Note per una letteratura sous écoute

10 settembre 2010
Pubblicato da


di
Francesco Forlani
articolo pubblicato sul sito Alfabeta 2

Cos’è suonare (jouer) se non, da parte a parte ascoltare: sentire (entendre) la partitura che è scritta in modo da capirla, scrutarla, auscultarla, degustarla, e poi pur suonandola non smettere di ascoltare e di provare la musica che risuona – di sentirla , potremmo dire, in italiano in cui il termine generico della sensibilità o della sensorialità designa anche l’ascolto (écoute) (l’indicazione del tempo potrebbe allora essere sentendo).”

Così scrive il filosofo francese Jean Luc Nancy nel suo saggio prefazione al libro di Peter Szendy, Écoute, une histoire de nos oreilles, (Les Éditions de Minuit, 2001) intitolato, appunto Ascoltando. Il libro era in una delle 25 casse di libri che grazie ad Andrea Inglese e Michele Zaffarano ero riuscito a riportare in Italia, a Torino. E così nei giorni successivi al rientro quelle pagine abitate da umidità, concetti, paradigmi, si sovrapponevano alla lettura dei giornali e all’incessante domanda, in parte provocata anche da un recente e acceso dibattito in rete, sul blog di Loredana Lipperini, sulla vocazione della letteratura.

Adagio

Intercettazioni, in francese si dicono les écoutes (téléphoniques) e la sacrosanta battaglia in corso sulla legittimità a rendere pubbliche a mezzo stampa le intercettazioni (ovvero le trascrizioni degli ascolti) condotta dalla sinistra ha in sé qualcosa di molto paradossale. Non entriamo nel merito della “sindrome securitaria” che ha condizionato le politiche del centro destra e del centro sinistra negli ultimi vent’anni, sindrome che sicuramente meriterebbe un’analisi approfondita, soprattutto per i suoi risvolti ideologici ed economici. Rimanendo alla questione relativa alla vocazione della letteratura, mi sono allora chiesto, cosa ne avrebbe pensato un romanziere intellettuale, un George Orwell di tutto ciò? Pur avendo assistito magari anche divertito a una delle puntate del Grande Fratello, come avrebbe reagito al rovesciamento del paradigma, Potere = Controllo, nel suo esatto contrario Controllo = Contropotere?

Mi pare, dalla lettura degli articoli che hanno affrontato la questione, che non esistano dati certi sul numero di apparecchi sotto controllo, un po’ come le cifre che si ribattono Questura e Sindacati in occasione delle manifestazioni, ma moltiplicando almeno per cento, se non oltre, gli interlocutori delle persone coinvolte direttamente nelle indagini, si dovrebbe assai rapidamente arrivare a una cifra considerevole. La battaglia alla criminalità e alla corruzione del paese passerebbe allora per il controllo quasi assoluto delle conversazioni fatte, ovvero l’ écoute (l’ascolto) di cui sopra. Eppure non esistono solo questi strumenti e scrittori come Roberto Saviano e ancor prima Rosaria Capacchione ci hanno dimostrato, tesi avvalorata da giudici impegnati nella lotta alla camorra, che indagini finanziarie a tappeto, un’ auscultazione del corpo finanziario e senza i mille ostacoli burocratici costituiti dai segreti bancari, porterebbe risultati ben più consistenti e duraturi di quanto non si possa fare con i mezzi tradizionali, dell’ascolto. Il problema è che quelle indagini costano tantissimo sia in senso di costi che di risorse .

Allegro ma non troppo

Allora ci siamo noi , come cittadini da una parte, la realtà politica che subiamo o a cui partecipiamo e un medium tra noi e la realtà che è data dall’ écoute.
Peter Szendy, nel capitolo intitolato “Scrivere gli ascolti: arrangiamento traduzione, critica” dopo aver fatto un’incursione felicissima nella questione relativa all’interpretazione di un’opera, arrangiamento vs traduzione (quando ascolto la trascrizione per piano di Lizst dell’opera la tempesta di Beethoven , sto ascoltando Beethoven o Liszt?) affronta , sempre in campo musicale, un tipo di dinamica che è molto simile a quella appena accennata. Per descriverla si serve di un grande compositore intellettuale, Schumann.

Si chiede Szendy: Abbiamo dunque rotto il face à face con l’opera? Credo di sì, che lo abbiamo triangolato. Tra Beethoven e me c’è Liszt, l’auditore, che riscrive i suoi ascolti al piano. Ed io, lo ascolto ascoltare.

Se sostituiamo il piano dell?opera con quello della realtà, quale posto dovrà occupare il romanziere intellettuale. La sua letteratura dovrà essere la semplice registrazione della realtà? La sua azione si concentrerà sullo stile della trascrizione e interpretazione di quella semplice e neutra registrazione dei fatti?
Potremmo pensare allora alla scrittura come a una trascrittura della realtà, del suo écoute. E allora come privarsi della creazione visionaria e dell’invenzione dei mondi che il romanzo, la sua vocazione ha?
Non corriamo il rischio di sancire così, in nome del principio di realtà., giuridica, politica, storica, in una prospettiva neo realista o neoepica che sia, di sancire la separazione definitiva tra romanzieri e romanzo?

Post Scriptum
Con Helena, qualche giorno fa, si discuteva di come subito dopo l’uscita di Gomorra la grande questione di Mr Litterature sembrava concentrata su “cosa” i romanzieri dovessero scrivere. In questi giorni l’attenzione è tutta rivolta al dove, per quale casa editrice, essi debbano scrivere. Si può ben sperare che in un prossimo futuro si rifletterà su come scrivere. Pc o Mac? E intanto la lingua tace.

Tag: , , , , , , ,

45 Responses to Note per una letteratura sous écoute

  1. véronique vergé il 10 settembre 2010 alle 11:30

    la lingua tace- invece la lingua è la vena di un libro, partita dal cuore lingua natale, irraggia il corpo. Il libro è un albero, una palma, un albero corallo. Il fogliame all’ascolto del mondo, brusio venuto dalla terra e vento portato da orizzonte, groviglio di vita reale e fittizia. Un albero rimane per l’eternità e puo viaggiare, anche se il corpo sembra ammarraggiato per lungo. Scrittori come Rosaria Capacchione e Roberto Saviano scrivono da loro terra, e la lingua ha il sapore delle palme di questa terra, palme che hanno visto la crudeltà, ascoltato, fogliame scuosso. Hanno il corpo chiuso in una stanza, ma la loro libertà come l’albero è di viaggiare, creare una musica che nessuno non puo fare finta di non sentire,e meglio di ascoltare…

  2. mauro baldrati il 10 settembre 2010 alle 11:34

    Dicevate bene tu ed Helena. Ho scritto la stessa cosa nell’articolo sui beat qua sotto. Il “cosa”, il “perché” si scrive non è in questo periodo argomento di discussione. In effetti se pc o mac è un bel dilemma.

  3. carmelo il 10 settembre 2010 alle 12:31

    già, perchè si scrive ?

    molti farebbero bene a leggere invece di scrivere

  4. fabio teti il 10 settembre 2010 alle 12:37

    condivido. anche perché la lingua, quando è lingua, si porta dentro anche il cosa e il dove.

    hail,

    f.

  5. fabio teti il 10 settembre 2010 alle 12:38

    dico del pezzo di Forlani, non avevo letto i commenti.

  6. Larry Massino il 10 settembre 2010 alle 14:52

    Caro Forlani, nel suo breve e bel pezzo ci sono forse non a caso tutti gli elementi necessari alla riflessione.

    ‘O sistema editoriale, rimettendo al centro il cosa raccontare e il chi racconta, ha agito di pari passo con la società, dando una spinta reazionaria alla letteratura. Lo trovo normale, visti gli assetti proprietari delle case editrici.

    Quello che non è affatto normale è che ‘O sistema di legittimazione culturale, di cui NI fa parte, tardi così tanto a comprendere fino in fondo che la questione del come si scrive è decisiva, soprattutto ai fini etici, che pare vi stiano tanto a cuore. Perché uno scrittore responsabile, a mio modesto parere, è prima di tutto uno scrittore che scrive applicando ai propri testi la somma dei saperi e delle esperienze che lo precedono, per non dire uno che anticipa saperi ed esperienze….

    Per capirsi bene, è normalissimo che Mondadori faccia diventare best seller uno scritto poco più che giornalistico. Quello che non è normale è che coloro che passano per legittimatori culturali facciano coincidere il prodotto giornalistico con la letteratura, e che considerino il comportamento dell’autore del prodotto un valore aggiunto, qualcosa che avrebbe a che fare con la letteratura e con l’arte. Non è normale perché il processo di messa al centro dell’autore è reazionario a sua volta.

    Io dalle letture novecentesche avevo imparato che l’autore può essere virtuoso ma pessimo scrittore e viceversa. Avevo addirittura imparato che l’autore una volta consegnata l’opera svanisce nel suo anonimato, anche quando sciaguratamente ha il dovere contrattuale di partecipare alla marketizzazione della stessa. Avevo imparato che l’opera trascende il proprio autore. “ Io è un altro. Se l’ottone si sveglia tromba, non è affatto colpa sua “ per dirla con Rimbaud.

    Sono insegnamenti che non ho assolutamente voglia di barattare con bislacche teorie letterarie scritte disonestamente per fare marketing, con pensieri e parole prese ai prestito dalle informi teste dei giovani lettori (mi riferisco alle parabole Wu Ming). Vedrete che si tornerà a parlare di forme letterarie e di lingua, che si considereranno scrittori coloro che sapranno arricchire questi campi, magari sarete voi stessi a lavorare in tal senso (come farebbe immaginare l’operazione Alfabeta2?). Fermo restando che le grosse vendite continueranno a farle i poco più che giornalisti e i fabbricatori di teorie bislacche alla portata degli adolescenti lettori, di qualunque età anagrafica, i quali, naturalmente, in un’epoca mercantile, hanno tutto il diritto di poter accedere a capolavori alla portata dei loro cervelli pieni e delle loro tasche vuote.

  7. francesco forlani il 10 settembre 2010 alle 16:27

    ringraziando quanti sono finora intervenuti mi soffermerò sull’ultimo commento. Innanzitutto non credo che ‘o sistema abbia operato questo tipo di identificazione vitalista e infatti contesto le premesse del ragionamento, ovvero pretendere che Gomorra sia stato il prodotto di una strategia e non la causa di un ripensamento in toto del ruolo della letteratura e degli intellettuali e delle politiche editoriali. Basterebbe ritracciare il percorso del libro per vedere come all’opera di Roberto Saviano , fosse stato accordato il minimo sindacale (parlo di tiratura iniziale) . Voglio dire che nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo. Se allora quest’identificazione che tu paventi c’è stata ( e come se non c’è stata)i e successivamente impiantata nella storia di Gomorra non credo abbia investito altri autori, o libri. Che io ne sappia non si è imposto nessun modello scrivi come vivi. Il panorama contemporaneo italiano non mi sembra che offra questo tipo di lealtà dell’autore verso l’opera. E non ti nascondo che mi dispiace perfino, accordando alla stessa tradizione a cui ti riferisci la possibilità di geni nella scrittura banditi nella vita, e di banditi nella scrittura e probi di spirito e di mente. Quello che noto, come ho detto nel pezzo, è che nella triangolazione tra me, la realtà vera e propria, e la realtà letteraria dei fatti, a uscirne con le ossa spezzate è proprio l’esperienza diretta delle cose. Una difficoltà che si traduce nell’incapacità di far assolvere alla letteratura uno dei suoi compiti più forti, ovvero di inventare, creare, una visione e una lingua in grado di rompere la pellicola di domopack che è tra noi e la storia. Da intendersi qui proprio nella sua accezione più forte, come se il ritornello degregoriano ci avesse assopito il cervello convincendosi che bisogna essere la storia e non, come dovrebbe essere, farla.
    effeffe

  8. Larry Massino il 10 settembre 2010 alle 19:28

    @Forlani

    ho letto, non ci ho capito nulla. Saviano era solo un esempio, tra l’altro neanche citato. Si vede che abbiamo fatto percorsi diversi. Gran parte delle cose che ho scritto furono argomentate per pagine e pagine in libri e autorevoli riviste, per esempio Alfabeta1. Niente di male. Però se il pensiero critico coincide con la pratica industriale ci dev’essere qualcosa che non va. Ci rifletto meglio, può darsi che il novecento sia stato un secolo sbagliato.

  9. carmelo il 10 settembre 2010 alle 19:58

    La mitizzazione-mistificazione dell’autore per vendere meglio l’opera è prassi consolidata negli USA e fa parte del marketing. Prima ancora che le case editrici se ne occupano gli agenti che si sfrozano di fare dell’autore un personaggio.
    Non mi pare che ciò avvenga in Europa se non raramente. il caso di Saviano e’ per l’appunto del tutto casuale e inaspettato.
    C’e’ un articolo molto interessante di horacio castellanos moya (scrittore salvadoregno) che prendendo spunto dalla vicenda Bolano spiega molto bene come per esempio sia in atto, negli usa, una ridefinizione dello “scrittore latinoamericano” per motivi di marketing.
    E’ interessare scoprire come una notizia falsa (bolano è tossicodipendente) sia diventata vera persino per giornali come il new york times o il Guardian e persino per scrittori come johnatam lethem

    http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/02/bolano-falsificato.html

    secondo me la necessità di trovare una visione e una lingua (e di un ostile) che vada al di la della cronaca dell’esistente che riesca a “vedere” e “sentire” la storia che trascende il presente e la realta convenzionale “domopack”, è nata con la letteratura stessa. Forse nel tempo onnipresente che sembra inchiodarci nel flusso ininterroto di informazioni, questa urgenza di vedere e di sentire si avverte ancora di piu’.

  10. francesco forlani il 10 settembre 2010 alle 20:23

    sorry,
    larry.
    però ci provo lo stesso

    “O sistema editoriale, rimettendo al centro il cosa raccontare e il chi racconta, ha agito di pari passo con la società, dando una spinta reazionaria alla letteratura. Lo trovo normale, visti gli assetti proprietari delle case editrici.”

    contesto le premesse del ragionamento, ovvero pretendere che Gomorra sia stato il prodotto di una strategia e non la causa di un ripensamento in toto del ruolo della letteratura e degli intellettuali e delle politiche editoriali. Basterebbe ritracciare il percorso del libro per vedere come all’opera di Roberto Saviano , fosse stato accordato il minimo sindacale (parlo di tiratura iniziale) . Voglio dire che nessuno poteva immaginare quello che sarebbe successo.

    Non è normale perché il processo di messa al centro dell’autore è reazionario a sua volta. Io dalle letture novecentesche avevo imparato che l’autore può essere virtuoso ma pessimo scrittore e viceversa. Avevo addirittura imparato che l’autore una volta consegnata l’opera svanisce nel suo anonimato, anche quando sciaguratamente ha il dovere contrattuale di partecipare alla marketizzazione della stessa. Avevo imparato che l’opera trascende il proprio autore. “ Io è un altro. Se l’ottone si sveglia tromba, non è affatto colpa sua “ per dirla con Rimbaud.”

    Che io ne sappia non si è imposto nessun modello scrivi come vivi. Il panorama contemporaneo italiano non mi sembra che offra questo tipo di lealtà dell’autore verso l’opera. E non ti nascondo che mi dispiace perfino, accordando alla stessa tradizione a cui ti riferisci la possibilità di geni nella scrittura banditi nella vita, e di banditi nella scrittura e probi di spirito e di mente.
    (qui volevo dire che anche per me la validità di un testo letterario esula dalla moralità dell’autore. Lo stesso discorso, che vale anche per musicisti, pittori, gli artisti in generale, gli scienziati (vd la relazione tra scoperte scientifiche e le guerre ) non dovrebbe invece mai accadere per i critici e i filosofi.Infatti Galilei se la cava con un’esclamazione a fine processo, e ha fatto bene, Bruno, Giordano Bruno no, per lui abiurare avrebbe significato demolire l’opus intero.

    mo va meglio?
    effeffe

  11. stalker il 10 settembre 2010 alle 21:50

    il “dove” e il “cosa” si scrive sono perversamente intrecciati.
    il volere insistere a rimanere nei cavalli di troia pare che si giustifichi con il voler raggiungere più lettori possibili, come novelli paladini nel voler mantenere la “democrazia” in un fasullo equilibrio, e più ggente vuoi raggiungere, più semplifichi e limi, e per “educazione” non disturbi i veri manovratori.
    e poi quelli che ti fanno raggiungere più lettori per resistere resistere resistere pagano meglio, a detta di tutti gli intervenuti duri puri e resistenti.
    e chiamali dettagli!

  12. stalker il 10 settembre 2010 alle 21:53

    su saviano no comment
    ormai sembra un ologramma.

  13. véronique vergé il 11 settembre 2010 alle 11:58

    Uno scrittore ha una musica unica, la sua voce trapela, viene svegliare la pagina. Si riconosce una presenza. Un libro scarno di presenza, è un modello con etiquetta proposto al consumo. Gomorra, come lo ricorda Francesco era il primo libro di un giovane autore da cui gli articoli erano apparsi su Ni, quando non ero ancora lettrice del blog, e non ho potuto seguire l’inizio dell’avventure.

    Perché all’inizio di un libro scatta l’avventura: il libro si avvia verso il mare o rimane al porto. Per Gomorra, la grazia della lettura ha spiegato vele luminose. Il libro è divenuto il libro da leggere. Gomorra è meglio di un libro da leggere, è un libro da portare con sé, con la musica particolare dello scrittore.

    C’è una musica, un grido venuto dalla terra, dal mare.
    Se il mare ( la realtà) da cui parla Roberto Saviano è in pericolo d’inferno, la mare e la sua bellezza resistano. Mi spiego ( perché non sono chiara) se una spiaggia è cumulo d’immondizie, il mare è ancora li.
    E’ la dinamica delle scrittura di Roberto Saviano, lottare per rendere alla sua terra la sua bellezza- con la scrittura.
    E’ il segno di un grande autore.

    Rosaria Capacchione è nella stessa lotta, in un’energia propia alle anime che hanno da fare con la resistenza, l’impegno. Mi piacce che una donna guarda il suo paese gli occhi aperti, senza tornare le spalle.
    Il più grande omaggio a rendere a quelli che combattano con la penna, è di ascoltare la loro voce, davvero. Allora il rumore della battiglia -scrivere per la Mondadori o no-si attutisce e la musica del mare, la sua bellezza contro l’inferno dilaga.

  14. Davide Ruffini il 12 settembre 2010 alle 01:24

    con saviano si è fatta la confusione di scambiare una inchiesta romanzata per un’opera letteraria. il livello artistico è decisamente basso. dopodiché si è fatto martire l’uomo, e così facendo nella percezione comune è venuto ad aumentare anche il valore del romanzo in sé.
    a mio avviso nessun terremoto nelle lettere, ma solo buchi neri, difficile però colmarli con un po’ di cemento: Gomorra è questo! Approfittando di una esiziale carestia di libri buoni (sia alla vendita che alla qualità) Saviano ha ridato alla gente la parvenza di qualcosa di fresco, perché preso dal vivo mafioso natio, ma scritto come romanzo. doppia freschezza, doppio uso. si è pensato che si fosse tornati a fare letteratura di un certo livello, e forse, dati i risultati concreti nella lotta malavitosa, la si fosse anche superata.
    non so quanta premeditazione ci sia stata. forse nessuna, chissenefrega. il risultato resta negativo, resta marketing, resta giornalismo spacciato per altro. resta una sensazione arbitraria elevata a santa verità.

    che cosa debba fare l’arte è affare degli artisti. è inutile blaterare come si sta facendo qui su cosa sì cosa no intreccio verità germi di grano… si può cavare letteratura da molte sorgenti. non è il punto. di sicuro so che quello che fino ad oggi è stato proposto, che passa dal dossier e pretende di essere letterario è stato bufalesco. se infine Gomorra non è stato preconfezionato come lei sostiene, pensa sia un caso che il romanzo della Avallone, Acciaio, un altro alla Saviano, riscuota un successo e contemporaneamente sia un racconto-inchiesta? oppure c’è della moda di campo in giro? che poi è far passare un’enorme presa in giro. è decisamente aumentare l’estetica per accumulo di etica (fuori e dentro un romanzo). è il contrario del novecento, dove nulla si crea e tutto si reinventa. e tra l’altro, dove se si presenta un’etica non è quella delle forze dell’ordine, ma un’etica che si sforza d’essere personale, o riflettuta. non questo!

  15. massimo il 12 settembre 2010 alle 15:22

    Gomorra è stato quasi sicuramente il frutto di una certa casualità.
    Questo non cambia il senso del ragionamento di Larry Massino, che condivido abbastanza.
    Il fatto che viviamo in un delle epoche più reazionarie della storia mi pare assodato.
    Per rompere questo Sistema bisognerebbe fondare una società totalmente anarchica su qualche altro pianeta. Consiglio a chi non l’ha letto I reietti dell’altro pianeta (nuovo titolo “Quelli di Anarres), un romanzo del 1975 di Ursula K. LeGuin edito dalla Nord. Titolo originale The dispossessed.
    Anche in una società anarchica gli artisti sono gli esseri più fragili e indifesi, perché la spinta a mercanteggiare è onnipresente.
    Ma tutte queste cose le spiegherebbe molto meglio rotowash.

  16. véronique vergé il 13 settembre 2010 alle 08:59

    Con quale facilità cade un giudizio su Gomorra… Non condivido un solo argomento del suo commento, Davide Ruffini. Si parla dell’Arte? Roberto Saviano possiede l’arte della scrittura nella sua precisione e la sua sobrietà. I giornalisti sono grandi scrittori perché di fronte alla realtà, alla’inseguire della verità, foggiano l’immaginazione nella frangia di verità . La dimensione reale è sublimata dall’umanità svelata con i suoi lati di crudeltà e di resistenza. Roberto Saviano non si è fatto martire. In ogni articolo che ho potuto leggere da lui si svela un’aspirazione alla felicità per lui e la sua terra. Vive in una condizione terribile di reclusione, di lotta. Credo che invece di sfogarsi nelle critica, vale meglio sostenere uno scrittore minacciato, dare presenza al suo magnifico libro e le sue parole, offrire amicizia e solidarietà: e non solo l’unica da pensarlo.

  17. carmelo il 13 settembre 2010 alle 09:11

    @véronique vergé
    sono completamente d’accordo

  18. Davide Ruffini il 13 settembre 2010 alle 20:41

    signori e signore, se tanta è la indignazione per una critica più che ponderata, evidentemente mancate di importanti letture letterarie. prima di considerare saviano un grande artista, forse sarebbe bene leggerne alcuni, di questi, e farne tesoro. la diversità nell’arte è un valore d’originalità ed espressione personale. in Saviano solo una lettura preconcetta e indotta può portare a conclusioni di questo genere. e la sua condizione di reclusione… scorta etc… non ha nulla a che fare con l’arte.
    d’altronde considerare i giornalisti grandi artisti… mio dio! se questa è la concezione di arte che avete, allora, saviano è un vate…

  19. francesco forlani il 13 settembre 2010 alle 21:35

    davide ruffini ma lo hai letto il post? Prima questione. Seconda questione, la leggi nazione indiana? cioè la ascolti di tanto in tanto? bene. mi segui? Capisci dove voglio andare a parare? e comunque norma vuole che si cominci con signore e poi signori…ladies and gent…
    effeffe

  20. Davide Ruffini il 13 settembre 2010 alle 22:20

    singor Esse Lunga io non mi rivolgevo al post nel suo specifico e con signori e signore (mi arrogo il diritto di invertirne la posizione, sì, è miserevole!) mi riferivo ai commenti della signorina Veronique e del signor Carmelo (che poi dice le stesse cose) al mio commento precedente.
    non so che cosa voglia dire con Nazione Indiana da ”ascoltare” (anche lei si arroga il diritto di licenze poetiche oppure soffre di metonimia?) da seguire… aspetti forse mi stava dicendo, in politichese, MA TU LO SAI CHI SIAMO NOI? QUANTO SIAMO COLTI???
    terza questione (la prima e la seconda sono sottintese): il fatto di pubblicare qui non le dà alcun diritto di trattare la gente che frequenta questo sito dall’alto verso il basso… i maestrini li lasci a casa a correggere i compiti!

  21. stalker il 13 settembre 2010 alle 23:07

    scusate, signore e signori
    madame e messieurs
    (meglio?)

    secondo me davide ruffini non ha detto eresie.

    un giovane giornalista (?) ha scritto un libro che per me, vivendo in una zona difficile o solo per sete di sapere e di libri di inchiesta ne leggo e me li vado a cercare neanche fossi un rabdomante, si è rivelato prolisso dal punto di vista giornalistico, e assai scarso dal punto di vista letterario.
    questa sua deficienza (o furbizia, vedi l’incipit dei cinesi che cadono dal cielo), è stata osannata come la creazione di un nuovo genere letterario, per cui si è discusso per mesi se era giornalismo, letteratura, arte…e intanto l’uomo saviano cominciava a levitare adombrando lo scittore….anzi, riempiendolo di luce, quasi a rasentare la sacralità.
    la scorta, i suoi occhioni, le sue lezioni, sono diventati più importanti rispetto alla sua scrittura, et voilà….ecco servitovi il santino buono per tutte le librerie insieme all’argenteria dei regali di nozze, nei salotti anche chi legge un libro ogni due anni (visto con i miei occhi, intonso), perchè è diventato un lasciapassare alle coscienze pulite, senza magari neanche ricordarsi chi era sandokan, ma fa niente, la copertina è bella e si nota.

    intanto c’è, solo per rimanere in zona, la capacchione che scrive libri scarni, secchi, sotto scorta anche lei, ma è meno vendibile, meno giovane, meno egocentrica, che non scrive coccodrilli su repubblica in morte di saramago facendo quasi passare sotto tono l’opera del grande scrittore per parlare di quanto saramago fosse solidale all’uomo saviano, novello martire da televendita.
    se mi paragonate ai vari emilio fede me ne fotto, perchè non è di questo che sto parlando. parlo di come è facile mercificare e monetizzare tutto.
    forse anche un ragazzo che arrivò con un manoscritto sotto il braccio, e nella sua testa tanti cinesi che piovevano dal cielo

  22. stalker il 13 settembre 2010 alle 23:14

    ps ho letto gomorra in tempi non sospetti, quando ancora non era esploso, e di solito per i libri di uno sconosciuto esordiente si è molto clementi, e invece quel libro da subito a cominciato stonare nella mia testa.
    proprio non mi convinceva quell’ibrido, e seppur nella sua scrittura avvincente e “scorrevole”, continuavo a tornare indietro nelle pagine per capire dove era il trucco, come a voler capire gli arcani di un prestigiatore.
    e mò l’ho detta tutta!

  23. stalker il 13 settembre 2010 alle 23:15

    ha cominciato, sorry

  24. G. P. il 13 settembre 2010 alle 23:29

    la lingua batte

  25. Davide Ruffini il 13 settembre 2010 alle 23:34

    stalker:

    ormai la macchina s’è messa in moto. la fregatura è partita. questo milieu d’intellettualità indiana ne è la dimostrazione. che si dica la verità o no, a questi non frega un fico. savio saviano è grande, punto. tu dici che è una gabbia per mosche? Non vedi! sei emilio fede (ahah bella!). comprassero gomorra, mondadorra, il diavolo, veste, praga, la bellezza… e via discorrendo.
    breve nota: La persona saviano-visto che UOMO: arte- ha recentamente perso l’occasione di boicottare mondadori. (infatti mi era sembrato che Gomorra, dopo questa occasione persa, fosse un po’ meno bello)
    tanti saluti

  26. carmelo il 14 settembre 2010 alle 00:27

    @davide ruffini
    dammi pure del tu
    si sono d’accordo nel dire che saviano ha scritto un gran libro di inchiesta e di denuncia. Grande perchè raggiunge l’obiettivo che tutti i libri di inchiesta e di denuncia si prefiggono:scuotere le coscienze, indignare. C’è riuscito così bene che la camorra che fessa non è, ne ha paura. Persino chi è abituato a nascondere le schifezze nostrane sotto il tappeto l’ha capito che saviano è una persona scomoda.
    Questo basta per dire “meno male che saviano c’e'”

  27. stalker il 14 settembre 2010 alle 00:49

    carmelo, sai perchè mi scaldo tanto con ‘sto santino di saviano?
    lo sai quanti ce ne sono che scrivono cose mooooolto più scomode e che scavano molto più in profondità di saviano, e fanno i nomi degli intoccabili rispettabili ancora a piede libero e sono minacciati tutti i giorni?
    io non ce l’ho con saviano, ce l’ho con i savianizzati, che una volta acceso quel cero lì, e detto, come dici tu, “meno male che saviano c’è”, si sono messi a posto con la coscienza…e sono tanti, troppi!

  28. stalker il 14 settembre 2010 alle 00:57

    e poi c’è sempre la questione mandadori, e torniamo a bomba!
    sarebbe esploso il “caso” saviano se fosse stato pubblicato da un piccolo editore periferico, con minore tiratura, distibuzione e mediatizzazione?

  29. stalker il 14 settembre 2010 alle 01:03

    GP
    “la lingua batte” era dopo il mio commento.
    se era riferito a me non scrivo e non cerco editori, quindi non mi duole niente.
    amo solo leggere
    cose che mi convincono

  30. carmelo il 14 settembre 2010 alle 01:06

    il giornalismo, il giornalismo di inchiesta che va oltre la cronoca e cerca di di raccontare i fenomeni criminali indagando sui meccanismi sociali economici e politici che li producono, è sempre più raro. Perchè è un mestiere scomodo e pericoloso.

    prendiamo il messico, il femminicidio di ciudad juarez.
    Sergio González Rodríguez giornalista e scrittore ha scritto “ossa neld eserto” una lucida inchiesta-denuncia sul femminicidio di ciudad juarez. E per questo ha rischiato la morte (nel 2010 sono stati ammazzati 9 giornalisti in messico)
    Poi e’ arrivato bolano che usando gli stessi materiali ne ha fatto “la parte dei crimini” una delle cinque del poderoso romanzo 2666.

    Noi non abbiamo un bolano capace di tanto, e se non abbiamo un bolano non è certo colpa di saviano

  31. francesco forlani il 14 settembre 2010 alle 01:08

    davide
    non credo si possa dedurre da alcunché che ti stia facendo la morale però ascolta (leggi) almeno quello che scrivi. Hai una posizione nemmeno così contro corrente su gomorra e la esprimi (perfetto) e ci sono più persone che assai gentilmente hanno voluto controbattere a delle tesi che hai espresso. dopodiché te n’esci con “questo milieu d’intellettualità indiana” e compagnia bella. Poco prima che intervenissi poi te ne sei uscito con ” evidentemente mancate di importanti letture letterarie.” Non ti sembra di essere offensivo?
    a me sembra, caro davide che chi ha usato toni alquanto isterici da “lei non sa chi sono io,” sei stato tu.
    Sei libero di pensare ed esprimere quello che vuoi tu, qui a nazione indiana, del resto ci facciamo un culo non da ridere perché tu come altri, in primis i redattori possano confrontarsi e talora scontrarsi su delle questioni, politiche o letterarie che siano. Ti invitavo a tenerti al post che ho scritto non perché lo ritenga illuminante ma per il semplice motivo che uno dei punti affrontati era proprio dell’emancipazione della letteratura come scrittura da un’idea di letteratura come trascrittura della realtà
    @stalker
    a questo link ci sono tutti i pezzi di rosaria capacchione pubblicati su nazione indiana https://www.nazioneindiana.com/?s=capacchione del resto con grande sorpresa e non ti nascondo, con una certa gioia rosaria nelle pagine de l’oro della camorra ha ringraziato anche nazione indiana per il lavoro che si fa, insieme.
    effeffe
    ps
    a qualche anno di distanza dall’uscita di Gomorra continuo a credere che si sia trattato di uno dei momenti più felici della nostra letteratura,

  32. carmelo il 14 settembre 2010 alle 01:10

    @stalker
    capisco quello che dici, è un’osservazione che faceva anche paolo piccirillo promettente scrittore campano, nell’intervista di radio tre,
    anche se poi aggiungeva di essere contento dell’impatto che saviano ha non solo sui media ma anche sui giovani
    https://www.nazioneindiana.com/2010/09/04/ex-ordres-litteraires-paolo-piccirillo/

    ma non è colpa di saviano.

  33. francesco forlani il 14 settembre 2010 alle 01:18

    @carmelo
    magari manca anche altro, all’Italia
    effeffe

  34. stalker il 14 settembre 2010 alle 01:20

    francesco, quando ho citato rosaria capacchione non intendevo fare una critica a nazione indiana, anche perchè ho comprato “l’oro della camorra” dopo everne letto su NI e averla sentita intervistata da Fahrenheit (radio3), per il resto il deserto.
    parlavo d’altro, e non credo di essere stata, seppur da un punto di vista laterale e personale, troppo off topic rispetto al tuo post.

  35. stalker il 14 settembre 2010 alle 01:23

    e non è piaggeria
    che come avrete capito, non ho niente da vendere! :)

  36. francesco forlani il 14 settembre 2010 alle 01:28

    no che non lo sei stata, però valeva la pena non credi, dal momento che veniva citata , di indirizzare lettori nuovi a quegli interventi. comunque s’, il post metteva diverse questioni sul tavolo, questioni a cui, probabilmente si potrà rispondere soltanto con delle precise pratiche, letterarie o esistenziali che siano, come per esempio appoggiando delle opere e degli autori che suggeriscono un’uscita da quell’impasse, un nome? Giuliano Mesa, tanto per citare un poeta delle nostre ore, (ed la camera verde)
    effeffe

  37. véronique vergé il 14 settembre 2010 alle 08:26

    Davide Ruffini,

    “La maestra” aveva lezioni, compiti da correggere e non ha potuto seguire ieri il post e rispondere. La postura artistica ( solo gli artisti sono scrittori di talento) non mi ha convinta. Leggo molto in francese, da piccola ho divorata i libri della biblioteca della casa natale. Ho vissuto tempi di avventura, di piacere gustativo nella scoperta delle parole.
    Gomorra è il libro che mi ha lo più sorpresa in questi anni, come una luce colpita giusto. Ho iniziato la scoperto dell’italiano con i libri ( la traduzione di fronte) e la prossimità di Nazione Indiana ogni giorno. Ho imparato l’italiano dalla scrittura. Roberto Saviano è un autore di talento, e la mia opinione si è conforta con due racconti di grande bellezza: l’annello e il contario della morte. Non era indotta nella mia lettura, sono arrivata sulla riva “innocenta”, senza idea del colpo nell’anima che avrei da leggere Gomorra.
    Rosaria Capacchione ha lo stesso coraggio e lo ammira. L’ho scoperta su Nazione Indiana grazia a Francesco e ho li suo libro. Rosaria Capacchione e Roberto Saviano hanno lo stesso combattimento, lo stesso desiderio: dare vita e speranza a la terra natale: la Campania.
    Creare una terra dove la nobiltà del cuore, la felicità ci sono.
    Questi due autori sono nel mio cuore per la magia delal lora scrittura e del loro impegno.
    Mi scuso per gli errori : scrivo in fretta …

  38. véronique vergé il 14 settembre 2010 alle 08:28

    Spero tornare domani in un luogo più tranquillo.

  39. G. P. il 14 settembre 2010 alle 11:14

    la lingua batte dove il piede marcia

  40. helena il 14 settembre 2010 alle 12:17

    Non so se vado molto OT, ma trovo i richiami di Carmelo a Bolano molto interessanti. Forse anche perché questa estate ho finalmente trovato il tempo per leggere prima 2666 e poi Ossa nel deserto di Sergio Gonzalez Rodriguez.
    Sapevo che soprattutto nel mondo anglosassone, Bolano è diventato una sorta di santino, anche se “di nicchia”. L’autore cult molto maudit che bisogna aver letto.
    Con il risultato – anche qui da noi – che essendo Bolano considerato fico, c’è gente che comincia a dire “bah”, “sì però, sopravvalutato”, o non lo legge per pura antipatia verso le mode letterarie.
    Un altra cosa che mi ha colpito è che qui il più delle volte che si è parlato soprattutto di 2666, in primo piano c’è la sua letterarietà (o iperletterarietà), come se fosse abbastanza secondario quali luoghi e temi sceglie e come li tratta.
    Certo che in quell’intrico c’è il male dentro e il male fuori, ed è qualcosa di universale. Ma Bolano questo centro del male lo colloca al centro del libro. E questo buco nero lo individua a Santa Teresa, la citta di frontiera messicana dove è possibile violentare e ammazzare impunemente le donne.
    E dopo passa alla puntata precedente (del male incarnato in un tempo e in un luogo), con la storia di Hans Reiter/Benno von Arcimboldi durante il nazismo e la guerra.
    Secondo me l’intuizione di un nesso fra il male prodotto da un mondo dominato dal nuovo turbocapitalismo (maquiladoras che lavorano per le multinazionali, narcotraffico, corruzione estrema, migrazioni clandestine) e dal male del totalitarismo nazista, ha qualcosa di radicalmente politico. Ma nella forma della letteratura che, appunto, va oltre al genere di astrazioni che ho usato prima.
    Non è colpa di Bolano se, in un modo o nell’altro, la ricezione lo semplifica e lo depotenzia. Lo depotenzia inalzando la sua opera (che tocca tutta dei nodi terribili della storia), in un ambito quasi sublime dove “non tocca più terra”.
    Al contrario di Gomorra che sarebbe solo giornalismo, solo denuncia ecc.
    Per tornare a Bolano, ho avuto l’impressione che l’orrore vero di Ciudad Juarez sia arrivato a molti attraverso le pagine di 2666, assai più che in altri modi.
    E che, dal canto suo, Gomorra abbia “preso” così tanto, perché è un libro capace di trasmettere una visione e un sentimento delle cose che racconta. Il che per me rappresenta una qualità che appartiene alla letteratura, al di là delle critiche stilistiche, delle discussioni sul genere cui appartiene ecc.
    I meccanismi per cui intorno a un autore e/o opera si crea un’immagine stereotipata sono frutto di dialettiche complesse.
    Ma noi dovremmo avere la libertà di leggere con la nostra testa (e tener distinti i piani).

  41. Davide Ruffini il 14 settembre 2010 alle 12:19

    vebbè, polemichette. ad ogni modo, sento sempre più spesso gente criticare il blob televisivo italiano, la politica ”coi piedi”, la mercificazione, l’omologazione da teledipendenza… cose sacrosante, eppoi rintrovare a stretto giro di posta, quelle stesse persone cadere in altri cliché, altri pathos mediatici (e anche qui la lista è lunga). le capocchie di questa lista formano il canone iridato dell’antisistema (con comportamenti speculari a quelli del sistema che tanto criticano). il punto è questo: Saviano fa parte dell’Antisistema, stop. la sua inchiesta ha prodotto quei libri, magari con delle puntine di lirismo, certo niente di eccezionale. ora è intruppato bene nel antisistema specchio del sistema. della serie SE uno non abbocca al primo, abbocca al secondo.
    concordo con Stalker per il gioco di bilancia che fa uno scrittore grande e un altro meno noto. alla fine è la Pubblicità.
    saluti

  42. helena il 14 settembre 2010 alle 12:31

    E non mi sembra, tra l’altro, nemmeno così casuale che 2666 si apra con quei personaggi tanto immersi nella lettertura da avere le fette di salame sugli occhi (detto in maniera molto rozza, d’accordo).

  43. véronique vergé il 15 settembre 2010 alle 13:41

    Un grande romanzo ha nel suo corpo un immenso paesaggio di neve, di incendio, di praterie, di strade o di città; un paesaggio alzato in ogni pagina. In Gomorra il vento circola, il vento portando il lettore in una città reale, ma nel suo male, simbolisando il dolore dell’uomo conficato in un sistema ( la criminalità). L’ombra è nel cuore umano, nel vertigine del potere o nella disperazione. I personaggi del sud lottano in una luce spietata, con un orizzonte dove anche il mare soffre. Con Gomorra la Campania è diventata una terra mitica, come altre terre dove uno scrittore raggiunge la libertà con la scrittura, con il desiderio di bracare la realtà per immagianre i rifletti nelle anime.

    PS Grazie a Carmelo e a Helena: mi sono procurata les détectives sauvages de bolano. Spero scovare alla biblioteca 2666.
    Sull’orrore di Ciudad Juarez ho letto la part du diable di Maud Tabaschnic
    ( Non mi rammento bene il nome della scrittrice).

  44. véronique vergé il 15 settembre 2010 alle 14:00

    Saro OT, ma penso che effeffe mi perdonerà. Approffitto di questo post per dire tutta la mia ammirazione e il mio affetto a Rosaria Capacchione e Roberto Saviano. Sovente penso alla vita reclusa che vivono. Spero sempre che hanno la possibilità di sentire dolcezza e luce.
    Ringrazio tutti i due per i belli momenti di lettura.

    véronique

  45. Davide Ruffini il 19 settembre 2010 alle 11:20

    véronique, ci farai finire i fazzoletti… ma tu ne fai una bella scorta di rotoli, altrimenti allagheresti la campania. bisogna tamponare! bisogna tamponare! presti presti presti



indiani