Man Hattan Experiment

Manhattan Experiment
di
Francesco Forlani
(La Camera Verde ProduKtion)

fugasei

(extra)

Dove sono Jena, Snake, Plissken, Bob Hawk, Cabbie e Duke, l’eroe rapinatore, lo sbirro, il tassinaro e il Raiss?
 Uno cambiò nome tre volte, 
uno fu fatto generale, 
uno cadde su un ponte lavorando per tutti, uno morì sparato – 
tutti, tutti dormono, dormono, dormono a Manhattan.
Dove sono il Buffone, Manhattan, The President, Mente e Maggie, mostriciattolo gay, penitenziario- ma pentirsi poi di cosa?-, il grassoccio e nano, il fornitore di gasolina e la sua squinzia? Tutti, tutti, dormono a Manhattan.
Dov’è quel Carpenter 
che giocò con la vita di tutti, fronteggiando produttori, esteti, critici colti, facendo cinema, non pensando né a moglie né a parenti, 
né al denaro, né all’amore, né al cielo? Eccolo! Ciancia delle parti di tanti anni fa, 
delle voci di tanti anni fa a St Louis, 
di ciò che Cronemberg e Romero
 dissero di lui una volta.

Uno finì, una 
uno smise, 
uno cessò, 
uno una abbandonò – 
tutti, tutti dormono, dormono, dormono a Manhattan.

(Contenuti)

(22: 59:58)

Snake

Nessuna umana pietà –
Dicevano Jena – Rispondevo Plissken
Liberare Presidente – dovevano
Parlava Snake – Ripetevano Jena
Io mi sapevo morto – a detta di loro
Muore il presidente? – Un nuovo presidente – si farà
Muore il mondo? – Un nuovo mondo – si farà
Ha sentito di me che ero dato per morto
Lo dicevano tutti : Credevo che fossi morto
Dicevano Leningrad – Rispondevo Manhattan

fugatre

Bob Hawk

Voglio darti un lavoro
Faremo un’ottima squadra
Scendiamo in campo
Saremo provvidenza
Voglio darti un ministero
Faremo un ottimo partito
Entriamo dall’ascensore
Saremo gli unici a potere uscire
Voglio darti ventiquattro ore
Faremo un buon governo
Puoi morire
Saremo gli eletti
Puoi liberare il presidente
Distruggeremo i tribunali
Puoi ammazzarmi
Corromperemo il muro di silenzio
Puoi vivere poi
Ma devi prima
Liberare il presidente

Buffone

Se mi toccate muore
Se non sparite entro venti secondi muore
Se ritornate muore
Se fate muore
Se lo giudicate muore
Se lo punite muore
Se lo cassaintegrate muore
Se lo precarizzate muore
Se lo rimandate a giudizio entro dieci secondi muore
Se fate elezioni anticipate muore
Se siete vera opposizione muore
Se comprate Repubblica muore
Se oscurate la tele muore
Se l’operate entro cinque secondi muore
Se lo votate muore
Se vincete lo Strega muore
Se fate anno zero muore
Se lo cocainate entro ottantasette secondi muore
Se lo festinate muore
Se lo minorennizzate muore
Se lo maggioranzate muore
Se non lodate entro mille ore muore
Se non alfano muore
Se vince l’inter muore
Se non gli tira entro duecentoquarantanove secondi muore
Se non vi tirate muore
Se non sparite muore

NOW

fugauno

Manhattan

Sicurezza è isola
Sicurezza è libertà
Sicurezza è controllo
Sicurezza è
Sic

fuga4

Cabbie

Io non andavo di notte sulla quarantaduesima
Io sono venti anni che faccio il tassista
Io lancio Molotov contro i morti viventi
Io non lo lascio mai sulla strada
Io sono già oltre il ponte
Oltre il ponte che è in mano nemica
Io porto le storie da un angolo all’altro
Io trasporto Jena oltre il ponte
Chi vede il duca è già morto
Chi ha visto il duca è morto
Io sono morto sul ponte
Prima del Presidente
Io sono il ponte

Duke (white)

K-MALEVICH-BLACK-SUPREMATISTIC-SQUARE-P-1914-15

Brain

Non chiamatemi Harold
Sono la mente
Abito i libri del mondo
Conosco ogni cosa
Anche i piani dei ponti
E dei campi minati
Dove sei squinzia?
Dove siete compagni di penna?
Dove comprerete l’essenza?
Dove farete benzina?
Chi ha tradito mente?
Presidente?
Che mente
Per il bene della gente

fugadue copy

Maggie

Squinzia sono
Io che amavo solo te
Io con le grandi tette
Io che sentivo solo te
Io che morivo per te solo
E sono morta
Io che ho fermato la corsa
La corsa del duca sul ponte
Sul ponte che è in mano nemica
E sono morta
La corsa del duca sul ponte
Io che ho fermato la corsa
Io che morivo per te solo
E sono morta
Io che sentivo solo te
Io con le grandi tette
Io che amavo solo te
Squinzia di Mente

The library

fugasette

President

Sono
un galantuomo, civile, urbano, paziente, riguardoso, rispettoso
A me sembra di essere
un galantuomo, civile, urbano, paziente, riguardoso, rispettoso
sono
una persona perbene, un signore dalla moralità assoluta.
A me sembra di essere
un galantuomo, civile, urbano, paziente, riguardoso, rispettoso

vado in giro, faccio fatica
Io, quando
a divincolarmi dalle attenzioni positive
Sono il più
che la gente mi manifesta in tutte le situazioni

Mi sento sprecato a suscitare un’umana simpatia.
Chi scelto è come unto dal Signore.
Chi scelto è come dalla Gente
Io sono il Signore
Signor Presidente
A me sembra

fuga5

The Hill

Where are Elmer, Herman, Bert, Tom and Charley,
The weak of will, the strong of arm, the clown, the boozer, the fighter?
All, all are sleeping on the hill.

One passed in a fever,
One was burned in a mine,
One was killed in a brawl,
One died in a jail,
One fell from a bridge toiling for children and wife-
All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.

Where are Ella, Kate, Mag, Lizzie and Edith,
The tender heart, the simple soul, the loud, the proud, the happy one?–
All, all are sleeping on the hill.

One died in shameful child-birth,
One of a thwarted love,
One at the hands of a brute in a brothel,
One of a broken pride, in the search for heart’s desire;
One after life in far-away London and Paris
Was brought to her little space by Ella and Kate and Mag–
All, all are sleeping, sleeping, sleeping on the hill.

Manhattan Experi
effeffe

(shtra)

Eh e le que l’Où ils sont Jena, Snake, Plissken, Bob Hauk, Cabbie e Duke, l’hero con l’ocio solo , el flic, l’aututax e ‘o malamente?
 Kille changea de nom tres veces , l’otro fato fu de grades de mustra, de sciabola de general, killu du Pont de Messin tappetà Perous et comme une morte blanche caditte, pe travaglià por les uns et les autres – toulemon, toulemon se cucha et dormi, dormi dormi, ka uno russa pure a Manhattan.
Eh e le que l’Où ils sont le pajatch, Manhattan, ‘o president du cunsilio, Capa, Maggherite, ‘o ricchiun, el purcell – ah be si bè- ‘o benzinare, et sa petite amie? – toulemon, toulemon se cucha et dormi, dormi dormi, ka uno russa pure a Manhattan.

Eh e le que l’Où Carpenter 
 qui pazzià cum la vida de toulemonde ke el productor ce diceva blanc et el rispunneva black, aò et nun est que se faisait pelicula grisa, aoh, et oui, ah bon, et il parle de ceux qu’un bon vieux temps, in Spirit of St. Louis, and Cronemberg and Romero, et Juliett.

toulemon, toulemon se cucha et dormi, dormi dormi, ka uno russa pure a Manhattan

(Script)

Nel xxxx dato che in Italia il crimine raggiunge tassi troppo elevati, Manhattan viene barricata e trasformata in una gigantesca democrazia al cui interno convivono tutti. “E quella che diciamo l’umanità, e ci riempiamo la bocca a dire umanità, bella parola piena di vento, la divido in cinque categorie: gli uomini, i mezz’uomini, gli ominicchi, i (con rispetto parlando) pigliainculo e i quaquaraquà. Pochissimi gli uomini; i mezz’uomini pochi, che mi contenterei l’umanità si fermasse ai mezz’uomini. E invece no, scende ancora più giù, agli ominicchi: che sono come i bambini che si credono grandi, scimmie che fanno le stesse mosse dei grandi. E ancora più in giù: i pigliainculo, che vanno diventando un esercito. E infine i quaquaraquà: che dovrebbero vivere con le anatre nelle pozzanghere, ché la loro vita non ha più senso e più espressione di quella delle anatre.” Jena Plissken) è un uomo che deve liberare un quaquaraquà, il presidente.

francesco forlani

Vive a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman e Il reportage, ha pubblicato diversi libri, in francese e in italiano. Traduttore dal francese, ma anche poeta, cabarettista e performer, è stato autore e interprete di spettacoli teatrali come Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, con cui sono uscite le due antologie Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Corrispondente e reporter, ora è direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Con Andrea Inglese, Giuseppe Schillaci e Giacomo Sartori, ha fondato Le Cartel, il cui manifesto è stato pubblicato su La Revue Littéraire (Léo Scheer, novembre 2016). Conduttore radiofonico insieme a Marco Fedele del programma Cocina Clandestina, su radio GRP, come autore si definisce prepostumo. Opere pubblicate Métromorphoses, Ed. Nicolas Philippe, Parigi 2002 (diritti disponibili per l’Italia) Autoreverse, L’Ancora del Mediterraneo, Napoli 2008 (due edizioni) Blu di Prussia, Edizioni La Camera Verde, Roma Chiunque cerca chiunque, pubblicato in proprio, 2011 Il peso del Ciao, L’Arcolaio, Forlì 2012 Parigi, senza passare dal via, Laterza, Roma-Bari 2013 (due edizioni) Note per un libretto delle assenze, Edizioni Quintadicopertina La classe, Edizioni Quintadicopertina Rosso maniero, Edizioni Quintadicopertina, 2014 Il manifesto del comunista dandy, Edizioni Miraggi, Torino 2015 (riedizione) Peli, nella collana diretta dal filosofo Lucio Saviani per Fefé Editore, Roma 2017 

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  6 comments for “Man Hattan Experiment

  1. 30 dicembre 2009 at 11:02

    anche i leccaculo diventano un esercito, sono la maggioranza, il grado più infimo e basso di questa variegata umanità. Davvero un ottimo scritto ( un flusso che ho letto tutto d’un fiato…) con riferimenti del tutto “non casuali”. Complimenti. ;-)

  2. carmine vitale
    30 dicembre 2009 at 11:41

    questa notte ho sognato la Gontcharova e Malevic che si aggiravano nelle sale della Galleria Tret’jakov
    dalla non rappresentazione al suprematismo della genialità
    tutto attravero l’occhio di una camera
    come fossi sole al buio
    nulla due volte
    la vita è altrove
    tu continua sempre a scrivere
    è necessario
    c.

  3. francesco forlani
    30 dicembre 2009 at 11:57

    Carmine alla riunione di NI ieri l’altro ho esibito la maglia rosa\nera che mi regalasti GlHumour au pouvoir!
    effeffe

  4. véronique vergé
    30 dicembre 2009 at 12:47

    Per la magia della scrittura e dei colori delle immagini sono partita nel volteggiare della fuga, con in nomi mi sono venute la bionda Maggie
    di Kerouack, Maggie ragazza amata nella letteratura americana, semplice bionda, ho visto in un lampo Henry Miller attraversare la scrittura in una notte del XXXX secolo, tra blu dolore e sicurezza che lambisce la fiamma rossa, colori dentro l’occhio, cinema e poesia.
    Non ho colto tutti gli acenni: è la magia del testo: la scrittura non dà una sola possibilità di fuga; ho lasciato il presidente, ma mi sono fermata
    alle tette di Maggie, ho abbandonato il campo con fucili per conoscere
    una notte malva erotica.

    Scrivi

  5. véronique vergé
    30 dicembre 2009 at 12:56

    mi è venuta, accenni

  6. 30 dicembre 2009 at 13:37

    Splendido pezzo di bricolage multimediale, letteratura creativa ai massimi livelli della contaminazione, gioia pura, critica dell’esistente citando il meglio del meglio, sciascia, brecht karl valentin, john carpenter e chi più ne scova più ne metta… ma su tutto la impareggiabile lingua bastarda di effeffe: pura poesia, vero comunismo dandy. Salut, fratumì!

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