carta st[r]amp[al]ata n.7

8 marzo 2010
Pubblicato da

di Fabrizio Tonello

Paolo Mieli, da direttore del Corriere, amava farsi intervistare dalla televisione nel suo ufficio, con alle spalle un’austera libreria interamente occupata da quella che sembrava proprio l’enciclopedia Treccani; non sappiamo se Ferruccio de Bortoli abbia conservato l’arredamento o abbia sostituito i grossi volumi rilegati con un più moderno link al portale Treccani.it, ma consigliamo affettuosamente ai responsabili della gloriosa testata milanese di avviare un programma di sostegno ai loro redattori. Materia: “cultura generale”, con un modulo aggiuntivo “ricerche on line”.

La necessità di tale intervento si è palesata in tutta la sua urgenza il 26 febbraio quando Pigi Doppiomento Battista ha registrato una puntata della sua rubrica Il sorpasso per Corriere-Tv dedicata al processo Mills (l’avvocato inglese di Silvio B.). Seduto in una poltroncina palesemente inadatta alla sua mole, Pigi Doppiomento esordiva dicendo che “avremmo tutti dovuto laurearci in giurisprudenza per capire cosa succede nella politica italiana” e ha poi continuato dicendo che sempre di più “bisogna scendere in tecnicismi, dettagli molto specializzati di quello che sono i processi…”

E’ interessante che un laureato in Lettere moderne (La Sapienza, 1978) parli di “dettagli molto specializzati”: il mio professore di italiano alle medie avrebbe forse detto “specialistici”, essendo che “specializzato” si riferisce (Treccani dixit) a chi “ha conseguito una specializzazione (es. un medico) o a chi è dotato di particolare competenza e abilità in un determinato settore professionale” e quindi non è aggettivo che possa essere associato al sostantivo “dettaglio”.

Ma proseguiamo nell’ascolto: “…quello che sono i processi, di cos’è la prima istanza, poi l’appello, poi la Cassazione…” Urca! Nientemeno che “l’appello”, che mai sarà? Forse Pigi Doppiomento pensava a una delle definizioni Treccani: “Il chiamare più persone per nome, secondo un ordine stabilito (per lo più alfabetico), per accertarsi che siano presenti”. O, forse: “Nell’ordinamento universitario, ciascuna delle convocazioni previste per ogni sessione ordinaria d’esame: primo, secondo appello.” O, ancora: “Nel linguaggio giornalistico, appello alle urne, la convocazione delle elezioni” (stessa fonte). Ha ragione, una gran confusione. Che si tratti di un secondo grado di giudizio, come appare dalla definizione in fondo alla pagina del dizionario, evidentemente costituiva una ricerca troppo faticosa per il nostro editorialista (laureato in Lettere moderne, ricordiamolo).

E poi, la Cassazione! Magari il nostro Pigi Doppiomento Battista, fino a poco tempo fa videdirettore con delega alle pagine culturali di via Solferino, avrà avuto in mente la definizione “Composizione strumentale in più tempi, simile alla serenata e al divertimento, diffusa in Germania nel tardo Settecento” e questo lo sconcertava tanticchia (come direbbe Camilleri), impedendogli di prendere in considerazione l’uso più comune: “Supremo organo giurisdizionale, che assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge”.

Preso del vortice delle incertezze, Pigi  Doppiomento poi continuava: “…che cosa significa la prescrizione, se la prescrizione corrisponde a un’assoluzione, se invece l’assoluzione leva la prescrizione. Insomma, una grandissima confusione”. Certo, alle pagine culturali del Corriere non tengono dizionari (e quindi si sarebbe dovuto fare tutta la passeggiata fino all’ufficio di de Bortoli, per chiedere in prestito il volume “P” della Treccani) ma un aiutino da Wikipedia, o dall’amichevole sito web dell’Encyclopedia Britannica?

D’accordo, la Britannica è in inglese ma si suppone che un vicedirettore del Corriere almeno “good morning, please, thank you” sappia dirlo. Se proprio si trovasse in difficoltà, potrebbe salire al piano della sezione Esteri, dove hanno perfino la CNN in lingua: gli avrebbero detto che prescrizione, nella lingua di Shakespeare, si dice “statute of limitation”. Digitando nell’apposito box “search” questa espressione gli sarebbe comparso un link dal quale avrebbe perfino scoperto che si tratta di un “legislative act restricting the time within which legal proceedings may be brought, usually to a fixed period after the occurrence of the events” e una veloce email al corrispondente da Londra gli avrebbe fatto avere la traduzione.

In attesa della risposta, Pigi  Doppiomento avrebbe potuto cliccare il solito portale della Treccani, dove avrebbe potuto leggere, in italiano, la seguente definizione: “Nel diritto penale, estinzione del diritto di punire (prescrizione del reato), che opera prima che sia intervenuta una sentenza definitiva di condanna (…) in conseguenza del decorso del tempo”.

Ora, il bidello della facoltà di Giurisprudenza dell’università statale di Milano, che è sempre molto gentile e amato da tutti, potrebbe tranquillamente rischiarare le menti dei dubbiosi spiegando che “estinzione del diritto di punire in conseguenza del decorso del tempo” non ha nulla a che fare con “riconoscimento dell’innocenza” dell’imputato. Tanto è vero che il giudice, quando la prescrizione si avvicina, gli chiede “se intenda rinunciare alla prescrizione per essere assolto nel merito”. Gli innocenti, di solito, così fanno, mentre il pluriprescritto Silvio B. (che suscita in Doppiomento gli amletici dubbi di cui sopra) ha l’abitudine di accorciarsi le prescrizioni, come quando si va dalla modista: “Ghedini, mi accorci un po’ la prescrizione per la corruzione, che così lunga mi sta malissimo?”

PS per la sezione Esteri: se vi capita, fate una stampata delle conclusioni dell’articolo dell’Encyclopedia Britannica, a beneficio di Pigi Doppiomento: “In England there is no general statute of limitations applicable to criminal law”. Poi la traducete e gliela portate con una tazza di tè.

 

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7 Responses to carta st[r]amp[al]ata n.7

  1. Salvatore Talia il 8 marzo 2010 alle 11:49

    “Preso del vortice delle incertezze, Doppiomento poi continuava: ‘…che cosa significa la prescrizione, se la prescrizione corrisponde a un’assoluzione, se invece l’assoluzione leva la prescrizione. Insomma, una grandissima confusione’. ” – Fantastico. Una visione di Aldo Fabrizi in bianco e nero: nun se capisce gnente, è tutto un magna-magna…

  2. francesco pecoraro il 8 marzo 2010 alle 12:17

    al di là dei contenuti del post, chiamare Battista con il nomignolo di “Doppiomento” mi sembra un’implementazione gratuita di dileggio in perfetto stile feltrian-belpietrista.
    complimenti.

  3. sergio garufi il 8 marzo 2010 alle 12:18

    Un unico appunto: la cosa dei nomi, di storpiarli o di arricchirli di soprannomi offensivi (doppiomento), a me ricorda tanto emilio fede. meglio evitare, non c’è bisogno, si può sfottere qualcuno anche senza ricorrere a questi mezzucci.

  4. robugliani il 8 marzo 2010 alle 13:24

    Se alla Britannica ci togliessimo una “c”, ci troveremmo tanti amici di P.G. Battista e del suo giornale.
    Eppoi, a proposito di Britannica e di diritto italiano, oramai quest’ultimo si è consegnato in vassallaggio alla “lingua di Shakespeare” (che è poi anche quella di Blair e di Bush). E’ mai possibile che le leggi di un paese in cui è nato il diritto romano prevedano reati detti di “stalking” o di “mobbing”? Non abbiamo nel nostro diritto parole italiane con cui definirli? Mi pare questo il reato maggiore.

  5. marco rovelli il 8 marzo 2010 alle 15:29

    Magari chiamarlo Doppiomento è scortese, sì, e rischia di evocare la retorica feltriana. Epperò certe performances come quelle descritte da Tonello – che siano messe alla berlina senza esitazione…

  6. g. il 8 marzo 2010 alle 16:27

    bell’articolo, però concordo con garufi pecoraro ecc.:
    eviterei la nuova orrida moda dei nomignoli, non fa ridere e non aggiunge altro, anzi, fa slittare la contesa nel campo in cui sguazza quel nemico che si dice di voler combattere.
    i colpi bassi lasciamoli ai nani

  7. Maurizio Bosio il 9 marzo 2010 alle 15:30

    Temo che Pecoraro e Garufi guardino la pagliuzza per ignorare la trave: Pierluigi Battista è una macchietta del giornalismo italiano, come ha dimostrato non solo nella performance televisiva descritta da Tonello ma anche nei suo “commento” alla falsa intervista di Roth, inventata da LIBERO senza che lui si desse la briga nemmeno di guardare Wikipedia prima di pontificare sui presunti contenuti (“Roth deluso da Obama” ecc.) di un’intervista mai rilasciata, come è stato poi accertato.
    Travaglio lo chiama “Pigi Cerchiobottista”, che mi pare assai più insultante di soprannominare Doppiomento qualcuno che il doppio mento, effettivamente ce l’ha.



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