Savina Dolores Massa, Ogni madre

di Silvia Contarini

Dopo i romanzi Undici, finalista al Premio Calvino 2007, e Mia figlia follia (2010), Savina Dolores Massa ha pubblicato qualche mese fa presso Il Maestrale il libro Ogni madre, che si presenta come una raccolta di racconti, ispirati a fatti storici avvenuti in Sardegna dall’Unità fino agli anni Sessanta. In realtà, i tredici pezzi – ciascuno dei quali è introdotto da un esergo di contestualizzazione storico-sociale (gli scioperi in miniera, l’occupazione dei latifondi, la lotta contro i Baroni degli stagni, la minaccia di bombardamenti alla diga sul Tirso, la repressione del banditismo, etc.) – vanno a ricomporre un passato che alcuni non esiterebbero a definire coloniale, tra sfruttamento del territorio e vessazioni, lotte di classe e tentativi di Rinascita politica. Ma il libro non si propone solo come un frammentato racconto/romanzo storico: la storia ricomposta è quella degli umili, “vite minuscole”, anzi vite sacrificate, uomini, donne, ragazzi, i cui pur modesti desideri si scontrano con la miseria, la violenza sociale, sopraffazioni anche sessuali. Grazie a una scrittura efficace, fatta di scarti di registro e di tono, prendono vita personaggi come Liccu il pastore, Anna servetta bambina, Giustino e Maria che di mestiere fanno i minatori, e altri. Nel loro vivere dolente non manifestano rassegnazione, ma una forma intima di resistenza, e suscitano profondo rispetto e partecipazione.

Riporto l’inizio dell’ultimo racconto, “Ogni madre”.

Ogni madre

1967. Sono centinaia i sardi emigrati negli ultimi dieci anni. Il fallimento della rinascita economica dell’isola produce una catena di sequestri, estorsioni, omicidi. Balentìa, lettere minatorie, omertà sovrana. È il periodo nel quale l’attaccamento alla propria identità diventa la sola arma contro un incompreso mutamento sociale.

Mabadìttus, brontolò Arrafiella Satta svolgendosi una bocca di sei denti ancora saldi più qualche pezzo incerto, sveglia di colpo al rumore di due scoppi di mortaretto, oltre l’uscio di casa.
Doveva essere molto presto, se il suo galletto non aveva ancora cantato; forse le cinque del mattino, se nessuna luce filtrava dalle imposte.
Chi è che sparava mortaretti nel buio?
E poi, per quale festa, se quella di sant’Antonio era già passata e a quella di san Giovanni mancavano ancora una decina di giorni?
I pensieri, lucidi, scesero sulla federa. Le labbra le si chiusero come un pugno e quel po’ di sorriso con il quale si era destata sarebbe stato l’ultimo della sua vita.
Un intero monte granitico le si sedette sul cuore impedendole di alzarsi. Per alcuni minuti restò immobile, cercando di rivedersi bambina leggera, le mani sporche di farina il primo giorno in cui imparò a fare il pane. Frugò ancora alacremente nella memoria dei giochi, dei sapori nuovi appena scoperti, dei dolori che spaventavano per poco: perché si sapeva che avrebbero avuto una fine. Cercò di proteggersi la vita, un istante, dandole colori e profumi di fieno. La mente iniziò, e smise, una canzone che sua madre amava insegnarle.
Poi il gallo cantò.
Abbracciò il monte, lo baciò in bocca e alla lingua prese terra con schegge di pietra da ingoiare. Gli disse, Stai con me per sempre, e si alzò.
Il passo le strisciò sul pavimento di vecchio cotto, e senza scarpe, e senza fretta, varcò la porta spalancata di casa.
Suo figlio sembrava un ramo stroncato da un albero, un rifiuto gettato per terra, non diverso dal cespuglio di rosmarino in cui affondava la faccia, se non era perché quest’ultimo era vivo.
Fatta ce l’hanno ad ammazzarti.
Si chinò a voltarlo. Non volle, non cercò, ricordi di lui ridente.
Arraffiella e il monte rientrarono nella casa; nessun vicino, nessun bambino sonnambulo, nessun cane della strada, nessuna anima del paese si avvicinò. L’intero mondo sembrava essersi ammalato di febbri che avrebbero lasciato tutti ciechi, muti e sordi.
[…]

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silvia contarini
silvia contarini
Vivo a Parigi e insegno all’Université Paris Nanterre. Ho pubblicato, anni fa, testi teatrali, racconti, romanzi (l’ultimo: I veri delinquenti, 2005). Ho tradotto dal francese saggi e romanzi. In ambito accademico mi occupo di avanguardie/neoavanguardie, letteratura italiana ipercontemporanea, studi femminili e di genere, studi postcoloniali e della migrazione (ultima monografia: Scrivere al tempo della globalizzazione. Narrativa italiana dei primi anni Duemila, 2019). Dirigo la rivista Narrativa. Ho fondato e dirigo la casa editrice KC éditions (www.kceditions.fr). Leggo i testi che ricevo via Nazione Indiana; se mi piacciono e intendo pubblicarli contatto l’autore, altrimenti no. Non me ne vogliate.
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