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Come un sisma senza precedenti ha svelato un “sistema irresponsabile rispetto all’energia atomica” senza precedenti

di SHIOYA Yoshio
giornalista scientifico

traduzione di Laura Napolitano e Andrea Raos

[Testo tratto da qui, apparso il 15 marzo scorso.]

“Sommando i dispositivi a prova d’errore che mettono in conto sia l’errore umano sia il guasto meccanico, e le multiple protezioni, nonché il rispetto di piani anti-sisma quasi eccessivi, è improbabile che in una centrale nucleare giapponese si verifichino casi come Three Mile Island o Chernobyl.” Il mito della sicurezza dell’energia atomica, di cui si vantavano la TEPCO [Tokyo Electric Power Company] e il Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria e acriticamente accettato dai mass-media, è miseramente crollato. Alla centrale di proprietà della TEPCO Fukushima I, dopo il terremoto (magnitudo 9.0) e lo tsunami che hanno colpito il Tôhoku, sta avendo luogo la graduale fusione dei nuclei e, benché si sia presa la decisione radicale di riversare acqua marina nei reattori, non si è ancora arrivati al loro raffreddamento, arresto e stabilizzazione. Quel che è peggio, gli abitanti dei dintorni, già duramente provati dal violentissimo terremoto, sono tutt’ora costretti a vivere da sfollati, con gravi disagi.

1. La fusione del nucleo è un “problema strutturale”.
Nella centrale Fukushima I ci sono sei reattori. Al momento del terremoto, i reattori 4, 5 e 6 erano soggetti alla periodica revisione, per cui erano inattivi. I reattori 1, 2 e 3, che erano invece in funzione, hanno tutti subito la fusione del nucleo, e non si riesce a fermarne nemmeno uno. Nel caso del reattore 2, è stato danneggiato anche l’edificio di contenimento, ultima difesa a contenere il materiale radioattivo, rendendo quindi non inverosimile che si verifichi il peggio. Sia la TEPCO che gli addetti alla sicurezza sul posto, nonché gli studiosi che hanno analizzato l’incidente sia dalla televisione che di persona, parlano “come se” di questa tremenda situazione la causa sia un terremoto di entità al di là delle previsioni. Implicitamente, instillano nell’opinione pubblica l’idea che, dato che si è trattato di un terremoto di violenza eccezionale, l’esplosione dell’idrogeno, la fusione dei nuclei e la fuga in massa della popolazione fossero inevitabili e che non sia possibile tenere sotto controllo Madre Natura. È stato affermato che una misura estrema quale l’emissione controllata (venting) di idrogeno contenente radioattività, per quanto poca, abbia avuto successo, e i media riportano questa affermazione senza alcuna verifica. Dal punto di vista di un’impresa che si assume l’obbligo della sicurezza, è una “vergogna assoluta” il fatto che gas continuino a fuoriuscire senza che si riescano a tenere sotto controllo né il livello dell’acqua di raffreddamento né la pressione interna. E lascia senza parole la morbidezza dell’atteggiamento dei media. In questo stesso terremoto, alla centrale di Onagawa gestita dalla Tôhoku Electric Power Company, colpita in misura ancora maggiore di quella di Fukushima, i tre reattori sono stati fermati, raffreddati e messi in sicurezza. Di conseguenza, non si può non pensare che la fusione dei nuclei dei tre reattori della centrale Fukushima I gestita dalla TEPCO sia dovuta a un problema strutturale.

2. Uno tsunami non imprevedibile.
In realtà, già cinque anni fa era stato detto che la centrale Fukushima I di TEPCO non era resistente agli tsunami e che vi era il rischio di fusione dei nuclei. Non c’era niente di imprevedibile. Qualcuno aveva già detto che gli tsunami per cui era stata pensata Fukushima I, che rientrano nella classe del Grande Terremoto Cileno [22 maggio 1960, N.d.T.], a causa dell’onda d’urto avrebbero reso impossibile il pompaggio dell’acqua di mare necessaria al raffreddamento: in merito alla possibilità che l’arresto del pompaggio dell’acqua dovuto all’impatto dello tsunami potesse provocare la fusione del nucleo vi era stata, nel 2006, un’interrogazione parlamentare da parte del deputato del Partito Comunista YOSHII Hidekatsu. NIKAI Toshihiro, all’epoca Ministro dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, aveva promesso che sarebbero state prese le misure necessarie, ma di fatto la TEPCO non ha apportato alcuna miglioria all’impianto. Dalla regione era anche giunta alla TEPCO una richiesta scritta di intervento, per cui è impossibile che non fossero al corrente di una “notifica di rischio” di fusione nucleare legata a uno tsunami. Destano ammirazione le loro doti attoriali se si pensa che hanno affermato con aria innocente che tutta la colpa del disastro è di un terremoto di entità non prevedibile, malgrado l’assoluta evidenza del contrario.
Non è ancora chiaro se il guasto ai sistemi di raffreddamento dei reattori 1, 2 e 3 sia dovuto all’interruzione nel pompaggio dell’acqua di mare, come era stato detto dall’On. Yoshii, oppure a un guasto all’alimentazione elettrica esterna su cui si sta concentrando la TEPCO, o alle due cose insieme. La TEPCO non fornisce alcuna spiegazione – né alcun giornalista gliela chiede – in merito al fatto che sono fuori uso i motori diesel d’emergenza e che si rivelano inadatte anche tutte e tre le pompe d’acqua ad alta pressione. Ma che si tratti di inadeguatezza o non funzionamento, queste sono comunque conseguenze, non cause. In merito invece alle cause di questo incidente nucleare che sta seminando l’inquietudine in tutto il Paese, i soggetti coinvolti non dicono nulla, i media non glielo chiedono, gli enti preposti al controllo non compiono verifiche. Questa connivenza non è forse la principale causa dei timori che il nucleare giapponese reca con sé?

3. Le negligenze della TEPCO nel “controllo retroattivo”.
Nel 2007, a causa del terremoto di Chûetsu, nella prefettura di Niigata, fu decisa la chiusura temporanea dei reattori della centrale di Kashiwazaki-Kariwa di proprietà della TEPCO. Anche in quella occasione, la TEPCO espresse il proprio malcontento perchè la notizia dell’incendio al trasformatore di tensione esterno era stata data con troppa enfasi e perchè era stata recepita in maniera esagerata, fino a parlare di danni al nucleo del reattore. Una parte dei mezzi di informazione, recepito il messaggio, lanciarono un salvagente alla TEPCO che spingeva per una rapida riapertura della centrale, stimando bassi i danni subiti. In realtà, la centrale di Kashiwazaki-Kariwa aveva subito con il terremoto una sollecitazione 3,6 volte più alta rispetto al carico previsto nel progetto. Benchè fosse stata registrata un’accelerazione gravimetrica di oltre 1000 gal (il gal è l’unità di misura dell’accelerazione: a Kashiwazaki-Kariwa il progetto prevedeva un’accelerazione massima di 300 gal), le registrazioni più dettagliate dell’evento sono svanite nel nulla. Perchè? L’anno prima del terremoto di Chûetsu, si era provveduto, dopo 25 anni, ad una revisione delle direttive antisismiche per le centrali nucleari. Uno dei punti di forza era il cosiddetto “controllo retroattivo” (back check), ovvero una verifica, sulla base delle nuove regole antisismiche, non solo delle centrali di nuova costruzione ma anche di quelle già esistenti. Le nuove regole stabiliscono che si debba procedere a un controllo completo delle faglie in prossimità dei siti delle centrali, ipotizzando le oscillazioni dovute al terremoto e così fissando la necessaria antisismicità. La TEPCO tuttavia non ha compiuto questa minuziosa indagine della faglia che si trova proprio davanti al sito dove poi è occorso il terremoto di Chûetsu, trascurando di fatto di compiere il controllo retroattivo richiesto.
Non risulta che la Commissione Nazionale di Sicurezza sul Nucleare e l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale l’abbiano biasimata con particolare vigore per questo. Ancor più alla radice, l’esistenza stessa di nuove direttive antisismiche è di per sè sospetta. Sei su dieci dei terremoti di magnitudo superiore a 4 che si verificano nel mondo hanno per epicentro i dintorni del nostro piccolo arcipelago. Il Giappone è il Paese sismico per eccellenza, ma le sue direttive antisismiche non riflettono le valutazioni di rischio che provengono dalla comunità scientifica, dando invece la priorità assoluta alle esigenze del settore industriale. L’esempio più clamoroso di questo è il fatto che l’oscillazione sismica prevedibile qualora non sia determinato l’ipocentro è equiparata a quella di un terremoto con epicentro sottostante di magnitudo 6.8. Come terremoto in cui una faglia non determinata ha provocato forti oscillazioni c’è quello che colpì nel 2000 la parte occidentale di Tottori; come esempio di terremoto che ha provocato enormi danni in seguito allo spostamento della faglia sulla fascia costiera c’è invece il Grande Terremoto di Kôbe. Nei due casi, la magnitudo fu di 7.3. Sarebbe dunque del tutto ragionevole pensare che la normativa antisismica per le centrali nucleari di un Paese a rischio sismico sia calibrata su sismi con epicentro sottostante di magnitudo 7.3. E invece, fu improvvisamente portata a 6.8. Le pressanti richieste del settore portarono nè più nè meno che a contraddire i risultati del dibattito scientifico. ISHIBASHI Katsuhiko, professore all’Università di Kôbe, si dimise da membro del Comitato scientifico in segno di protesta. Come stiano le cose per il resto della normativa, è fin troppo facile immaginarlo.

4. Una sicurezza fittizia nata dal sostegno reciproco di governo, industria e università.
Controlli poco severi e regole non rigorose. Una sicurezza e una tranquillità edificate dal triangolo governo, industria e università, ovvero Ministero dell’Economia, del Commercio e dell’Industria, TEPCO e Università di Tokyo. Nella Commissione Nazionale di Sicurezza sul Nucleare, che si suppone debba svolgere un ruolo di controllo, siedono studiosi dell’Università di Tokyo, assai comprensivi di fronte alle giustificazioni delle imprese; l’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale è una sezione subordinata, un organo esterno del Ministero dell’Economia, che a sua volta è alla guida del settore dell’energia elettrica. Tra i Paesi avanzati che utilizzano l’energia atomica, non ve ne è nessun altro che abbia un sistema di controllo e di sorveglianza così contiguo al settore da controllare. Per una modifica delle regole sul controllo delle centrali nucleari, oltre ad un chiarimento sulle responsabilità delle imprese, è aperta anche la strada a uno sviluppo di imprese popolari autonome.
Anche per dare impulso a tutto questo, è indispensabile l’esistenza di un rapporto dialettico tra governo e cittadini, tra spinta allo sviluppo e regole precise. Se non riesce nemmeno a esigere trasparenza nelle informazioni da parte della TEPCO, il problema più urgente allora è l’indipendenza di un’Agenzia per la Sicurezza Nucleare e Industriale che in questo momento sa soltanto agitarsi. La tragedia della centrale Fukushima I potrebbe essere il risultato di questa alleanza. Anche in questa occasione, la TEPCO da un lato continua a comunicare nel modo più dettagliato cifre che si riferiscono a fattori di nessuna importanza, dall’altro tiene la bocca quasi completamente chiusa riguardo a qualsiasi anomalia, questa sì di grande importanza, del reattore, nascondendo il peggioramento della situazione. Ad esempio, le anomalie della vasca di soppressione all’interno del reattore n. 2 sono state presentate nei documenti informativi non come “danni all’edificio di contenimento”, ma come “trasferimento del personale”. Da cui si deduce però che se il personale che lavora al reattore n. 2 è stato evacuato è perchè c’è la possibilità di un danneggiamento dell’edificio di contenimento. Insomma non trasparenza, ma un nascondere coprendo, avvolgendo, raggirando.

5. Ha ottenuto diverse agevolazioni sbandierando lo slogan “rifornimento stabile”. Eppure…
Un esempio è “l’interruzione di corrente programmata” prevista per il giorno 14. A leggere questo “programma” si rimane stupefatti. Nessuno ha criticato la TEPCO? Il programma stabiliva che, in un Giappone suddiviso in 5 aree geografiche, le regioni 1 e 2, due volte nell’arco di una giornata, ovvero mattina e sera, subissero una interruzione di corrente, fino ad un massimo di 6 ore. Le restanti regioni, invece, avrebbero subito un’unica interruzione di corrente, per un massimo di 3 ore. Questo blocco nell’erogazione della corrente non riguardava i centri città. Insomma o 6 ore, o 3 ore oppure nessuna ora di interruzione di corrente. Chi ha deciso questi numeri e sulla base di cosa? Vorrei che mi fosse fornita una spiegazione razionale di questa scelta. Nei momenti di difficoltà di una nazione, tutta la popolazione condivide i rischi: se la ratio che sta dietro a questa scelta è quella di sopportare a turno le difficoltà, allora sembrerebbe che la TEPCO ha deciso in maniera del tutto arbitraria, sulla base delle proprie necessità. Che non sia riuscita a mettere in pratica questa decisione sembra abbastanza naturale. Si può facilmente immaginare che gli Enti locali e i loro governatori, assegnati al gruppo che avrebbe dovuto sopportare le 6 ore di black out, abbiano violentemente contestato la decisione. Se la mancanza di energia elettrica è stata provocata da una negligenza della TEPCO, quali sono le loro reali intenzioni? Inoltre la TEPCO non ha nemmeno fatto realmente ammenda per l’essersi svincolata dall’obbligo di un rifornimento di energia stabile, prescritto dal regolamento delle imprese elettriche. E poi, chi ha detto che, se in cima a tutto c’è il rifornimento stabile, questo debba mettere in secondo piano altri aspetti come la liberalizzazione energetica, il contenimento delle emissioni di CO2 nell’aria, l’acquisto a prezzo fisso di energia pulita? Viceversa, chi ha ricevuto svariate agevolazioni in nome del rifornimento stabile? Chi ha sostenuto con forza i meriti di un sistema di monopolio regionalistico, senza alcuna modifica delle differenze nel numero dei cicli di diffusione della corrente nel Kansai, che è uno dei motivi per cui è oggi difficile la flessibilità nel campo dell’energia elettrica? La verità che è venuta a galla con questo grande terremoto non è forse, più che i limiti dell’energia nucleare, che non è più attuale un sistema di monopolio regionale nell’erogazione dell’energia, con la suddivisione del paese in 9 compagnie elettriche? Per la strategia giapponese in campo energetico, la posizione occupata dall’energia atomica ha certamente un suo peso. Il problema sta nelle manchevolezze delle imprese che la gestiscono. La filosofia della TEPCO e una gestione lungimirante, che erano proseguite negli anni sotto la gestione di Kigawada, Hiraiwa e Nasu, sono andate perdute così come le fonti di energia da usare solo in caso di emergenza della centrale nucleare di Fukushima? Ai lavoratori della TEPCO che lottano a rischio della vita per riprendere il controllo della centrale nucleare, ai volontari, al corpo di autodifesa va tutta la nostra gratitudine, insieme con la preghiera che la devastazione non si diffonda ancora di più.

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23 Commenti

  1. Non ci capisco più niente, la leggere qui:
    «I reattori 1, 2 e 3, che erano invece in funzione, hanno tutti subito la fusione del nucleo»
    sembrerebbe che la fusione ci sia già stata, e dunque che sia già avvenuta una catastrofe come quella di Chernobyl, mentre sui giornali ancora oggi si parla solo di rischio di fusione, per quanto molto alto, a un solo reattore.

  2. questo mi è chiaro, e anche l’obiettivo del pezzo, ma avevo creduto di capire che una volta fuso il nucleo non c’è più niente da fare, è la catastrofe, evidentemente avevo capito male

  3. veramente, @alcor, ho trovato molto chiaro quel blog, keplero, che tu stessa hai segnalato.
    la fusione non è una fusione nucleare, ma il vero e proprio scioglimento delle barre di uranio per l’alta temperatura.
    questo comporta il rischio che il materiale coli nel terreno contaminando l’ambiente circostante.
    le camicie di protezione di cemento dovrebbero impedire questo colamento, resta da vedere se tengono o cominciano a creparsi a causa dell’estremo calore e/o di esplosioni collaterali.

    lo scenario del cedimento dei contenitori e del rilascio di materiale nel terreno è certamente catastrofico, dice keplero, tuttavia non è paragonabile al disastro di chernobyl in cui, per una serie di ragioni che in giappone non possono verificarsi, dice, si ebbe il riascio di enormi quantità di materiale radioattivo nell’atmosfera.
    in questo caso, il materiale radioattivo i giapponesi se lo terrebbero tutto a casa loro (allegria!)

    che i reattori fossero avviati a fondere e che non si sarebbe riuscito a fermarli, poi, si sapeva già da qlc giorno.

  4. ciao scienziata:–)
    infatti, Kleplero distingue tra fusione e fusione “nucleare”, cioè del nucleo, giusto?
    per me la parola magica era “nucleo”, fusione del nucleo= Chernobyl, qui sopra si parla però di “fusione del nucleo” e non siamo a Chernobyl, evidentemente fusione del nucleo non è necessariamente= Chernobyl
    sono contenta, vuol dire che ce la possono forse fare a limitare in qualche modo i danni, ma continuo a essere un po’ confusa.
    Torno a studiare.

  5. ma quello che importa, il vero problema precedente e successivo, è che mentono, il potere e le industrie, ed è questo alla fine che mi farà diventare un’antinuclearista fervente

  6. Un articolo lungimirante.

    Per me era molto difficile rappresentare nella mia mente il processo.
    Il male nucleare non si vede, si intrufola. Non ha odore ( immagino) ma è devastante nel corpo, nella natura. E’ un puviscolo mortale.
    Non è una vista scientifica. E’ una paura che ho, non per me, ma per
    gli uomini dell’isola (il Giappone), tutta questa bellezza immaginaria di colori, di fiori, di poesia, corroti dal pericolo nucleare.

  7. @fernirosso – pur affascinante la teoria del complotto, la capacità di creare terremoti di quest’entità rimane nei poteri della natura e del pianeta sul quale siamo granellini di sabbia, anche se granellini con mezzi tecnologici avanzati, ma non così tanto…

  8. E poi, a prescindere dalle razionalizzazioni – pur indispensabili, come il blog quotato da fernirosso dimostra anche troppo bene -, le teorie cospirative in genere, benchè a volte anche divertenti, esprimono una mancanza di rispetto per le vittime REALI, delle tragedie che REALMENTE accadono, che davvero mi disgusta.

  9. quando i nazisti gassavano gli ebrei tutti sostenevano che non era possibile eppure….Oggi è ancora peggio perché non è possibile sapere chi e da dove abbia dato ed eseguito la manovra.In ogni caso ogni tempo ha i suoi crogiuoli.

  10. Il meccanismo retorico che accompagna la propaganda a favore dell’energia nucleare è, anche agli occhi di un non specialista, particolarmente “scoperta”. Fase 1: Cittadini state tranquilli, le nostre centrali sono perfettamente sicure. I rischi sono dell’ordine di un asteroide grosso quanto la luna che fosse in grado di colpire la terra. – Siccome però c’è semore un precedente, senza arrivare a Chernobyl, nel discorso bisogna aggiungere – Ciò che è successo nel 19** a **, oggi non può più succedere. Fase 2 Tornado, terremoto, tempesta, tsunami: si è sfiorato il disastro, ma ce l’abbiamo fatta. Ora, DOPO quello che è successo, siamo davvero sicuri.

    C’è anche una variante. I francesi di fronte al caso giapponese. “In effetti, l’incidente giapponese ci sta insegnando molte cose. Ora anche noi possiamo migliorare ulteriormente la sicurezza.”

    Da tale frase si deduce, che la fantomatica sicurezza a rischio quasi zero della Fase 1 era una pia illusione.

    Tutto ciò assomiglia per certi versi alle crisi economiche. Fase 1, se lasciamo lavorare il mercato, tutti se ne avvantaggeranno, anche gli sfigati. Fase 2 C’è stato il crack mondiale, ma abbiamo capito perché. Fase 3 Adesso con gli accorgomenti del caso, il crack sarà completamente evitato, e il rischio tenuto sotto controllo.

    Come chiamarla questa famiglia traversale al mondo capitalistico: gli speculatori del rischio? In fondo la TEPCO fa la stessa cosa. Specula sul rischio: 1) lo rende opaco agli interessati 2) nel breve termine si fa grandi introiti, evitando interventi costosi 3) quando c’è il crack, ci pensa poi molto lo stato e gli aiuti internazionali.

  11. caro andrea
    il meccanismo retorico che accompagna la propaganda a favore dell’energia nucleare è simile al meccanismo retorico che accompagna la propaganda a favore degli “interventi umanitari”
    la ggente in effetti, sprovvista di strumenti critici e bombardata da una smiliardta di informazion pattume che dice tutto e il contrario di tutto si trova ogni volta ad affrontare i singoli episodi come qualcosa di “unico” e “particolare”
    e non gli resta altro che confidare nella “speranza” che finalmente la storia insegni a non ripetere gli stessi “incidenti” :)

    sempre con affetto
    la fu

  12. certo, hai ragione… io preciserei, si tratta del maccanismo retorico della “guerra intelligente” o dell’operazione chirurgica; in tal caso infatti entra in gioco la nozione di rischio: dicono, facciamo una guerra riducendo a zero il rischio di morti nostre – che poi non è vero – e riducendo quasi a zero il numero di morti civili del paese aggredito…
    anche questa, in effetti, è una speculazione sul rischio (opacità sulle stragi dei civili, scusa, perché “ci siamo sbagliati”, ecc.)

  13. sulla questione del rischio, anche qui:
    http://www.pauljorion.com/blog/?p=22264

    dove si interroga su questi temi: rischio finanziario e rischio nucleare: la complessità delle nostre creature supera la nostra capacità di comprenderle completamente; noi attribuiamo troppa confidenza ai modelli matematici…

  14. La matematica non riusce a mappare con operazioni complesse la natura.
    La natura ha la sua vita propia, verità che hanno benissimo capito i poeti,
    mai gli scientifici…

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andrea raos ha pubblicato discendere il fiume calmo, nel quinto quaderno italiano (milano, crocetti, 1996, a c. di franco buffoni), aspettami, dice. poesie 1992-2002 (roma, pieraldo, 2003), luna velata (marsiglia, cipM – les comptoirs de la nouvelle b.s., 2003), le api migratori (salerno, oèdipus – collana liquid, 2007), AAVV, prosa in prosa (firenze, le lettere, 2009), AAVV, la fisica delle cose. dieci riscritture da lucrezio (roma, giulio perrone editore, 2010), i cani dello chott el-jerid (milano, arcipelago, 2010), lettere nere (milano, effigie, 2013), le avventure dell'allegro leprotto e altre storie inospitali (osimo - an, arcipelago itaca, 2017) e o!h (pavia, blonk, 2020). è presente nel volume àkusma. forme della poesia contemporanea (metauro, 2000). ha curato le antologie chijô no utagoe – il coro temporaneo (tokyo, shichôsha, 2001) e contemporary italian poetry (freeverse editions, 2013). con andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche. nouveaux poètes italiens, in «action poétique», (sett. 2004) e le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «nuovi argomenti» (ott.-dic. 2005). sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «le cahier du réfuge» (2002), «if» (2003), «action poétique» (2005), «exit» (2005) e "nioques" (2015); altre, in traduzioni inglese, in "the new review of literature" (vol. 5 no. 2 / spring 2008), "aufgabe" (no. 7, 2008), poetry international, free verse e la rubrica "in translation" della rivista "brooklyn rail". in volume ha tradotto joe ross, strati (con marco giovenale, la camera verde, 2007), ryoko sekiguchi, apparizione (la camera verde, 2009), giuliano mesa (con eric suchere, action poetique, 2010), stephen rodefer, dormendo con la luce accesa (nazione indiana / murene, 2010) e charles reznikoff, olocausto (benway series, 2014). in rivista ha tradotto, tra gli altri, yoshioka minoru, gherasim luca, liliane giraudon, valere novarina, danielle collobert, nanni balestrini, kathleen fraser, robert lax, peter gizzi, bob perelman, antoine volodine, franco fortini e murasaki shikibu.
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