Il residence dei mariti di Roma nord

15 gennaio 2013
Pubblicato da

di Davide Orecchio

Nella mia città di nascita e vita c’è un residence dove capitano o hanno l’incubo di finire i mariti di Roma nord. Col petrolio di grandi e piccoli errori, debolezze, cattiverie, forse violenze, mediocrità, rabbia, mogli che non ascoltano, porte blindate da mogli che non ascoltano, spazzolini in assenza, dentifrici in assenza, non mutande pulite né camicie di ricambio i mariti di Roma nord sbarcano o hanno l’incubo di sbarcare al residence su via Candia, per un loro passaggio in purgatorio o inferno.

Alcuni per fumare aprono le finestre che sporgono sulle paninoteche della tristezza, sugli orologiai della mediocrità, sulle botteghe dell’esiguità e dall’asfalto ricevono il suono della moto, dell’auto, il torrente di mastice. Poi s’intristiscono a guardare preti e pellegrini, seminaristi, ragazze in minigonna. Annusano l’odore del ristorante messicano, la coniugazione dei nachos, la declinazione del Margarita vietato ai mariti di Roma nord penitenti nel residence. I più saggi chiudono presto gli scuri e si ritirano.

Uno dei mariti è ingegnere e pensa:
Sono un costruttore dai tempi del Meccano, delle viti infantili, dei campanelli per gioco, delle Polistil che riparavo e adesso, con una breve parola magica, risveglierò il passato, l’odore delle spazzole di rame, la plastica rovente, il rombo dei motori. Il tramonto sulla stanza dei giochi dopo i compiti. La gara elettrica. L’amico, nemico, di nuovo amico. La merenda. Di nuovo la gara. Le cose che si rompono e si devono aggiustare. La vittoria, la sconfitta. Ecco la parola magica: POLICAR!

In seconda elementare rispondevo “l’ingegnere” a chi chiedeva “cosa farai da grande?”, ma avrei dovuto replicare: “Perché lo domandi? Non vedi che sono già quello che diventerò?” Quindi ero un progetto. Giovane solo in apparenza. Adulto e costruttore dietro la tenerezza della pelle, della bassa statura, della voce acuta, dell’essere imberbe. Poi l’università: anche lì giovane per finta, tutto preso dallo sguardo sui libri, le equazioni, le scienze applicate. Non mi sono mai ubriacato. Non ho mai fatto l’amore sulla spiaggia. Non sono mai impazzito e, dunque, non sono mai rinsavito. Fino all’anno scorso che ho conosciuto Rosa e quando l’ho detto a mia moglie, ecco, quando l’ho detto a mia moglie…

Uno dei mariti è sociopatico e pensa:
Ma qui dentro, morbidamente protetto, accudito da pareti, tenuto segreto da mattoni posso dire di essere infelice quando è l’unico posto dove mi senta riscaldato come nel piumino d’oca o nella vasca da bagno? Sono al sicuro. Scanso le trappole dei colleghi, l’ufficio tossico, mia moglie nel rancore. Eppure piango. Ho quarant’anni: è possibile piangere sul divano a quest’età? Per non avere scampo dalla micro borghesia, dallo schermo piatto, dalla serie tv, mi sono ritrovato a piangere e adesso nella contaminazione da lacrime io piango per tutto, piango se parlo, se mi chiedono, se guardo e mi guardano, piango per il bicchiere di plastica azzurro, per le ascelle sudate, per i compiti, le aspettative, piango per i fagioli freddi e la birra svampita, per chi sono stato e sarò mentre mi dilapido e ora piango. Piango per il gatto morto, la madre morta, il padre morto, il poeta morto, per tutti quelli amo/ho-amato/amerò e moriranno. Ho solo impulso e voglia di piangere. A te è mai successo? Sai dirmi come devo comportarmi? Potresti aiutarmi?

Uno dei mariti è scrittore e scrive:
Vivo la scrittura come un atto d’insubordinazione. A chi disobbedisco o provo? Alla realtà. Ai fatti cucinati male, accostati senza garbo, già scaduti prima di avverarsi, rozzi e inavvertiti, maleducati che noi definiamo come “l’accadere”, oppure come “la concatenazione degli eventi”, “le cause e gli effetti” o anche, proverbialmente, come “ciò che è stato, è stato” e tu datti pace.

La realtà con la sua pretesa di comandare lo stile, è detestabile. Ma non è una rivolta semplicemente estetica, la scrittura per me. È un gesto etico. È il racconto per bocca dell’essere umano, per mano dell’uomo e della donna, per l’occhio della donna e dell’uomo che rompe il silenzio delle cose che avvengono, muoiono e una volta morte spariscono. Il silenzio dell’universo, della natura, di una storia che senza le storie elaborate da noi non si vedrebbe nell’impassibile inerzia del mondo: quello è l’avversario. La scrittura è ricreare la vita, assegnare giustizia, sottolineare ingiustizia, protestare, comandare la realtà rifacendola, interrogare il passato, recuperare i morti, esistere, soprattutto essere felici nel gesto imperfetto di ciò che si scrive.

Quanto si possa essere felici nella scrittura è il mistero più acuto, ma risuona nel controcanto di un altro mistero: quanto si possa fallire e soffrire nella materia della vita non scritta, subita, ed è quel recinto che mi porta nel residence dove merito di stare, non lo nego, ma anche mia moglie non capisce che, non vuole capire che…

Uno dei mariti è avvocato e dice:

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14 Responses to Il residence dei mariti di Roma nord

  1. francesco forlani il 15 gennaio 2013 alle 17:43

    bell st’esperiment
    effeffe

  2. gabriella il 15 gennaio 2013 alle 18:04

    QUESTI POVERI MARITI.

  3. diamonds il 15 gennaio 2013 alle 18:52

    esaudito per procura il desiderio di un buendia dei cent’anni di solitudine(un titolo piuttosto profetico peraltro).Non solo è stato possibile fotografare il volto e il cuore di dio,ma abbiamo pure potuto sentirne la voce(per i tristissimi appassionati dei navigatori satellitari e delle risposte automatiche nelle segreterie)

    http://www.radiogeorge.com/oldies/oldies10/The%20Byrds-Mr.%20Tambourine%20Man.mp3

  4. PostNarrativa il 16 gennaio 2013 alle 12:31

    La tua Narrativa mi gusta e lo dico senza sensi di colpA generazionali.
    Ci vediamo, volentieri, sole e nebbia.
    P.N.
    ci vediamo su postnarrativa.org per un caffè?

  5. davide orecchio il 16 gennaio 2013 alle 13:21

    Ti ringrazio per l’apprezzamento. Ma come faccio a prendere un caffè su un sito, quand’anche abbia il nobile suffisso .org?

  6. noisiamolunionesovietica il 16 gennaio 2013 alle 13:50

    tranquillo roberto NOI portiamo la moka, a casa tua, ogni volta, arriviamo, da post-narrativa, arriviamo

  7. noisiamolunionesovietica2 il 16 gennaio 2013 alle 13:56

    qualcuno ha visto roberto?

  8. noisiamolunionesovietica3 il 16 gennaio 2013 alle 13:57

    Accidentaccio roberto, DOVE SEI?! CHIAMAMI!

  9. noisiamolunionesovietica il 16 gennaio 2013 alle 13:59

    ROBERTO ARTISTA DEL LIBERO COLLETTIVO DI SCRITTORI DI “QUESTA è L’UNIONE SOVIETICA”,
    (RACCOGLIENTE LE NUOVE E MIGLIORI PENNE DELL’EMILIA), LO TROVATE Lì, SU POSTNARRATIVA.ORG, ASSIEME A TUTTI GLI ALTRI, A TUTTI VOI, A TUTTI NOI.
    P.S. PERMANE COMUNQUE IL RICORDO DI ROBERTO NEI NOSTRI SPIRITI

  10. chiappanuvoli il 17 gennaio 2013 alle 12:55

    Commovente e geniale. Materiale per una serie televisiva, per un film, per un romanzo, per una raccolta di racconti.

    • davide orecchio il 17 gennaio 2013 alle 16:14

      grazie :-)
      Più realisticamente, direi: materiale per qualche altro post su NI ;-)

  11. mario schiavone il 18 gennaio 2013 alle 17:32

    Davvero un bel pezzo. Più lo leggo e più mi piace :)

    • davide orecchio il 19 gennaio 2013 alle 16:03

      Grazie Mario,
      tento queste sinestesie digitali e, boh, spero di non tirar fuori solo cose già viste e banalità.
      Ciao, Davide



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