Luigi Protopapa: Una storia del Novecento

 

Genesi di un artista

di

Lidia Riviello

La realtà è una superficie molto tenue che va toccata con cura, lavorata più volte affinché  la materia possa risultare tessitura forte e resistente nel tempo. Una scelta straniante e miracolosa, che è quello che fa dell’artista un fuggitivo dal proprio tempo, ma pronto a misurarsi con la precarietà della materia
Il collage, le opere o come distaccarsi dalla ripetizione e dal timore della morte senza abbandonare il luogo di partenza, lavoro continuo sui frammenti, segni di un’unità e un’età perduta, avventura del dettaglio, possibilità di riconfigurare la realtà e l’immagine fino a prova contraria, per poi ricominciare.
Qui, nelle resine, nel cuoio, nell’olio, nel collage, nella stratificazione, nella sfumatura , nella lacerazione  abitò e si esiliò Luigi Protopapa, artista pugliese, commerciante e imprenditore di scarpe, figlio di artigiani e di una Martano cuore della Grecia Salentina, in provincia di Lecce sulla punta della civiltà magno greca, protagonista e testimone di una “civiltà delle macchine” dove l’artista sta nel limite e deflagra nella ricerca totale delle identità.
Affatto “esotico” a proposito di identità è  l’origine storico simbolica del luogo di nascita,  Martano, che fa comprendere come Protopapa così legato alla sua terra abbia custodito una presenza originaria senza per questo naufragare nel mito di una civiltà perduta.
Lo studio delle origini del luogo ( il mito di Pegaso, l’uomo di pietra, il dio Marte) non è affatto ozioso né motivo di semplici suggestioni ma trame archetipiche, elaborate e riprodotte con straordinaria naturalezza e precisione quelle dell’ arte di Protopapa: la maschera, il rito, la terra con i suoi oggetti, l’identità e le sue stratificazioni e a volte l’utopia di un mondo parallelo al nostro di cui la pelle, il cuoio come vedremo, sono la grande metafora.

L’olio rende duttile e morbido il paesaggio, mentre il ritratto, lavorato a cuoio definisce la materia rendendola concreta.
L’artista non dimentica le stanze del proprio risveglio, quindi della propria origine e questo è ben evidenziato dal risultato ottenuto con la tempera, mentre l’olio e la pelle impediscono la perdita del senso del futuro: grafiche sonore, perturbanti, decise a incidere con gli oggetti del mito e della quotidianità  la parabola di noi viventi.
L’arte per l’autore  è una disciplina, contro la corrosione del tempo, una lotta con l’oscurità, con l’assenza, con la dissociazione, con la figurazione facile, con l’idillio, con la paura del soggetto e la crisi dell’oggetto. L’inquietudine è dentro ognuno di noi e l’artista dunque ne sperimenta ogni fase con le armi del segno, del  colore,  e della  luce,  scudi posti oltre i confini di una “trama” lineare, giungendo dunque fino alla somma di tutte le trame.
Nella introduzione  al libro “Protopapa” di Pietro Mandrillo, prefato da Carlo Belli, che l’editore Schena pubblicò negli anni ottanta, e che giunge a un bilancio della figura dell’artista,  fornendo uno strumento prezioso anche se parziale di analisi critica, Carlo Belli parla, di travisamento e trasfigurazione,  e questa ci pare  una chiave in grado di entrare nella dinamica delle scelte e delle direzioni intraprese da Protopapa fin dal suo nascere.
Travisamento dunque procedere per errore, condurre il punto di vista sulla ricostruzione di una storia sbagliata dell’opera di Luigi sul confine fra vero e falso, e qui l’utilizzo di un materiale così corposo e singolare come la pelle, sembra avvalorare un’ ipotesi di arte travisata.

Nessun infingimento, né falsificazione d’opera, semmai una  fiducia nella materia tale da condurla a  diventare più vera del vero.
Il travisamento nell’arte  è stato affrontato molto bene ad esempio da Giacomo Di Marco nel libro  “Identità e travisamento” che va a fondo al problema artistico del ritratto e dell’autoritratto ( modalità che nell’opera di Luigi  sono sempre presenti) anche se sembra pertinente, ed è ancora una intuizione di Belli, parlare, nel caso di Protopapa, di trasfigurazione. che significa  mutare, prendere il corpo di,  in questo caso  la materia di.
E’ a quel punto che l’arte di Protopapa si fa trasfigurazione perpetua  che non resta tale,  oggetto attraversato dal mutamento bensì si muta in una sovrapposizione continua, accettando di diventare modello e archetipo delle identità in divenire.
Un esempio di opera che rende evidente la difficoltà e la rarità della pelle di diventare composizione integrata, totale, è “Terra di Puglia” del 1963, un collage manifesto dove il paesaggio occupa l’intero spazio della tela definendosi per gradi, strati e livelli e dove la pelle viene sfumata al millimetro con una perizia che commuove, ancora una volta.
Come rendere la ruvidezza, l’ostacolo, l’attrito superficie accogliente e narrativa se non attraverso una lavorazione meticolosa e paziente così da ottenere dei rosa di carne e terra, degli azzurri che increspano le dimensioni ottenendo questo costante effetto pluridimensionale che caratterizza tutte le opere di Protopapa.
L’addensarsi del cielo sovrastante, la stratificazione dei piani del paesaggio, la teatralità delle forme, la faticosa e miracolosa scalata dello sguardo lungo i piani e i rilievi del dipinto.
La critica ufficiale, quella molto spesso conservatrice e dalle facili interpretazioni abbia letto trattenuta il disturbante procedimento artistico di Protopapa ci fa riflettere su come i contemporanei non sempre siano all’altezza della propria contemporaneità  e di quanto la ricerca personale e la condizione di battitore libero attraversi tutto l’arco della vita di un artista, a maggior ragione in periodi di cambiamenti, quando l’aspirazione è  quella di raggiungere un pubblico più vasto, una critica che pretende certi risultati, ed un mercato, che per l’arte è sempre stato il grande spauracchio.
Spesso, artisti non ritenuti attuali per la moda del momento vengono rimossi e sottovalutati e dopo la morte, spesso se ne scopre la portata.
Forse solo Pitigrilli nelle sue brevi e fulminanti dichiarazioni ha rilasciato quella  considerazione  che riassume in un colpo solo l’essenza dell’espressione di Protopapa:
“Indipendentemente dai mezzi d’espressione, è un’artista geniale, perché il sortilegio della sua arte non lo realizza né col cuoio, né con i colori, né con i mezzi tecnici, ma con i prodigi della sua anima”.
Interessante è riportare un paio  di valutazioni che vennero date in quel periodo e successivamente, diverse fra  loro e che sono indicative di un modo di  scrivere critica in quegli anni e di uno stile spesso sobrio e formale, raramente fuori dagli schemi, tranne che in alcuni casi.
Chiaramente questo per riaprire oggi  “il caso Protopapa” e per domandare alla critica d’arte attuale e agli storici una attenzione, per riavviare lo studio organico delle opere dell’autore.
Ad esempio Piero Zanotto, fornisce indicazioni sui tentativi della critica ufficiale di inquadrare l’opera di Protopapa, ammettendo infine quanto la critica allora fosse sprovvista o poco abituata a maneggiare un artista difficilmente collocabile in una scuola precisa.
Sostiene infatti che “si è tentato di trovare per i leccese Protopapa…una collocazione storica. La critica più avanzata, meno impressionabile dai fattori commerciali che compongono l’opera d’arte ( In questo caso le pelli) ha tirato fuori in ballo per Protopapa il post impressionismo e l’ha inserito nella più pura tradizione macchiaiola. Ma finendo per dichiarare poi senza mezzi termini che nei suoi quadri si respira il profumo di sentimenti genuini odierni. In essa si trova sostanziato il ricordo di un’infanzia, un’adolescenza vissuta con penetrante candore…”
Invece è un critico tedesco, J. Trupke, ad adoperare il termine “miracoloso” e ad entrare nel merito della lavorazione, liberando così la genialità di Protopapa e riconducendo il suo “doppio” registro di pittore ed inventore in un quadro esaustivo.
“Un pittore senza pennelli che incolla sul compensato le sue opere ricavate da pezzi di cuoio colorati strappati a mano. La tecnica è talmente abile che soltanto dalla vicinanza si riesce a scoprire gli artifici di questo artista che lavora in modo assolutamente pittorico ed in questo sta il miracolo…”

Luigi Protopapa ( Martano 1908- Taranto 1969)  è  un pittore, artista e imprenditore di pelli  e cuoio fra i più significativi e innovatori del novecento .Le sue opere nel tempo sono state ammirate, esposte, acquistate e si trovano presso molti Istituti come l’Istituto di Ricerche Chimiche  di Monaco di Baviera, il  Centro Studi e Scambi Internazionali  di Roma, il Circolo Cittadino di Martano (Lecce), le collezioni C.I.R (Torino) e del museo di Offenbach  in Baviera,  presso la redazione di “Ecomond Press”  di Roma e le collezioni private di Giovanni Agnelli a Torino,  di Pittigrilli  a Parigi, e inoltre nella Pinacoteca comunale Luigi Protopapa Martano (Lecce), Protopapa (Taranto), Occhinegro (Taranto), Lamanna (Taranto), Protopapa(Roma), Pantaleo (Fasano) e trovano sede in numerose collezioni private

 

Inaugurazione della mostra di Luigi Protopapa

LA PELLE L’ARTE IL GESTO

Palazzo Valentini, Sala Egon von Fürstenberg

Venerdì 25 gennaio 2013 ore 18.00

Via IV Novembre 119/A – Roma
www.provincia.roma.it

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francesco forlani
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
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