due passi ( fare )

27 agosto 2009
Pubblicato da

Francesca

Là, tout n’est qu’ordre et beauté,
Luxe, calme et volupté.

Il giardino apparve, imprevisto, dopo cinquanta metri di sterrato. Le parve, allora, che l’invito di Baudelaire risuonasse più nitido.
Il verde traboccava ovunque, grondava da foglie di potus, da orchidee annidate nel cavo di un albero, da lucidi ventagli di palme. L’odore era finissimo e inebriava come un cesto di frutta ancora acerba.
Quando attraversò il prato e un’iguana grossa come un gatto le passò a un metro non sussultò neppure. Il giardino era all’erta, la osservava senza provocare inquietudine. Non avvertiva, per una rara volta, alcun impulso a difendersi.
Ogni pianta era stata visibilmente aiutata, irrigata, lasciata crescere; nessuna volontà si era però sovrapposta a quella degli alberi.
In luoghi così ogni desiderio svanisce, l’acqua gocciola sul giorno razionale stingendone i colori. L’infinità dei verdi non le faceva rimpiangere l’assenza di fiori: le foglie custodivano segreti seducenti nella loro curve imprevedibili, come la sensazione di un sapore squisito.
Osservò, sulla vasca quadrata dell’acqua, le api che si posavano con cautela per bere. L’acqua sembrava densa e muschiosa. Tutto, lì, era foglia, tronco e terra, era fragile e inesorabile.
Più tardi, si lasciò cullare dall’amaca, galleggiando in un fluido dorato, in un lucore gentile.
Nella notte, sorprendentemente quieta, udì solo pochi insetti vibrare, forse un fruscìo poco oltre la soglia. Quei giorni il tempo fu ferocemente caldo, nonostante fosse periodo di piogge. Andandosene, portò via il piccolo rimpianto di non aver visto la pioggia nel giardino.

bruno-magli-copy

Antonello

Brillìo
Com’è quel ritmo giusto
che senti nelle foglie,
che insegui con incerto
tremore, e con il gusto
di quel che ancor non sai,
ma che vedi brillare
tra le coltri brillanti
di salici lontani,
che vorresti vicino
entrare nel tuo sterno –

e che sfiori al baleno
del suo sorriso giusto.

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14 Responses to due passi ( fare )

  1. mario schiavone il 27 agosto 2009 alle 22:59

    :) poco spazio.
    quattro mani.
    tanto da dire.
    molti spunti interessanti. ;)

  2. franz krauspenhaar il 27 agosto 2009 alle 23:14

    ma i cognomi dei due?

  3. effeffe il 27 agosto 2009 alle 23:18

    in cognita causa :-)
    effeffe
    capisceammè!

  4. Vostradamus il 27 agosto 2009 alle 23:25

    Antonello da Messina, in provincia di Vicenza, e Francesca da Rimini, in provincia di Pistoia.

    Vostradamus

  5. francesco forlani il 27 agosto 2009 alle 23:43

    vostradamus ma non avevi detto che frequentavi solo i salotti bbuoni? Insomma, tutti così, vostrotres…
    effeffe

  6. Vostradamus il 27 agosto 2009 alle 23:51

    Spiavo dalla vetrata panoramica, ho visto che era l’ora del quiz e poiché mi mancano i soldi per il fumo ho pensato bene di cercare di vincere qualcosa.

    Perché ho vinto quaccheccosa, vero?

    Vostradamus

  7. francesco forlani il 27 agosto 2009 alle 23:54

    eccierto l’orecchio di Vincent, tuo vicino a st remy :-)
    effeffe

  8. Vostradamus il 28 agosto 2009 alle 00:08

    ‘Azz! Che culo! Que mas-culo!!!

    Vostradamus

  9. aparrag aculnaig il 28 agosto 2009 alle 00:17

    la prosa mi ricorda una scena di un racconto di kazuo ishiguro: il libro è #notturni. cinque storie di musica e crepuscolo# e il racconto #clavicembalisti#.

    la poesia ha questa parvenza di accadimento che accade come il rumore della carta mylar, disordine congelato. con gelato. sudo come un ghiacciolo.

  10. franz krauspenhaar il 28 agosto 2009 alle 09:23

    vostradamus: ho capito, grazie.

  11. sparz il 28 agosto 2009 alle 09:34

    di quel che scrive, si fa per dire, sormarotta, alias vostradamus, non c’è proprio niente di sensato da capire, ma nulla nulla. Giusto per non creare equivoci.

  12. véronique vergé il 28 agosto 2009 alle 11:54

    Il giardino di Francesca è propio quello visto in sogno, con una scrittura lussureggiante, con i nomi delle piante e il verde sublime, cuore selvatico
    del testo: non è l’infinito azzurro, ma il verde luce tropicale.

    Un mondo selva domato dalla poesia: ” un’iguana grossa come un gatto” attraversa la pagina con scioltezza, e la pioggia è in assenza, è miracolo fuori
    dal giardino.

    Antonello danza alla luce del giardino
    con il respiro sospeso alla musica delle foglie.

    Come è bello i versi:
    “tra i coltri brillanti
    di salici lontani”

    e il centro dimenticato

    dello sterno

    fare entrare la natura
    in orrizzonte
    dentro .

    Effeffe, con scarpe di seta
    apre il giardino esotico.

    Ho avuto l’impressione di nascosto
    di scostare lunghe erbe e inoltrarmi
    in un mondo segreto di grande bellezza.

  13. Francesca il 28 agosto 2009 alle 14:55

    Véronique: il tuo commento è assai ma assai più bello di quel che ho scritto io.

    Grazie a tutti.

  14. franz krauspenhaar il 28 agosto 2009 alle 18:46

    vostradamus: fuori i nomi veri!



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