non padre, ma umile
fratello – già con la tua magra mano

delineavi l’ideale che illumina

(ma non per noi: tu morto, e noi
morti ugualmente, con te, nell’umido

giardino) questo silenzio. Non puoi,
lo vedi?, che riposare in questo sito
estraneo, ancora confinato. Noia

patrizia ti è intorno. E, sbiadito,
solo ti giunge qualche colpo d’incudine
dalle officine di Testaccio, sopito

nel vespro: tra misere tettoie, nudi
mucchi di latta, ferrivecchi, dove
cantando vizioso un garzone già chiude

la sua giornata, mentre intorno spiove.


 

Ecco: qual è stata, nella storia della poesia italiana, l’importanza delle Ceneri di Gramsci. Libro che, se molti considerano come il migliore in versi di Pasolini, non tutti reputano un capolavoro: a cominciare dallo stesso Berardinelli, che lo ha giudicato disuguale ed imperfetto, come tutte le opere di Pasolini. Credo sia giusto, a questo punto, ricordare fatti noti: se non altro perché si tende a rimuoverli. Ecco: quale considerazione si avrebbe, oggi, della letteratura popolare e della poesia in dialetto, se non ci fosse stata anche, negli anni Quaranta e Cinquanta, la battaglia dell’antiermetico e gramsciano Pasolini, con la sua produzione in proprio (mettiamo Poesie da Casarsa, del 1942) e la sua attività di saggista e critico, culminata in Passione e ideologia (1960)? E ancora: sarebbe stato lo stesso quel processo che ha visto la poesia italiana compromettersi, sempre di più, con la prosa e la narrativa, senza le guerre di Pasolini? Ritorno alla domanda sull’importanza delle Ceneri: per rispondere che potrebbe stare nel tentativo di candidarsi come proposta d’una poesia civile, lavorata dentro una nuova dimensione oratoria, tale da smentire la persistente convinzione crociana dell’impossibilità d’ogni alleanza, a vantaggio della poesia, tra prosodia ed eloquenza, metrica ed ideologia. Un tentativo molto difficile e coraggioso sulla scena italiana, se si pensa che, quanto ad eloquenza civile, l’Italia aveva conosciuto la retorica nazionalista di Carducci e D’Annunzio. In questo senso, Le ceneri hanno qualcosa di prodigioso. Senza nemmeno negarsi a certe accensioni di lirismo che non si dimenticano, come nell’incipit della VII sezione che dà il titolo al libro: «Non è di maggio questa impura aria/che il buio giardino straniero/fa ancora più buio, o l’abbaglia».
 
Massimo Onofri
La poesia civile di Pasolini
Il senso della tradizione contro l’orrore del mondo
La Nuova Sardegna

 
 
Loca I: Poschinger strasse,1 di Giorgio Zampa
Loca II: Le città sottili. 3. Armilla di Italo Clavino
 
 

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112 Responses to Loca III: Le ceneri di Gramsci

  1. paolettodicanio il 25 agosto 2009 alle 10:29

    ma allora me voi fa’ piagne, dillo orsolella che ce voi fa’ piagne a tutti, e dillo che voi er comunismo, te perdono. daje, daje tutti

  2. francesco pecoraro il 25 agosto 2009 alle 10:29

    il poema è del 1954.
    qualcuno ha un’idea della forza di impatto che, qualche anno dopo, possono aver avuto questi versi sulle nostre coscienze di ragazzi di allora?

  3. gianni biondillo il 25 agosto 2009 alle 10:34

    So l’impatto che ebbe su di me, quando lo comprai diciottenne (il mio “primo” Pasolini).

  4. chi il 25 agosto 2009 alle 11:04

    ieri al bar con una amica mi e’ tornata in mente una cosa di Pasolini, che e’ sempre con me, bello stamattina svegliarsi con “delineavi l’ideale che illumina”.
    chi

    La diversità che mi fece stupendo
    e colorò di tinte disperate
    una vita non mia, mi fa ancora
    sordo ai comuni istinti, fuori dalla
    funzione che rende gli uomini servi
    e liberi. Morta anche la povera
    speranza di rientrarvi, sono solo,
    per essa, coscienza.
    E poiché il mondo non e’ più necessario
    a me, io non sono più necessario.

  5. Salvatore D'Angelo il 25 agosto 2009 alle 11:28

    Io l’ho “bevuto” tutto d’un fiato nel 1976 facendo il servizio militare a Palermo, Taranto e poi Monterotondo (Roma), nell’edizione Garzanti in copertina cartonata e con sopracoperta “Pasolini Tutte le poesie”, senza commento o esegesi alcuna: c’era tutto, l’usignolo della chiesa cattolica, le poesie a casarsa, i poemetti civili, le ceneri di gramsci, poesia in forma di rosa, la religione del mio tempo, trasumanar e organizzar, gli epigrammi (brucianti, fulminanti) e quant’altro; mancavano solo le poesie dialettali, lette in seguito. Outing letterario per outing letterario, dirò che Pasolini (con Sciascia, Il giorno della civetta) ha significato per me il passaggio dall’infanzia all’adolescenza letteraria: facevo la terza media ( a.s. 1967-68) e mi capitò tra le mani UNA VITA VIOLENTA, oltre al già citato GIORNO DELLA CIVETTA di Sciascia; lo lessi tutto d’un fiato, affascinato e turbato dallla mimesi linguistica. Fino ad allora avevo solo letto libri per l’infanzia (Verne, Salgari, per intenderci). Da allora non l’ho più mollato. Ancora adesso lo ritengono l’ultimo, insuperato poeta civile di GRANDE SPESSORE. Hanno fatto bene Orsola Puecher e Massimo Onofri a riproperre questo brano delle CENERI, perchè c’è necessità di aprire un dibattito sulla POESIA CIVILE qui e ora: quali sono gli attuali caratteri, come si presenta e che riferimenti abbia mai con i grandi predecessori, se sia “retorica” o meno; se certa poesia “minimalista” possa definirsi anch’essa poesia civile, nel senso che esprime un punto di vista sullo “stato delle cose” e cosi via. Insomma, ce n’è di che discutere, e sarebbe ora, credo. Magari partendo proprio da Pasolini .
    Chi raccoglie il testimone lanciato da Orsola e Onofri?

  6. aparrag aculnaig il 25 agosto 2009 alle 11:42

    Alla mia nazione

    Non popolo arabo, non popolo balcanico, non popolo antico
    ma nazione vivente, ma nazione europea:
    e cosa sei? Terra di infanti, affamati, corrotti,
    governanti impiegati di agrari, prefetti codini,
    avvocatucci unti di brillantina e i piedi sporchi,
    funzionari liberali carogne come gli zii bigotti,
    una caserma, un seminario, una spiaggia libera, un casino!
    Milioni di piccoli borghesi come milioni di porci
    pascolano sospingendosi sotto gli illesi palazzotti,
    tra case coloniali scrostate ormai come chiese.
    Proprio perché tu sei esistita, ora non esisti,
    proprio perché fosti cosciente, sei incosciente.
    E solo perché sei cattolica, non puoi pensare
    che il tuo male è tutto male: colpa di ogni male.

    Sprofonda in questo tuo bel mare, libera il mondo.

    Pier Paolo Pasolini

    “La religione del mio tempo” 1959

    [non è strano che si continui a rinnovare Pasolini (o forse sì – perché solo ora noi italiani, morti e in formaldeide di camicia massacrata – perché solo ora, da cadaveri, ci si può confrontare con un cadavere), quasi per assolversi dal senso di colpa di non aver continuato la lotta che so anche scendendo in piazza contro l’omofobia contro il potere massmediatico del mafioso o di un senatore colluso a vita ed è strano che si usi la nuova televisione (internet) e la nuova retorica del tutto indifferenziato del web della livella mortale del web che poeta a ogni piè sospinto come se poeta fosse il visto scritto in forma di cosa (per carità ho sbagliato tanto anche io a presumere che si possa far poesia o prosa coi blog e con la tastiera o letteratura con la scopiazzatura cinematografica dell’ultimo b(i)est seller del giovane trentenne etero precario che parla di quello che altri giovani trentenni etero precari hanno scritto sotto l’ègida (o egìda come disse la servetta gelmini sbagliando nell’occuparsi della socioeducazione culturale italiana – lei che è di formazione giuridica e democristiana, cosa cazzo ci azzecca con cultura la ricerca e la psicopedagogia?) […] ho perso il filo e ne sono felice.

    i ragazzi d’allora avevano lui, il maestro, l’eretico e il pederasta e il poeta e guarda cosa non hanno fatto,
    i ragazzi di ora hanno , il , l’ e il e il e guarda quanto si fanno.
    – e fanno bene, alcool droga a ufo. un suicidio collettivo, sempre che i morti possano rimorire di nuovo. –

    a ecco, sì, volevo dire: l’essere è nulla.

  7. sergio falcone il 25 agosto 2009 alle 11:54

    Eppure c’è chi detesta Pier Paolo Pasolini.
    Preferisco non entrare nel merito.
    Come al solito, ci sono varie scuole di pensiero.
    Mi limito a dire che sono con Elsa Morante, quando gli si scagliò contro.
    Per via del PCI.
    La vittima spesso torna al carnefice. Sadomasochismo politico.

  8. viola il 25 agosto 2009 alle 11:57

    a margine: stranissimo come fosse decisamente pascoliano nella misura e nel lessico..anche perchè, forse, per fare poesia *civile* non sempre occorre urlare…ciao Orsoletta, V.

  9. viola il 25 agosto 2009 alle 12:03

    @ sergio falcone
    personalmente lo preferisco regista, lì è più autenticamente *poeta* o polemista, lì è decisamente più acuto anche a non condividere tutte le sue posizioni, ma è un fatto che è diventato icona, a prescindere, e per quanto “costrutta” un’icona è un’icona è un’icona..

  10. Manuel Cohen il 25 agosto 2009 alle 12:39

    Pasolini è essenzialmente un poeta.E’ soprattutto poeta. In quanto poeta è stato tutto il resto. Negare questo significa continuare a mistificarlo. L’operazione culturale di sfondamento, di generi e canoni, di apertura della lingua poetica della nostra asfittica tradizione ai linguaggi correnti o corrivi, la sua resa contaminata e meticcia, la dilatazione polimetrica e polimorfe nella prosa, nel teatro, nel cinema, nella pittura, nella scrittura saggistica e nel giornalismo nasce dalla poesia, dal suo modo di intendere la poesia ‘in atto’, in azione e in movimento metamorfico. A un nodo e a uno snodo delle epoche e delle lingue, non riconoscere a Pasolini i meriti di aver sdoganato la lingua della poesia ( cosa che, per altre vie, tentarono tra gli altri, e non di certo sperimentali , Montale con ‘Satura’ e Luzi con ‘Nel magma’) significa non averci capito granché. Quanto a Belardinelli, ne dice tante ( penso alle amenità che ha scritto su Fortini ) che non mi sembra un riferimento credibile. Non per me. Lo lascio dunque nel suo brodo di ‘critica maschia’ ( la inquietante definizione la si deve a Paolo Febbraro, che recensendolo su ‘Nuovi argomenti’, lo glorifica così).. non sapevo che anche la critica è così sessista…

  11. AMA il 25 agosto 2009 alle 13:12

    K.I.T.S.C.H.

  12. véronique vergé il 25 agosto 2009 alle 13:26

    E’ un magnifico post, Orsola e per me molto prezioso, perché ho una conoscenza scarsa della poesia di Pier Paolo Pasolini.

    I film di Pasolini sono anche di una bellezza sublime. Ho una preferenza per La Ricotta, e la trilogia delle favole. I volti sono di un’innocenza con sorriso semplice aperti alla vita e all’amore. Ho molto amato Le Decameron ( Salvatore :-) C’è una celebrazione del corpo e nelle stesso tempo il film finisce con una parola che ho sempre pensata, ambigua: l’arte espresso è disillusione, l’arte ha il colore del sogno e dovrebbe
    rimanere nel celeste sogno. Idea ambigua, perché non è vera per lo spettatore, il lettore, vera solo per il creatore che ha une vision quasi mistica, apparizione cosi intensa che non si puo modellare alla realtà.

    Pasolini aveva anche nel suo viso l’espressione della poesia, nei tratti tormentati, fini; e negli occhi neri senza liquidità.

    E’ un genio, nell’innocenza e nella crudeltà. Ho solo un rimpiango: non posso vedere Salo, avevo iniziato e mi sono sentita male, nella nausea. Non ho potuto seguire il film. Non sono come vincere questa impossibilità.

    Un genio è nella capacità di portare il mondo al cielo e anche nello spavento, anche di produrre il disgusto lo più forte e il desiderio di vita lo più grande.

  13. marthagraham il 25 agosto 2009 alle 13:30

    @ds
    quella signora che sempre (ci) insegue??…-);

  14. Diamante il 25 agosto 2009 alle 14:06

    Concordo con Viola e Cohen. Pasolini è essenzialmente un poeta, qualsiasi cosa faccia. Non è un grande poeta, a mio avviso, ma una grande personalità sì. Ha rappresentato in Italia un’eccezione per il coraggio, la vastità, l’iconoclastia, la temerità, l’acutezza, la prepotenza del suo intelletto. Giusto riproporlo, per molte cose non è invecchiato. Quanto alla annosa questione sulla poesia civile, ho già detto la mia in DUE PASSI FARE.

  15. natàlia castaldi il 25 agosto 2009 alle 14:18

    Da “La Rabbia”

    Soltanto le grandi borghesie industriali possono suscitare casi di rabbia rilevanti. In Italia no, perché la borghesia è piccola e anche la rabbia contro la borghesia è provinciale, è piccola e limitata. Ecco perché il mio tipo di rabbia non catalogabile si presenta come uno dei pochi tipi di rabbia in Italia. Anche i comunisti rivoluzionari italiani in questo momento sono ancora, tutto sommato, dei borghesi o dei piccoli borghesi in doppio petto che, invece che avere alle loro spalle, per rassicurarli, i dogmi del cattolicesimo e del conformismo borghese hanno i dogmi dell’ideologia marxista.

    http://www.youtube.com/watch?v=NGuyh079rX4

    «Cos’è successo nel mondo, dopo la guerra e il dopoguerra? La normalità. Già, la normalità. Nello stato di normalità non ci si guarda intorno: tutto privo dell’eccitazione e dell’emozione degli anni di emergenza. L’uomo tende ad addormentarsi nella propria normalità, si dimentica di riflettersi, perde l’abitudine di giudicarsi, non sa più chiedersi chi è. È allora che va creato, artificialmente, lo stato di emergenza: a crearlo ci pensano i poeti. I poeti, questi eterni indignati, questi campioni della rabbia intellettuale, della furia filosofica».

    “Cos’è che rende scontento il poeta?
    Un’infinità di problemi che esistono e nessuno è capace di risolvere: e senza la cui risoluzione la pace, la pace vera, la pace del poeta, è irrealizzabile. Per esempio: il colonialismo. Questa anacronistica violenza di una nazione su un’altra nazione, col suo strascico di martiri, di morti. O: la fame, per milioni e milioni di sottoproletari. O: il razzismo. Il razzismo come cancro morale dell’uomo moderno, e che, appunto come il cancro, ha infinite forme. E’ l’odio che nasce dal conformismo, dal culto della istruzione, dalla prepotenza della maggioranza. E’ l’odio per tutto ciò che e’ diverso, per tutto ciò che non rientra nella norma, e che quindi turba l’ordine borghese. Guai a chi è diverso! questo il grido, la formula, lo slogan del mondo moderno. Quindi odio contro i negri, i gialli, gli uomini di colore: odio contro gli ebrei, odio contro i figli ribelli, odio contro i poeti. Linciaggi a Little Rock, linciaggi a Londra, linciaggi in Nord Africa; insulti fascisti agli ebrei. Perché: finché l’uomo sfrutterà l’uomo, finché l’umanità sarà divisa in padroni e in servi, non ci sarà né normalità né pace. La ragione di tutto il male del nostro tempo è qui”.

    “Perché, compagni e nemici, uomini politici e poeti, la Rivoluzione vuole una sola guerra, quella dentro gli spiriti, che abbandonano al passato le vecchie, sanguinanti strade della Terra” P.P.P.

  16. natàlia castaldi il 25 agosto 2009 alle 14:20

    era uno che parlava

  17. Nina Maroccolo il 25 agosto 2009 alle 16:43

    Scusate, ma quando lo leggo io piango sempre… In ogni cosa che scrive o dice c’è un’umanità che è l’Umanità Tutta.
    Ed è vero, Natàlia: ERA UNO CHE PARLAVA!

    Bellissimo il film-documento LA RABBIA. Con un Guareschi altrettanto grande, seppur d’altra sponda…

    GRAZIE AD ORSOLA PER QUESTO DONO. Un abbraccio sentito,
    Nina

  18. Nina Maroccolo il 25 agosto 2009 alle 16:47

    ORSOLA: mi sono dimenticata. Ottimo articolo, il tuo!

  19. nadia agustoni il 25 agosto 2009 alle 18:40

    Ne parlavo l’altro giorno.
    L’ho letto a 18 anni e l’impatto fu notevole.

  20. Giocatore d'Azzardo il 25 agosto 2009 alle 18:59

    Non voglio sempre e comunque fare il bastian contrario e non mi metto sicuramente a discutere Pasolini come poeta, ma come si fa ad affermare che era uno che parlava? uno che sapeva? Pasolini non ha MAI fatto mezzo nome, non si è mai esposto: mai.

    Pasolini: apologia del silenzio. Senza nulla togliere alle poesie che sono molto belle. Ma possono bastare delle poesie e un libro mai terminato e senza nomi per trasformare un bravissimo poeta in un mito?

    Blackjack.

  21. Manuel Cohen il 25 agosto 2009 alle 19:30

    Pasolini i nomi li ha sempre fatti. anche per questo è stato tanto odiato da destra da sinistra e da centro. non faceva apologia del silenzio. tu, certamente fai apologia della tua ignoranza, caro GIOCATORE D’AZZARDO, Pasolini ci metteva nome e cognome, vedi caso Mattei, Iri,… e forse è morto proprio per questo, tu non metti neppure la firma alle tue boutades

  22. Manuel Cohen il 25 agosto 2009 alle 19:32

    p.s. non vivo Pasolini come un mito, lo leggo come un punto di riferimento preciso, che è ben altra cosa dall’icona innocua che si può tenera sulla testiera del proprio letto

  23. Nina Maroccolo il 25 agosto 2009 alle 20:08

    @ Giocatore d’Azzardo: PPP si è esposto sino all’ultimo. Forse non conosci bene la sua storia… Guarda, poi c’è Manuel che PARLA E SCRIVE per me, con idee assolutamente identiche – anche sul fatto di non farlo diventare un’icona. Aspetto che avrebbe detestato.

    Per il resto, esistono i libri per studiare. E tu ne hai un grande bisogno, credimi:-)))

  24. Abele Longo il 25 agosto 2009 alle 22:46

    “Andreotti, Fanfani, Rumor, e almeno una dozzina di altri potenti democristiani, dovrebbero essere trascinati sul banco degli imputati. E quivi accusati di una quantità sterminata di reati: indegnità, disprezzo per i cittadini, manipolazione del denaro pubblico, intrallazzo con i petrolieri, con gli industriali, con i banchieri, collaborazione con la Cia, uso illegale di enti come il Sid, responsabilità nelle stragi di Milano, Brescia e Bologna (almeno in quanto colpevole incapacità di colpirne gli esecutori), distruzione paesaggistica e urbanistica dell’Italia, responsabilità della degradazione antropologica degli italiani, responsabilità dell’esplosione “selvaggia” della cultura di massa e dei mass-media, corresponsabilità della stupidità delittuosa della televisione.
    Senza un simile processo penale, è inutile sperare che ci sia qualcosa da fare per il nostro paese. E’ chiaro infatti che la rispettabilità di alcuni democristiani (Moro, Zaccagnini) o la moralità dei comunisti non servono a nulla”.
    da Il Mondo, 28 agosto 1975

    Ciao Nina :)

  25. Diamante il 25 agosto 2009 alle 23:36

    Del post su LA RABBIA di Natàlia Castaldi, trovo stupendi i primi due pezzi, mentre il terzo appartiene al Pasolini peggiore, quello in cui il populista e il moralista prevalgono sull’artista e sull’ispirazione. Il poeta non sopporterebbe dunque il colonialismo piuttosto che il razzismo o le disuguaglianze sociali o il sottoproletariato? Che sciocchezze! Sono questi i limiti del Pasolini pensatore, che poi si riverberano anche sul (non eccelso, a tratti buono, a tratti mediocre) Pasolini poeta o romanziere. Come ho già detto prima, Pasolini era poetico nel modo globale d’affrontare la vita, a mani nude, d’istinto e di rabbia; non era poeta puro nella scrittura e nemmeno nell’idea, nella concezione della poesia, che egli a torto mescolava con un sacco di problematiche sociali e culturali. E’ stato veggente nell’interpretare il nostro tempo; è stato alle volte poeta banale.

  26. francesco forlani il 26 agosto 2009 alle 01:03

    un petit court-circuit tra Blondill et Orsola

    effeffe

  27. franz krauspenhaar il 26 agosto 2009 alle 01:07

    sono d’accordo con diamante salvo per il fatto che secondo lui non è stato un grande poeta. è stato un grandissimo poeta: che affrontava la vita, e anche la poesia, a mani nude. come tutti quelli che lavorano su più fronti ha avuto delle cadute, soprattutto in campo cinematografico; un linguaggio, quello del cinema, che comunque ha affrontato – spesso sbagliando, o meglio “raffazzonando” certi film – con quello stesso spirito ferocemente poetico.

    meraviglioso il post (orsola, stavolta non dico nulla sul “già letto”, qui siamo molto più in alto dell’altra volta:-)

  28. MARLENE il 26 agosto 2009 alle 01:13

    E’ davvero incredibile e non smetterò mai di stupirmi per la greve superficialità di coloro che accusano Pasolini di “non fare nomi” .Tanto più che questo tipo di accuse giungono proprio da chi si nasconde dietro paraventi tutt’altro che virtuosi o dotti.Pietà per loro..
    Ciao cara Nina,ti penso.La tua Marlene (di cui conosci nomi e sembianze) ti abbraccia

  29. Giocatore d'Azzardo il 26 agosto 2009 alle 01:33

    Scusate, io sono ignorante, so perfettamente di esserlo, però qualcuno mi dice, al di là del passaggio retorico riportato, che non cita prove, ma accuse generiche e opinioni, quali nomi e prove reali sono state prodotte da Pasolini? C’è qualche PROVA legata a NOMI in Petrolio, al di là di quello di Mattei e un senso, più o meno condiviso, che qualcosa non funzionasse? C’è qualche prova REALE di ciò che ha sempre detto di sapere (e che non ha MAI raccontato o scritto CHIARAMENTE!) e che fosse possibile utilizzare per incriminare qualcuno?

    A me, da ignorante, non risulta. Se poi qualcuno, più intelligente di me, è in grado di proporre nomi e PROVE utilizzabili in GIUDIZIO, citate da Pasolini, non le opinioni dell’articolo pubblicato su Il Mondo, ben venga. Poi, scusate, se era quel grand’uomo (non parlo dello scrittore) che tutti raccontano che fosse, perché non ha MAI portato in un Tribunale le prove che possedeva invece di limitarsi a raccontarle, sempre in modo indiretto? Ci sono persone che l’hanno fatto, ma non Pasolini ed è un dovere di TUTTI, nel caso in cui si venga a conoscenza di un reato, muoversi affinché il reato sia perseguito.

    Chi non lo fa è, nel mondo degli ignoranti come me: un omertoso!

    Blackjack.

    PS: Cohen, sono collegato da un IP in chiaro, più che rintracciabile, la mia mail esiste e a tutti quelli che mi scrivono (quasi tutti che ho anch’io i miei umori) rispondo firmandomi con nome e cognome. Dal punto di vista legale sono rintracciabile tanto quanto Cohen e non vado in giro, per una scelta precisa, a spalmare commenti con nomignoli diversi. Usanza che ritengo stupida e inutile. Quindi, per favore, non massacrarmi i “paesi bassi” con le solite menate; vuoi sapere chi sono? La mia mail è the [.] blackjack [at] hotmail [.] it, scrivimi (basta che togli gli spazi), ci incontriamo vis a vis per una birra e mi dici ciò che pensi guardandomi negli occhi.

  30. carmine vitale il 26 agosto 2009 alle 01:36

    Alla bandiera rossa

    Per chi conosce solo il tuo colore,
    bandiera rossa,
    tu devi realmente esistere, perché lui
    esista:
    chi era coperto di croste è coperto di
    piaghe,
    il bracciante diventa mendicante,
    il napoletano calabrese, il calabrese
    africano,
    l’analfabeta una bufala o un cane.
    Chi conosceva appena il tuo colore,
    bandiera rossa,
    sta per non conoscerti più, neanche coi
    sensi:
    tu che già vanti tante glorie borghesi e
    operaie,
    ridiventa straccio, e il più povero ti
    sventoli.

    Pier Paolo Pasolini

    qualche mese fa in un caldo pomeriggio di prima estate Jack Hirschmann seduto sul divano di casa mia ha pianto mentre leggeva questo e poi ha tirato fuori dalla tasca l’unica cosa da cui non si separa mai: una pietra.
    raccolta sulla tomba di Pasolini
    c.

  31. Giocatore d'Azzardo il 26 agosto 2009 alle 01:47

    Pietà per coloro che si trascinano
    a forza, mani spellate
    gomiti lisi
    disperatamente aggrappati
    ai binari dell’ideologia.

    Pietà per coloro che ragionano
    d’altri, sinapsi scariche
    dopamina consunta
    disperatamente aggrappati
    all’eroe pensante.

    Pietà per gli intelligenti
    che sanno citare il mondo
    circumnavigare la conoscenza
    disperatamente aggrappati
    al legno fradicio.

    Pietà e frusta.
    Ignoranza e intelligenza.
    Che mai ci tocchi subire
    la loro via.
    Che le citazioni e la conoscenza
    marciscano.

    Hanno ammazzato il mio cane
    non faceva male a nessuno.
    Che t’importa?
    Non pensare e ripeti
    le frasi mandate a memoria
    gli schemi incorniciati
    appesi ai muri dell’inedia.

    Che t’importa?

  32. Nina Maroccolo il 26 agosto 2009 alle 02:00

    Non giocare d’AZZARDO, non farlo. Ti permetti di dare “d’omertoso” ad un uomo che “i paesi bassi” li aveva davvero! Prenditi gli oltre sei Meridiani su PPP… torno a consigliarti di studiarli profondamente. Anche quando Pier ha subìto vari processi e denunce.
    L’arroganza è una brutta cosa, Giocatore.
    Rischi l’autogol.
    *
    MARLENE E ABELE: un bacio a voi:-)))
    Entrambi preparatevi ad una sorpresa. Soprattutto tu, Marlene!!!

  33. Nina Maroccolo il 26 agosto 2009 alle 02:07

    NB: ma quale circumnavigazione intorno alla conoscenza!
    Qui, ognuno è un essere pensante… Non offendere Giocatore, non sono nel momento migliore per sopportare le tue inconsistenti facilonerie giudicanti.

    Il cane l’hanno ammazzato anche a me, e non era né di destra né di sinistra.
    Lo amavo e basta.
    Per favore, sii dignitoso. Gli eroi sono stanchi ed esanimi da molto tempo…
    *
    @ CARMINE: grande Jack Hirshman!!!

  34. GiusCo il 26 agosto 2009 alle 02:49

    Eppero’… siamo nell’anno dei venti dalla morte di Sciascia; sarebbe interessante qualche post sulla misura di attualita’ della sua figura: come scrittore, come intellettuale e infine come personalita’ politica.

  35. Giocatore d'Azzardo il 26 agosto 2009 alle 03:35

    Tu, Nina Moroccolo, che non giochi d’azzardo, i meridiani non solo li hai letti, ma li hai mandati a memoria e li ricordi, come le pieghe di casa, tu che la biografia di Pasolini l’hai appesa a mo’ di stola, sì, proprio tu: citami UNA SOLA denuncia CIRCOSTANZIATA e con PROVE utilizzabili in sede giudiziaria, fatta da Pasolini, non ricevuta, e che sia relativa al suo tanto parlare, da intellettuale impegnato, conoscitore dei segreti del mondo e guida per le masse. UNA SOLA!

    Blackjack.

  36. marthagraham il 26 agosto 2009 alle 08:03

    il bello di certi interventi è che si auto-commentano da soli

  37. orsola puecher il 26 agosto 2009 alle 08:27

    eh cara la mia martha di notte c’è in giro la sorella di Patrizia Noia… la signorina Massima.

    E se tra un po’ anche i post si mettessero a scriversi da soli con annessi e commenti?

    Anche le poesie con quel che si legge in giro.

    Uno può trascrivere direttamente da qui ed è fatta:

    Ben vengano discussioni a iosa al di là delle intenzioni che si hanno nel pubblicare un post.

  38. dinosauro il 26 agosto 2009 alle 08:45

    Bella poesia. Pasolini è stato un intellettuale fondamentalmente anarchico, non organico. Idealista più che realista. Comunista, cristiano, radicale. Eccezionale come polemista. Occorre però dire che non è ne un grande poeta, ne un grande regista e neppure un grande scrittore.

  39. orsola puecher il 26 agosto 2009 alle 09:00

    Pasolini io credo parlava, gentile Giocatore, in senso un po’ più profetico, più alto che, come vorrebbe lei, sotto torchio, al commissariato di zona, luce puntata “Parla, bastardo, parla”…. Lui aveva fatto l’ananmesi di sintomi gravi di questo disgraziato paese che poi scoppiarono in diversi morbi.

    Ci sono molti spunti nei vostri commenti.

    Intanto fosse decisamente pascoliano nella misura e nel lessico.
    Non si dimentichi che su Pascoli PPP fece la sua tesi di Laurea e in Passione e Rivoluzione

    Il plurilinguismo pascoliano (il suo sperimentalismo antitradizionalistico, le sue prove di parlato e prosaico, le sue tonalità sentimentali e umanitarie al posto della casistica sensuale religiosa petrarchesca) è di tipo rivoluzionario, ma solo in senso linguistico, o, per intenderci meglio, verbale: la figura umana e letteraria del Pascoli risulta dunque soltanto una variante moderna, o borghese nel senso moderno, dell’archetipo italiano, con incompleta coscienza della propria forza, comunque innovativa.

    io direi che scivola di fianco anche l’ombra, the ghost, di una certa deriva foscoliana de I sepolcri nel dialogo interiore con Gramsci di fronte alla sua urna.

    ………………..Celeste è questa
    corrispondenza d’amorosi sensi,
    celeste dote è negli umani;….

  40. orsola puecher il 26 agosto 2009 alle 09:28

    La divisione in guelfi e ghibellini che si genera di fronte a PPP, come a Calvino, è un dato relativo. Per me la percezione di un autore cambia negli anni, le riletture con la maturità e il passare di tanti fatti sono sempre stimoli diversi.

    Quel che dice a flusso aparrag aculnaig è molto complesso.

    Individuare i maestri delle varie generazioni non è facile.
    Non so se PPP lo fu maestro dei ragazzi che hanno fatto il 68, si ricordi la sua poesia su Valle Giulia, di certo già per quelli che si sono beccati il 77, anni di piombo e arrivo in massa dell’eroina compresi, era considerato reazionario per certe sue posizioni, aborto ecc.

    I ragazzi “che non hanno fatto niente” come li chiama lui, aparrag aculnaig.

    Certo, oggi, “i ragazzi che si fanno” sono una grande sconfitta per i padri che volevano cambiare il mondo.

  41. Lucifero il 26 agosto 2009 alle 09:29

    Dinosauro, il “ne” va accentato….
    poi se ne riparla
    au revoir

  42. orsola puecher il 26 agosto 2009 alle 10:20

    Il verso

    cantando vizioso un garzone già chiude

    è di controversa interpretazione.

    Nella lettura, PPP, vizioso lo lega a cantando, più che a garzone, in effetti.

    Perché questo garzone sia vizioso o lo sia il suo cantare, che ne so, un licenzioso stornello popolare, superate lacrime e rimpianti ed emozioni di lettura, viene spontaneo chiederselo.

    E non puo’ che venire in mente un altro garzone in *oso, il garzoncello scherzoso leopardiano de Il sabato del villaggio

    Garzoncello scherzoso,
    cotesta età fiorita
    è come un giorno d’allegrezza pieno,
    giorno chiaro, sereno,
    che precorre alla festa di tua vita.
    Godi, fanciullo mio; stato soave,
    stagion lieta è cotesta.
    Altro dirti non vo’; ma la tua festa
    ch’anco tardi a venir non ti sia grave.

    Garzoncello idealizzato da Leopardi, che scherzoso nella sua età fiorita non lo era proprio e smemoratamente felice, come uno dei semplici che tanto in PPP sono rimpianti.

    E forse aveva il sorriso e il canto di Ninetto, garzoncello a cui magicamente non si rompono le uova quando cadono?

    Un sorriso trasversale a quasi tutti i suoi film, idealizzato anche da PPP, in quanto in estinzione peggio delle lucciole.

    Da scherzoso a vizioso, a carnefice, come trasformazione antropologica?

    ,\\’

  43. gianni biondillo il 26 agosto 2009 alle 11:45

    Non sono in grado di parlare con calma di Pasolini, probabilmente scriverei per giorni e non ne ho voglia. (c’ho pure scritto un libro!)
    Sono anche dell’idea che forse PPP sia un autore che dobbiamo oggi, come dire, “superare”.
    Però questa cosa che ogni volta mi tocca leggere, da quando conosco PPP, da quando lo leggo, cioè da un quarto di secolo, mi stupisce per come sia ricorsiva: Pasolini è sempre qualcos’altro. Per i romanzieri non era un grande romanziere ma un grande poeta, per i poeti non era un grande poeta ma un grande regista, per i registi non era un grande cineasta ma un gradne polemista, per i giornalisti non era un grande polemista ma un grande scrittore, etc. ec. etc.
    Nel bene e nel male PPP è stato tutto questo. E’ stato, per la precisione (a detta di De Mauro in un testo di 20 anni fa) il primo artista davvero multimediale in Italia.
    Ha raggiunto, a mio sindacabilissimo avviso, straordinarie vette e terribili precipizi (per eccesso di bulimia artistica) in ogni attività che ha toccato. Ha detto minchiate superne ma ha, per davvero, “visto cose” e ci ha fatto “vedere cose” come un profeta dell’antico testamento.
    Da “l’usignolo” a “la religione” è stato un grande poeta (e “Le ceneri” sono ormai un vero classico della poesia del ‘900, alla faccia di Berardinelli), cose come “Edipo Re”, “Cosa sono le nuvole” o “Il Vangelo” sono cinema allo stato puro, “Il sogno di una cosa” è uno splendido romanzo, etc. etc.
    “Superare” PPP significa sicuramente smetterla con questa reverenza posticcia che fa di lui un’icona buona anche per la destra. (la stessa che lo ODIAVA da vivo. Quella cultura italico-fascistoide che lo ha portato a processo 33 volte nella sua breve vita). Però non facciamo che per buttare l’acqua sporca si butta pure il bambino. La passione iconoclasta, a me, dopo un po’ uggia. E spaventa.

  44. Giocatore d'Azzardo il 26 agosto 2009 alle 12:09

    Cara Orsola, credo di aver compreso; Pasolini ha sempre detto senza mai dire e il tuo sunto è eccellente: esternava “in senso un po’ più profetico, più alto”. Insomma, si è sempre mosso due metri sopra la merda, parlandone, ma in modo da evitarne la puzza e gli spiacevoli effetti secondari.
    Insomma, come sostengo io da ignorante, non ha mai prodotto uno straccio di prova utilizzabile in sede giudiziaria, magari legandola a un nome, o più d’uno, ma si è limitato, da “profeta intellettuale” ad arringare con le sue deduzioni: “Io so!”.
    Però a questo punto, cara Orsola, mi sorge un dubbio legittimo: lei li ha letti i meridiani? Oppure fa parte degli ignoranti come me che riescono, non avendo letto appunto i meridiani, ad attribuire alle parole un numero di *sensi* limitato? Glielo chiedo perché, in buona sintesi, sta dicendo, con parole diverse, esattamente ciò che sostengo io e allora il dubbio mi viene.

    Per quanto concerne poi il generatore di poesie, cara Orsola, le confermo che la poesia non è il mio forte, non ne ho una grande stima e considero la maggior parte delle poesie che mi capita di leggere, delle “cacarelle sintattiche” spesso mal scritte. Con qualche rara eccezione e Pasolini [in veste scrittore e non eroe e a mio modestissimo e ignorante parere] è uno che si salva, che ha scritto alcune poesie buone, ma non riesco ad includerlo nell’olimpo dei poeti. E’ sicuramente un mio difetto, un tarlo della mia ignoranza e un frutto malsano della mancata lettura, con relativa mandata a memoria, dei sei meridiani sei che lo inseriscono, di primo acchito, nella summa letteraria italiana di ogni tempo. Se poi aggiunge il vizio capitale che mi impone, per pura presunzione, di non citare; ha completato il quadro di un essere disgraziato e magari un po’ sfigato.

    Tornando al generatore di poesie; non si preoccupi, non ambisco a una carriera da poeta e ho ben presenti i miei limiti (limiti che troppo spesso i presunti poeti attuali si impongono di non vedere, continuando in questo modo a zapparci gli zebedei con migliaia di *a capo* insensati; come i miei insomma, per capirci), ma riesco ancora ad incolonnare quattro stupide parole senza l’ausilio di supporti esterni. Piuttosto mi ha fatto venire in mente un’idea: un generatore di commenti.
    Probabilmente cogliamo aspetti diversi, ma a fronte di alcuni argomenti mi pare che i commenti si catapultino tutti, con un’altissima frequenza, sempre nella stessa direzione: un ricombinatore di lemmi, un piccolo motore fuzzy, un b-tree sintattico elementare, un database con 4 indici e 4 parole chiave, mescolate in un software, consentirebbero di risparmiare a molte persone la fatica di riscrivere, continuamente, sempre le stesse cose. Magari ci penso e, dovesse funzionare, le manderò il link, così che possa, in futuro, utilizzarlo per i suoi esercizi di ironico sarcasmo. Un sorriso fa benissimo, lo dicono anche i medici, e con un simile software molti avrebbero più tempo per sorridere evitando di dover riscrivere sempre le stesse, noiose, considerazioni.

    Per quanto riguarda la notte portatrice di noia, anche se non pretendo tanta attenzione, credo che abbia notato la frequenza dei miei commenti notturni e la mancanza assoluta di commenti prima della tarda mattinata. Che vuole farci, oramai, a fronte dell’età e dei ritmi alterati di una vita, mi permetto di alzarmi tardi al mattino e rimanere sveglio fino a notte fonda. Senza alcuna noia, glielo posso garantire.

    A questo punto però, nonostante la diversa prospettiva, siamo già in due a sostenere, anche se con obiettivi diversi, che Pasolini non ha MAI raccontato nulla di utilizzabile concretamente, circa le presente malefatte di cui [Io so!], si arrogava il diritto di essere a conoscenza. Vorrei chiedere quindi, a Nina Moroccolo, Manuel Cohen, Abele Longo, Marlene, marthagraham: ci organizzate, a me e Orsola, un corso sulle denunce di Pasolini.

    Blackjack.

  45. Salvatore D'Angelo il 26 agosto 2009 alle 12:11

    Completamente d’accordo con l’analisi di Biondillo. Aggiungerei, per capirne meglio la “presenza”, che PPP andrebbe anche “storicizzato”, cioè visto mnel tempo materiale (socio-economico, politico, di mentalità, di portati letterario-culturali) in cui agiva. In tal modo se ne comprendono meglio limiti e grandezze. B

  46. Ares il 26 agosto 2009 alle 12:32

    Ah si quell’ultima strofa annunciata dalle precedenti e’ una meraviglia..

    [..] questo silenzio[..]

    [..] Noia
    patrizia ti è intorno [..]

    [..]solo ti giunge qualche colpo d’incudine
    dalle officine [..]

    [..] sopito

    nel vespro:tra misere tettoie, nudi
    mucchi di latta, ferrivecchi, dove
    cantando vizioso un garzone già chiude

    la sua giornata, mentre intorno spiove.

    E’ un’immagine bellissima di un cimitero ancora isolato, la città non gli si è fatta intorno..

    [..] questo sito
    estraneo, ancora confinato[..]

    ..e questo silenzio e quello stato umano, evocato come sacro..

    [..] sopito
    nel vespro[..]:

    .. e in lontananza, dalle officine ..o dall’intorno industriale al di la delle mura cimiteriali..ancora confinate.., questo silenzio , questo torpore di solitudine è interrotti dal giungere del canto(uno stornello romano ..si) del garzone che ..

    [..]già chiude la giornata[..]

    ..la sacralità viene smontata, c’e’ il destarsi dei pensieri..

    [..]mentre intorno piove.

    Sigh!! °__°

    CHI HA DETTO CHE NON E’ UN POETA !?! ?__?

  47. Salvatore D'Angelo il 26 agosto 2009 alle 12:36

    OOOPS….è scattato un click di troppo. Completo la mia opinione:
    Bella e corretta la definzione di “primo artista davvero multimediale in Italia”, non nel senso letterale (perchè ve ne sono stati altri prima di lui), ma nell’accezione post-moderna del termine. Aggiungerei con le “radici” (letterarie) ben salde nella Tradizione. Il che non guasta. Comunque una vera anima da poeta, espressa in tutti i terreni culturali su cui si è cimentato: d’accordo con Biondillo, con picchi e cadute davvero alti/e. All’elenco proposto da Biondillo aggiungerei LA RICOTTA (davvero una summa geniale della sua arte), ACCATTONE, alcune sequenze di Mamma Roma e lo straordinario e terribile,complesso SALO’/SADE O LE 150 GIORNATE DI SODOMA, la cui impostazione già preludeva al (purtroppo) incompiuto VAS o PETROLIO.
    Per me, in poesia il meglio lo ha espresso nei primi anni cinquanta, con, oltre alle Ceneri e agli altri poemetti (L’appennino, La terra di Lavoro, L’Umile Italia eccetera), La Religione del mio tempo. Nelle poesie di quell’epoca già vi sono dei bellissimi “piani sequenza” poetici che utilizzerà nel cinema, ibridati con la pittura cinquecentesca (Pontormo soprattutto) e ispirato da Dreyer, regista danese anni trenta-quaranta.
    Come intellettuale e polemista, insieme a Sciascia, è di una spanna al di sopra di tutti. Molti “artisti” odierni farebbero bene a imparare dalla sua tempra assolutamente intrepida, anticonformista, programmaticamente contro . In questo la sua “cifra” stilistica era l’ ossimoro, che usava in maniera assolutamente originale, come metafora per “spiazzare” ogni acquiescenza conformistica al “moloch” dello “sviluppo”. Nessuno meglio di lui ha “visto” l’inferno del postmoderno in cui viviamo. E questo è e deve essere il “ruolo” dell’intellettuale, sempre : coscienza programmaticamente critica del “reale”.

  48. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 12:36

    totalmente in sintonia col pensiero di Biondillo (a quando un caffè?). Si continua, quasi sia un luogo comune critico, a dire che non era un grande poeta… anche di recente, Raboni, Loi, che pure gli devono qualcosa… sta di fatto che è un poeta autentico, e che tutto in lui, tutto quello che ha scritto e di cui si è occupato nasce dalla sua natura sghemba di poeta. L’Usignolo e La meglio gioventù sono nel cuore del Novecento. Le ceneri e La religione, ne sono un punto nevralgico… ha scritto tanto, si è occupato di molto, di tutto: è stato l’unico grande scrittore intellettuale di ampio spettro, a 360°, l’unico con Dante, il primo grande volgarizzatore…

    sono in sintonia con Nina Maroccolo, Franz K., Marlene.,Abele Longo.

    a Carmine Vitale: caro Carmine, chissà se il sassolino prelevato dal grande Hirschmann è quello che ho lasciato io qualche tempo fa…mi piace pensare così…

  49. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 12:37

    mi piace anche salutare un sempre rigoroso Salvatore D’Angelo.

  50. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 12:39

    Orsola Puecher, grazie per questo post, molto significativo in uno spazio come NI.

  51. gianni biondillo il 26 agosto 2009 alle 12:48

    Manuel, per il caffé basta organizzarsi… ;-)

  52. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 12:53

    Una delle più belle definizioni di Pasolini la si deve a Gianni Scalia: “Competente in umiltà’…. si riferisce al fatto che Pasolini aveva familiarità e orizzonte di riferimento con l’humilitas, quella adesione e aderenza all’humus, che lo rendeva partecipe delle cose, e lo faceva essere costantemente in medias res….PASOLINI NON SE NE STAVA COME TANTI INTELLETTUALI IN PANTOFOLE E PANCIOLLE DUE METRI SOPRA LA MERDA, ma la attraversava tutta, la esperiva pienamente… se il Giocatore lo avesse letto, forse ne avrebbe tratto questa lezione, piuttosto che riproporre vuote parole… Pasolini parlava con cognizione di causa, e scriveva vivendo sulla propria pelle l’esperienza… anche questa è una bella lezione di umiltà: leggere per capire, vivere per esperire.

  53. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 12:57

    volentieri. sono a Roma. anche visibile da fine settembre in un ciclo di incontri che curerò presso una libreria romana. :-)

  54. véronique vergé il 26 agosto 2009 alle 13:27

    E’ una felicità per me leggere i commenti, mi rendono vicino Pier Paolo Pasolini.

    Il post di Orsola mi ha dato la voglia di avere con me Le ceneri di Gramsci. Ho la versione Gallimard Bilingue e la traduzione è di José Guidi.

    Rileggendo, mi pare una malinconia rovesciando il mondo dei colori. E’ la prima volta che vedo il maggio affondato nel buoi, legato alla morte, a pena svegliato dal colpo d’incudine: è quella la tristezza di un mondo lasciato alla pioggia, all’immobilità.
    Gli uomini di questo maggio si sono arresi, mentre il colore rosso di due gerani fanno la macchia nostalgica della resistenza italiana.

    Attraverso la poesia afferro anche il senso della sessualità che trovo centrale in Pasolini, è l’altro versante della sua lotta, una lotta per la bellezza, il corpo maschio
    diventato luce del desiderio; un corpo proletario, nudo; sobrio di melanconia, tornato verso il sole del Testaccio o del fiume, avvicinando il Macello e lo slancio della vita.

  55. franz krauspenhaar il 26 agosto 2009 alle 13:36

    biondillo ha sintetizzato benissimo. poi su almeno un film che ha citato non sono d’accordo, ma non ha importanza. pasolini bisognerebbe superarlo, nel senso di andare oltre, ma la letteratura oggi è in gran parte cosa per piccoli cuori, diciamo così.

  56. orsola puecher il 26 agosto 2009 alle 14:10

    eh sì per superarlo tocca almeno un pochino arrivargli nei pressi

  57. natàlia castaldi il 26 agosto 2009 alle 14:16

    “eh sì per superarlo tocca almeno un pochino arrivargli nei pressi”

    sintesi perfetta!

  58. Diamante il 26 agosto 2009 alle 14:21

    Pasolini non lo superiamo perchè oggi una figura così ce la sognamo, ecco perchè. Oggi è il tempo dei D’Orrico, ma passerà. Intanto, riguardo la valutazione puramente artistica di Pasolini (e specialmente letteraria), sottolineo ch’era lui medesimo a capire i propri – grossi – limiti in tal senso. Disse infatti PPP una volta: “Rimbaud come poeta mi ha ucciso nella culla.” E lui ha fatto il Rimbaud nella società, non potendo farlo nella letteratura.

  59. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 15:19

    Anche Dario bellezza amava ripetere: ” Dopo leopardi, non possiamo non dirci leopardiani”. Sono debiti o tributi di riconoscenza o modestia, ma non è su affermazioni siffatte che puoi fondare un qualche giudizio critico.

  60. franz krauspenhaar il 26 agosto 2009 alle 15:30

    orsola, certamente.

  61. Fabio Masetti il 26 agosto 2009 alle 16:28

    Pasolini non si supera, non si lascia indietro ne è avanti. Semplicemente è e sempre sarà. Pasolini è poeta. Pasolini è probabilmente l’unico intellettuale italiano degno di questo nome negli ultimi due secoli. Quello appena terminato ed il prossimo che ci tocca. Punto. e la sua voce, i suoi versi, suonano come una campana a morto.
    per quello che riguarda le assurdità di chi è distrutto dal gioco d’azzardo, Pasolini è in grado di rispondere da se senza che qualcuno lo difenda.

    dal “Corriere della sera” del 14 novembre 1974 col titolo
    “Che cos’è questo golpe?”

    Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere).
    Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969.
    Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974.
    Io so i nomi del “vertice” che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli “ignoti” autori materiali delle stragi più recenti.
    Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).
    Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l’aiuto della Cia (e in second’ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l’aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum.
    Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l’altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l’organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista).
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli.
    Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari.
    Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
    Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.
    Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l’arbitrarietà, la follia e il mistero.Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell’istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il “progetto di romanzo” sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile…”

  62. Ares il 26 agosto 2009 alle 17:05

    ..e si, la denuncia per un intellettuale è doverosa, ma se per denuncia si intende l’atto pratico di recarsi in questura a denunciare Tizio e Caio e cosa alquanto difficile da realizzarsi per un intellettuale che non ha una formazione giuridica alle spalle, poi quella e’ un’altra professione..

    .. però la denuncia e la protesta da parte degli intellettuali dev’esserci.. e possibilmente dev’esere unitaria, poi la lotta spetterà e la rivoluzione spetterà agli uomini, ogniuno per la parte che gli compete..

  63. natàlia castaldi il 26 agosto 2009 alle 17:05

    Sia il pezzo riportato da Abele che quello riportato da Masetti sono l’oggetto del link inserito nel mio primo commento, ma come si dice: repetita iuvant.

  64. Ares il 26 agosto 2009 alle 17:21

    Dopo il commento di Masetti l’ho pensato..

    .. adesso natalia castaldi s’incazza, e così è stato! ^__^

    hai ragione l’ho pensato anch’io: repetita iuvant.

  65. natàlia castaldi il 26 agosto 2009 alle 17:30

    sorrido semmai :-)

  66. dinosauro il 26 agosto 2009 alle 18:43

    Forte, intensa tensione civile. Scopritore di tendenze sociali in nuce. Accusatore caustico del Palazzo. Anticonformista per eccellenza. Insomma, ritengo più importanti e significative le interviste (televisive e scritte), gli articoli e i brevi saggi, piuttosto che il suo cinema e i suoi libri.

  67. Giocatore d'Azzardo il 26 agosto 2009 alle 18:52

    Oh Masetti, ma lo conoscevo pure io, che sono ignorante, questo pezzo. Dice esattamente ciò che dico io: non ha mai fatto i nomi. Si è comportato come Scalfaro da presidente, la maiuscola mi viene male, che preso con le mani nella marmellata di finanziamenti poco chiari, si è messo a urlare, a reti unificate, “Io non ci sto”.
    Vabbé dai, è quasi ora dell’aperitivo, vado a fare due passi, vi lascio ai vostri miti (assai peggiori del gioco d’azzardo) e, magari, ripasso stanotte mentre voi, buonanime, dormirete il sonno dei giusti.

    Blackjack.

  68. no/made il 26 agosto 2009 alle 19:30

    giocatore d azzardo, merlot o chardonnay ?

    e…ho tutta la sconfinata bibliografia su pasolini impilata sulla mia scrifania, ti avverto!

  69. AMA il 26 agosto 2009 alle 19:41

    Ho sempre trovato gli estatici di Pasolini dei dilettanti pieni di entusiasmo. Teneri. Carini. Tremendamente kitsch nel testimoniare la loro devozione a questo personaggio quasi grottesco. Non icona ma santino.
    Scusa, Diamante, ma il ritardo culturale accumulato dall’Italia è dovuto anche alla fortuna postuma di Pasolini. Questo paese è privo degli strumenti per leggere la complessità di oggi e di domani, anche grazie alla fortuna postuma di Pasolini.

    E sia chiaro, sono certo che Pasolini abbia messo in scena la sua morte. A me non la racconta.

    Credo anche che oggi Pasolini sarebbe un grande difensore delle posizioni vaticane ed assolutamente contrario all’estensione dei diritti civili alle minoranze sessuali ed etniche.

  70. no/made il 26 agosto 2009 alle 20:02

    ama, peccato che all estero pasolini è più apprezzato che da noi.
    La categoria di kitsch che appiccichi a pasolini è roba vecchia, se ne trovano le tracce già in fortini, quindi, elebora qualcosa di nuovo vista la complessità del presente in cui vivi.
    Lo stesso grottesco è una delle principali categorie della poesia moderna.

  71. AMA il 26 agosto 2009 alle 20:20

    Pasolini non aveva nessuna consapevolezza di essere grottesco. Figurati kitsch! Addirittura naïf in certe sue manifestazioni.

    Comunque considera che Carluccio a Londra è un’autetica celebrità.

  72. no/made il 26 agosto 2009 alle 20:46

    Ama, ” se non ho visto male, nessuno dei recensori dell’ Antologia ( Poeti italiani del Novecento) s’è accorto – forse perchè Pasolini poeta non vi è troppo osannato – della profonda influenza esercitata su di essa da Pasolini critico: non soltanto in molti dettagli, ma su alcuni nodi stessi della visione del Novecento poetico italiano che vi è sottesa “. Evidentemente, neppure tu. E questo la dice lunga sul grado di consapevolezza che hai della poesia italiana contemporanea.

    Le parole sono di pvmengaldo, ma temo che a londra siano rimasti ancora ai tempi di Carluccio ( marx ? ).

    Bè salutamelo, quando puoi.

  73. franz krauspenhaar il 26 agosto 2009 alle 20:54

    lo chef carluccio paragonato a pasolini: questa mi mancava. quando il “puzzone” non sa dove andare a parare tira fuori il kitsch.

    poi c’è quello che dice che pasolini è l’unico intellettuale italiano degno di questo nome degli ultimi (solo gli ultimi, eh?) secoli. poi c’è quello che sa come è morto pasolini: procurandosi la morte; in pratica pare essere andato con la sua alfa all’idroscalo di roma e lì, indisturbato, si è procurato delle ferite mortali a colpi di bastone e/o altri corpi condundenti. non riuscendo a morire, si è messo sotto da solo con l’alfa.

  74. carmine vitale il 26 agosto 2009 alle 21:42

    ama abbiamo capito che stai a londra ma una volta tanto non si può fare a meno di sottolinearlo
    io sto al mare da otto anni ma mico lo scrivo sempre!
    si e pure gennarino che si affacciò dalla finestra con il papa ha una sua notorietà
    ma tutto ciò che c’entra ?
    c.

  75. Manuel Cohen il 26 agosto 2009 alle 21:47

    AMAFAMMILPIACERE! non so cosa hai fumato ma l’impressione è che non sei più tornato… talmente in trans da da proiettare le azioni di Pasolini nel presente e nel futuro: che cagone!

  76. AMA il 26 agosto 2009 alle 22:24

    Franz
    La iconografia di Carluccio mi ricorda tanto quella di Pasolini. Nei suoi ricettari ci sono foto di contadine rugose con abiti quasi ottocenteschi. Caseggiati. Carriole. Tanti prodotti tipici. Con la differenza però che Carluccio non risulta kitsch. Solo tragico. È stato forse aiutato dai suoi architetti: hanno introdotto il minimalismo a Londra. Nell’arredo dei ristoranti, nella disposizione della merci. Non più tovaglie a quadri rossi e foto del cinema neorealista. Solo oggetti di design. Ed agli e peperoncini appesi alle vetrine. Quasi concettuali.
    Che Pasolini abbia messo in scena la sua morte lo credo fermissimamente. No, non ero all’Idroscalo di Roma. Quindi?

    no/made
    Sì, Pasolini critico ha profondamente influenzato. Facendo tantissimi danni. A mio avviso. Soprattutto contemporanei.

  77. no/made il 26 agosto 2009 alle 22:42

    ama, hai il cattivo gusto di sbatterci in faccia il tuo buon gusto.

  78. AMA il 26 agosto 2009 alle 22:50

    Sì, ho il buon gusto di non fare il cameriere da Carluccio. Che volgarità!

  79. ds il 26 agosto 2009 alle 22:50

    db vuol dire che il giovane con la penna è virtuoso e il garzone col martello vizioso? e che quindi PPP è un reazionario? Non ci credo. Piuttosto per me PPP è l’incudine/calamaio.

  80. Diamante il 26 agosto 2009 alle 23:00

    “Non riuscendo a morire, si è messo sotto da solo con l’alfa.” Questa frase di Krauspenhaar è geniale, fosterwallaciana.
    @cohen
    Ma infatti Bellezza è poeta modesto. Insomma, un conto sono Rimbaud e Leopardi, un conto Pasolini e Bellezza; e questo, Pasolini e Bellezza lo sapevano molto meglio di tanti fan sfegatati di Pasolini e Bellezza.
    @Masetti
    Addirittura il più grande degli ultimi due secoli? Mi sembra che eageri. E poi che significa intellettuale? A me è un termine che ripugna un po’, e mi stupisco non ripugnasse anche a Pasolini. Anche Asor Rosa è un intellettuale, anche Giuliano Ferrara è un intellettuale, anche Filippo Facci! E ti ripeto, come scrittore Pasolini ha valore medio, altro che poeta assoluto. Non scherziamo.
    @Ama
    Sei un…anti/Masetti, ovvero esageri nell’altro senso. Ma un fondo di verità nelle tue esagerate accuse a Pasolini lo trovo: era (consapevolmente?) una caricatura di se stesso, a volte. Qunado però sostieni che ha influenzato in negativo la critica degli ultimi decenni, di fatto ti smentisci attribuendogli indirettamente un enorme carisma. E carisma ne aveva, un carisma speciale secondo me innegabile (basta rivedersi qualche intervista). E tale carisma era la sua maggior dote.
    Riguardo il famoso discorso apparso sul Corsera, non m’interessa che abbia fatto o non fatto i nomi; quello che mi stupisce è che un articolo del genere sia diventato un brano di culto. Oggi, leggendo l’Espresso o seguendo la Gabanelli o Annozero o perfino le Iene, eccoti un Bocca, un Travaglio eccetera che vanno giù ben più pesanti; e che si smuove? Lo stagno è là, immoto e limaccioso, che ttuo inghiotte e risputa digerito.

  81. Lucifero il 26 agosto 2009 alle 23:00
  82. Vostradamus il 26 agosto 2009 alle 23:01

    “… non so cosa hai fumato…”

    Di tutto. Di più.

    “… l’impressione è che non sei più tornato…”

    Confermo.
    E non c’è nemmeno bisogno della sfera di cristallo.
    Basta leggere i suoi commenti.

    Vostradamus

  83. Diamante il 26 agosto 2009 alle 23:02

    Errata corrige: che tutto inghiotte e risputa digerito (sono in fase digestiva anch’io).

  84. MARLENE il 26 agosto 2009 alle 23:09

    I commenti sono tanti.Molti piuttosto lunghi.Poeta? Regista?Critico? Innovatore? Profeta? Masochista? Attore superbo del suo assassinio barbaro? Ragazzi-e e non.Scusate,io non sono modesta come giocatore d’azzardo,nè volitiva come Nina Maroccolo(non Moroccolo,Blackjack)puntuale come Manuel e Franz,e degli altri non ricordo i nomi ma gli interventi.BUENO:o siamo tutti degli idioti,oppure viviamo di rendita ed abbiamo tempo,tanto da perdere,a fare i galli da combattimento oppure ORSOLA ha centrato il bersaglio e alla grande.Stiamo in maniera più o meno pertinente o-e documentata,PARLANDO di PIER PAOLO PASOLINI.
    Lui era un affabulatore fantastico e le sue parole mai incongrue,sempre calibrate anche nel turpiloquio filmico o nella scrittura.E allora?Come la mettiamo? Ci guardiamo un pò dentro e cerchiamo come NATALIA afferma, di radiografarci almeno “uno schizzo” ? Magari troveremo tanta pasolinità dentro di noi.O fa paura? A me no.L’ho sempre amato e lo amo.
    E forse anche Giocatore d’azzardo,in fondo in fondo..lo ama.
    Ciao blackjack delle notti bianche.Noi si lavora e non possiamo oziare fino a tarda mattinata. Ci frequentiamo, sputando sangue e sudore quà all’Accampamento.Ma senza livore. MARLENE

  85. stalker il 26 agosto 2009 alle 23:15

    certo che con AMA ci abboccate sempre come pesciolini eh! :-)
    neanche sgarbi con contorno di veline a portapporta!!!

    @orsola, che bel post.

  86. AMA il 26 agosto 2009 alle 23:35

    Diamante
    Smentire cosa? Pasolini era kitsch, quasi grottesco e a volte naïf. E per questo assolutamente carismatico. Quasi una icona postmoderna, ma tendeva più al nostrano ed arcaico santino.
    Certo che ha influenzato la critica degli ultimi decenni. Aveva avuto potere, sai? Tanto spazio in filmati Rai in bianco e nero. Occhiali scuri. Impermeabile e patè d’animo. Sembrava che avesse avuto il polso della situazione. Ma bleffava: non mi aveva capito neanche il ’68. E aveva perfino scritto sul Corriere della Sera. Attaccando il borghesume italiano, lontanissimo da quello europeo. Ieri come oggi.
    Trovo poi la poesia di Pasolini quasi caricaturale. Quanta poesia avrà letto per farne quasi il verso? Un vero poeta non dovrebbe mai leggere poesia. Solo dopo. Molto dopo aver trovato una sua cifra stilistica. E solo per prenderne un certa consapevolezza.
    Comunque come potrei mai comunicarvi qualcosa senza essere ipertrofico? Siete stati come anestetizzati!
    Ok, Pasolini era carismatico ed ha avuto tanto spazio. E tanto potere. Anche e soprattutto postumo. Questo però non fa di lui né un grande poeta, né un grande scrittore, né un grande regista. Solo un grande intellettuale. Che non significa un cazzo. Lo sapevate che Pasolini dipingeva anche?
    Certo, accanto a Totò ed Anna Magnani, Pasolini avrà sempre il suo posto. Anche in tanti ristoranti italiani sparsi per il mondo. Prima che cambino definitivamente gestioni e siano finalmente ristrutturati. O falliscano. Ovvio.

  87. Lucifero il 27 agosto 2009 alle 00:10

    che volgarità!

  88. Giocatore d'Azzardo il 27 agosto 2009 alle 01:20

    Marlene, c’è un’unica cosa che mi dispiace veramente di Pasolini ed è banalissima: all’epoca ero troppo giovane per sedermi al tavolo da gioco con lui. La leggenda narra che giocasse anche a carte, non benissimo per la verità. Un vero peccato aver perso l’occasione di osservarlo mentre sistemava gli occhiali neri cercando di mascherare. Insomma, un fighetto come me, che non ha mai lavorato e a tempo perso faceva l’intellettuale. Se l’è sicuramente goduta.
    Mi piace l’ipotesi di Morgillo: che avesse pianificato e gestito la messa in scena della sua morte; interessante. Piacerebbe anche a me e potrei scommetterci :-)

    Blackjack.

    PS: mi scuso per aver toppato il nome di Nina Maroccolo, ma non era un errore voluto; comunque Marlene, non è colpa mia se avete scelto di fare gli impegnati. Lo sanno tutti che gli impegnati hanno vita grama ed è esattamente il motivo che mi ha convinto, da subito, a mollare l’università e a divertirmi. Se non riusciamo a divertirci, che ci facciamo a questo mondo? ;-)

  89. Amica di Portinaia dell'Accademia della Crusca il 27 agosto 2009 alle 01:44

    La mi’ amiha e me lo diceva sempre: L’Annichilito gli è i’ primo Nulla Multimediale d’i’ secolo che gli ha l’aria di sembrare sempre quarche hosa un n’essendo mai veramente nulla.

  90. Ares il 27 agosto 2009 alle 09:59

    Va bè!..

  91. orsola puecher il 27 agosto 2009 alle 10:58

    va be affatto

    forse si crede, dall’estero, di stupire con la stravaganza, e di essere tanto spiritosi e alla page

    trasuda solo un forte senso di pena

    direi che è solo una fuga di cervelli
    o meglio cervelli in fuga

    qui in Italia e qui in Nazione Indiana non si sopportano, la mancanza di pietas per i morti, che da Antigone in poi DOVEREBBE ESSERE OVUNQUE, si ha rispetto della Memoria e non si sopporta la strisciante omofobia che spiritosa non lo è mai. solo tetra.

    https://www.nazioneindiana.com/wp-content/2009/08/morte-pasolini2.jpg

    ,\\’

  92. carmine vitale il 27 agosto 2009 alle 11:08

    brava orsola!!!!!

    ps @callas etc :hirschman ? uno che ha scritto qualcosa
    c.

  93. franz krauspenhaar il 27 agosto 2009 alle 11:35

    pietas l’è morta.

    giusta, doverosa osservazione di orsola. diamoci un taglio, per favore. non è l’unico uomo che è stato assassinato in italia, ma fare del cabaret (in piccola parte ne sono responsabile anch’io) su una tragedia è una cosa francamente odiosa, se non ripugnante.

  94. Francesco Terzago il 27 agosto 2009 alle 11:45

    Per no/made: in ‘Poeti italiani del Novecento’ di Mengaldo quelli più ‘maltrattati’ sono, caso strano, Pavese e Pasolini. D’altra parte al docente di stilistica e metrica da poco andato in pensione questi due poeti non sono mai particolarmente piaciuti…

    Un saluto a tutti.
    Francesco.

  95. Ares il 27 agosto 2009 alle 11:45

    Va bè,
    se vogliamo stimolare altri commenti disgustosi, continuiamo pure..

  96. Abele Longo il 27 agosto 2009 alle 11:48

    Ringrazio Orsola Puecher per il bel post e per i suoi commenti. Solo per dire che non commento di solito su NI, a meno che non ci sia qualche argomento o autore che mi sta particolarmente a cuore. La ragione è che purtroppo insieme alle tante opinioni interessanti se ne aggiungono altre chiassose e fumose, da bar dello sport o peggio ancora da bettola. Molti hanno fatto di questo blog un palcoscenico per mostrare quanto sono intelligenti originali, urlano offendono rivendicano sbraitano scrivono scrivono commentano commenti dei commenti dei commenti, ma poi? Non solo il rispetto per i morti, come dice giustamente Orsola, ma la vostra stessa dignità. Vi è mai sfiorata l’idea che state sprecando una grande possibilità, quella di dire veramente “qualcosa”, di provare a dialogare visto quanto ce n’è bisogno in questo momento? Un consiglio, pensateci un po’ prima di sparare cazzate, ad esempio prima di ridurre la fortuna di Pasolini nel mondo anglosassone in carlucciate vi siete veramente letto quello che hanno scritto su Pasolini? Io sì, ecco mi metto in mostra, e vi assicuro che allarga molto la prospettiva su di un autore fin troppo strumentalizzato in Italia. Il problema è, cara Orsola, che chi va via a volte ha nostalgia del bar sotto casa e allora trova il blog, aperto 24 ore su 24.

  97. Diamante il 27 agosto 2009 alle 12:37

    @Ama
    In mezzo a cose giuste, dici delle autentiche bestialità. Un vero poeta non dovrebbe mai leggere poesia prima di scrivere? Non esiste un solo grande poeta che prima di diventare tale non abbia letto e riletto. Nessuno.
    Ancora: concordo che Pasolini non sia stato un grande scrittore, ma insomma non è stato neppure un fesso totale, come tu lo vuoi far passare; e il carisma non si compra al supermercato. La sua influenza, se è stata nefasta (e non credo sia stata esclusivamente nefasta), lo è stata anche per mancanza di forza in chi quell’influenza recepiva; e questo non è colpa di Pasolini, che il suo l’ha fatto.
    @Orsola
    Non è vero che le parole di Pasolini non erano mai incongrue – parlo di poesia. Spesso lo erano, ed è per questo (oltre che per taluni limiti cognitivi della sua arte) che come scrittore lo si critica a ragion veduta.

  98. Vostradamus il 27 agosto 2009 alle 12:50

    E’ vero, è il “politicamente corretto” che vi impedisce di ramazzare dal blog tutto il ciarpame che vi si deposita, soprattutto quando tra i commenti appaiono certe firme. Non so se ve ne siete accorti, ma ormai è un profluvio di omofobie assortite, di slogan nazisti a tutto tondo, con il corredo del tuttologo di turno in libera uscita permanente da se stesso, da ogni forma di intelligenza critica e da ogni senso della misura e del confronto, e con il prezioso conforto di qualche mentecatto albionico con le sue frustrazioni elevate a superiore metro di giudizio. Se ci aggiungi il balletto smodato di pacche sulle spalle, di zuccherosi convenevoli e sbaciucchiamenti anche di fronte a quattro versi in odore di scoreggina, il gioco è fatto.

    Manca solo l’intervista settimanale al salvini di turno e l’equazione NI = RP sarà perfetta.

    Di tanto in tanto viene riproposto qualche vecchio post ad usum delphini: ma si è accorto, il delfino, di che tenore e di che livello erano i colonnini degli interventi e dei contributi, anche quando si arrivava alla vera e propria rissa dialettica? Ormai siamo al bar sport, come nota anche il commento qua sopra.

    Pasolini e la sua memoria ridotti a ciarpame per l’esibizione di quattro ignoranti che non sanno articolare un pensiero che non sia uno slogan coatto, ritrito e rimasticato. Pfui!!!

    Sotto a chi tocca. Chi sarà il prossimo? Si accettano scommesse.

    Vostradamus

  99. Francesco Terzago il 27 agosto 2009 alle 12:51

    Per Ares: non so se il tuo commento si riferisse al mio, ad ogni modo mi sento in dovere di chiosare quanto ho prima scritto per evitare inutili fraintendimenti: Pasolini e Pavese sono poeti che apprezzo, forse assieme a Montale e Carver quelli che rileggo maggiormente (questi sono gusti – niente di più), tuttavia, sopratutto per quanto riguarda il primo, non mi sento assolutamente in grado di poter esprimere un giudizio critico, tenendo conto della vastità dell’opera e del fatto che detesto i giudizi critici, che spesso sono solo giudizi di gusto mischiati ad un po’ di pseudo-scienza.

    Ad ogni modo, nche se Pasolini si fosse macchiato del peccato di non aver ‘fatto nomi’ per me resta comunque un grande poeta e scrittore, ed è dello stesso parere Harold Bloom. D’altra parte, sebbene il confine tra giornalista e scrittore sia labile non vedo nessuna colpa nel voler essere soltanto il secondo. Voler descrivere, ad alto livello, quello che è lo stato dello spirito di un paese non è sbagliato, è epica; dire che Mussolini era un dittatore è una affermazione legato alla storia, parlare delle vicende del popolo e sostenere che le tirannie sono da sconfiggere è appunto, passatemi la forzatura, ‘epica’.

  100. Vostradamus il 27 agosto 2009 alle 12:52

    Il “commento qua sopra” a cui alludevo è quello a firma Abele Longo.

    Buona giornata e buon proseguimento con i festeggiamenti.

    Vostradamus

  101. orsola puecher il 27 agosto 2009 alle 12:58

    gentilissimo vostradamus se fosse per me io farei commnentare solo chi è registrato, con email controllabile e chi non fa continuamente… nevvero?!… giochetti idioti di cambio di nick… ogni 3 per due… gli altri redattori non credo siano di questa stessa mia opinione. Io intervengo nei miei post. Non li abbandono e creda che è un lavoro non da poco.
    Ma ormai la voglia di restare è al lumicino.
    Si arriva ad un +1-1=O
    Il web è un nulla piatto e fintamente democratico.

  102. Ares il 27 agosto 2009 alle 13:19

    @Francesco Terzago .. ovviamente il mio commento non era riferito a lei, e non poteva esserlo, perche’ se nota l’orario i nostri commenti erano contemporanei e lei ha avuto la precedenza per puro caso. ^__^

  103. Ares il 27 agosto 2009 alle 13:20

    Lassàt in tal recuàrt 
    a fruvati, e in ta la lontanansa 
    a lusi, sensa dòul jo i mi inpensi 
    di te, sensa speransa. 
    (Al ven sempri pì sidìn e alt 
    il mar dai àins; e i to pras plens 
    di timp romai àrsit, i to puòrs vencs 
    ros di muarta padima, a son ta lâ or 
    di chel mar: pierdùs, e no planzùs). 
    Lassàs là scunussùs 
    ta ciamps fores-câ dopu che tant intòr 
    di lòur ài spasemàt 
    di amòur par capiju, par capì il puòr 
    lusìnt e pens so essi, a si àn sieràt 
    cun te i to òmis sot di un sèil nulàt.

  104. marthagraham il 27 agosto 2009 alle 13:57

    dio mio quanto livore, triste,molto
    come questo povero paese e comunque , non è che altrove nel web ci siano bar molto diversi. O migliori

  105. gianni biondillo il 27 agosto 2009 alle 15:10

    Quella che una volta i commenti era migliori è una pia illusione: abbiamo sempre avuto simpatici imbecilli che usavano lo spazio commenti come cagatoio. “Purtroppo” NI è, negli anni, sempre più un blog letto e questo porta, per inevitabili leggi proporzionali, all’aumento degli imbecilli. (ma anche dei lettori di qualità. In fondo io credo ci sia compensazione, a meno che non si tiri fuori il classicissimo “si stava bene quando si era in pochi”, ragionamento snob non da poco).

  106. Vostradamus il 27 agosto 2009 alle 15:36

    Se è al mio commento che ti riferisci, caro Biondillo, posso assicurarti che non è dettato da nessuna forma di snobismo, anche se, e questo non puoi non ammetterlo, il contributo di conoscenza, di idee e di proposte, che comunque si ricavava ieri, era/è inversamente proporzionale al vuoto di pensiero di tantissimi threads di oggi. Credi che sia possibile, col parco giocatori attuale, replicare “Psalm”? E’ il primo esempio che mi è venuto in mente.

    E poi, a proposito degli “imbecilli”, scusa ma quelli sono tali solo per te, io li chiamerei in un altro modo. Qui non si tratta di “immaturità”, ma della volontà di veicolare, e proprio in uno spazio come NI, messaggi aberranti e una propaganda fideistico-fascio-leghista che fa paura.

    Perché dovresti (è un “tu” generico) dialogare con questa gente? Hai mai provato a vedere, o a leggere, la quantità di merda che riversano ogni giorno, dai loro giornali, dalle loro radio, dai loro mezzi di informazione, sui tuoi valori, sulle tue memorie, su tutto quanto sei e su tutto ciò in cui credi? Perché dovresti accoglierli? Hai mai provato ad entrare con un commento in una delle tantissime fogne con le quali stanno occupando ogni spazio della rete?

    E’ questo il problema. Se poi è più importante l’indice di blogbabel, beh, quelli sono affari vostri.

    Vostradamus

  107. gianni biondillo il 27 agosto 2009 alle 15:50

    Ma no, Vostradamus, te lo dico in amicizia, non è così. Tu forse non te lo ricordi, ma i fascioleghisti non sono una apparizione di questi giorni, è roba antica. E l’esempio (positivo) che fai fu in un’epoca che tutti si lamentavano che NI era molto più bella prima, anni prima e che ormai era alla frutta. C’è una specie di illusione, una sorta di NI ancestrale, preumana, che tutti ricordano con nostalgia. E che non è mai esistita.
    (al di là di Blogbabel, che in questo discorso c’entra poco.)

  108. luminamenti il 27 agosto 2009 alle 15:53

    Di Pasolini ho apprezzato il cinema, come intellettuale l’ho sempre trovato poco preparato. Quella sua critica al progresso oggi sappiamo – per chi ha ancora un po’ di capacità nell’ essere obiettivo – non possedeva nessun fondamento, perchè su ben altre basi doveva essere svolta e ricercata.

    Più o meno condivido quanto scritto qui http://www.ragionpolitica.it/cms/index.php/2005110864/letteratura/addio-pasolini.html

    La cosa triste è che quanto detto in questo link lo si fa dire a un giornale conservatore e di destra, mentre dovrebbe essere proprio una sinistra moderna a dichiararlo, ammettendo che quel modo di vedere la realtà non appartiene più neanche a loro. Pasolini si dice bene nel link, era un colto reazionario. Se leggesse quello che si scrive su NI ne respingerebbe la maggior parte!

    In quanto all’innovazione linguistica Pasolini qualcosa ha fatto, ma molto poco.

  109. Vostradamus il 27 agosto 2009 alle 16:02

    C’entra, c’entra, e alla prima occasione ti spiego anche perché e per come. Adesso non ho proprio nessuna intenzione di aggiungere altra fuffa a quella che è già stata ampiamente deposta sulle ceneri di Pasolini.

    Ciao.

    Vostradamus

    p.s.

    Dovendo proprio scegliere, all’UR-NI continuo sempre a preferire l’UR-F… di Garufi.

  110. aparrag aculnaig il 27 agosto 2009 alle 16:28

    ho fatto questa cosa qui: ho scaricato la traccia audio della poesia e lo stesso farò con tutte le poesie in forma di audio – le manderò durante la mia trasmissione radiofonica tra una cosa e l’altra come facevamo con carmelo bene (solo che la macchina attoriale dell’alieno toglie di scena la memoria e qui invece la memoria è quasi il presente e inoltre carmelo bene ha una visione interiore lacaniana del linguaggio che ‘lo dice’ e invece pasolini ha una visione materialistica per cui è il luogo sociogeografico che determina il suo dire [non sono un esperto è solo un’impressione mia] e poi c’è il fatto che leggere la propria scrittura ha un che di previsione autoavverante e penso alla morte autoindotta di pasolini secondo quanto suppone biondillo) oppure me ne andrò in giro a vedere la voce urtare e rimbombare nel vuoto delle architetture morte della città- nel mio lettore MP3.

  111. Ares il 27 agosto 2009 alle 16:41

    A sgrìsulin, a ùitin, a piulin 
    als, als, als, tal sèil i usiei. 
    La neif tai mons a brila 
    alta tsal sèil. I usiei 
    in-t-al çaldùt dal nul 
    a clamin 
    tan prin soreli a clamin 
    la primavera.

  112. MARLENE il 27 agosto 2009 alle 16:43

    Uff.. Si offende solo ORSOLA in questo battibeccare.Lei ha fatto un bel lavoro, questo è ciò che conta. Del “resto” prendiamo o scartiamo.
    A buon intenditor..
    Grazie Orsola, sei stata coraggiosa e appassionata.
    (la PIETAS non è morta affatto e talvolta Franz esagera con le sue certezze. E’ morta e sepolta in certi cimiteri. Non necessariamente nostri.) Un saluto affettuoso Marlene



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