Di lunari e di streghe

27 novembre 2009
Pubblicato da

di Antonio Sparzani

Nel 1988 compare nelle librerie italiane il romanzo Felice anno vecchio del brasiliano Marcelo Rubens Paiva, tradotto per Feltrinelli da Anna Lamberti Bocconi. Non ho letto il romanzo, anche se mi ha colpito questa frase che ho trovato in una sua recensione: «Na verdade, Feliz Ano Velho mostra toda a inquietação de um jovem que viveu plenamente, como se cada minuto de sua vida como se fosse o último.», ma Anna mi ha raccontato che è pieno di musica e questo è stato ciò che l’ha reso interessante nel momento in cui Anna, allora “ragazzina assoluta” (espressione da lei usata nel suo racconto) si è trovata a essere una fan di Ivano Fossati e a promettergli, avuta l’occasione di una parola al volo, di inviargli qualche bel regalo. Anna gli inviò il romanzo da lei tradotto e un po’ alla volta tra Anna e Ivano si instaurò un rapporto di amicizia e collaborazione musicale.
Già all’epoca il demone della poesia possedeva Anna, e fu così che realizzò il suo sogno di fargli leggere le sue poesie – e quando Ivano lesse Alla Luna, chiese ad Anna di permettergli di inserirla in una sua canzone. Vi lascio immaginare la risposta di Anna. Ecco la poesia originale:

Alla Luna
Ma tu chi sei, cos’hai, perché non parli,
non argenti di stelle anche lo scialbo
mattino? Sei tu stessa a incasellarli,
gli astri lucenti, dentro il grande albo
del cielo, o sei anche tu una figurina,
senza potere, se non nelle notti
di ferire gli amanti come spina?
E quanto più sei gelida più scotti.
Ahi, bella, se potesse tutto il male
che mi consuma mutare la spada
di luce tua in un giro di scale
armoniche, ascendenti, in una strada
che a te mi conducesse! Ma non vale
niente che io faccia, che resista o cada.
Tu non mi ami. E’ questo il grande lutto
che oscura le mie vesti. Ma ora voglio
dirti la verità del lato brutto,
paradossale, a cui non si rimedia:
tu non mi ami: questo è il grande male;
io non ti amo: questa è la tragedia.

Testo che Anna poi inserì nella raccolta Sale rosso, uscita nel 1992 (Stampa Alternativa) e in Il vino di quella cosa (Campanotto 1995).

Per capire la canzone in cui Ivano Fossati inserì Alla Luna, occorre sapere la storia delle streghe di Nogaredo, che racconterei così, senza ovviamente tener conto di tutte le varianti esistenti nei documenti e nei racconti pervenutici e seguendo abbastanza fedelmente questa traccia:

Corre l’anno 1646: Galileo è morto da quattro anni e Newton balbetta le prime frasi, l’Europa è sconvolta e ormai stremata dalla guerra dei trent’anni, che si concluderà due anni dopo e che ha visto tra l’altro inasprirsi ancora i conflitti tra protestanti e cattolici.
A Nogaredo, comune della Vallagarina, ora in provincia di Trento, dall’altra parte dell’Adige rispetto a Rovereto, una certa Mercuria accusa Domenica Chemelli di furto e stregoneria: a seguito di tale accusa, le due donne sono rinchiuse nelle carceri di Castel Noarna, e vengono loro tagliati i capelli come segno delle accuse mosse nei loro confronti. Mercuria, che viene a sua volta accusata di stregoneria, afferma che sono state Domenica e la figlia Lucia a insegnarle come diventare una strega, trattenendo l’ostia consacrata sotto la lingua dopo la Comunione e imprimendole il marchio del demonio su una spalla. Anche Lucia e Domenica vengono quindi arrestate, rinchiuse nelle carceri del castello e sottoposte a varie torture.
Mercuria, dopo le torture subite, ammette di essere una strega, di partecipare ai sabba e di aver praticato guarigioni con unguenti satanici e polvere di ossa di persone morte. Afferma inoltre di aver avuto rapporti con tale stregone Delaito. A seguito degli interrogatori, Mercuria venne rilasciata.
Lucia invece, sempre sotto tortura, narra di quella volta in cui lei ed altre donne stregarono il signor Cristoforo Sparamani: una notte, trasformate in gatti, entrarono nella sua camera da letto e lo cosparsero con un unguento dato loro dal diavolo, poi, riprese le sembianze umane, festeggiarono con pane, formaggio e vino sottratti alla sua cucina. Spesso, durante questi festeggiamenti, il diavolo si univa a loro, sotto sembianze sia umane che animali (una capra).
Successivamente, altre donne delle giurisdizioni di Castel Noarna e Castellano vengono arrestate per stregoneria. Domenica, Lucia e le altre donne, stremate dalla tortura, ammettono la loro stregoneria e narrano di sabba e pozioni magiche.
Il processo, che si tiene a Palazzo Lodron, si protrae per un anno. Durante il processo, l’avvocato difensore delle imputate, Marco Antonio Bertelli di Nomi, dimostra come gli interrogatori non siano stati eseguiti correttamente e ottiene il permesso di far sottoporre a perizia medica le accusate. Dalla perizia risulta che le donne non portano segni diabolici sul corpo e l’avvocato – bontà sua – sostiene quindi come le loro colpe siano sempre inferiori in quanto le donne sono “fragili, imbecilli nell’intelletto, ignoranti, credulone e facilmente soggiogabili”.
Nonostante le tesi sostenute dalla difesa, le donne vengono dichiarate colpevoli. Questo il testo della sentenza di condanna:

SENTENZA di CONDANNA delle STREGHE del 13 APRILE 1647
Noi Paride Madernino, Giudice Delegato, sentenziamo e codanniamo
DOMENICA CHEMELLI – LUCIA CAVADEN – DOMENICA GRAZIADEI – CATERINA FITOLA – GINEVRA CHEMOLA – ISABETTA e PAOLINA BRENTEGANI
che per mano del Ministro di giustizia, a tutte sopra le Giare, luogo a questo effetto destinato, gli sii tagliata la testa dal busto, a tale che se ne morino e le anime loro si separino dalli corpi; e inoltre gli cadaveri di quelle siino abbruciati e le reliquie sue in dette giare seppellite ad esempio d’altri.

Il giorno seguente, 14 aprile 1647, in località Giare, la sentenza venne eseguita dal boia Ludovico Oberdorfer di Merano: decapitazione e successivo rogo, alla quale dovette assistere tutta la popolazione, pena un’ammenda di 25 ducati a persona.
Nel processo venne incriminato anche un uomo, Santo Graziadei, che morì in prigione nel 1651.

Ed ecco il testo della canzone che Fossati dedicò alla vicenda e che inserì nell’album “Discanto” del 1990:

Lunario di settembre
(Il processo di Nogaredo)
(Fossati – Lamberti Bocconi)

L’Accusa
Durante gli interrogatori è riuscito
che le imputate
in tempo di luna al primo quarto
hanno rinunziato al sacramento
del battesimo
seducendosi l’una per l’altra
a commettere tale mancamento
permettendo per maggiore dannazione
delle loro anime
di essere ribattezzate
con una nuova infusione d’acqua
sopra il capo
essendosi sottoposte a tal legame
di obbedienza
al Nemico del genere umano.

Che in tempo di luna piena
a ore comode, ai malfatti propizie
erano portate in aria
invisibilmente
in maledetti congressi
dove venivano compiute
diversità e quantità di incantagioni, sortilegi
giochi bestiali ed ereticali.

Che in luna di ultimo quarto
hanno esse confessato le violenze
i venefici, i danni infiniti
le infermità incurabili
alle persone, agli animali.

In luna nuova di settembre
la distruzione dei raccolti
nelle campagne
mediante la sollevazione
di venti e tempi
impetuosi.

Dialogo fra l’inquisitore e un’imputata
Ma tu chi sei
cos’hai perché non parli
non argenti di stelle
questo scialbo mattino
non sei tu stessa
a incasellarli
gli astri lucenti
nel grande albo del cielo
o sei anche tu una figurina
senza potere
se non nelle notti
di ferire i viandanti
come spina.

Ahi signore
se potesse tutto il male
che mi consuma
mutare la spada tua
in un giro di scale armoniche
ascendenti
o in una strada
che via mi conducesse.
Ma non vale niente che io faccia
che resista o che cada
tu non capisci
è questo il grande lutto
che oscura le mie vesti
ma voglio dirti la verità
dal lato brutto a cui non si rimedia
tu non capisci
è questo il grande male
io non ti amo
è questa la tragedia.

La sentenza
Visto il processo
coi testimoni esaminati
dove manifestamente si comprova
il corpo dei diversi delitti
per essere stati commessi
viste le dottissime difese
per parte delle dette rappresentate
viste finalmente
le cose che devono vedersi
e considerate
quelle che devono essere considerate
avuto il parere decisivo
dei molti illustri e chiari signori
commissari di questa giurisdizione
affinché non abbiano a gloriarsi
delle loro pessime opere
ad esempio di altri
in via definitiva
sentenziamo e condanniamo.

Il 14 aprile 1647, nel luogo designato
davanti ai contadini obbligati ad assistere al supplizio vengono decapitate:
Lucia Caveden, Domenica, Isabetta e Polonia Graziadei,
Caterina Baroni, Ginevra Chemola e Valentina Andrei
i corpi sono bruciati, i resti seppelliti alle Giarre in terra maledetta.
I beni delle donne confiscati.

Per amor di precisione si può notare che Fossati cambia qualche parola rispetto al testo di Anna; forse il cambiamento più rilevante, oltre al salto del verso E quanto più sei gelida più scotti, è la sostituzione di “amanti” con “viandanti” e di “tu non mi ami” con “tu non mi capisci”, cambiamenti del resto coerenti con la logica e il contesto della canzone.

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10 Responses to Di lunari e di streghe

  1. Francesca il 27 novembre 2009 alle 10:29

    Conoscevo “Lunario di settembre” e leggere la versione, o meglio l’originale, di Anna Lamberti Bocconi ha sollevato non poche domande e offerto spunti per un sacco di riflessioni piacevoli sui destini e le vie di un testo.
    Grazie Sparz per il lavoro di sintesi!
    Ad Anna magari chiederò qualcosa la prossima volta al Circolo Sud.

  2. véronique vergé il 27 novembre 2009 alle 10:40

    Bellissimo post. Ringrazio Sparz per la qualità del post stellato.
    Le streghe è un argomento che mi appassiona. Non conscevo la storia delle streghe di Nogaredo.

  3. riccardo ferrazzi il 27 novembre 2009 alle 10:49

    Grazie Sparz e grazie Anna!

  4. nadia agustoni il 27 novembre 2009 alle 11:24

    Sapevo della collaborazione di Anna con Ivano Fossati, ma non conoscevo i testi, per cui grazie Sparz e complimenti Anna.

  5. lambertibocconi il 27 novembre 2009 alle 13:12

    Grazie Sparz! Sono passati tanti anni… ormai è storia!
    :-)

  6. sparz il 27 novembre 2009 alle 17:18

    grazie a voi, ovviamente ad Anna che mi ha fornito materiale e notizie autobiografiche, e soprattutto a Francesca, che ha avuto un ruolo tutt’altro che secondario nell’ideazione e nella progettazione di questo post.

  7. gianni biondillo il 28 novembre 2009 alle 11:22

    Conoscerti per la prima volta di persona, molti anni dopo, Anna, fu per me incontrarti di nuovo.
    ;-)

  8. chengoboro il 29 novembre 2009 alle 20:43

    Scusate l’immodestia, ma per la prima volta faccio testo:

    #
    Paolo Sciola
    Pubblicato 31 Ottobre 2009 alle 21:04 | Permalink

    @ lambertibocconi

    “testa di cazzo” è il più bel complimento, letterario e non, che mi sia mai stato fatto.
    (a parte quelli che mi rivolge solitamente di mia moglie, dico) :-)

    E comunque, complimenti sinceri per “Lunario di Settembre”, forse e senza forse il mio pezzo preferito di Fossati (anche per la musica, intendiamoci), sentito un sacco di volte in macchina “a un volume molto alto” e anche con l’ausilio di una “qualche birra di nascosto”.
    Peccato non aver trovato, al ritorno, le lasagne surgelate findus e tutto l’amore…

    Non ho altro da dire.
    Tranne che su quel pedale armonico micidiale in cui si muove Fossati col piano elettrico ritmato e il suo recitato vibrante e rugginoso.
    E il potere evocativo dei nomi di quelle donne andate.
    E il coro di streghe, veramente da brividi, che accompagna il brano.
    E la bellezza poetica dell’inciso (Io non ti amo, è questa la tragedia).
    Da sentire in macchina un pacco di volte a un volume molto alto magari dentro una piazzola o al lato dello scorrere comune, per incantarsi e decantarsi in riflessione circa lo stordimento ebete di cui può essere capace la vera poesia, l’incantamento della musica di contro alla coglioneria bastarda del nostro quotidiano sviverci alla fine e anche all’inizio.
    Grande Bocconi e grande Fossati.

  9. lambertibocconi il 1 dicembre 2009 alle 21:40

    Che ne dici, Sciola, suggeriamo alla Mattel di fare la Barbie strega sul rogo?
    :-) (anch’io faccio della trans-NI, e mi sto riferendo al commento di Chengoboro su un altro post).
    Comunque non sono grande per tutti, e non mi chiamo Bocconi. Filologia, filologia ed esattezza… mai storpiare il cognome di uno pseudo-idolo!
    Io poco fa mi sono bevuta una bottigliona di birra cinese da sola e en plen air, perché mi scoglionavo di tornare a casa dopo l’ufficio senza neanche una piccola sosta. Da queste parti non si ha paura di nulla! E la nuova inquisizione è solo la stupidità umana.

  10. chengoboro il 5 dicembre 2009 alle 20:10

    A me mi sembra che ti manco molto.
    Senza persino esserci mai conosciuti.
    Sai, quando sei senza gamba o due?
    Allora basta digitare, in google, il nome dello sposo.
    Magari poi si trovano tesori.
    In termini di poesie o di prose.
    sii umile.
    quando vuoi l’amore.



indiani