Immagina un alveare

12 aprile 2011
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[Giuseppe Catozzella, che è un amico di Nazione Indiana, ha pubblicato un libro importante – Alveare – sul dominio della ‘ndrangheta nel Nord Italia. Ho chiesto alla casa editrice, Rizzoli, il piacere di pubblicare qui le prime pagine, giusto per farvi “sentire” il tenore, la rabbia, la forza delle sue parole. G.B.]

di Giuseppe Catozzella

Immagina un alveare.

Ne ho avuti due, gemelli, nati di nascosto nella mia camera, in quei trenta centimetri scarsi di muro che separano i vetri della finestra dalle persiane. Li ho lasciati crescere, li ho coltivati, ogni ora del giorno ho controllato da sotto, scostando le tende, il brulicare operoso delle piccole api, le loro cellette esagonali che aumentavano.
Ogni tanto aprivo i vetri, mi divertivo a stuzzicarle. Con una bacchetta di ferro piatta e lunga un metro, che avevo sfilato dall’orlo inferiore di una tenda, smuovevo uno dei due alveari, lo toccavo a ripetizione con la punta dell’asticella. Le api non sembravano rendersene conto, non si allarmavano. Eppure dovevano emettere un suono inudibile perché dopo pochi secondi, dal piccolo orto del mio vicino di casa, arrivavano le compagne in soccorso. A quel punto io richiudevo la finestra e le guardavo volare a scatti e convulse, ruotare attorno al loro quartier generale e, completata la ricognizione, ritornare da dove erano venute.
A lungo ho lasciato che le loro abitazioni si impilassero l’una sull’altra, si affiancassero, si accatastassero, si accumulassero. Crescevano a vista d’occhio, incontrollabili.

Ci ho messo molto ad accorgermi degli alveari e, quando è successo, erano troppo grandi per una rimozione immediata. Così ho chiuso i vetri, per creare una gabbia, e sono rimasto a osservare: prese singolarmente, le api sono piccole, ma tutte insieme diventano grandi, formano come un unico organismo che si ingrossa in silenzio. Si muovono come rabdomanti e scelgono i luoghi che reputano opportuni per sviluppare i loro patrimoni, senza chiedere il permesso. Lavorano senza sosta: in un batter d’occhio sono lì, hanno costruito, si sono ricavate degli spazi.
In poco tempo i loro due magazzini-laboratorio sono cresciuti fino a un diametro di circa cinquanta centimetri, erano già quasi sul punto di toccarsi. Le api continuavano ad andare avanti e indietro, si muovevano instancabili, per edificare il loro futuro, la loro ricchezza, la loro dote. Si erano appropriate di parte della mia camera, e io ho iniziato a pensare che non avrei mai avuto il coraggio di fermarle, che si sarebbero conquistate l’intera casa, avrebbero cominciato da quella stanza per poi prendersi tutto.


Dopo qualche mese i due alveari erano diventati uno solo, enorme. Un mostro senza forma, una sorta di viscido baco gigantesco, popolato da una nube di minuscole ali infaticabili che avevano perso di vista l’armonia del disegno originario, forse per il fatto che le due costruzioni si erano unite a loro insaputa in una grande larva bitorzoluta, rigonfia e ipertrofica da un lato, affusolata dall’altro. Anche il vento, che aveva soffiato forte per tutta la primavera, doveva aver cesellato quella creazione.
Un impressionante fagiolo di bava umida ricoperta dal frastuono invisibile di migliaia di api in movimento, di ronda incessante dal giardino di sotto fino al mio appartamento.

Spesso mi sono chiesto perché avessero scelto proprio la mia casa. Credo di aver trovato la risposta.

In comune le api, la loro massa sterminata, e la mia casa hanno il silenzio. Non possono che agire nel più assoluto silenzio, scolpite da migliaia di anni di evoluzione che ha tolto rumore alle loro movenze, al loro sostare, alle loro tecniche di insediamento.
I luoghi che abitano non possono che essere altrettanto quieti, in certo modo invisibili, per permettere al loro agire in concerto di porre le fondamenta delle piccole cellette in un posto tranquillo, che non rechi disturbo alla regina.

Silenzio incontra silenzio.

Le api arrivano, importano il loro mercato, i loro metodi, lo fanno ovunque trovino silenzio.
La ’ndrangheta, una delle organizzazioni militari più efficienti mai esistite, assimilata ad al-Qaeda dall’fbI, fa lo stesso. È per questo che la mafia più potente e ricca del mondo, assai diversa nel suo operare dal chiasso della camorra e dall’onore chiacchierato di Cosa Nostra, ha preso casa in Lombardia. L’ha trovata un luogo adatto e fertile in cui nidificare.

La globalizzazione l’ha mossa lei, l’ha tessuta nel silenzio dell’operosità, prima ancora che si cominciasse anche solo a parlarne, che un economista le desse il nome, che un giornalista la battezzasse su un quotidiano. È lei che, da quarant’anni, decide oggi quello che tu farai domani.

Ventiquattr’ore dopo la caduta del muro di berlino, un boss di ’ndrangheta viene intercettato al telefono con un suo luogotenente che si trova in Germania. Gli dice solo: «Compra tutto». L’uomo viene fermato nella sua auto con 2.600 miliardi di lire in contanti: stava per acquistare una raffineria, un’acciaieria e quote di una banca a San Pietroburgo, dopo aver attraversato la Polonia e il confine con la Russia. Come una massaia che mette in tasca qualche risparmio ed esce di casa per approfittare del primo giorno di saldi. Quell’uomo era Salvatore Filippone, faccendiere legato a varie potentissime cosche del reggino, i D’Agostino, i Serraino-Condello-Imerti e i Piromalli della piana di Gioia Tauro.
Un altro boss viene intercettato mentre racconta di aver disseppellito più di cento miliardi di lire da un bosco e di averne trovati otto marciti, putrefatti dall’umidità e dal tempo. Non ha fatto altro che buttarli via insieme al sacco di tela in cui erano stati sotterrati. bruciati come se fossero niente, perché la ’ndrangheta non ha più il problema di fare soldi, ma soltanto quello di giustificare la sua ricchezza e reinvestirla in immaginario.
Non si muove assecondando i ritmi del mondo, ma ne crea di nuovi, a sua misura. Come ha fatto con un’importante compagnia aerea, insospettabile: una volta al mese ha istituito un volo diretto dal Canada al piccolo scalo di Lamezia Terme, una linea invisibile, per facilitare gli spostamenti degli affiliati che fanno affari oltreoceano.


Dalla casa madre la ’ndrangheta è arrivata a colonizzare completamente la regione più ricca d’Italia, costruendo un impero come un alveare silenzioso. Un impero fondato sul sangue.
Tutto è cementato dal sangue. Lo stesso che scorre nelle vene del Padre scorre in quelle del figlio e dello Spirito santo.


Immagina un alveare.

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47 Responses to Immagina un alveare

  1. giuseppe catozzella il 12 aprile 2011 alle 11:46

    Grazie molte a Gianni Biondillo e a tutta Nazione Indiana.

  2. Ares il 12 aprile 2011 alle 12:27

    Tutto interessante e avvincente dalla metà in poi, la grande metafora delle api non mi piace moltissimo, le api possono infestare ma possono anche dare frutti, e possono persino essere organizzate e sfruttate dall’uomo; fossero state almeno vespe. La malavità organizzata è forse piu’ simile a un cancro a una cirrosi che fa marcire ogni tessuto civile.

  3. véronique vergé il 12 aprile 2011 alle 12:39

    Un testo forte con una metafora originale, anche se condivido un po’ il commento di Ares. Le api sono hanno un grande senso di organisazione militario, communicano nel segreto, ma fanno un buon lavoro.
    La N’drangheta fa opera di destruzione, come il cancro, un male che consuma il corpo del paese e degli altri paesi. Ma un alveare ha qualcosa di spaventoso, ho già visto in campagna un alveare, e ti fa venire un sentimento di orrore. Alveare nascosto. Le api non hanno anima pacifica: leggere il libro poesia di Andrea Raos!

    Ringrazio Giuseppe Cazotella per il suo impegno artistico.

  4. véronique vergé il 12 aprile 2011 alle 12:41

    Mi scuso il cognome è Giuseppe Catozzella, ho fatto un’inversione.
    Non l’ho fatto apposto.

  5. gianni biondillo il 12 aprile 2011 alle 13:12

    E’ che la similitudine con la “metastasi” era già stata usata da qualcun altro! ;-)

  6. Watanabe il 12 aprile 2011 alle 13:27

    Complimenti un inizio potente. Ah, ottima scelta la copertina! Mi subito sembrata perfetta.

  7. giuseppe catozzella il 12 aprile 2011 alle 13:59

    Caro Ares, sì, le api hanno un’organizzazione perfetta e strutturatissima che lavora incessantemente, senza sosta e nel silenzio, per la proliferazione e la crescita della regina.
    Può crescere e adempiere al suo scopo solo se il luogo scelto per impiantare l’alveare è quello giusto, e mantiene le sue caratteristiche inalterate nel tempo.
    Così può crescere a dismisura, arrivando potenzialmente a infestare il luogo in cui si è insidiato.

    Il libro, a differenza di libri su dichiarazioni di pentiti mai vagliate dalla magistratura, racconta la vita vera, quella dell’hinterland nord di Milano, e i processi e le operazioni della procura antimafia di Milano.
    Racconta i luoghi che le grandi operazioni di luglio hanno scritto essere sedi di 15 Locali di ‘ndrangheta, nel cuore della Lombardia.
    Racconta le famiglie sul territorio, le modalità di presa di possesso, i ragazzini affiliati, nostri compagni di scuola, usati dai boss come vibrisse sul territorio.
    Racconta le periferie milanesi totalmente in mano alla ‘ndrangheta.
    Racconta i bar, i ristoranti, le discoteche di sua proprietà, in cui noi buttiamo soldi senza saperlo.
    Racconta l’usura diffusissima, il pizzo a Milano, e l’omertà totale dei commercianti.
    Racconta cosa avviene davvero dentro l’Ortomercato, tutte le notti.
    Come la ‘ndrangheta sia arrivata a stringere accordi con i politici locali e ad avere non solo il monopolio dei lavori di prima edilizia – partendo dal movimento terra e il nolo a caldo e a freddo – ma sia arrivata dentro le grandi opere, TAV, A4, Metropolitana 5.
    Racconta come si muore dentro gli ospedali lombardi in mano alla ‘ndrangheta.
    Racconta i giovani affiliati di terza generazione che studiano Economia e Commercio nelle grandi università milanesi e a 19 anni gestiscono società da 15 milioni di euro l’anno.
    Racconta gli omicidi, 25 negli ultimi 5 anni, passati inosservati.
    Racconta la faida di Bresso e della Comasina, 25 morti ammazzati in meno di 3 mesi, nel 1990, alle porte di Milano.
    Come sia possibile rapire una collaboratrice di giustizia sotto l’Arco della Pace e scioglierla nell’acido a San Fruttuoso, vicino Monza, attivando una rete silenziosa e capillarissima di complici…

  8. giuseppe catozzella il 12 aprile 2011 alle 14:00

    … e naturalmente racconta il tessuto di corruzione su cui solo l’alveare si è potuto impiantare: come la ‘ndrangheta ha sempre fatto comodo agli imprenditori e ad alcuni politici locali…

  9. Antonio il 12 aprile 2011 alle 16:14

    Ho sempre sentito sulla pelle questo argomento. Ragazzo del sud che si ritrova a Monza per lavoro dal 2000; ed ho sempre visto un ambiente che mi sembrava conosciuto.
    La sensibilità di una persona che viene dal Sud e vede con una finezza acquisita, tutti quei piccoli segnali della criminalità organizzata.
    Comprerò e leggerò questo libro al più presto…e spero che sia bello come l’inizio in modo da consigliarlo a tutti. Quando gli amici al Nord mi parlano di “Gomorra”, ne parlano come qualcosa di distante e che non gli appartiene. Forse questo è il libro giusto per fargli capire che è un problema di tutti.

  10. Morgan il 12 aprile 2011 alle 16:44

    Ho divorato questo libro, trovatelo e leggetelo. Null’altro da dire.

  11. Ares il 12 aprile 2011 alle 16:52

    @Catozzella

    Incipit di questo estratto mi pare un pò ingenuo ma non pregiudica la bontà dell’intera operazione ;
    un libro con una similitudine imperfetta è preferibile ad un libro perfettamente inutile.
    Le diro’: appena esco dal lavoro passo in libreria ad ordinarlo.

    @Biondillo
    se c’è già chi ha pensato alla similitudine perfetta ;-), bastava evitare ogni similitudine. Poi è chiaro va capito come questa similitudine torni all’interno del libro, alla fine, magari, scopriamo di aver perso in nostro tempo a criticare una similitudine ben utilizzata in tutta l’opera.
    Per soddisfare questa curiosità basta comperare il libro ^__^.

  12. Ares il 12 aprile 2011 alle 16:55

    E visti gli argomenti direi che potremmo anche fregarcene della similitudine, nevvero? ^__-

  13. giuseppe catozzella il 12 aprile 2011 alle 18:21

    Grazie molte, Morgan.

    @Ares: sì, credo che quello che è raccontato nel libro vada ben aldilà della metafora del titolo…

  14. giuseppe catozzella il 12 aprile 2011 alle 18:23

    @Watanabe: grazie. Anche a me la copertina è piaciuta molto, da subito.

  15. giuseppe catozzella il 12 aprile 2011 alle 19:10

    @Antonio: davvero sono molto curioso di sapere quello che penserà del libro. In effetti le logiche e le modalità qui al Nord sono le stesse identiche che al Sud. Ma sono confinate nei quartieri marginali, nelle aree periferiche, quelle con scarsa autocoscienza dei problemi sociali, quelle che non amano neppure autorappresentarsi…
    Da una operazione della Dda di Milano, per esempio, è emerso come i ragazzini dei quartieri di Quarto Oggiaro o del Giambellino, a Milano, avvicinassero gli affiliati e chiedessero di poter entrare nell’organizzazione, per emularne gli atteggiamenti.
    E nel libro io racconto di Vincenzo Nucera e Mario Campanella, due ragazzini affiliati che mi è capitato di conoscere molto bene, che in verità erano campioni di calcio mancati, e che tutti volevamo emulare…

  16. AMA il 12 aprile 2011 alle 22:17

    Bella la copertina. Il logo della Rizzoli fa sempre la sua porca figura. Il titolo spiega benissimo il tessuto architettonico e quindi sociale di certa periferia di Milano.
    La similitudine con le api laboriose non mi dispiace. Fin da subito avrei pensato a delle vespe, poi pero’, a rifletterci bene, con la storia delle api si fa uno scarto…

    Sicuramente un libro da leggere, perche’ di quello che accade nella laboriosa Lombardia sappiamo sempre poco…

  17. jacopo galimberti il 13 aprile 2011 alle 00:15

    Caro Katoz,

    innanzitutto bravo! e complimenti per la determinazione che ti contraddistingue. Cerchero’ di leggere il libro.
    Ho subito una domanda.

    tempo fa Vendola disse mi pare che l’ndrangheta si ritrova negli ospedali milanese, e io so come sappiamo tutti, che gli ospedali milanesi sono in buona parte in mano a CL, quindi, la domanda e’ la seguente: che rapporto c’e’ tra CL e l’ndrangheta a Milano?

    un abbraccio

  18. Alveare « La dimora del tempo sospeso il 13 aprile 2011 alle 05:02

    […] [Qui le pagine iniziali del libro] […]

  19. véronique vergé il 13 aprile 2011 alle 09:33

    Giuseppe, leggero il libro. Il tuo impegno è coraggioso. La Ndragheta è nel norte dell’Italia. Roberto Saviano ha denunciato anche questo male in Vieniviaconme. Antonio ha ragione nel suo commento. Questo male riguarda tutti.
    Dall’Italia alla Francia c’è solo un passo.
    E’ tempo di reagire.

  20. Larry Massino il 13 aprile 2011 alle 09:35

    Il libro è sicuramente da leggere: venire a sapere che i fetenti fanno i fetenti anche al nord ci consolerà tutti quanti da tanta quotidiana disgrazia. Ma l’immagine delle api è secondo me infelice, è frutto dell’immaginario del partito unico impaurista, potrebbe venire usata paro paro dai razzisti, che so, un leghista spinto, un forzanovista moderato, per spiegare al popolo quello che essi ritengono il deleterio effetto dell’immigrazione in Europa.

  21. Andrea Gentile il 13 aprile 2011 alle 09:54

    Questo libro si configura come una cosa importante. Sono sicuro che lo leggeranno in molti. Complimenti a Giuseppe Catozzella.

    Andrea Gentile

  22. maria il 13 aprile 2011 alle 10:18

    Ma un alveare ha qualcosa di spaventoso, ho già visto in campagna un alveare, e ti fa venire un sentimento di orrore. Alveare nascosto. Le api non hanno anima pacifica: leggere il libro poesia di Andrea Raos!

    maria
    Vèronique se le api ti fanno venire un sentimento di orrore e di paura devi leggere un libro splendido, La vita delle api, di Maurice Maeterlinck, poeta simbolista belga appassionato entemologo e vedrai che al sentimento di paura ne subentrerà uno di stupore, di magia, di ammirazione per la mirabile costruzione che le api fanno da sempre. Troverai crudeltà, lavoro, intelligenza, gerarchie, feste e tutto culminerà in miele:-)

  23. Antonio il 13 aprile 2011 alle 10:27

    @Catozzella, spero di essere in grado dopo aver letto il libro di fare un analisi che non sia superficiale.
    @Veronique, io sono un ragazzo di una semplice famiglia borghese napoletana che avuto la fortuna (dal punto di vista sociale) di vivere 30 anni equamente divisi in periferia e nella zona buona di Napoli…ed all’interno di questi due contesti ho notato sempre che nella parte buona di Napoli ci fosse una mancata conoscenza di problematiche che sembravano confinate solo in periferia ma erano palesemente presenti anche in quella parte. Trasferito al Nord ho subito rimappato questo contrasto tra Milano e Napoli. Ed appunto come dici tu la Francia (e poi la Gran Bretagna così come la Germania) è ad un passo!

  24. giuseppe catozzella il 13 aprile 2011 alle 10:34

    @Jacopo: caro Jacopo, è l’inchiesta Infinito di luglio a spiegare per prima in modo abbastanza dettagliato il legame fortissimo tra ‘ndrangheta e Cl. Cl non governa solo gli ospedali, in Lombardia, ma – a partire dal presidente della regione (in carica dal 1995, altro che massimo 2 mandati) – controlla praticamente tutti i maggiori settori della regione.
    Pietro Pilello, ciellino doc e uno dei bracci destri di Formigoni, è revisore dei conti di 28 società cruciali della regione (da Finlombarda alla Metropolitana, alla Fiera di Milano, alla Asl…). Ecco, Pilello è accusato di aver fatto affari per anni direttamente con il boss reggente di tutta la Lombadia, Pino Neri. In più, c’è almeno una cena documentata con un altro boss, Cosimo Barranca, capo della Locale di Milano.
    Poi c’è Antonio Chiriaco, direttore generale dell’Asl di Pavia, anche lui nelle fila di Cl, arrestato per con l’accusa di aver portato i voti di Pino Neri ad Abelli, ora deputato, già assessore regionale alla Sanità in Lombardia, braccio destro del governatore e ciellino doc. Sua moglie, Rosanna Gariboldi, è stata condannata per aver riciclato il denaro del “re delle Bonifiche”, altro ciellino, Giuseppe Grossi (quello della mancata bonifica a Santa Giulia), che invece di fare le bonifiche si intascava i $ della regione e non le faceva e invece nei suoi cantieri ci immergeva le scorie tossiche la ‘ndrangheta, e poi costruivano sopra rifiuti speciali e tossici interi quartieri residenziali.
    Poi c’è Massimo Ponzoni, vicepresidente del consiglio regionale, “in rapporti diretti con i boss”.
    Per non contare la cena elettorale di Colucci (sempre Pdl) con il grande boss Morabito, condannato per spaccio internazionale di cocaina, che usa(va) l’ortomercato per fare quello che vuole.

    E potrei continuare…

  25. giuseppe catozzella il 13 aprile 2011 alle 10:41

    @AMA: sì, sappiamo poco perché tutto è stato chirurgicamente sempre sommerso.

    @Véronique: sì, le ultime operazioni descrivono benissimo l’impero della ‘ndrangheta non solo in Lombardia (che è la prima colonia per importanza, tanto che un suo ex capo, Novella, voleva separarla dalla Casa Madre in Calabria), ma in Germania, Canada, Australia, Usa…

    @Larry: l’immagine delle api per me vuole descrivere quello che diceva anche Maria: operosità silente, perfetta, mimetica, organizzatissima, focalizzata, gerarchizzata: senza una sola pecca.

    @Andrea: ci spero proprio. Mi è costato molto lavoro e il racconto di cose che “dovevano rimanere nascoste”.

    @Antonio: aspetto i tuoi commenti, allora. Sono molto interessato al tuo punto di vista di emigrato a Milano.

  26. maria il 13 aprile 2011 alle 11:09

    @catozzella
    leggerò il tuo libro e lo segnalerò per l’acquisto anche alla biblioteca del mio quartiere chiedendo che venga messo negli scaffali dei libri recenti, così lo vedranno in molti.

  27. Carlotta il 13 aprile 2011 alle 11:13

    il titolo è molto carino :-)

  28. AMA il 13 aprile 2011 alle 12:13

    Si’, quoto Maria e l’immagine dell’alveare per me e’ riuscitissima.

  29. véronique vergé il 13 aprile 2011 alle 13:18

    Maria, -scrivo sempre con qualche ritardo- ero a scuola media e ho scritto durante il tempo di ricreazione-
    Trovero un momento per leggere il libro a proposito delle api. Ho della api l’esperienza dell’alveare visto quando ero bambina, e mi ha fatto paura, perché non vedevo niente, solo l’archittetura minacciosa.
    Non faccio ben la differenza tra vespe e api, quando una entra con la finestra aperta, ma non amo, quando sfiorano i miei capelli.
    Grazie mille per il consiglio di lettura.
    Ma i serpenti mi fanno ancora più paura. Non posso vedere uno in immagine senza tremare.
    Si puo paragonare anche un sistema mafioso con un groviglio di vipere.

    Antonio e Giuseppe: dal mio punto di vista mi sembra che l’Europea ritiene la lotta contro la mafia come una questione italiana. E’ un errore.

  30. Larry Massino il 13 aprile 2011 alle 14:44

    @giuseppe catozzella

    allora vuol dire che la mafia, rispettando e alimentando una perfetta forma organizzativa che si è data, è imbattibile? Lo penso anche io, sopraditutto quando si presenta sottoforma di capitale (che a tutto oggi non olet). Il problema è che magnificando così tanto l’organizzazione mafiosa si inducono i fetenti indecisi tra il malaffare della politica e quello della mafia verso quest’ultimo. Ci vedo qualche pericolo. Io, per puro gusto del paradosso, ho per decenni sostenuto che se uno vuole fare il malaffare è più onesto se fa affari coi mafiosi che coi politici. Intendevo sfottere certi conoscenti che per farsi finanziare nel culturale ne combinavo di cotteedicrude all’ombra dei partiti politici ahimé di sinistra. Anche lei intende sfottere?

    PS: comunque il problema di Milano, l’ha spiegato bene la signora Minetti al consiglio regionale, non è nemmeno il traffico: sono i parrucchieri abusivi.

    PS2: come si fa a portare 2.600 miliardi di lire in contanti in una automobile? Le banconote da centomila pesavano almeno 1 grammi cadauna. Per fare la cifra suddetta ci vogliono 26 milioni di banconote, pari a 26.000 chilogrammi, ovvero 26 tonnellate, senza contare gli involucri …

  31. georgia il 13 aprile 2011 alle 14:57

    come si fa a portare 2.600 miliardi di lire in contanti in una automobile?

    in effetti era una cifra stratosferica, forse ci sarà uno 0 di troppo.

  32. giuseppe catozzella il 13 aprile 2011 alle 15:42

    Nessuno zero di troppo. E’ nelle carte giudiziarie. E’ certo che è una cifra stratosferica.

    Credo che pressate e messe sotto vuoto le banconote pesino molto molto meno di 1 grammo l’una…

    La ‘ndrangheta ha un giro d’affari annuo che sfiora i 70 miliardi di euro.

    140mila miliardi di vecchie lire, grammo più grammo meno…

  33. georgia il 13 aprile 2011 alle 18:54

    non era la cifra di per se stratosferica, quanto il fatto che fosse in contanti, ha del fantascientifico. Non potrebbero aver sbagliato nelle carte giudiziarie?
    Di che anno sono le carte?

    La ‘ndrangheta ha un giro d’affari annuo che sfiora i 70 miliardi di euro.
    140mila miliardi di vecchie lire, grammo più grammo meno…

    non si può fare questa “traduzione” perchè le lire (dell’equivalente di euro) di oggi non possono essere quelle del 1989.
    Una curiosità (che io non riesco a calcolare) 2600 miliardi di lire quanti euro sarebbero?

  34. giuseppe catozzella il 13 aprile 2011 alle 19:10

    Cara Georgia, escludo di certo che abbiano sbagliato nelle carte giudiziarie.
    Il grosso del fatturato annuo della criminalità organizzata deriva da attività illecite, quali spaccio internazionale di stupefacenti, usura, estorsioni, contrabbando di merci, traffico di armi, traffico di esseri umani, ecc… e sono tutte attività pagate, naturalmente, in contanti.
    Ci sono tanti di questi episodi di per sé incredibili: la ‘ndrangheta si trova a dover utilizzare montagne di contanti.
    In alcuni casi ne hanno talmente tanti che li macerano, semplicemente. Distruggono denaro.

  35. Larry Massino il 13 aprile 2011 alle 19:57

    Catozzella siamo d’accordo, quello che sconcerta è che quei numeri, che io avevo calcolato per difetto, stanno nelle carte giudiziarie… Vedrà che se fa delle verifiche scoprirà che per trasportare una tale massa di banconote, per un peso di almeno 26 tonnellate, ci vuole un intero tir. Ammetto che rimarrebbe forse posto per qualche clandestino o per qualche sacco di cocaina. Escluderei però le armi, per via che pigliano troppo spazio. Infine, che una materia perde peso se pressata e sottovuoto è anche una bella scoperta: io, che sono uno stupido qualificato, credevo perdesse solo volume.

  36. giuseppe catozzella il 13 aprile 2011 alle 21:02

    @Larry: visto che sembra interessarsi molto più alla questione logistica del trasporto che alla cosa in sé le specifico che quelle in questione non erano per la verità lire italiane, ma tutte banconote di grande taglio, perlopiù marchi tedeschi e dollari americani dell’epoca. Sulla perdita di peso sottovuoto, ovviamente no, soltanto perdita di volume com’è ovvio, e maggiore comodità di trasporto…

  37. rigodon il 13 aprile 2011 alle 22:14

    Il mondo sarà sempre più in mano ai criminali di ogni specie.Metà di quelli che siedono all’Onu lo sono,senza contare l’altra metà fa affari con loro.La politica stessa non ne è immune.La famosa bella politica è una fesseria,il trucco è dappertutto e il personaggio più in voga nelle cancellerie è Machiavelli,democrazie,si fa per dire,comprese.
    La ndrangheta è una pisciatina in confronto al resto.

  38. georgia il 13 aprile 2011 alle 22:47

    Ci sono tanti di questi episodi di per sé incredibili: la ‘ndrangheta si trova a dover utilizzare montagne di contanti.
    In alcuni casi ne hanno talmente tanti che li macerano, semplicemente
    .

    Interessante questo fatto. Dunque il fine non è fare sempre più denaro? Il fare denaro è ormai solo una scusa per l’incessante attivismo politico-criminale?

  39. memoria storica il 13 aprile 2011 alle 23:11

    Attento sig. Catozzella, georgia potrebbe mettersi a insegnare il catechismo a ratzinger e riprenderlo sulle sue encicliche, vuole che non sappia anche cosa c’era scritto negli atti giudiziari, non si incaponisca, è meglio che non butti le sue energie a vuoto. (lì, lo so, sa tutto, tranne poi fare una semplice conversione tra lire e euro, ma che vuole sig. Catozzella, i geni sono strani)

  40. AMA il 15 aprile 2011 alle 00:14

    Qualcuno replichi a Georgia, vi prego, una delle colonne portanti dei commentatori di NI!

  41. AMA il 15 aprile 2011 alle 15:19

    Il mio commento l’ho scritto subito dopo quello di Georgia e prima che comparisse – misteriosamente ore dopo – quello di “memoria storica”, ovvio.

  42. georgia il 16 aprile 2011 alle 17:18

    il commento di memoria storica è apparso in ritardo, perchè essendo un nuovo nick era in moderazione … tu, ama, non lo avevi letto, ma molti altri dall’interno sì, ecco perchè nessuno ha risposto alla mia domanda;-)
    Ma non importa, non è la prima volta che capita (e direi soprattutto nei post di gb).
    Però sinceramente, la mia domanda non era poi così provocatoria, anzi non lo era per niente, se è stata letta come tale me ne scuso era involontario.
    (un po di lezioni di catechismo ratzinger ad esser sinceri ne avrebbe proprio bisogno, ma non sono io a potergliene dare ;-)

  43. Lorenzo il 17 aprile 2011 alle 12:23

    Ho appena finito di leggere Alveare… se leggi questo post Giuseppe, volevo solo dirti che non ho parole per trasmetterti la mia gratitudine per questo libro, per avermi aiutato a vedere il mostro e a guardarlo negli occhi.
    Il primo passo per sconfiggere la mafia, come dice Saviano, e metterle i riflettori addosso, e tu lo hai fatto.
    Molti cercano spiegazioni astruse sulla nostra decadenza industriale ed economica, forse invece sarebbe il caso di partire da due dati che dai nel tu libro: il 10% dei Milanesi fa regolare uso di cocaina, e che questo genera l’equivalente di una manovra finaziaria che viene investito per distruggere le imprese oneste… il declino parte di Milano e del paese é questo.
    La resistenza puó nascere anche a partire da questo libro.
    Grazie
    Lorenzo

  44. gianni biondillo il 17 aprile 2011 alle 17:20

    Georgia,
    l’idea che io fossi fuori Milano e non avessi con me il computer non ti è mai balenata in testa, vero?
    Quello che sai è che “soprattutto nei post di gb” i commenti si mettono in moderazione e non si risponde alle domande, soprattutto se provocatorie (perché “molti altri dall’interno” l’avevano letta e nessuno osava, vigliaccamente, mettersi contro tale corazzata del pensiero nazionale).
    Bene. Ognuno ha le sue certezze, tienti le tue.

  45. georgia il 17 aprile 2011 alle 19:14

    :-))))))
    Non credo tu abbia capito un tubo, ma tutto sommato non è così importante da cercare di spiegarlo meglio, ad ogni modo NON ti ho accusato di mettere in moderazione i commenti (NO davvero), mi sembra sia una regola, che conosciamo tutti, che il primo commento di ognuno sia in moderazione, o no?
    Ad ogni modo la mia domanda non voleva essere provocatoria, solo non riesco a concepire che uno venga beccato con in macchina 2600 miliardi di lire in contanti (ma certo deve essere un mio limite sui contanti) chiedevo l’equivalente in euro per farmi un’idea, ma non importa tanto, superata una certa cifra, non ricordo più il valore in lire e non capisco ancora quello in euro.
    Che poi nei tuoi post ci sia sempre uno strano commentatore che ogni volta cambia nick è verissimo, ma naturalmente lascia il tempo che trova.

  46. giuseppe catozzella il 18 aprile 2011 alle 11:48

    Lorenzo, quello che scrivi mi fa molto piacere. Sì, credo anch’io che il primo passo sia non avere timore di guardare il mostro negli occhi.

    @Georgia, eccomi ritornato dal festival del giornalismo: lo scopo unico della ‘ndrangheta rimane quello di generare sempre più denaro e potere, di coagulare un sempre più forte apparato deviato che consenta il controllo, attraverso denaro e potere, di sempre maggiori fette del territorio.
    Ci sono stati casi incredibili in cui, per ragioni di indagini nei loro confronti o altri problemi con le banconote, alcune cosche abbiano letteralmente bruciato o macerato quantitativi incredibili di denaro.
    Come dice spesso Nicola Gratteri, procuratore antimafia a Reggio Calabria, la ‘ndrangheta ha accumulato talmente tanti capitali da trovarsi a fronteggiare in alcuni casi non più tanto il problema dell’ulteriore accumulo quanto quello della pura gestione del denaro.

  47. véronique vergé il 18 aprile 2011 alle 15:17

    Anch’io trovo molto bello il commento di Lorenzo. Si deve guardare il mostro negli occhi con coraggio e tenacità. Non sei pietrificato secondo la leggenda della Méduse, ma vivo. L’Italia ha un posto essenziale nel mio cuore e mi è orribile di pensare al talento sprecato, all’economia soffocata, allo spazio chiuso. Non è una questione italiana, ma come molti problemi in Europa, non cè solidarietà.



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